Risoluzione sull'Affare n. 674 relativo alle priorità dell'UE 2016

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Relatore ed estensore di una Risoluzione poi approvata per la 14° Commissione (Politiche dell'Unione Europea) sull'Affare assegnato n. 674 relativo alle priorità dell'UE per il 2016, (Doc. XXIV, n. 56).

I principali contenuti della Risoluzione attengono agli aspetti istituzionali dell'UE, alle materie riguardanti il lavoro e la salute dei cittadini, al settore della formazione, della ricerca e della cultura, all'Unione economica e monetaria, agli investimenti, al mercato interno e all'ambiente, allo spazio di libertà, sicurezza e giustizia, alle politiche migratorie, alla politica estera e di difesa e, infine, al commercio internazionale.

Testo della Risoluzione approvata:

La 14a Commissione permanente,
esaminati i documenti:
- Comunicazione della Commissione europea al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni - Programma di lavoro della Commissione per il 2016: È il momento di andare oltre l’ordinaria amministrazione (COM(2015) 610), del 27 ottobre 2015; - Programma di 18 mesi del Consiglio (1° gennaio 2016 - 30 giugno 2017), relativo alle Presidenze dei Paesi Bassi, della Slovacchia e di Malta (12396/15), presentato il 3 dicembre 2015;
- Relazione programmatica sulla partecipazione dell’Italia all’Unione europea, per l’anno 2016 (Doc. LXXXVII-bis, n. 3), presentata alle Camere il 23 dicembre 2015;
valutati i pareri espressi sui predetti documenti, dalle Commissioni Affari costituzionali (10 febbraio 2016), Affari esteri (16 febbraio 2016), Difesa (3 febbraio 2016), Bilancio (16 febbraio 2016), Finanze (16 febbraio 2016), Istruzione (3 febbraio 2016), Lavori pubblici (16 febbraio 2016), Agricoltura (16 febbraio 2106), Industria (10 febbraio 2016), Lavoro (10 febbraio 2016), Sanità (11 febbraio 2016) e Ambiente (11 febbraio 2016),
valutato il documento elaborato dalla Conferenza dei Presidenti delle Assemblee legislative e delle Province autonome, del 4 febbraio 2016, in merito alle priorità dell’Unione europea per il 2016; richiamata, al riguardo, l’intesa di collaborazione con la Conferenza delle Assemblee regionali, sancita con la risoluzione Doc. XXIV, n. 35, del 24 settembre 2014, ove è stabilito che l’esame dei documenti programmatici concernenti le politiche dell’Unione europea rappresenta una sede privilegiata di "confronto politico sui principali temi di interesse comune" tra il Parlamento nazionale e le Assemblee legislative regionali;
valutati altresì la Risoluzione dell’Assemblea della Regione Marche, approvata nella seduta del 19 gennaio 2016, e il voto regionale n. 77 della Regione Friuli-Venezia Giulia, presentato l’11 febbraio 2016, sul Programma di lavoro della Commissione europea per il 2016;
considerata l’audizione del Sottosegretario agli affari europei, Sandro Gozi, svolta dalla Commissione nella seduta n. 162, del 10 febbraio 2016;

premesso che:
- le priorità per il 2016 si inscrivono in un contesto di eccezionale gravità e drammaticità, caratterizzato dalla perdurante crisi economica, finanziaria e occupazionale, a cui si è aggiunta una crisi migratoria, determinata dall’esodo di massa proveniente dai Paesi colpiti da gravi conflitti interni, e una crisi di sicurezza interna all’Europa conseguente ai ripetuti attacchi terroristici di matrice islamista;
- le sfide di carattere epocale che ne conseguono, sono un banco di prova decisivo per l’Europa. Il futuro della UE dipende dalla capacità che dimostrerà di dare risposte comuni, senza che prevalgano gli interessi nazionali, con la convinzione che solo a livello europeo è possibile uscire dalle crisi di oggi. Si misurerà proprio in questa contingenza anche la possibilità per l’Unione di tornare ad essere considerata dai cittadini come una risorsa e un’opportunità e non, come è stato in questi anni, un soggetto burocratico di vincoli e ostacoli;
