La cooperativa Simpa Tia

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In campagna elettorale tra i tanti incontri ai mercati, le iniziative e i dibattiti, capita di fare esperienze che oltre ad insegnare qualcosa, come ogni incontro e ogni dialogo, ti fanno scoprire realtà  che non conosci. Emblematiche e che danno il senso di ciò che in questa Regione e in questo Paese sarebbe possibile, a portata di mano, se solo ci fosse una politica capace di valorizzarle. Ieri, sfidando la neve, con Marina Sereni e Chiara Braga, siamo stati a Uggiate Trevore, nel comasco, a pochi passi dalla Svizzera a visitare la cooperativa  Simpa tia.
Il nome è quello di una discoteca che sorgeva nel complesso, oggi ristrutturato e trasformato, da un gruppo di volontari,  in un centro di assistenza per le persone che, vittime di incidenti, hanno perso le loro facoltà motorie e spesso il controllo di gran parte dei movimenti. Un centro che esporta la propria esperienza persino negli Stati Uniti, che è considerato un modello in tutto il mondo, non solo per i livelli di assistenza garantiti a pazienti e famiglie, ma soprattutto per la capacità di consentire loro di condurre una vita, almeno in parte, autonoma.
Qui trovi un patrimonio di conoscenze prodotto della ricerca, della inventiva e delle conoscenze raccolte in tutto il mondo, messe al servizio della speranza e del futuro di persone con disabilità gravi e delle loro famiglie. Idee e progetti innovativi come quello di realizzare appartamenti che  grazie all'uso della domotica consentono ai malati di avere una vita autonoma, ed una ricerca continua di strumenti per consentire a persone completamente paralizzate di comunicare e di potersi muovere senza rischi. 
Insomma una eccellenza vera che sta in Lombardia e che ridà speranze di vita a persone che spesso vengono considerati senza la speranza di una vita degna.
Ci sono in questo Paese e in questa Regione esperienze come questa che dimostrano una ricchezza di capacità, volontà e competenze straordinarie, al servizio dei più deboli ma, soprattutto capaci di assumersi responsabilità sociale facendo impresa, nel senso di investimenti sul futuro, sulla qualità e sulla ricerca. 
Ancora di più dopo ieri mi domando se non sia attorno ad esperienze come questa che una buona politica dovrebbe ricostruire e rilanciare questo Paese. Significa, per esempio, diffondere un modello assistenziale che gli altri Paesi vogliono copiare, nel nostro Paese. Significa costruire un circuito virtuoso che metta le università e la ricerca a inventare e produrre le applicazioni che possono migliorare la vita dei disabili e che in centri come questo possono essere sia inventati, sia sperimentati a partire dall'esperienza concreta. Oggi sono università straniere, soprattutto americane, quelle che ricercano è producono strumenti a partire dai bisogni che esperienze come  quella di SimpaTia evidenziano. Serve una politica che metta in relazione bisogni, innovazione, ricerca e, anche, valori economici. Dare valore alle eccellenze vere non può significare solo accreditare e convenzionare posti di degenza, deve significare investire su di esse, imparare da esse a mettere al centro la qualità in ogni suo aspetto.

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