Partecipazione dell'Italia all'Unione europea per il 2015

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Relatore e presentatore della Risoluzione per la 14 Commissione (Politiche dell'Unione Europea) del Senato sulla Relazione consuntiva sulla partecipazione dell'Italia all'Unione europea per l'anno 2015 (Doc. LXXXVII, n. 4 - file PDF) (Atto n. 742). 

La Relazione consuntiva sulla partecipazione dell’Italia all’Unione europea per il 2015 è stata presentata al Parlamento il 15 marzo di quest’anno, in base a quanto prescritto dall’articolo 13, comma 2, della legge n. 234 del 2012, secondo cui la Relazione consuntiva costituisce il principale strumento per l’esercizio della funzione di controllo ex post del Parlamento sulla condotta del Governo nelle sedi decisionali dell’Unione europea.
La Relazione consuntiva 2015 presenta una struttura complessivamente coerente con le previsioni legislative della legge n. 234 del 2012, essendo articolata in cinque parti.
La prima parte è dedicata agli sviluppi del processo di integrazione europea e alle questioni istituzionali e si divide, a sua volta, in tre capitoli: 1. il primo riguarda le due Presidenze del Consiglio UE della Lettonia e del Lussemburgo, successive a quella italiana; 2. il secondo concerne le questioni istituzionali, con particolare riferimento alla Better Regulation, al negoziato sull’ipotesi di BREXIT, alla riforma del Tribunale UE, alla tutela della Rule of Law nell’Unione, all’adesione alla CEDU, nonché ai rapporti con le Istituzioni dell’Unione europea; 3. il terzo capitolo riguarda il coordinamento delle politiche macroeconomiche e tratta i temi della crescita economica, delle politiche monetarie, fiscali e di bilancio, del Piano di investimenti per l’Europa (Piano Juncker) e dell’Unione bancaria e mercati finanziari.
La seconda parte è dedicata alle misure adottate nel quadro delle politiche orizzontali (come le politiche per il mercato unico e la competitività, mercato unico digitale, energia, mercato dei capitali) e settoriali (quali le politiche di natura sociale o quelle rivolte al rafforzamento di uno spazio di libertà, sicurezza e giustizia).
La terza parte, rivolta al tema della dimensione esterna dell’Unione, illustra, tra le altre, le azioni in materia di politica estera e di sicurezza comune nonché in materia di allargamento, politica di vicinato e di collaborazione con Paesi terzi.
La quarta parte riguarda le attività di comunicazione e di formazione relative all’Unione europea. Dà conto delle iniziative assunte in materia di comunicazione sulle attività dell’Unione e illustra le attività svolte dal Governo nella fase di formazione della posizione italiana su progetti di atti dell’UE.
La quinta parte, infine, è dedicata alle attività di coordinamento nazionale delle politiche europee, con particolare riguardo al ruolo e alle attività del Comitato interministeriale per gli affari dell’UE (CIAE) e del Comitato Tecnico di Valutazione (CTV), nonché agli adempimenti di natura informativa del Governo al Parlamento e agli Enti territoriali, al contenzioso dinanzi alla Corte di Giustizia dell’Unione europea, e alle misure per dare attuazione al diritto dell’UE nell’ordinamento italiano e per ridurre il numero delle procedure di infrazione aperte.

