Le case popolari di Via Turati a Bollate

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Nella trasmissione televisiva "Aria Pulita", in onda su 7Gold, si è parlato della situazione delle case popolari di via Turati a Bollate (Video).
Quelle case rientrano in un progetto su cui era stato fatto un contratto di quartiere: ci siamo battuti a lungo per realizzarlo; erano state stanziate anche delle risorse per finanziarlo ma i lavori iniziati erano soltanto quelli necessari per liberare le case dall’amianto.
Ad un certo punto sono state interrotte anche quelle attività, a causa del fallimento delle aziende a cui erano stati affidati i lavori.
Così tutto si è fermato.
Aler (gestore di quegli immobili) e Regione Lombardia non sono più state in grado di garantire i lavori.
Dispiace che tutto si sia fermato perché il progetto era molto bello e le risorse per attuarlo erano disponibili.
Quel quartiere, in centro a Bollate, oggi rimane molto degradato.
All'interno del contratto di quartiere erano previsti anche alcuni progetti urbanistici che avevano una loro forza e che erano stati costruiti con il contributo di amministrazioni di colore diverso ma purtroppo non si riesce più a portare a termine.
Sicuramente dovremo intervenire sul problema delle aziende che prendono incarichi dal settore pubblico ma poi non finiscono i lavori.

Viaggio nei quartieri ERP: Viale Ca' Granda

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Non è la prima volta che incontriamo il Comitato di quel quartiere, che si trova a poche centinaia di metri dall’ospedale di Niguarda.
Ci sono tutti i responsabili dell’autogestione che gestisce la manutenzione del verde, i piccoli interventi di manutenzione e, soprattutto, il riscaldamento.
Un’esperienza che dura da molti anni e che, oltre a garantire la qualità e il controllo su quegli interventi, ha responsabilizzato la gran parte degli inquilini, tutti in affitto, a dedicare attenzione e cura al quartiere.
Nonostante questo sia stato un fattore importante contro il degrado di cui va dato merito al Comitato, i problemi restano tanti e sono, anche in questo caso, da addebitare al gestore, ad Aler.
La stessa autogestione, anziché essere sostenuta e valorizzata dall’Ente di viale Romagna, viene messa costantemente in difficoltà dai ritardi con cui Aler paga i fornitori dei vari servizi e il combustibile per il riscaldamento nonostante siano gli inquilini, pagando le spese, a garantire i soldi necessari.
Ma il problema più urgente da affrontare, dopo che per anni è stato evidenziato senza che si sia fatto nulla, è quello del rifacimento delle facciate.
Non è uno sfizio o un lusso.

Viaggio nei quartieri ERP: Via Rizzoli

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Venerdì sono andato a trovare l’Enrica e qualche altro abitante delle case di via Rizzoli, all’estrema periferia Est di Milano.
Si tratta di case gestite da MM e collocate a poche centinaia di metri dalla sede del Corriere della Sera, chiuse tra la linea 2 della metropolitana, che li è in superficie, e il sistema degli svincoli stradali che portano al San Raffaele.
Una parte del quartiere, dove vivono quasi 250 persone è stato sistemato pochi anni fa, l’altra parte (350 persone) ha ancora bisogno di interventi alla struttura ma complessivamente, rispetto ai luoghi visitati fino ad ora, la situazione è decisamente migliore.
Ci sono i custodi, non ci sono segni di degrado, anzi, ti mostrano con orgoglio citofoni e cassette della posta intonsi e, soprattutto, il giardino che gli stessi inquilini hanno realizzato e mantengono curato.
Anche in questi condomini le persone sono spesso anziane e sole e da questo derivano i problemi che lamentano: i servizi e i negozi sono distanti, difficilmente raggiungibili per chi non guida e spesso le persone si trovano in difficoltà ad orientarsi per fare cose apparentemente semplici come i bollettini o i certificati.

Viaggio nei quartieri ERP: Via Salomone

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Articolo pubblicato da Nel Paese.

La seconda visita nei quartieri popolari milanesi l’ho fatta venerdì mattina in via Salomone 40, un casermone di Edilizia Residenziale Pubblica in cui vivono un migliaio di persone, assurto agli onori delle cronache perché Papa Francesco ha scelto di essere lì durante la sua ultima visita milanese a testimoniare l’impegno della Chiesa per migliorare la vita delle periferie urbane.
Era diversi anni che non ci andavo.
L’ultima volta era stata presentata la proposta di abbattere l’intero quartiere, allora considerato irrecuperabile, spostando i residenti in un quartiere nuovo che avrebbe dovuto essere costruito lì vicino.
Mi portarono in diversi appartamenti in cui signore anziane, spesso sole, volevano spiegarmi con quanta cura erano stati tenuti da chi vi abitava, quanti lavori e migliorie avevano fatto e, soprattutto, raccontarmi che abbandonare i luoghi della vita delle loro famiglie e dei loro ricordi sarebbe stato un sacrificio.
Il progetto di sostituzione non andò in porto e Aler intervenne per rimuovere l’amianto e rifare gli impianti di riscaldamento collegandoli ad una nuova centrale termica.