- per questo è necessario sostenere con forza l’esigenza, espressa anche dalla Commissione Juncker nei suoi primi due Programmi di lavoro (per il 2015 e il 2016), di produrre un cambio di passo, di cambiare le priorità è di adottare approcci e strumenti nuovi, in netta discontinuità politica rispetto al passato, che siano maggiormente idonei ad affrontare e risolvere le predette crisi e a mitigarne gli effetti negativi,

impegna il Governo:
con riferimento agli aspetti istituzionali:
- a promuovere ogni opportuna iniziativa, in vista delle celebrazioni, il 25 marzo 2017, del 60° anniversario dalla firma dei Trattati di Roma, al fine di stimolare il dibattito e la riflessione sul futuro del progetto europeo e sulla sua irrinunciabilità per l’Italia;
- ad attivarsi per scongiurare la prospettiva del possibile recesso del Regno Unito dall’Unione europea, attraverso una definizione più articolata delle condizioni di permanenza del Regno Unito nell’Unione che non mettano in discussione le libertà fondamentali, costituiscano il tassello di una revisione possibile e necessaria del funzionamento generale dell’Unione – così assorbendo pro futuro eventuali ulteriori rivendicazioni nazionali da parte di altri Stati membri – e consentano anche, quale effetto ulteriore, di procedere ad un ulteriore approfondimento dell’integrazione dei Paesi dell’eurozona;
- a promuovere la legittimità democratica del processo decisionale europeo, e il riavvicinamento dei cittadini europei alle Istituzioni dell’Unione, favorendo un rafforzamento del ruolo del Parlamento europeo e dei parlamenti nazionali ed evitando il rischio che il complesso delle norme sulla riforma della Better regulation, possa andare a detrimento dei valori profondi dell’assetto democratico e, primariamente, delle funzioni delle istituzioni rappresentative parlamentari;
- a promuovere in sede europea l’esigenza di procedere lungo la strada di una maggiore integrazione politica tra gli Stati membri, a fronte di un contesto sempre più globalizzato, dovuto all’emergere delle nuove potenze economiche mondiali, cosa che non potrà non avere immediati riflessi anche nella prospettazione di una posizione unitaria europea in sede di ONU;
- a sostenere, nonostante il parere contrario di alcuni parlamenti nazionali, il progetto sulla legge elettorale europea, presentato ad iniziativa del Parlamento europeo;

con riferimento al lavoro e alla salute dei cittadini:
- ad adoperarsi, in sede europea, per una maggiore armonizzazione legislativa in campo previdenziale e fiscale, nonché in tema di salute e sicurezza dei lavoratori;
- a sostenere l’istituzione di un meccanismo di assicurazione contro la disoccupazione di breve periodo, di natura ciclica, complementare alle altre politiche per l’occupazione. Tale meccanismo potrà costituire un elemento particolarmente importante di rafforzamento dell’Unione economica e monetaria, la quale deve essere non solo uno strumento di stabilità, ma anche uno strumento di crescita e di promozione dell’occupazione. Tale strumento di condivisione del rischio contro la disoccupazione, di dimensione europea, favorisce l’implementazione di misure a livello nazionale di carattere strutturale in quanto attenua le fluttuazioni cicliche ed è uno strumento che rende meno costoso e meno "doloroso" l’aggiustamento del mercato del lavoro dentro l’Unione monetaria, assicurando un aggiustamento "dolce" del mercato del lavoro di fronte a shock ciclici, in una situazione di assenza del tasso di cambio.
L’intervento può essere realizzato a Trattati costanti e la sua attivazione si può basare sull’articolo 136 del TFUE (relativo al coordinamento delle politiche economiche dell’area dell’euro) e sull’articolo 175, paragrafo 3, che prevede la possibilità di azioni specifiche, necessarie per coordinare le politiche economiche dei paesi membri (o parte di essi) al fine di perseguire gli obiettivi dell’articolo 174 di sviluppo armonioso e il rafforzamento della coesione economica e sociale.