Di particolare interesse sono i dati relativi ai flussi di atti e documenti trasmessi dal Governo alle Camere, ai sensi dell’articolo 6 della legge n. 234 del 2012, nell’ambito del c.d. meccanismo di informazione qualificata. Su oltre 6.600 atti e documenti dell’UE presi in esame dal CIAE, circa 47 progetti di atti legislativi e 80 documenti prelegislativi, sono stati segnalati dal Governo in ragione della loro particolare rilevanza. Inoltre, sui progetti di atti legislativi sono state inviate 28 relazioni tecniche predisposte dalle amministrazioni competenti.
Il documento in questione, inoltre, è completato da cinque allegati. I primi tre concernono i Consigli dell’UE e i Consigli europei, i flussi finanziari dall’UE all’Italia nel 2015 e il recepimento delle direttive nell’anno di riferimento. Il quarto allegato costituisce una novità, rispetto agli anni precedenti, contenendo un elenco delle risoluzioni adottate dall’Assemblea del Senato e della Camera nel 2015, su proposte legislative europee: per ognuna di esse vi è il rimando alla parte del testo della Relazione che tratta del seguito dato dal Governo all’atto di indirizzo. Una seconda tabella dello stesso allegato riporta le risoluzioni adottate in occasione di comunicazioni del Presidente del Consiglio sui Consigli europei, con un rimando alla Relazione sui seguiti dati a tali atti di indirizzo. L’ultimo allegato reca l’elenco degli acronimi.

Nell’ambito della Parte prima, dopo aver dato conto delle priorità delle due Presidenze lettone e lussemburghese, legate dal filo conduttore della necessità di avvicinare l’Europa ai cittadini, la Relazione tratta delle principali questioni istituzionali, connesse, in particolare, all’Accordo interistituzionale "Legiferare meglio" tra Commissione, Consiglio e Parlamento europeo, che rappresenta uno di risultati più importanti del trio di Presidenze del Consiglio UE (Italia, Lettonia e Lussemburgo) e un seguito diretto dell’iniziativa lanciata dal Governo italiano sul "miglior funzionamento dell’Unione" durante il semestre di Presidenza italiano. Come primo risultato, il nuovo approccio ha portato ad un’adozione condivisa, tra le Istituzioni europee, del programma di lavoro 2016 della Commissione europea.
Altro settore nato su iniziativa della Presidenza italiana è quello del "dialogo" annuale sulla situazione dello Stato di diritto (Rule of law), della legalità e del rispetto dei diritti umani all’interno dell’Europa. Al riguardo, si è svolto il primo "dialogo" nei mesi di ottobre-novembre 2015 sui temi dell’antisemitismo e dell’islamofobia, in seno al Consiglio Affari generali.
Il terzo capitolo della Parte prima tratta del coordinamento delle politiche macroeconomiche nell’anno 2015, in cui il Governo ha intensificato gli sforzi per la definizione di un quadro di riferimento di una governance economica europea rafforzata e per una sua attuazione pratica. Il 2015 è stato anche il primo anno di attuazione del Piano di investimenti per l’Europa (cd. Piano Juncker), volto a contrastare la crisi economica e far ripartire la crescita.
Come è noto, il Piano Juncker consiste in un pacchetto di misure volte a sbloccare almeno 315 miliardi di euro di investimenti pubblici e privati nell’economia reale nel quadriennio 2015-2018. Nel 2015 il complesso delle operazioni del Gruppo BEI assistite da garanzia FEIS è ammontato a 7,5 miliardi di euro (1,3 miliardi in Italia) per un totale di 50 miliardi di investimenti attivati (7 miliardi in Italia). In tale contesto, il relatore ricorda che la Commissione ha istituito e gestisce il Portale dei progetti di investimento europei (consultabile al sito http://ec.europa.eu/eipp).

La Parte seconda, sulle politiche orizzontali e settoriali è suddiviso in 19 capitoli, concernenti: mercato interno; concorrenza, aiuti di Stato e tutela dei consumatori; fiscalità e unione doganale; politiche per l’impresa; ricerca, sviluppo tecnologico e spazio; agenda digitale europea; riforma delle pubbliche amministrazioni, mobilità dei dipendenti pubblici e semplificazione; ambiente; energia; trasporti; agricoltura e pesca; politiche di coesione; occupazione e affari sociali; tutela della salute; istruzione, gioventù e sport; cultura e turismo; inclusione sociale e pari opportunità; affari interni; giustizia.

