Casa, un perenne bisogno

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Intervento svolto a Vimodrone (video).

Parlerò delle questioni relative alle politiche abitative affrontate in questi anni in Parlamento, sapendo che probabilmente, nonostante siano state fatte molte cose, non sono sufficienti a risolvere i problemi.
Al tema dell’abitare si riserva spesso un’attenzione che non è all’altezza della domanda che viene dai cittadini. C’è una domanda irrisolta di abitazioni e anche di qualità dell’abitare.
La politica non ha ancora introiettato il fatto che questa sia una priorità.
Il fatto che le questioni riguardanti la casa siano di competenza regionale non può essere una scusa per non affrontare il tema dell’abitare in maniera più cogente.
In questa legislatura, in realtà, qualche segnale positivo c’è stato. Due anni fa è stata fatta una legge sull’emergenza abitativa che è stata l’occasione per restituire una dimensione politica alla questione dell’abitare, per la prima volta dopo molti anni.
Dopo l’abolizione dei fondi GESCAL è entrato in crisi il modello con cui si erano costruiti i grandi quartieri popolari per dare una risposta abitativa ai ceti medio-bassi.
In questi anni, però, è mancata una politica pubblica che ragionasse su come rispondere ai problemi abitativi dei cittadini.
La nuova legge ha provato ad indicare una strada diversa rispetto al modello che si era imposto nel corso del tempo.
Sono state fatte anche delle scelte importanti che, a mio avviso, vanno portate avanti.
Innanzitutto va considerato che in Italia, l’80% dei cittadini ha una casa di proprietà e, con la nuova legge, si rende chiaro che quel modello va superato perché non è più sostenibile. Oggi, infatti, per un lavoratore con uno stipendio medio è diventato difficile l’accesso all’acquisto della casa e, quando ci riesce, questo si trasforma in un peso per un lunghissimo periodo. A questo si aggiunge il fatto che non è più attuabile il modello dell’acquisto di una casa vicino al luogo di lavoro che sarà sempre quello per tutta la vita, perché i cambiamenti in atto nel mercato del lavoro hanno modificato la situazione in maniera radicale.
Inoltre, è cambiata anche la domanda abitativa: sono in forte aumento le richieste per rimanere in un luogo per un periodo limitato.
Gli interventi contenuti nella legge, quindi, sono stati orientati ad incentivare l’affitto e aiutare, così, anche le fasce più deboli di cittadini ad accedere agli alloggi in affitto. Questo lo si è fatto inserendo una serie di garanzie ai proprietari di abitazione, sul fatto di poter rientrare in possesso del proprio alloggio una volta scaduto il contratto; e dall’altra parte abbassando di molto la tassazione per chi affitta la propria casa a canone concordato (cioè sostenibile anche per le fasce medio-basse dei cittadini).
Sono state, inoltre, incentivate tutte le imprese che hanno voluto intervenire o costruendo o acquisendo alloggi già fatti e rimasti invenduti per metterli in affitto a canoni concordati.
Andrà sicuramente fatta una verifica del funzionamento di questi strumenti. Sicuramente la tassazione più bassa in cambio del canone concordato ha aiutato la possibilità di recuperare alloggi da mettere in affitto.
Con la prossima Legge di Stabilità cercheremo di confermare la cedolare secca al 10%: il provvedimento era stato intrapreso per tre anni e, invece, c’è la necessità di rendere questa norma strutturale affinché i proprietari di casa abbiano la rassicurazione sulla tassazione che avranno.
Sono state messe in campo anche una serie di misure fiscali per facilitare l’intervento per introdurre spazi di edilizia convenzionata e di edilizia sociale sulle aree dismesse e su quelle in trasformazione urbana.
Un altro blocco di interventi che è stato fatto riguarda la qualità dell’abitare.
Chi abita nelle case popolari, molto spesso si ritrova ad avere spese condominiali elevate perché manca l’efficientamento energetico, per cui sono stati introdotti gli eco-bonus, con l’intento di promuovere una ristrutturazione di alloggi e condomini per ridurre i consumi e gli sprechi di energia e per fare in modo che prevalga l’utilizzo di fonti energetiche rinnovabili e si facciano i “cappotti” dove necessari. L’eco-bonus, infatti, prevede la possibilità di detrarre fino al 70% delle spese fatte per l’efficientamento energetico.
Già dallo scorso anno, questa possibilità è stata estesa anche alle ALER e agli istituti di case popolari; purtroppo è stata utilizzata pochissimo ma rimane una importante opportunità per riuscire a risistemare pezzi consistenti del patrimonio di edilizia residenziale pubblica che si trovano in degrado e costano moltissimo in termini di spese (tanto da vanificare il costo bassissimo dell’affitto).
Questi interventi, quindi, hanno una forte valenza e hanno anche prodotto dei risultati.
Ora, invece, si tratta di capire di quali strumenti dotarsi per aiutare le persone più in difficoltà che perdono la casa o che non trovano un alloggio.
In questo senso, il vecchio modello del Fondo Sostegno Affitti, secondo cui si davano risorse alle Regioni, le quali le davano ai Comuni che le distribuivano tra i soggetti in difficoltà non ha mai risolto i problemi perché i soldi arrivati alle persone erano troppo pochi o le persone erano talmente in condizioni di criticità da avere altre necessità prima dell’affitto.
Con la legge sull’emergenza abitativa sono state cambiate le modalità di utilizzo del Fondo Sostegno Affitti: i soldi a disposizione sono stati erogati per finanziare Agenzie comunali aventi la responsabilità di far incontrare la domanda emergenziale abitativa con delle risposte adeguate, mettendo insieme terzo settore, edilizia sociale e una serie di altre opportunità.
Questa, a mio avviso, è stata una scelta lungimirante e su cui occorre investire. Personalmente, infatti, ritengo che occorra fare una riflessione ulteriore su come questi fondi possono essere utilizzati meglio per dare risposte concrete.
Il Fondo per la Morosità Incolpevole, ad esempio, doveva servire per dare risposte a persone che avevano perso il lavoro e, di conseguenza, erano rimaste senza reddito e, a quel punto, si interveniva – attraverso le Regioni – per evitare che queste persone perdessero anche la casa. Molto spesso, però, per un problema legato alle tempistiche con cui tutto questo avveniva, i cittadini non riuscivano ad accedere al Fondo.
Sono state create anche una serie di tutele per evitare lo sfratto a chi non è più in grado di pagare l’affitto con una serie di Fondi che possono consentire di dilazionare i pagamenti anche per i mutui. Le stesse agenzie per la casa hanno il compito di fare questo lavoro di garanzia per tutelare l’inquilino.
Tutti questi interventi, dunque, sono stati avviati e ora è necessario fare una verifica rispetto al funzionamento di essi. Sicuramente le Agenzie e gli eco-bonus devono essere punti di riferimento su cui continuare a lavorare anche in futuro al fine di garantire l’abitare e la qualità abitativa.

Video dell’intervento»


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