Relatore sui documenti relativi all'Accordo di Parigi sul clima

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Relatore di pareri, poi approvati, in 14° Commissione (Politiche dell'Unione Europea) di due documenti europei recanti una proposta di decisione di autorizzazione alla firma dell'Accordo di Parigi sul clima (AC 112) e una relazione sulle implicazioni che ne conseguono (AC 113).

L'Atto Comunitario Proposta di decisione del Consiglio relativa alla firma, a nome dell'Unione europea, dell'accordo di Parigi adottato nell'ambito della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (COM (2016) 62 definitivo) (testo scaricabile in PDF) reca l’autorizzazione alla firma, a nome dell’Unione europea, dell’Accordo di Parigi, adottato nell’ambito della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC), prevista per il 22 aprile 2016.
L’Accordo, concernente la riduzione globale delle emissioni di gas a effetto serra, è stato finalizzato durante la 21ª Conferenza delle Parti dell’UNFCCC (COP 21), tenutasi a Parigi dal 30 novembre al 12 dicembre 2015.
Il 22 aprile 2016 si svolgerà a New York una cerimonia di alto livello per la firma dell’accordo, che rimarrà aperta per un anno. L’accordo entrerà, poi, in vigore il 30º giorno successivo alla data in cui almeno 55 Parti della Convenzione (che rappresentano un totale stimato di almeno il 55 per cento delle emissioni totali di gas a effetto serra) avranno depositato i loro strumenti di ratifica, accettazione, approvazione o adesione.
L’Accordo di Parigi costituisce un progresso, rispetto al Protocollo di Kyoto del 1997, nel rafforzamento dell’azione collettiva mondiale e nell’accelerazione della transizione globale verso un’economia a basse emissioni di carbonio e una società resiliente ai cambiamenti climatici. Esso fissa un obiettivo qualitativo di riduzione delle emissioni a lungo termine in linea con l’obiettivo di mantenere l’aumento della temperatura globale ben al di sotto di 2º C e di proseguire gli sforzi per mantenerlo a 1,5º C. A tal fine, le Parti sono tenute a definire o aggiornare i piani climatici nazionali di riduzione delle emissioni ed è previsto che, a partire dal 2023, ogni 5 anni le Parti faranno il punto della situazione, per monitorare i progressi e valutare le riduzioni delle emissioni.
La firma a nome dell’Unione europea dell’Accordo di Parigi, prevista dall’articolo 218 del TFUE, rientra tra le competenze esclusive dell’Unione, ai sensi dell’articolo 3, paragrafo 2, del TFUE, e pertanto la proposta di decisione in titolo non è sottoposta alla procedura di scrutinio del principio di sussidiarietà prevista dal protocollo n. 2 allegato ai Trattati. Lo schema di parere è favorevole.

Scheda sul sito del Senato»

Testo del Parere approvato dalla Commissione sull'Atto Comunitario n. 112

La Commissione, esaminato l’atto comunitario in titolo,
considerato che esso reca l’autorizzazione alla firma, a nome dell’Unione europea, dell’Accoro di Parigi, adottato nell’ambito della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC), prevista per il 22 aprile 2016;
ricordato che l’Accordo, concernente la riduzione globale delle emissioni di gas a effetto serra, è stato finalizzato durante la 21a Conferenza delle Parti dell’UNFCCC (COP 21), tenutasi a Parigi dal 30 novembre al 12 dicembre 2015. Il 22 aprile 2016 si svolgerà a New York una cerimonia di alto livello per la firma dell’accordo, che rimarrà aperta per un anno. L’accordo entrerà, poi, in vigore il 30º giorno successivo alla data in cui almeno 55 Parti della Convenzione (che rappresentano un totale stimato di almeno il 55 per cento delle emissioni totali di gas a effetto serra) avranno depositato i loro strumenti di ratifica, accettazione, approvazione o adesione;
considerato che l’Accordo di Parigi costituisce un progresso, rispetto al Protocollo di Kyoto del 1997, nel rafforzamento dell’azione collettiva mondiale e nell’accelerazione della transizione globale verso un’economia a basse emissioni di carbonio e una società resiliente ai cambiamenti climatici. Esso fissa un obiettivo qualitativo di riduzione delle emissioni a lungo termine in linea con l’obiettivo di mantenere l’aumento della temperatura globale ben al di sotto di 2ºC e di proseguire gli sforzi per mantenerlo a 1,5ºC. A tal fine, le Parti sono tenute a definire o aggiornare i piani climatici nazionali di riduzione delle emissioni ed è previsto che a partire dal 2023, ogni 5 anni le Parti faranno il punto della situazione, per monitorare i progressi e valutare le riduzioni delle emissioni;
considerato che l’Unione europea e i suoi Stati membri hanno comunicato, il 6 marzo 2015, in vista dell’Accordo, i loro contributi stabiliti a livello nazionale (intended nationally determined contributions - INDC), impegnandosi a favore di un obiettivo minimo di riduzione interna delle emissioni di gas a effetto serra del 40 per cento entro il 2030 rispetto al 1990, come indicato nelle conclusioni del Consiglio europeo del 23 ottobre 2014 relative al quadro per le politiche dell’energia e del clima all’orizzonte 2030;
considerato che la firma a nome dell’Unione europea dell’Accordo di Parigi, prevista dall’articolo 218 del TFUE, rientra tra le competenze esclusive dell’Unione, ai sensi dell’articolo 3, paragrafo 2 del TFUE, e che pertanto la proposta di decisione in titolo non è sottoposta alla procedura di scrutinio del principio di sussidiarietà prevista dal Protocollo n. 2 allegato ai Trattati, esprime, per quanto di competenza, parere favorevole.