Nell’ambito della Parte terza, sulla dimensione esterna dell’UE, la Relazione tratta della Politica estera e di sicurezza comune (PESC) della Politica di sicurezza e difesa comune (PSDC), della politica di allargamento, della politica di vicinato (PEV), della strategia macroregionale, della collaborazione con Paesi terzi e dell’aiuto allo sviluppo.
Per quanto riguarda la politica estera, il Governo ha proseguito la propria azione in sede di Unione europea, anzitutto in relazione al proprio vicinato strategico: Mediterraneo e Balcani occidentali. Per quanto riguarda la Libia, si è speso per favorire una soluzione politica della crisi, sostenendo il processo negoziale sponsorizzato dalle Nazioni Unite e assumendo un ruolo di capofila nello sforzo internazionale di stabilizzazione del Paese.
Anche nell’ambito della Politica di difesa comune, il Governo ha posto il Mediterraneo come area di intervento prioritaria, sostenendo la necessità di rafforzare il partenariato strategico UE-NATO, mediante una revisione degli accordi Berlin plus del 2003, a fronte delle accresciute esigenze di sicurezza.
Con riferimento al processo di riorganizzazione in corso delle strutture europee preposte alla Politica di difesa comune, il Governo ha sostenuto la necessità di procedere verso un’integrazione delle componenti civili e militari, quale chiave per un approccio multidimensionale alle crisi, nonché di prevedere incentivi finanziari e fiscali per sostenere la base industriale europea della Difesa. Il Governo ha anche continuato a promuovere la riflessione sull’utilizzo degli strumenti previsti ma non ancora attuati, quali il ricorso all’articolo 44 del TUE per l’impiego dei Battlegroups. Inoltre, ha contribuito ai dialoghi nell’ambito della verifica sui primi quattro anni di funzionamento del SEAE (Servizio europeo per l’azione esterna).
Nell’ambito della politica di allargamento, l'Esecutivo ha continuato a promuovere il processo di adesione all’UE dei Paesi dei Balcani occidentali, adoperandosi, tra l’altro, per la normalizzazione dei rapporti fra Serbia e Kosovo, e sostenendo la prospettiva europea della neocandidata Albania (dal giugno 2014).
In merito alla Politica europea di vicinato (PEV), il Governo ha contribuito alla riflessione sul riesame della PEV, svolta da marzo a novembre del 2015, ai fini di una maggiore efficacia e rispondenza alle nuove sfide del mutato contesto geopolitico, sostenendo le posizioni espresse nella risoluzione della 3a Commissione del Senato, del 16 giugno 2015. In tale contesto ha anche continuato a sostenere la dimensione meridionale della PEV, nella convinzione che è dalla sponda Sud del Mediterraneo da dove provengono per l’Europa i principali rischi sistemici, in termini economici, di sicurezza e migratori.
Nell’ambito dell’Accordo TTIP tra UE e Stati Uniti, l’Italia ha fattivamente contribuito all’avanzamento dei negoziati, sostenendo l’originario approccio negoziale, basato su una trattazione equilibrata dei tre pilastri negoziali (accesso al mercato; ambiti regolatori; regole globali), così da tutelare adeguatamente i precipui interessi italiani. Analoga attenzione è stata posta nell’ambito dei negoziati per un Accordo di associazione UE-Mercosur, i cui lavori dovrebbero giungere a conclusione entro la fine del 2016, nonché con riguardo all’ipotesi del riconoscimento, alla Cina, nel dicembre 2016, dello status di economia di mercato, che avrebbe conseguenze rilevanti sull’efficace utilizzo da parte dell’UE degli strumenti di difesa commerciale.
Per quanto riguarda il settore della cooperazione allo sviluppo, prosegue il relatore, esso è ormai strettamente legato a quello delle migrazioni. Il nesso "migrazione-sviluppo", è stato sostenuto dalla Presidenza italiana, che ha promosso un approccio integrato per i fenomeni migratori, e che è sfociato poi, nel maggio 2015, nell’Agenda europea sulla migrazione, nonché nella creazione del Fondo fiduciario di emergenza UE, destinato ad affrontare le cause profonde delle migrazioni in Africa, istituito il 12 novembre 2015 a margine del Vertice UE-Africa di La Valletta (Malta).