Per quanto concerne le risorse, esso può essere costituito con risorse degli Stati aderenti all’area euro, al quale attingere a fronte di shock esterni che colpiscono in modo asimmetrico i diversi Paesi dell’Unione monetaria;
- a promuovere la definizione di linee guida comuni, a livello europeo, in materia di politiche sanitarie, in particolare per ciò che attiene alle politiche rivolte ai migranti, al contrasto delle malattie non trasmissibili e all’informazione sui corretti stili di vita, alla lotta alle malattie trasmissibili e al sostegno delle attività vaccinali;
- a promuovere, per ciò che attiene alla normativa in materia di etichettatura a tutela dei consumatori, l’obbligo di fornire tutte le informazioni utili a una valutazione degli aspetti qualitativi del prodotto, anche con puntuali indicazioni di tracciabilità, soprattutto nell’ottica della tutela della salute, e al fine della salvaguardia delle produzioni nazionali di eccellenza;
- a promuovere la definizione di politiche sanitarie comuni ed eventualmente la creazione di centrali uniche d’acquisto a livello europeo, al fine di contribuire alla sostenibilità della spesa sanitaria, per ciò che attiene al settore farmaceutico;

con riferimento alla formazione, alla ricerca e alla cultura:
- a sostenere l’iniziativa "Agenda per le nuove competenze per l’Europa", allo scopo di modernizzare i mercati occupazionali attraverso una rivisitazione delle competenze, promuovendo gli investimenti nel capitale umano durante tutto l’arco della vita al fine di sostenere lo sviluppo delle qualifiche in modo da aumentare la partecipazione al mercato del lavoro, conciliando meglio l’offerta e la domanda di manodopera, anche tramite la mobilità dei lavoratori e sostenendo in generale le politiche attive del lavoro;
- ad investire nel capitale umano, promuovendo, con il pieno coinvolgimento delle regioni, lo sviluppo del cosiddetto sistema duale della formazione, basato sulla partnership tra scuola e imprese, in grado di contrastare la disoccupazione giovanile e favorire l’inserimento nel mondo del lavoro;
- a portare a compimento la riforma del sistema dell’Alta formazione artistica e musicale (AFAM) sotto i profili dei regolamenti su programmazione, governance e reclutamento del personale;
- a mettere concretamente in atto un sistema nazionale della ricerca, che eviti sovrapposizioni e frammentarietà e consenta all’Italia di competere a livello europeo e internazionale;
- ad attuare una riforma organica del settore del cinema e dell’audiovisivo;

con riferimento all’Unione economica e monetaria:
- ad adoperarsi per sostenere l’evoluzione dell’attuazione della sorveglianza europea delle politiche macroeconomiche e di bilancio e gli sviluppi della riforma della governance economica dell’area dell’euro, evidenziando nelle sedi competenti l’esigenza di rafforzare la visione d’insieme relativa all’area euro e all’Unione nel loro complesso così da rafforzare la coerenza delle raccomandazioni indirizzate ai singoli Paesi con le decisioni adottate a livello europeo;
- a monitorare l’organizzazione e il funzionamento del Comitato consultivo indipendente europeo per le finanze pubbliche, sollecitando un orientamento della sua attività consultiva verso la sorveglianza e la valutazione della zona euro nel suo complesso contribuendo all’impostazione di una politica di bilancio rispetto alla posizione dell’area euro nel ciclo economico, la cosiddetta "fiscal stance", così da operare un’efficace funzione di stabilizzazione;
- nel dare seguito alla Raccomandazione del Consiglio sull’istituzione di comitati nazionali per la competitività nella zona euro, salvi i profili di criticità già emersi, a prevedere un modello organizzativo idoneo allo svolgimento in modo innovativo delle funzioni connesse al monitoraggio dei risultati e delle politiche nel campo della competitività;
- a partecipare attivamente alla fase preparatoria del Libro bianco della Commissione europea per la seconda delle fasi indicate nel Rapporto dei cinque Presidenti, al fine di contribuire all’individuazione e alla definizione delle misure volte a completare l’architettura economica e istituzionale dell’Unione economia e monetaria;
