Via Gola, il degrado, l’illegalità e la necessità di risanare

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Articolo pubblicato da Nel Paese.

Via Gola non può certo essere, dal punto di vista geografico, definita come una “periferia”. Si trova nel cuore della zona dei Navigli, quella del divertimento serale, ricca di locali, a poche decine di metri da uno dei quartieri più “in” della città. Eppure la situazione di degrado e di abbandono in cui si trova il quartiere Aler è nota e proprio il contrasto con il resto della zona lo rende ancora più evidente.
Il degrado e l’abbandono spesso favoriscono il crearsi di una terra di nessuno, in cui le persone più fragili si sentono sole e impaurite e l’illegalità occupa tutti gli spazi. Il quartiere di via Gola ne è un esempio eclatante.
Dall’Alzaia del Naviglio Grande si gira a sinistra e si entra in via Gola, cento metri di strada pedonalizzata e cambia improvvisamente lo scenario: ai lati della strada vere e proprie discariche di oggetti accatastati di ogni tipo abbandonati da chi, per qualche soldo, sgombera cantine e appartamenti; davanti agli ingressi dei cortili interni delle case Aler stazionano persone che, come nei più tristemente noti quartieri dello spaccio, controllano chi arriva, controllano il territorio.

Contrasto alle occupazioni abusive

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Intervento in tv a 7Gold.

Il Decreto Sicurezza non cambia molto sul fronte delle occupazioni abusive delle case: alza le pene per chi occupa abusivamente gli alloggi. Molte azioni di contrasto alle occupazioni abusive si potevano già fare prima. Sarei stupefatto se Aler Milano non avesse l’elenco delle case occupate abusivamente.
Il tema vero da affrontare, però, è quello di prevenire le occupazioni e questo significa che bisogna mettere in sicurezza gli alloggi vuoti e lasciarli vuoti il meno possibile.
Con la legge del 2014 sull’emergenza abitativa avevamo fatto uno stanziamento significativo per fare in modo che le piccole spese per le manutenzioni ordinarie, necessarie per rimettere a disposizioni dei nuovi inquilini gli alloggi, si facessero presto. Purtroppo il passaggio tra Governo, Regioni e Comuni o gestori è lunghissimo.
Tuttavia la messa in sicurezza degli alloggi per evitare le occupazioni è la prima cosa da fare.
Secondariamente bisogna colpire il racket. Gli arresti a Milano di questi giorni sono una buona notizia su questo fronte.

Una Manovra senza Casa

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Articolo pubblicato sul mensile Zona Nove.

Il tema della casa resta il grande assente nella manovra economica del Governo giallo-verde. Nella Legge di Bilancio presentata alle Camere non c’è nulla sul tema, né idee innovative, né provvedimenti e tanto meno soldi e investimenti.
Eppure se si vogliono affrontare davvero la povertà e le difficoltà di tante famiglie la questione casa è centrale.
Il costo dell’abitazione, infatti, incide in maniera rilevante sui bilanci familiari, quasi sempre ben oltre quel 20% stimato come la misura sostenibile per chi ha redditi medio-bassi per poter vivere dignitosamente.
A ciò si aggiunge la mancanza di risposte per migliaia di persone che non trovano un’abitazione stabile. Ma questo Governo si occupa di casa come se fosse solo una questione di ordine pubblico.
È giusto contrastare l’abusivismo e farlo con forza, ma se questo diventa l’unico aspetto su cui si interviene, senza mettere in campo politiche e soprattutto investimenti per affrontare l’emergenza abitativa - come ha tentato di fare il nostro Governo nella scorsa Legislatura - si rinuncia ad affrontare i problemi e i bisogni che creano disagio e, spesso, disperazione.
Oppure, ed è una parte della discussione in corso sul reddito di cittadinanza, si parla di casa per considerare quella in proprietà come un elemento discriminante per accedere ai mitici 780 euro, come se una famiglia senza reddito ma con una casa in proprietà potesse rispondere meglio ai bisogni quotidiani.

Le case popolari di Via Turati a Bollate

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Nella trasmissione televisiva "Aria Pulita", in onda su 7Gold, si è parlato della situazione delle case popolari di via Turati a Bollate (Video).
Quelle case rientrano in un progetto su cui era stato fatto un contratto di quartiere: ci siamo battuti a lungo per realizzarlo; erano state stanziate anche delle risorse per finanziarlo ma i lavori iniziati erano soltanto quelli necessari per liberare le case dall’amianto.
Ad un certo punto sono state interrotte anche quelle attività, a causa del fallimento delle aziende a cui erano stati affidati i lavori.
Così tutto si è fermato.
Aler (gestore di quegli immobili) e Regione Lombardia non sono più state in grado di garantire i lavori.
Dispiace che tutto si sia fermato perché il progetto era molto bello e le risorse per attuarlo erano disponibili.
Quel quartiere, in centro a Bollate, oggi rimane molto degradato.
All'interno del contratto di quartiere erano previsti anche alcuni progetti urbanistici che avevano una loro forza e che erano stati costruiti con il contributo di amministrazioni di colore diverso ma purtroppo non si riesce più a portare a termine.
Sicuramente dovremo intervenire sul problema delle aziende che prendono incarichi dal settore pubblico ma poi non finiscono i lavori.