La Parte quarta tratta delle attività di comunicazione e formazione, rivolte prevalentemente alla cittadinanza e alle giovani generazioni, al fine di sostenere e diffondere la consapevolezza e il valore aggiunto che deriva dall’appartenenza all’Europa, con ricadute positive per il buon funzionamento del mercato interno e dell’intero sistema economico-sociale, nonché per il pieno sfruttamento delle opportunità offerte ai cittadini e alle imprese anche in termini di risorse finanziarie.

Nella Parte quinta si mette in evidenza il ruolo e l’attività svolta dal Comitato interministeriale per gli affari europei (CIAE) nel concordare le linee politiche del Governo in relazione al processo di formazione della posizione italiana in merito ai diversi dossier europei. Nel 2015, l’organismo è stato rafforzato con l’istituzione della figura del Segretario del CIAE (art. 29 della legge europea 2014) e con l’entrata in operatività del Comitato tecnico di valutazione (CTV).
Nel 2015 il CIAE ha svolto 7 riunioni durante le quali i rappresentanti politici hanno potuto raggiungere una posizione nazionale condivisa da rappresentare nelle sedi europee su alcune questioni importanti, nonché concordare soluzioni alle procedure di infrazione pendenti, così da ridurne il numero ed evitare il contenzioso dinanzi alla Corte di giustizia.

La Relazione dà conto, poi, delle informative del Governo al Parlamento, tra cui una sintesi dei contenuti delle comunicazioni del Governo in merito ai singoli Consigli europei svolti nel 2015, nonché della situazione concernente il contezioso e pre-contenzioso europeo e delle leggi europee e di delegazione europea emanate al fine di conformare l’ordinamento interno a quello europeo.
Nel 2015 il numero delle procedure è rimasto immutato a 89, in quanto sono state archiviate 31 procedure d’infrazione, ma sono pervenute altrettante nuove contestazioni formali di inadempimento alle norme UE. Le sentenze di condanna al pagamento di sanzioni pecuniarie, sono invece salite a 4 e la Relazione ne ricorda i contenuti, indicando anche le somme versate a tal fine nel 2015.


Nella risoluzione proposta e poi approvata dalla Commissione vengono riprese le linee essenziali della relazione.

Risoluzione approvata dalla Commissione Politiche dell'Unione Europea sull'Affare n.742 - Relazione consuntiva sulla partecipazione dell'Italia all'Unione europea per l'anno 2015

La 14a Commissione permanente,
esaminato la Relazione consuntiva sulla partecipazione dell’Italia all’Unione europea per l’anno 2015 (Doc. LXXXVII, n. 4);

richiamati i contenuti della risoluzione approvata dalla Commissione il 17 febbraio 2016 sull’affare assegnato «Le priorità dell’Unione europea per il 2016 (Programma di lavoro della Commissione europea per il 2016, Programma di 18 mesi del Consiglio (1º gennaio 2016 – 30 giugno 2017) e Relazione programmatica sulla partecipazione dell’Italia all’Unione europea 2016)» (Doc. XXIV, n. 56);

valutate le relazioni formulate dalle Commissioni permanenti 1a (Affari costituzionali) il 12 aprile 2016, 3a (Esteri) il 12 aprile 2016, 4a (Difesa) il 12 aprile 2016, 5a (Bilancio) il 13 aprile 2016, 6a (Finanze) il 13 aprile 2016, 7a (Istruzione) il 13 aprile 2016, 8a (Lavori pubblici) il 13 aprile 2016, 9a (Agricoltura) il 12 aprile 2016, 10a (Industria) il 13 aprile 2016, 11a (Lavoro) il 13 aprile 2016, 12a (Sanità) il 13 aprile 2016 e 13a (Ambiente) il 12 aprile 2016,

