Vasca di laminazione per il Seveso: le ragioni di una scelta

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Intervento ad un incontro organizzato dai circoli PD della Zona 9 di Milano.

Le persone che si sono occupate della progettazione delle vasche di laminazione sono dei tecnici e, quindi, figure competenti. Il fatto di averle date in gestione ad AIPO è una garanzia di affidabilità e il percorso parte da molto lontano. AIPO, in questi anni, nonostante le tantissime precipitazioni, ha saputo creare le condizioni affinché non esondasse il Po, quindi, ha una capacità di gestione e di governo delle acque e dispone di competenze straordinarie e questo è un dato significativo. AIPO, dunque, ha una credibilità dimostrata dai fatti. Di questo progetto, inoltre, ormai si sta discutendo da anni; è stato migliorato nel corso del tempo ma l’idea che si dovessero azzerare le acque con un sistema di vasche di laminazione prima che arrivassero a Milano è quella su cui tutti hanno convenuto.
Di alternative ne sono state cercate tante ma poi si è scelta questa strada. Questo progetto, inoltre, si è arricchito di un punto: molto spesso si è guardato al progetto con il fine di capire come impedire le esondazioni del Seveso e salvaguardare le persone che troppo spesso hanno visto i propri beni finire sott’acqua, per evitare quei disastri che sono piccoli per chi li guarda da fuori ma per chi li ha vissuti sono importanti e poi, a questo obiettivo, ne abbiamo aggiunto un altro che è quello di pulire le acque del Seveso, dato che risulta tra i fiumi più inquinati d’Europa.
Il progetto scelto prevede che i due obiettivi vengano perseguiti insieme: la messa in sicurezza del territorio dalle piene del torrente deve andare di pari passo con il risanamento delle acque. Questa è la logica con cui il Governo ha deciso di inserire il Seveso tra le opere su cui intervenire velocemente, utilizzando le norme previste dal decreto Sblocca Italia e facendolo seguire dall’unità operativa della Presidenza del Consiglio che deve garantire i finanziamenti e monitorare tutti i passaggi affinché venga rispettato il cronoprogramma.
Oggi, sul fronte del risanamento del fiume stiamo procedendo molto bene, nel pieno rispetto dei tempi. La chiusura del depuratore di Varedo e lo spostamento delle acque sul depuratore di Pero ha già portato una riduzione degli scarichi civili nel Seveso del 20%. Siamo passati da oltre 500mila famiglie che scaricavano nel Seveso a 350mila e il piano - che è finanziato per 20 milioni di euro – consentirà alla fine di quest’anno di non avere più scarichi civili non depurati dentro al Seveso. Si tratta, quindi, di un punto importante ottenuto anche se non risolutivo del problema dell’inquinamento.
Inoltre, oltre alla pulizia, sono stati messi a disposizione 5 milioni di euro con l’obiettivo di rinaturalizzare il Seveso e mettere a posto le sponde.
Oggi, quindi, siamo in grado di dire che ci sono tempi certi, soldi stanziati sia per le vasche di laminazione sia per fare la pulizia delle acque.
C’è poi un problema serio che è bene venga portato a conoscenza anche dei tanti a cui stanno a cuore le tematiche ambientali. La Regione Lombardia è la seconda in Italia per le infrazioni alle normative europee sulla depurazione delle acque: 240 Comuni di questa Regione non depurano le acque. Noi spenderemo molti soldi per pagare le penalizzazioni che ci impone la Comunità Europea per le infrazioni commesse.
Possiamo anche cominciare a parlare di invarianza idraulica, personalmente il tema mi trova favorevole, ma dobbiamo sapere da dove partiamo, siamo in una Regione che registra queste infrazioni. Inoltre, sull’aspetto dell’inquinamento, si aggiunge anche un altro tema che riguarda il Seveso. C’è, infatti, un problema che riguarda gli scarichi industriali su cui la Regione non ha svolto alcun lavoro: Arpa non effettua i controlli e non vengono fatti gli interventi necessari e su questo occorre dare battaglia. Se vogliamo risanare il Seveso, infatti, occorre che anche gli scarichi industriali non vengano sversati. Oggi si sta cercando di fare un lavoro importante che cerca di tenere insieme la sicurezza dei cittadini e la depurazione delle acque. La stessa idea delle vasche progressivamente ha tenuto conto di alcune obiezioni che hanno portato ad un miglioramento del progetto.
