Le infiltrazioni mafiose al Nord

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In Commissione Antimafia, tra gli obiettivi che ci siamo dati per questa legislatura c'è quello di capire meglio la penetrazione della mafia al Nord. Comprendere la dimensione del problema e le modalità con cui la criminalità organizzata si è insediata e opera nelle Regioni settentrionali è importantissimo per combatterla.
Nei giorni scorsi abbiamo presentato un primo studio sulle mafie al Nord, redatto dal professor Nando Dalla Chiesa con la collaborazione dell'Università di Milano. I risultati sono preoccupanti e raccontano di una capacità notevole, soprattutto della ‘ndrangheta, di insediarsi al Nord e di infiltrarsi nell’economia legale. Pubblicizzare i dati contenuti nel documento è importante non solo per capire meglio ma, soprattutto, per accorciare la distanza che esiste tra l'effettiva dimensione e pericolosità del fenomeno mafioso al Nord e la percezione dell'opinione pubblica che non vede la gravità della situazione.
La strategia dei criminali è cambiata, hanno rinunciato alla violenza, preferiscono i colletti bianchi ai killer, sfruttano il potere economico che garantisce l'enorme flusso di denaro che deriva prevalentemente dal traffico di droga per condizionare e infiltrare le attività economiche legali senza clamore.
Lanciare l'allarme, raccontare i dati che le inchieste di questi anni hanno rivelato, spiegare quanto sia pericolosa per la nostra stessa democrazia la penetrazione di ingentissimi capitali di provenienza illecita nell’economia legale, serve per alzare la guardia, per combattere le mafie. In questo senso credo sia utile raccontare alcuni dei dati che emergono dal Rapporto dell'Antimafia sulla realtà milanese e che descrivono la gravità della situazione che fa sì che la nostra provincia venga descritta ad altissima infiltrazione mafiosa, in particolare della ‘ndrangheta calabrese, che qui si è insediata da tempo, come dimostrano le inchieste degli ultimi vent'anni fino alle più recenti.
Intanto, va detto che tutti gli indicatori raccontano di una forte e inattesa presenza delle organizzazioni criminali nei Comuni più piccoli (quelli sotto i cinquemila abitanti): lì un minor controllo sociale consente alla criminalità di agire indisturbata; la metà dei beni confiscati nella provincia di Milano è in piccoli Comuni e il primo Comune sciolto per mafia in Lombardia è stato quello di Sedriano, collocato nel cuore del parco del Ticino, nella apparentemente tranquilla e sicura zona del Magentino.
Sono proprio i beni confiscati a dare il senso più evidente delle presenze mafiose nella nostra area del Paese. La Lombardia è la quarta Regione italiana per numero di sequestri per reati di associazione mafiosa dopo le Regioni del Sud. Nella provincia di Milano sono stati confiscati 708 beni tra edifici e aziende di cui meno della metà nel capoluogo (340).
Dalle inchieste di questi anni emerge una presenza radicata della ‘ndrangheta nel milanese, che si è strutturata mutuando l'organizzazione così come è nella Regione di origine, riproducendo le "locali" calabresi nel Nord e tenendo stretti rapporti con loro. In provincia di Milano è ormai provata, dopo che l'inchiesta "Infinito" ha consentito di debellare quella di Buccinasco, la presenza di 8 locali di ‘ndrangheta: a Bresso, Cormano, Bollate, Pioltello, Solaro, Rho, Corsico e, ovviamente Milano.
Quello che emerge dal rapporto coordinato da Nando Dalla Chiesa, mostra, insomma, un quadro chiaro, di una presenza radicata, strutturata e significativa nella nostra provincia. Da qui la criminalità, non solo la ‘ndrangheta, ma anche camorra e mafia gestiscono le attività illegali, spaccio di droga ma anche usura e traffico di esseri umani ma anche reinvestono i proventi in tante attività legali che si prestano a riciclare denaro: il gioco d'azzardo, le slot machine, i compro oro, ma anche attività economiche legate al commercio e all'edilizia che consentono di dare lavoro.
Credo sia giusto raccontare con questi dati nudi e crudi la situazione, perché non ci siano più sottovalutazioni, ma ci sia la consapevolezza di tutti dei rischi che si corrono, sapendo che le mafie sono state sconfitte ogni volta che, accanto alla straordinaria azione di contrasto della magistratura c'è stata attenzione e mobilitazione da parte dei cittadini. Alla politica spetta capire meglio, migliorare le leggi per fare al meglio la lotta alle mafie, ma anche pretendere da chi si occupa della cosa pubblica rigore e di non compiere alcuna sottovalutazione, conoscendo i rischi senza mai cedere sul fronte della legalità.

Primo rapporto trimestrale sulle aree settentrionali, per la Presidenza della Commissione Parlamentare di Inchiesta sul fenomeno mafioso (file PDF)»

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