esprime apprezzamento per l’illustrazione delle azioni di follow-up, intraprese dal Governo, relativamente agli atti di indirizzo emanati dalle Camere sui singoli temi connessi con la partecipazione dell’Italia all’UE e invita il Governo, pro futuro, a dare conto di tale aspetto in modo ulteriormente approfondito e completo, sia nel testo della Relazione che nelle tabelle allegate; ricorda, al riguardo, che tale aspetto è previsto esplicitamente dall’articolo 13, comma 2, lettera d), della legge n. 234 del 2012, e che alla base dei pronunciamenti delle Camere vi è un intenso flusso di documenti trasmessi dal Governo alle Camere, ai sensi dell’articolo 6 della legge n. 234 del 2012, nell’ambito del cosiddetto meccanismo di informazione qualificata. In base a tale previsione, su 6.651 atti e documenti dell’UE presi in esame dal CIAE nel 2015, 47 progetti di atti legislativi e 80 documenti prelegislativi sono stati segnalati dal Governo alle Camere in ragione della loro particolare rilevanza, e sui progetti di atti legislativi sono state inviate alle Camere 28 relazioni tecniche predisposte dalle amministrazioni competenti, così contribuendo sostanzialmente, da un lato, ad arricchire il materiale informativo a disposizione delle Commissioni permanenti e, dall'altro, a rafforzare il necessario coordinamento della posizione italiana nel contesto dei negoziati europei;

apprezza gli sforzi di consolidamento del Dipartimento politiche europee della Presidenza del Consiglio, illustrati nella Parte quinta della Relazione, in cui si mette in evidenza il rafforzamento del Comitato interministeriale per gli affari europei (CIAE) con l’istituzione della figura del Segretario del CIAE (articolo 29 della legge europea 2014) e con l’entrata in operatività del Comitato tecnico di valutazione (CTV), e impegna il Governo a rafforzare ulteriormente, anche in termini di personale, il citato Dipartimento, come struttura centrale di coordinamento della partecipazione dell’Italia ai meccanismi decisionali dell’Unione europea, sia nella fase ascendente che discendente della normativa europea, nonché nella risoluzione dei casi di contenzioso e pre-contenzioso;

ricorda, al riguardo che, nel 2015 il numero delle procedure è rimasto immutato a 89, in quanto sono state archiviate 31 procedure d’infrazione, ma sono pervenute altrettante nuove contestazioni formali di inadempimento alle norme europee, e che le sentenze di condanna al pagamento di sanzioni pecuniarie, nel 2105, sono diventate 4;

per quanto concerne le attività concernenti la Better regulation, registra l’approvazione dello specifico Accordo Interistituzionale, il 15 dicembre 2015, che ha l’obiettivo di evitare l’inflazione normativa e ridurre gli oneri amministrativi per i cittadini e le imprese attraverso una cooperazione più stretta tra le istituzioni e di rafforzare le valutazioni d’impatto delle nuove iniziative, garantendo così una maggiore trasparenza e consultazione pubblica nell’iter legislativo. In tale contesto, apprezza come siano state prese in considerazione le preoccupazioni espresse dalla 14a Commissione, sia con riferimento alle valutazioni in itineresugli emendamenti di natura sostanziale, sia al ruolo dei parlamenti nazionali;

in materia di istruzione, invita il Governo a dare concreta attuazione alle politiche volte a ridurre l’abbandono scolastico, integrandole con una formazione di qualità e con iniziative idonee sul piano della prevenzione, nonché a dare adeguato sostegno alle iniziative legislative di riordino del settore dell’Alta formazione artistica, musicale e coreutica (AFAM), sfruttando anche il lavoro del cosiddetto "Cantiere AFAM", di cui si raccomanda la conclusione;