- a sostenere la necessità che si dia al più presto attuazione al sistema europeo di garanzia dei depositi bancari, che deve essere concepito come elemento coessenziale, e quindi contestuale nei tempi di attuazione, al meccanismo di risoluzione e alla vigilanza unica, per la costruzione e il buon funzionamento dell’Unione bancaria stessa, anche in coerenza con quanto sostenuto nel Rapporto dei cinque Presidenti; nonché ad opporsi ad ogni ipotesi di valutazione differenziata dei titoli di Stato nella regolazione bancaria;
- ad adoperarsi affinché il processo di rafforzamento del mercato unico dei capitali si accompagni alla garanzia di una sempre maggiore trasparenza degli operatori, al fine di assicurare ai risparmiatori una tutela adeguata ed efficace;
- a farsi parte attiva affinché si arrivi al più presto ad una definizione del regime definitivo dell’imposta sul valore aggiunto, in cui si garantisca una compiuta definizione delle regole, armonizzate, per l’applicazione dell’IVA al commercio elettronico e ci si impegni per il rafforzamento delle misure di contrasto alle frodi nazionali ed internazionali;
- a collaborare attivamente alla costruzione di un sistema equo ed efficiente di tassazione delle imprese, che porti alla definizione di una base imponibile consolidata comune, al fine sia di ridurre i costi connessi alla tax compliance per le imprese transnazionali, sia di prevenire comportamenti di elusione fiscale; nonché a sostenere la realizzazione delle proposte, già presentate dalla Commissione europea, contro l’elusione dell’imposta societaria;
- a farsi parte attiva affinché in ambito europeo riprenda e proceda il confronto sulle modalità di una possibile separazione fra attività bancaria e finanziaria degli istituti di credito;
- a promuovere, in considerazione degli effetti degli interventi sinora realizzati per il tramite dell’applicazione dei principi di cui alla direttiva 2014/59/UE, su un quadro di risanamento e risoluzione degli enti creditizi e delle imprese di investimento (c.d. direttiva sul bail-in), un attento monitoraggio dell’impatto a livello nazionale e comunitario delle iniziative legislative e regolamentari assunte in sede europea, anche al fine di proporne eventuali correttivi, pur condividendo la necessità di disporre di un meccanismo di responsabilizzazione finanziaria che superi il sistema di puro salvataggio delle banche con fondi pubblici dei contribuenti.
Più in particolare, come anche messo in risalto dalla Banca d’Italia nel corso del negoziato che ha condotto all’approvazione della direttiva, andrebbe garantito che l’eventuale conversione o svalutazione forzosa di titoli di debito debba rispettare i diritti dei creditori e degli azionisti in coerenza con la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea e con la Convenzione europea dei diritti dell’Uomo. In tal modo, risulterebbe anche rispettato, sul piano sostanziale, il precetto di cui all’articolo 47 della Costituzione, secondo cui la Repubblica «tutela il risparmio in tutte le sue forme»;

con riferimento ad investimenti, mercato interno e ambiente:
- ad indirizzare gli investimenti – sfruttando appieno gli strumenti del Piano Juncker e dei Fondi strutturali – in modo particolare alle infrastrutture dei trasporti e di collegamento (tra cui la strategia "crescita blu" e la strategia adriatico-ionica), nonché all’Agenda urbana europea e alla valorizzazione dei rifiuti in attuazione della strategia sull’economia circolare;
- a dare corso alle esperienze di rigenerazione e riqualificazione urbana, integrando tessuto preesistente, patrimonio culturale e politiche di sviluppo;
- a intensificare l’azione di coordinamento per la predisposizione di linee guida per l’attuazione uniforme della disciplina sugli aiuti di Stato in alcuni settori, tra i quali quello delle infrastrutture e dei trasporti, al fine di consentire un più agevole e ampio utilizzo dei relativi fondi pubblici, pur nel rispetto delle regole dell’Unione europea, anche valorizzando la possibilità di favorire regioni italiane svantaggiate come quelle insulari, alla stregua di analoghe regioni di altri Stati membri;