L'Atto Comunitario  Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio "Dopo Parigi: valutazione delle implicazioni dell'accordo di Parigi a corredo della proposta di decisione del Consiglio relativa alla firma, a nome dell'Unione europea, dell'accordo di Parigi adottato nell'ambito della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici" (COM (2016) 110 definitivo) (testo scaricabile in PDF) è da ritenersi collegato al precedente. L’Accordo di Parigi guiderà il mondo nella transizione verso un’energia pulita, che imporrà alle imprese e agli investitori di mutare gli abituali comportamenti, e ai decisori di fornire nuovi incentivi nell’intero spettro delle politiche. L’attuazione dell’Accordo offre opportunità di crescita e occupazione che consentiranno all’Unione di dare impulso alle rinnovabili e all’efficienza energetica e affacciarsi ai nuovi mercati mondiali, mantenendo e sfruttando la sua posizione pionieristica. Secondo l’Agenzia internazionale per l’energia, l’attuazione completa dei piani climatici previsti dall’Accordo comporterà investimenti in efficienza energetica e tecnologie a basse emissioni dell’ordine di 13.500 miliardi di dollari USA dal 2015 al 2030.
Nel contesto del quadro finanziario pluriennale 2014-2020, l’Unione si è impegnata a fare in modo che il 20 per cento del proprio bilancio complessivo sia destinato a progetti e politiche per il clima. Il bilancio per la ricerca nel campo delle tecnologie a basse emissioni a titolo di Orizzonte 2020 è già stato raddoppiato per il periodo 2014-2020, con almeno il 35 per cento destinato ad attività inerenti al clima, mentre la programmazione dei nuovi Fondi strutturali e d’investimento europei (fondi SIE) ha destinato 114 miliardi di euro agli interventi in materia di clima per il periodo 2014-2020 (pari al 25 per cento dei fondi SIE). Inoltre, è indispensabile mobilitare rapidamente gli investimenti privati, anche attraverso il Piano di investimenti per l’Europa che ha già dato risultati promettenti in questo settore.
La Comunicazione in titolo ritiene importante anche il coinvolgimento della società civile, in tutte le sue componenti: cittadini, consumatori, parti sociali, PMI, start up innovative e imprese competitive sui mercati mondiali, mentre saranno intensificate le attività a livello di città e l’elaborazione di politiche urbane, in quanto le città intelligenti e le comunità urbane saranno i luoghi che vedranno le maggiori trasformazioni.
Infine, l’Unione europea e i suoi Stati membri si sono impegnati, nell’ambito dei contributi stabiliti a livello nazionale (intended nationally determined contributions - INDC), presentati in vista dell’Accordo di Parigi, a dare seguito al Quadro 2030 per il clima e l’energia, adottato dal Consiglio europeo del 23 e 24 ottobre 2014, che reca un obiettivo minimo di riduzione interna delle emissioni di gas a effetto serra del 40 per cento entro il 2030 rispetto al 1990, e un obiettivo di raggiungere il 27 per cento la quota di energie rinnovabili e di migliorare nella stessa misura l’efficienza energetica. A tal fine, la Commissione europea ha presentato una proposta di revisione del sistema di scambio delle quote di emissione e nei prossimi 12 mesi presenterà le altre proposte legislative necessarie per raggiungere i predetti obiettivi.
Lo schema di parere è favorevole.