invita il Governo a potenziare il ruolo della pratica motoria a scuola, con particolare riferimento al primo ciclo e all’esperienza dei licei sportivi, utilizzando anche gli strumenti previsti dalla legge n. 107 del 2015 e tenendo conto altresì degli indirizzi che la 7a Commissione elaborerà nell’ambito dell’affare assegnato sullo stato di salute dello sport (atto n. 715), in corso di esame;

nel contesto della ricerca scientifica, ritiene necessario che il Governo prosegua negli sforzi di collaborazione e coordinamento tra i diversi livelli di intervento, sia nazionali che internazionali, al fine di ridurre la frammentazione del settore, nell’ambito dello Spazio europeo di ricerca (ERA);

invita inoltre il Governo a dare attuazione al PON Cultura e sviluppo, gestito dal Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, per valorizzare i territori più svantaggiati, utilizzando il patrimonio culturale come volano dello sviluppo;

con riferimento alla definizione di una governance economica europea rafforzata, anche attraverso l’istituzione di figure di coordinamento delle politiche economiche, di cui tratta la Relazione, ritiene che essa andrà ulteriormente proseguita e sviluppata, tenendo come obiettivo principale la realizzazione di politiche economiche che si dimostrino vantaggiose per l’intero sistema economico europeo e non solo per singoli contesti Paese;

parimenti, ritiene necessario proseguire nel percorso di orientamento del Patto di stabilità e crescita, e dei vincoli che esso pone, verso la promozione della crescita e del miglioramento dei riflessi occupazionali, anche mediante la realizzazione di un’effettiva "capacità di bilancio" (fiscal capacity) dell’Eurozona, della quale sia strumento strategico l’emissione di "project bond", da dedicare a investimenti che aumentino la produttività e la competitività dell’Europa;

rispetto alla funzione di coordinamento delle politiche macroeconomiche, evidenzia che i risultati ottenuti dal Paese scontano le difficoltà derivanti dalla presenza di una quantità rilevante di crediti bancari deteriorati, ai quali è stato applicato un criterio più restrittivo rispetto al passato, tanto per la loro valutazione quanto per la fissazione di un criterio inerente i possibili interventi di parte pubblica a fini di stabilizzazione del mercato, peraltro in un contesto di applicazione del principio del bail-in, delle nuove regole sulla risoluzione delle crisi bancarie a mezzo, la cui razionalità, nell’ambito del percorso dell’unione bancaria, è pur stata condivisa dall’Italia;

sollecita il Governo a proseguire, in sede europea, nell’impegno volto alla rimozione delle barriere fiscali nel mercato interno dell’Unione europea, con particolare riguardo al rilancio della proposta di definizione di una base imponibile consolidata comune per l’imposta sulle società;

a tale riguardo, ritiene, inoltre, necessario sostenere la costruzione di un sistema equo ed efficiente di tassazione delle imprese, con azioni incisive di contrasto all’evasione fiscale internazionale, con particolare riguardo ai fenomeni di erosione della base imponibile;

con riferimento all’attuazione Piano di investimenti per l’Europa (cd. Piano Juncker), di cui il 2015 è stato il primo anno di attuazione, esprime apprezzamento per la positiva attivazione delle Istituzioni e dei soggetti interessati, che ha portato, in Italia, ad operazioni del Gruppo BEI assistite da garanzia del fondo europeo per gli investimenti strategici (FEIS) pari a 1,3 miliardi di euro (7,5 miliardi nell’Unione), per un totale di 7 miliardi di investimenti attivati (50 miliardi nell’Unione), e impegna il Governo a proseguire nella mobilitazione degli investimenti, necessari a far ripartire la crescita;

