Divieto di propaganda elettorale appartenenti associazioni mafiose

pubblicato il .

Relatore del Disegno di Legge n. 455 Disposizioni concernenti il divieto di propaganda elettorale per le persone appartenenti ad associazioni mafiose e sottoposte alla misura di prevenzione della sorveglianza speciale di pubblica sicurezza (divieto di propaganda elettorale appartenenti associazioni mafiose).

Relazione svolta in Commissione Affari Costituzionali:


Il provvedimento, costituito di un unico articolo, è volto a modificare alcune disposizioni in materia di divieto di propaganda elettorale per le persone appartenenti ad associazioni mafiose e sottoposte alla misura di prevenzione della sorveglianza speciale di pubblica sicurezza, previste dal codice delle leggi antimafia, di cui al decreto legislativo n. 159 del 2011, al fine di superare criticità suscettibili di ostacolarne l'applicazione.
La lettera a) del comma 1 dell'articolo 1 sostituisce il comma 7 dell'articolo 67 del codice delle leggi antimafia, stabilendo il divieto per le persone indiziate di appartenere ad associazioni di tipo mafioso, o che perseguono finalità o agiscono con metodi corrispondenti a quelli delle associazioni di tipo mafioso, sottoposte alla misura della sorveglianza speciale di pubblica sicurezza, di svolgere propaganda elettorale in favore o in pregiudizio di candidati o liste, con qualsiasi mezzo, direttamente o indirettamente.
Rispetto alla normativa vigente, quindi, si estende l'ambito temporale di applicazione della disposizione a tutta la campagna elettorale, e non solo al periodo che intercorre fra il termine per la presentazione delle liste e dei candidati e la chiusura delle operazioni di voto. Inoltre, il riferimento alle liste consente l’applicazione del divieto anche in occasione delle competizioni elettorali regolate da una disciplina legislativa che non preveda il voto di preferenza. Infine, è punito non solo il candidato che si rivolge direttamente e personalmente al soggetto sottoposto a misure di prevenzione, ma anche chi richieda il suo sostegno per interposta persona.
Alla lettera a) del comma 1, inoltre, si introduce, per la prima volta, la definizione di attività di propaganda elettorale, che comprende qualsiasi attività diretta alla raccolta del consenso, svolta in occasione di competizioni elettorali e caratterizzata da molteplicità di atti, coinvolgimento di più persone, impiego di mezzi economici e predisposizione di una struttura organizzativa, sia pur minima, a tale scopo destinata. La norma vigente, invece, facendo riferimento alla legge n. 212 del 1956, circoscrive l'attività di propaganda elettorale alla mera affissione di manifesti o al volantinaggio.
Con la lettera b) del comma 1, si modifica il comma 8 dell'articolo 76 del codice delle leggi antimafia, stabilendo la pena della reclusione di sei anni nel massimo, rispetto ai cinque anni attualmente previsti, salvo che il fatto costituisca più grave reato. A tale riguardo, segnala che l'articolo 24 del disegno di legge recante modifiche al codice antimafia, approvato dal Senato e attualmente in esame presso la Camera dei deputati, già prevede l'innalzamento della pena a sei anni nel massimo.
Infine, la lettera c) del comma 1, sostituisce il comma 9 del medesimo articolo 76 del codice antimafia, prevedendo per il candidato - oltre alla sanzione penale - l'ineleggibilità per un tempo non inferiore a cinque anni e non superiore a dieci anni, o la decadenza, qualora il candidato sia stato eletto. Nel caso in cui il candidato sia un membro del Parlamento, la Camera di appartenenza adotta le conseguenti determinazioni secondo le norme del proprio regolamento.
Con la esplicita previsione della ineleggibilità o decadenza del candidato, potrebbe essere superata ogni incertezza emersa in passato circa la congruità della durata dell’interdizione dai pubblici uffici. Infatti, da un lato, la norma vigente - di cui al comma 2 dell'articolo 2 della legge n. 175 del 2010 - prevede l’interdizione temporanea dai pubblici uffici e l'ineleggibilità per la stessa durata della pena detentiva, che attualmente è da uno a cinque anni; dall'altro, l’articolo 29 del codice penale stabilisce l'interdizione perpetua dai pubblici uffici per il condannato alla reclusione per un tempo non inferiore a cinque anni e l'interdizione temporanea, per cinque anni, nei casi di condanna alla reclusione per un tempo non inferiore a tre anni. Ne consegue che, nei casi di condanna ad una pena detentiva compresa tra i tre e cinque anni, la sanzione accessoria della ineleggibilità risulterebbe inferiore a quella prevista dall’articolo 29 del codice penale.
Le sanzioni si applicano anche nel caso di patteggiamento della pena, ex articolo 444 del codice di procedura penale, o di concessione del beneficio della sospensione condizionale, ex articolo 163 del codice penale.

Nascondi modulo commenti

 10000 Caratteri rimanenti

Antispam Aggiorna immagine Case sensitive