- ad attuare in tempi rapidi le azioni già annunciate per conseguire gli obiettivi dell’Agenda digitale italiana e per la trasformazione in senso "smart" della società italiana e recuperare il ritardo del nostro Paese rispetto ai partner europei, sia in sede nazionale, con lo sviluppo dell’infrastruttura di rete a banda larga e ultralarga e il potenziamento dei servizi digitali della pubblica amministrazione, sia in sede europea, attraverso l’armonizzazione del quadro normativo, l’apertura dei mercati on line, l’accesso e l’interoperabilità delle applicazioni, dei servizi e dei prodotti di telecomunicazione. A tal fine, dedicare attenzione prioritaria alla revisione della direttiva sui servizi di media audiovisivi e della direttiva sulla trasmissione via satellitare e via cavo e all’accordo sulla direttiva relativa alla sicurezza delle reti e dell’informazione;
- a promuovere un negoziato in sede europea per ottenere il riconoscimento delle autorità portuali come enti pubblici non economici, allo scopo di superare l’annoso problema dei vincoli posti ai finanziamenti pubblici per gli investimenti nei porti, che la Commissione europea equipara erroneamente ad aiuti di Stato a imprese private, assicurando il coordinamento di questa iniziativa con le modifiche legislative indicate nella riforma delle stesse autorità portuali recentemente presentata dal Governo, in attuazione della delega contenuta nell’articolo 8, comma 1, lettera f), della legge n. 124 del 2015 di riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche;
- in merito al Quarto pacchetto ferroviario, ad adottare tutte le misure necessarie a favorire una rapida conclusione dei negoziati relativi al cosiddetto "pilastro politico", al fine di offrire un quadro regolatorio certo a tutti gli operatori del settore ferroviario, con particolare riguardo ai temi della liberalizzazione del mercato, della governance del sistema e dei rapporti tra gestore dell’infrastruttura ferroviaria e imprese di servizi; a tal proposito, fissare un periodo di transizione per la totale liberalizzazione dei servizi passeggeri, prevedendo esplicitamente una clausola di reciprocità interna, in base alla quale le imprese provenienti da mercati chiusi non possano competere in quelli liberalizzati, nonché la necessità di definire preventivamente il rapporto tra diritti di accesso al mercato ed eventuali restrizioni - ad esempio in materia di materiale rotabile o clausole sociali di salvaguardia - dovute all’esistenza di obblighi di servizio pubblico, al fine di creare situazioni e regole omogenee nei vari mercati e favorire la concorrenza per il mercato;
- con riferimento all’aviazione, a promuovere i negoziati relativi al Pacchetto sul Cielo unico europeo e alla liberalizzazione del settore, definendo con attenzione i criteri per l’integrazione del sistema di governance italiano con quello europeo, anche ai fini della doverosa tutela degli interessi nazionali. Con particolare riguardo al Pacchetto sull’aviazione civile, nella revisione del regolamento sull’Agenzia europea per la sicurezza aerea e nella definizione di un quadro regolatorio per i sistemi aerei a pilotaggio remoto, evitare che le nuove regole dell’Unione possano determinare un abbassamento dei livelli di sicurezza e di qualità dei servizi prestati, laddove a livello nazionale siano previsti standard più elevati e tenendo conto che le attività di controllo e vigilanza sono comunque svolte in maniera più efficace a livello nazionale;
- per quanto attiene al trasporto marittimo, ad assicurare anche in tale settore che le nuove regole di governance in fase di definizione a livello europeo non determinino un abbassamento degli standard di sicurezza dei trasporti e di qualità dei servizi rispetto a quanto già previsto dagli ordinamenti nazionali;
- con riferimento al trasporto stradale, a sostenere, nel quadro delle iniziative che comporranno il preannunciato Pacchetto stradale della Commissione europea, una complessiva riforma del settore dell’autotrasporto, per l’effettiva armonizzazione della normativa, nonché ad adoperarsi per conseguire l’obiettivo della riduzione del 50 per cento delle vittime da incidenti stradali entro il 2020, posto dalla Commissione europea con la comunicazione COM(2010) 389, attraverso un ampio confronto in sede europea, volto a mettere a punto strategie comuni e a recepire negli ordinamenti nazionali le migliori pratiche degli Stati membri;