nel settore delle telecomunicazioni, ribadisce la necessità di portare a compimento con determinazione le azioni già avviate per conseguire gli obiettivi dell’Agenda digitale italiana, sia in sede nazionale, sia in sede europea;

con riferimento al settore dei trasporti, sollecita la prosecuzione dei lavori finalizzati alla elaborazione di una nuova disciplina armonizzata sugli aiuti di Stato per alcuni settori, tra i quali quello delle infrastrutture e dei trasporti, con una particolare attenzione agli scali aeroportuali; per quanto riguarda l’aviazione, richiama l’importanza di favorire il rilancio dei negoziati relativi al Pacchetto sul Cielo unico europeo II plus e alla liberalizzazione del settore nonché la rapida definizione delle questioni rimaste ancora irrisolte;

relativamente al Quarto pacchetto ferroviario, sollecita la rapida conclusione dei negoziati riguardanti il cosiddetto "pilastro politico";

in materia di trasporto stradale, sottolinea la necessità di promuovere tutte le misure tese da un lato ad elevare la sicurezza della circolazione, dall’altro a diminuire il livello dei consumi energetici e delle emissioni di CO2 da parte dei veicoli;

con riferimento al trasporto marittimo, invita a sostenere il rafforzamento della Politica marittima integrata dell’Unione;

incoraggia al pieno sfruttamento delle potenzialità offerte dalle nuove regole in materia di politiche di coesione, attraverso un utilizzo più ampio ed efficiente dei Fondi strutturali e di investimento per il periodo 2014-2020, con particolare riguardo ai settori delle infrastrutture e della logistica;

sollecita la prosecuzione e l’incremento delle azioni a tutela di prodotti fondamentali per il comparto agroalimentare italiano, tra cui segnatamente l’olio d’oliva;

nell’ambito del contrasto alle azioni di contraffazione e usurpazione delle denominazioni protette, sollecita una peculiare attenzione sul mercato del vino e dei prodotti caseari;

ribadisce la necessità di tenere conto, nelle sedi europee, delle specificità della pesca nel Mediterraneo, anche considerando le relazioni con gli altri Paesi rivieraschi non appartenenti all’Unione;

richiama l’obiettivo di un complessivo e definitivo riordino del comparto saccarifero;

nell’ambito della realizzazione dell’Unione dell’energia, sollecita il Governo alla prosecuzione dell’impegno per l’individuazione di un sistema di governanceadeguato, efficiente e trasparente che lasci la necessaria flessibilità agli Stati membri, assicurando, nel contempo, il raggiungimento dei target del Quadro 2030 per il clima e l’energia, fissati dal Consiglio europeo di ottobre 2014;

evidenzia l’importanza di assicurare la piena compatibilità della gestione dei finanziamenti pubblici con la disciplina europea in materia di aiuti di Stato, con particolare riguardo ai settori economici di maggiore rilevanza per l’Italia, eventualmente estendendo al mercato dell’energia il modello di coordinamento interistituzionale già adottato in materia di cultura;

impegna il Governo a sostenere, in sede europea, l’introduzione dell’obbligo di indicazione di origine per i prodotti non agricoli (all’articolo 7, sul made in, della proposta di regolamento per la sicurezza dei prodotti di consumo), che contribuirebbe a migliorare la tracciabilità dei prodotti, a contrastare le false indicazioni di origine e a rafforzare la fiducia dei consumatori, senza introdurre oneri gravosi per gli operatori;

