Intervista su Corriere della Sera sulla commissione San Raffaele

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Fondi pubblici per la sanità. Subito una legge per la trasparenza

Dopo tre mesi di lavoro (sui sei previsti, salvo proroghe ulteriori), una richiesta forte: «E’ necessaria un’iniziativa legislativa urgente per garantire l’uso trasparente e corretto dei fondi pubblici in sanità». Così Franco Mirabeli (PD) presidente della commissione regionale di inchiesta sul San Raffaele (composta da 10 esponenti politici di Pdl, Lega, Pd, Idv, Udc, Sel e Pensionati).

Le vostre riunioni sono iniziate solo il 23 gennaio, le inchieste della magistratura sui fondi neri del San Raffaele e della Fondazione Maugeri sono ancora in corso. Non è prematuro fare bilanci?
«La vicenda del San Raffaele (che ha numerosi punti in comune a quella della Fondazione Maugeri, ndr) merita già una riflessione politica».
 
Ma è una proposta condivisa anche da Pdl e Lega, quella di un’azione legislativa per rivedere i criteri di assegnazione dei fondi pubblici (finiti nella bufera per gli scandali sanitari che hanno visto finire in carcere Piero Daccò e Antonio Simone, intermediari del San Raffaele e della Fondazione Maugeri che ricevevano fiumi di soldi pubblici)?
«Siamo tutti d’accordo: servono nuove norme per garantire la Regione e lo Stato sull’uso corretto e nell’esclusivo interesse pubblico dei finanziamenti».
 
Insieme a lei siedono in commissione Stefano Carugo e Margherita Peroni (Pdl), Stefano Galli e Massimiliano Orsatti (Lega Nord), Gian Antonio Girelli (Pd), Stefano Zamponi (Idv), Enrico Marcora (Udc), Giulio Cavalli (Sel), Elisabetta Fatuzzo (Pensionati). Vi siete chiesti se quel che sta succedendo è colpa anche di controlli insufficienti da parte del Pirellone?
«Capirlo è proprio uno dei nostril compiti fondamentali. Ed è già evidente che gli attuali controlli non sono sufficienti. Soprattutto il caso del San Raffaele (finito sull’orlo del crac, ndr) mostra che le verifiche sui conti delle fondazioni sono tali da non garantire la necessaria trasparenza. La stessa vigilanza sui bilanci che in capo alle Prefetture non ha impedito quel che poi è successo».
 
Il governatore Roberto Formigoni, però, ripete da mesi a proposito dei controlli che il Pirellone ha assolto i suoi compiti di vigilanza. In gioco ci sono aziende private e la legge respinge ogni intromissione dell’ente pubblico.
«Bisogna approfondire la questione e costruire proposte normative più efficaci. Del resto, anche Formigoni sta pensando di muoversi a livello nazionale per fare in modo di avere reali poteri di controllo anche come Regione».
 
Ma, in concreto, che cosa si può fare?
«Un esempio su tutti: un’idea può essere di trovare il modo per penalizzare le strutture sanitarie che commettono illeciti riconosciuti ai danni della Regione. Sarà creato così un deterrente contro il ripetersi di fatti analoghi. Davanti alla contestazione di irregolarità, come quella di fare risultare prestazioni non effettuate per ottenere rimborsi, non bisogna lasciare inalterata la possibilità di accedere ai finanziamenti extra destinati alla ricerca o ad altro».
 
Perché continua a insistere sulle lacune normative da colmare?
«Per evitare il ripetersi di altre vicende simili. È il motivo per cui bisogna intervenire subito, senza neppure aspettare la fine dei lavori della commissione d’inchiesta».

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