Personalmente sono molto tranquillizzato dall’illustrazione del progetto delle vasche di laminazione, innanzitutto perché si mostra una vasca che, sul Parco Nord, avrà un impatto molto inferiore rispetto a quello che ha invece il Centro Commerciale costruito recentemente al confine con il Parco stesso. Inoltre, credo che continuando a discutere con il Parco Nord possa diventare addirittura un’opportunità.
Certo, progettando le vasche serve farsi carico del problema della sicurezza dei cittadini e della loro salute: su questo tema c’è l’attenzione da parte di tutti, comprese le amministrazioni comunali di Milano e Bresso. È evidente, infatti, che non è sufficiente costruire una bella struttura che sia fruibile quando non c’è l’esondazione ma serve anche che l’esondazione non lasci strascichi che possano compromettere la salute pubblica. Il progetto della vasca nel Parco Nord, in ogni caso, non è chiuso ma ci sono ancora spazi di discussione per introdurre eventuali miglioramenti e maggiori garanzie ai cittadini.
Non va dimenticato, poi, che una vasca di laminazione al Parco Nord c’è già da tempo anche se non lo sapeva nessuno perché non era stato detto ai cittadini quando era stata fatta ed è sotto il velodromo. Quella vasca necessita di molte settimane per essere svuotata dopo una piena e perché torni fruibile dai cittadini. Il progetto attuale, invece, prevede una vasca strutturata in modo diverso, con un sistema che ne consente una pulizia rapida. È evidente che comunque le vasche di laminazione hanno un impatto e occorre lavorare per limitarlo il più possibile, pulire le acque del torrente ma, soprattutto, sapere che il Seveso va governato. Il Seveso va messo in sicurezza anche per il Parco Nord, perché l’ultima esondazione ha coinvolto anche il Parco. È bene, quindi, anche per il Parco che il Seveso venga gestito e governato.
C’è poi sicuramente anche una battaglia da fare contro il consumo di suolo perché la principale causa delle esondazioni deriva da lì. Ci sarà sicuramente un impegno da prendere per l’invarianza idraulica e per dividere le acque piovane dalle acque di fogna ma tutto questo non darà esito immediato: anche iniziando da ora ad avviare le cose, il risultato si potrà ottenere tra molti anni e i benefici pure.
Non credo che sia possibile oggi stabilire una data entro cui sarà definitivamente risolto il problema del consumo di suolo e sarà realizzata l’invarianza idraulica ma si può partire da questa vicenda per costruire un’iniziativa politica seria che ponga l'invarianza idraulica all’attenzione sia all’amministrazione comunale che alla legislazione nazionale perché credo che vi sia un problema legislativo sia sull’invarianza idraulica che sulla questione del consumo di suolo. Per queste due questioni occorre ragionare su una soluzione legislativa.
Un esempio concreto di come funzionano queste cose lo abbiamo visto con la raccolta differenziata: se ci fossimo limitati a dire che nel giro di 5 anni tutti avrebbero dovuto effettuare la raccolta differenziata, probabilmente, non si sarebbe fatta, mentre invece sono state messe sanzioni per chi non la praticava e si è fatto un lavoro serio di incentivazione per cui oggi la raccolta differenziata sta dando buoni frutti. Occorre quindi svolgere un lavoro serio, da costruire nel tempo anche sull'invarianza idraulica attraverso una serie di azioni positive, incentivi per chi vuole farla e penalizzazioni per chi non vuole.
Tutto questo comunque ha periodi medio-lunghi mentre adesso dobbiamo risolvere un problema che abbiamo oggi - che è dato dalle esondazioni del Seveso - che va affrontato e risolto e lo stiamo facendo.

Video del primo intervento» - video del secondo intervento» 


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