impegna il Governo a continuare ad adoperarsi attivamente, in sede europea, nella protezione dello spazio Schengen, nel rafforzamento delle frontiere esterne dell’Unione, con il sostegno alla proposta della Commissione europea relativa all’istituzione di una Guardia costiera e di frontiera europea, e nella gestione condivisa del fenomeno migratorio, anche attraverso la riforma del sistema di Dublino; ritiene, al riguardo, che i meccanismi europei di ricollocazione dall’Italia e dalla Grecia di 120.000 persone in due anni (decisione (UE) 2015/1601 del 22 settembre 2015) e di reinsediamento di 20.000 persone in due anni (decisione del Consiglio UE del 22 luglio 2015), che peraltro riguardano unicamente i richiedenti asilo e non l’ingente flusso di migrazioni di natura prevalentemente economica che approdano sulle coste italiane, non possano essere considerate sufficienti per considerare rispettato il principio di solidarietà e di equa ripartizione della responsabilità tra gli Stati membri (burden sharing), di cui all’articolo 80 del Trattato sul funzionamento dell’UE, ed invita pertanto il Governo a promuovere l’elaborazione di una reale politica comune europea in materia di flussi migratori;

con riferimento alla proposta di regolamento della Commissione europea per l’istituzione di una Guardia costiera e di frontiera europea (COM(2015) 671), ribadisce quanto già sottolineato dalla Commissione Affari costituzionali il 9 marzo 2016 in sede di sindacato di sussidiarietà e proporzionalità, in particolare: sulla necessità di ricercare, ove possibile, il consenso dello Stato membro interessato; sull’opportunità di un maggior coordinamento con la politica di sicurezza e difesa comune (PSDC); sull’opportunità di escludere esplicitamente dalla proposta di regolamento le funzioni di difesa nazionale proprie delle Forze armate;

sostiene la necessità di adeguare in tempi rapidi il quadro giuridico penale europeo alle gravi minacce terroristiche, favorendo l’approvazione della proposta di direttiva sulla lotta contro il terrorismo, che modifica la decisione quadro del Consiglio 2002/475/GAI (COM(2015) 625), nonché compiendo ogni iniziativa utile al fine di estendere le competenze della Procura europea anche ai reati connessi al terrorismo e promuovendo una più stretta cooperazione e comunicazione tra i servizi di intelligence nazionali;

esprime preoccupazione anche per la stabilità del sistema economico-finanziario, in conseguenza dei diversi segnali di restrizione della libera circolazione all’interno dello spazio Schengen e della risposta, finora disomogenea, offerta al fenomeno dell’emergenza migratoria;

con riferimento ai fenomeni migratori, impegna il Governo a proseguire con forza, in sede europea, l’azione diretta a sostenere il nesso "migrazione-sviluppo", già sostenuto dalla Presidenza italiana, che ha promosso un approccio integrato per i fenomeni migratori, sfociato poi nell’Agenda europea sulla migrazione del maggio 2015, nonché nella creazione del Fondo fiduciario di emergenza UE, destinato ad affrontare le cause profonde delle migrazioni in Africa, istituito il 12 novembre 2015 a margine del Vertice UE-Africa di La Valletta (Malta);

impegna il Governo a proseguire nell’attività, già apprezzabilmente avviata nel corso del 2015, volta a dare seguito - in sede europea - ai contenuti della risoluzione in materia di politica europea di vicinato, approvata dalla 3a Commissione del Senato il 16 giugno 2015, in particolare per sostenere la dimensione meridionale della PEV, salvaguardando la consolidata ripartizione dei fondi dello Strumento finanziario europeo per il vicinato, e per introdurre elementi di flessibilità, differenziazione e condivisione tra i partner;

impegna, inoltre, il Governo ad favorire ogni misura europea di sostegno politico ed economico alla Tunisia, impegnata in un difficile processo di transizione democratica, reso più complesso dalla grave situazione di instabilità regionale e dalla persistente crisi economica, aggravata, a partire dal settore turistico, dai recenti attacchi terroristici;

impegna, infine, il Governo a consolidare e a proseguire la positiva attività svolta nel 2015 in ordine alla Politica Estera e di Sicurezza comune e alla Politica di Sicurezza e Difesa comune, alla luce degli indirizzi già formulati nella risoluzione del 17 febbraio 2016 sulla Relazione programmatica per il 2016 (Doc. XXIV, n. 56).

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