- ad adottare iniziative per assicurare che la normativa dell’Unione europea in materia di etichettatura dei prodotti risponda ai principi di trasparenza e completezza per quanto riguarda l’origine dei prodotti agroalimentari;
- ad adoperarsi, nelle sedi competenti, per contrastare le azioni di usurpazione, evocazione e imitazione delle indicazioni geografiche DOP e IGP italiane, delle produzioni di qualità italiane e la commercializzazione dei prodotti alimentari contraffatti, per tutelare, il collegamento tra denominazioni di origine, indicazioni geografiche protette e provenienza geografica, nonché per salvaguardare la biodiversità agricola nazionale anche ai fini occupazionali;
- a sviluppare, anche nell’elaborazione del nuovo Programma nazionale triennale della pesca e dell’acquacoltura, linee di indirizzo e di intervento volte a migliorare la competitività delle imprese nell’ottica di uno sfruttamento sostenibile delle risorse ittiche e promuovere lo sviluppo dell’acquacoltura sostenibile, anche attraverso un utilizzo efficiente del Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca;
- sempre con riferimento al comparto ittico, ad adoperarsi, nelle sedi competenti, affinché vengano tenute in adeguata considerazione le caratteristiche della pesca in Italia, con particolare riferimento: all’etichettatura dei prodotti alimentari con indicazione oltre che del peso netto sgocciolato del pesce in glassa, anche del peso con inclusa la glassa (Total Gross Weight); alla previsione di un nuovo sistema di identificazione delle partite di pesce nelle fasi successive alla prima vendita, prevedendo la possibilità di ricorrere a codici partita/lotto, identificati dall’operatore, secondo i protocolli interni di tracciabilità, consentendo in ogni momento la possibilità da parte delle autorità di controllo di verificare la tracciabilità del prodotto; alla considerazione della gestione del prodotto "misto/miscugli" di pesce come produzione primaria, onde evitarne il deprezzamento, creando un apposito sistema di individuazione per tale tipologia di prodotto; alla differente partizione delle indicazioni in merito alla zona di pesca per definire con maggiore precisione le provenienze dalle differenti aree costiere italiane; alla soluzione chiarificatrice della problematica connessa alle taglie minime di cattura dei pesci, crostacei e molluschi commercializzati;
- ad assumere come priorità quello dell’incentivazione delle energie rinnovabili e dell’efficientamento energetico per ridurre consumi ed emissioni;
- a valutare l’opportunità di affiancare al sistema dei diritti di emissione negoziabili (ETS) l’istituzione di una carbon tax, che coinvolga i settori non inclusi nell’ETS e sia commisurata al contenuto di carbonio di ciascuna fonte di energia;
- a valutare la possibilità di utilizzare la carbon tax, che anche con un’aliquota molto ridotta potrebbe garantire un gettito consistente, come fonte di finanziamento del bilancio comune europeo, per essere destinata al finanziamento di un bene comune europeo quale le misure sulle migrazioni e la sicurezza esterna dell’Unione;
- ad adottare specifiche azioni mirate alla riduzione degli sprechi alimentari che affrontino le cause del fenomeno, definiscano una gerarchia per l’uso degli alimenti e introducano misure di semplificazione amministrativa e fiscale per agevolare progetti di recupero e la destinazione a fini di solidarietà sociale dei prodotti non più vendibili, sottraendo tali prodotti alimentari allo spreco e alla distruzione e riducendo di conseguenza la produzione di rifiuti;
- ad incrementare il riciclo dei rifiuti rispetto ad altre forme di recupero e smaltimento, nell’ottica di sostenere l’economia circolare e l’efficienza delle risorse;
- ad investire una quota cospicua dei fondi previsti dal Piano Junker per potenziare la rete di trasporto su ferro e le reti energetiche di trasmissione e distribuzione e per sostenere la ricerca e l’implementazione di sistemi di accumulo delle energie alternative;