Scheda sul sito del Senato»

Testo del Parere approvato dalla Commissione sull'Atto Comunitario n. 113

La Commissione, esaminato l’atto comunitario in titolo,
ricordato che la 21a Conferenza delle Parti della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC), cosiddetta COP 21, tenutasi a Parigi dal 30 novembre al 12 dicembre 2015, ha adottato il testo dell’Accordo concernente la riduzione globale delle emissioni di gas a effetto serra, la cui firma è prevista per il 22 aprile 2016 a New York, e che la Commissione europea ha presentato una proposta di decisione (COM(2016) 67) volta ad autorizzare il Consiglio UE a firmare l’Accordo per conto dell’Unione;
considerato che l’Accordo di Parigi costituisce un progresso, rispetto al Protocollo di Kyoto del 1997, nel rafforzamento dell’azione collettiva mondiale e nell’accelerazione della transizione globale verso un’economia a basse emissioni di carbonio e una società resiliente ai cambiamenti climatici. Esso fissa un obiettivo qualitativo di riduzione delle emissioni a lungo termine in linea con l’obiettivo di mantenere l’aumento della temperatura globale ben al di sotto di 2ºC e di proseguire gli sforzi per mantenerlo a 1,5ºC. A tal fine, le Parti sono tenute a definire o aggiornare i piani climatici nazionali di riduzione delle emissioni ed è previsto che a partire dal 2023, ogni 5 anni le Parti faranno il punto della situazione, per monitorare i progressi e valutare le riduzioni delle emissioni;
rilevato che, secondo la comunicazione della Commissione europea, l’Accordo di Parigi guiderà il mondo nella transizione verso un’energia pulita, che imporrà alle imprese e agli investitori di mutare gli abituali comportamenti, e ai decisori di fornire nuovi incentivi nell’intero spettro delle politiche. L’attuazione dell’Accordo offre opportunità di crescita e occupazione che consentiranno all’Unione di dare impulso alle rinnovabili e all’efficienza energetica e affacciarsi ai nuovi mercati mondiali, mantenendo e sfruttando la sua posizione pionieristica. Secondo l’Agenzia internazionale per l’energia, l’attuazione completa dei piani climatici previsti dall’Accordo comporterà investimenti in efficienza energetica e tecnologie a basse emissioni dell’ordine di 13.500 miliardi di dollari USA dal 2015 al 2030;
ricordato che nel contesto del quadro finanziario pluriennale 2014-2020, l’Unione si è impegnata a fare in modo che il 20 per cento del proprio bilancio complessivo sia destinato a progetti e politiche per il clima. Il bilancio per la ricerca nel campo delle tecnologie a basse emissioni a titolo di Orizzonte 2020 è già stato raddoppiato per il periodo 2014-2020, con almeno il 35 per cento destinato ad attività inerenti al clima, mentre la programmazione dei nuovi Fondi strutturali e d’investimento europei (fondi SIE) ha destinato 114 miliardi di euro agli interventi in materia di clima per il periodo 2014-2020 (pari al 25 per cento dei fondi SIE). Inoltre, è indispensabile mobilitare rapidamente gli investimenti privati, anche attraverso il Piano di investimenti per l’Europa che ha già dato risultati promettenti in questo settore;
considerato che la comunicazione ritiene importante anche il coinvolgimento della società civile, in tutte le sue componenti: cittadini, consumatori, parti sociali, PMI, start up innovative e imprese competitive sui mercati mondiali, mentre saranno intensificate le attività a livello di città e l’elaborazione di politiche urbane, in quanto le città intelligenti e le comunità urbane saranno i luoghi che vedranno le maggiori trasformazioni;
considerato, infine, che l’Unione europea e i suoi Stati membri si sono impegnati, nell’ambito dei contributi stabiliti a livello nazionale (intended nationally determined contributions - INDC), presentati in vista della dell’Accordo di Parigi, a dare seguito al Quadro 2030 per il clima e l’energia, adottato dal del Consiglio europeo del 23 e 24 ottobre 2014, che reca un obiettivo minimo di riduzione interna delle emissioni di gas a effetto serra del 40 per cento entro il 2030 rispetto al 1990, e un obiettivo di raggiungere il 27 per cento la quota di energie rinnovabili e di migliorare nella stessa misura l’efficienza energetica. A tal fine, la Commissione europea ha presentato una proposta di revisione del sistema di scambio delle quote di emissione e nei prossimi 12 mesi presenterà le altre proposte legislative necessarie per raggiungere i predetti obiettivi, esprime, per quanto di competenza, parere favorevole.

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