- ad adoperarsi, nelle sedi competenti, affinché siano chiarite le definizioni di recupero, riciclaggio, recupero di materia, riempimento, cessazione della qualifica di rifiuto e trattamento prima del conferimento in discarica, allo scopo di assicurare la omogenea applicazione delle nuove direttive sui rifiuti in tutti gli Stati membri e di garantire l’affidabilità, la confrontabilità e la coerenza dei dati di riciclaggio in tutti gli Stati dell’Unione, oltre che la leale concorrenza fra gli operatori del settore;

con riferimento allo spazio di libertà, sicurezza e giustizia e alle politiche migratorie:
- ad adoperarsi, nelle sedi competenti, per una concreta ed effettiva attuazione dei doveri di responsabilità, di solidarietà, di leale collaborazione e di fiducia reciproca nella gestione dell’emergenza dei flussi migratori che sta interessando l’Unione europea e per lo sviluppo di una strategia complessiva e organica nella gestione del fenomeno;
- a promuovere la rapida attuazione del piano temporaneo sui migranti dell’autunno scorso e a sostenere con determinazione il progetto di riforma del sistema Dublino, allo scopo di ottenere una più equa distribuzione tra gli Stati membri dei richiedenti protezione internazionale, definendo in modo condiviso e sostenibile le procedure di ricollocazione e quelle di rimpatrio;
- a sostenere l’intenzione della Commissione europea di presentare, nel marzo 2016, una proposta di regolamento finalizzata a creare, in casi di crisi, un sistema obbligatorio di reinsediamento di richiedenti protezione internazionale tra gli Stati membri, nonché a stimolare un dibattito approfondito per una complessiva riforma del Regolamento di Dublino, ove ribadire l’esigenza di superare il principio della responsabilità dello Stato membro di primo ingresso sulla trattazione delle domande d’asilo e addivenire a un vero sistema d’asilo comune europeo in attuazione degli articoli 78 e 79 del TFUE;
- a sostenere il rafforzamento dell’Agenzia per le frontiere Frontex e l’istituzione di un sistema di guardia di frontiera e costiera europea, in modo da assicurare una gestione forte e condivisa delle frontiere esterne dell’Unione europea e proteggere lo spazio Schengen dalle minacce esterne; nonché, in tale contesto, a contribuire attivamente, sostenendo le specificità nazionali e apportando possibili soluzioni alle criticità emerse nell’esperienza maturata dalle forze di polizia italiane;
- ad adoperarsi perché la Commissione europea, il Consiglio Ue e l’Alto rappresentante si impegnino a scongiurare il rischio della sospensione generalizzata del Trattato di Schengen sulla libera circolazione delle persone o di una sua limitazione ad un numero ridotto di Stati, prospettive che comprometterebbero in maniera irreversibile il futuro stesso dell’Unione europea;
- a sostenere il piano d’azione dell’Unione europea contro il traffico e l’uso illecito di armi da fuoco ed esplosivi, così da rafforzare la prevenzione degli attentati terroristici;
- a facilitare l’approvazione in tempi rapidi della proposta di direttiva sulla lotta contro il terrorismo, che modifica la decisione quadro del Consiglio 2002/475/GAI, al fine di fornire una risposta adeguata e incisiva all’evoluzione della minaccia terroristica;
- a favorire un migliore coordinamento a livello europeo nella lotta al terrorismo, in particolare promuovendo una più stretta cooperazione e comunicazione tra i servizi di intelligence nazionali, nonché l’inclusione degli atti terroristici tra i reati di competenza della procura europea;
- a sostenere il progetto legislativo concernente l’istituzione di una procura europea per giungere ad una sua rapida approvazione;
- a potenziare a livello europeo le attività di ricerca e sviluppo nel settore della cyber-sicurezza, con particolare riferimento alle tecnologie di informazione e comunicazione, agli standard di sicurezza e ai regimi di certificazione, favorendo ogni iniziativa volta a sostenerne il finanziamento attraverso le risorse dell’Unione;

con riferimento alla politica estera (PESC) e di difesa (PSDC) e al commercio internazionale:
- ad adoperarsi, nelle competenti sedi, affinché, nella nuova strategia globale in materia di politica estera e di sicurezza, che verrà elaborata dall’Alto rappresentante, attesa per il prossimo giugno, sia dato rilevo centrale all’assetto geopolitico dell’area mediterranea, caratterizzata da forte instabilità e fonte di gravi minacce per la sicurezza dell’Unione;
- analogamente, ad adoperarsi perché, in occasione della revisione della sua politica di vicinato, l’Unione europea operi un deciso spostamento del suo asse prioritario di attenzione verso l’area del Mediterraneo, in termini di cooperazione sia politica che economica, proponendo anche strumenti come un Erasmus del Mediterraneo e una Banca per il Mediterraneo;
- con particolare riferimento alla stabilizzazione della Libia, a garantire un ruolo primario all’Unione europea nell’ambito delle iniziative che verranno assunte, in particolare per il sostegno alla ricostruzione delle istituzioni militari e civili e del tessuto sociale e politico del Paese; - ad assicurare, nel rispetto del diritto internazionale, la tempestiva attivazione delle ulteriori fasi operative della missione EUNAVFOR MED - Operazione SOPHIA;
- a mantenere e, se del caso, rafforzare il presidio nei Balcani occidentali, in particolare in Kosovo e Bosnia, in relazione alla recrudescenza delle tensioni interetniche e al diffondersi di fenomeni di radicalizzazione islamica, nonché con riferimento all’aggravarsi della crisi migratoria, rivedendo all’occorrenza i compiti delle missioni dell’Unione europea attive nell’area;
- a sviluppare la Politica di sicurezza e di difesa comune, proseguendo nel cammino, indicato dal Trattato di Lisbona, di raccordo con la NATO, in particolare con le seguenti azioni: - sostenere l’elaborazione e l’attuazione del futuro piano d’azione europeo proposto dalla Commissione nel suo programma di lavoro; - rafforzare le missioni militari e civili PSDC, concentrandole geograficamente nelle aree di maggiore interesse strategico per la sicurezza dell’Unione e, ove occorra, aumentando la consistenza del personale impiegato, perseguendo, nei casi in cui sullo stesso territorio insistano missioni a guida NATO o di altre organizzazioni internazionali, l’obiettivo della complementarietà, evitando sovrapposizioni di competenze; - rivedere il finanziamento delle missioni PSDC nella direzione di una maggiore semplificazione, con particolare riferimento al meccanismo ATHENA, nell’intento, anche a Trattati invariati, di aumentare la parte di costi a carico del bilancio dell’Unione, così da garantire maggiore perequazione tra i contributi dei singoli Stati membri;
- a favorire, attraverso l’Agenzia europea per la difesa (EDA), la progressiva uniformità degli equipaggiamenti, nonché l’approvvigionamento in comune, intensificando il processo di specializzazione delle industrie nazionali, pur salvaguardandone le specificità e il patrimonio di conoscenze;
- ad usufruire di provvedimenti come quello di cui alla decisione del Consiglio (PSDC) 2015/1835 del 12 ottobre 2015, che garantisce la possibilità di un’esenzione IVA (ancorché non automatica) per i progetti e i programmi promossi dall’Agenzia europea per la difesa;
- a sostenere pienamente l’iniziativa guidata dalla Commissione europea (che vede coinvolta anche l’Agenzia europea per la difesa), volta al finanziamento di progetti per la ricerca orientata alla PSDC, nell’ottica di favorire l’inserimento di fondi esclusivamente dedicati alla ricerca per la Difesa nel prossimo Quadro finanziario pluriennale, e di incoraggiare la redazione di un Libro bianco della Difesa europea che definisca una strategia di lungo termine in materia;
- ad esaminare la possibilità di instaurare, insieme ad altri Stati membri dell’Unione, una cooperazione strutturata permanente, con particolare riferimento alla costituzione di EU-Battlegroup, nei termini previsti dal Trattato di Lisbona, affidando, in tal modo, all’Italia il ruolo di principale e attivo promotore di una concreta ed effettiva difesa comune europea;
- a valutare con estrema attenzione e prudenza l’eventuale scelta di concedere alla Cina lo status di economia di mercato, ai sensi del Protocollo del 2001 sull’adesione della Cina al WTO. Essa determinerebbe l’abbassamento delle difese commerciali europee nei confronti delle merci cinesi. Al riguardo, si invita le Istituzioni europee e il Governo ad effettuare una rigorosa valutazione di impatto, articolata per settore merceologico, che dia la stima dei potenziali effetti positivi o negativi di tale eventuale concessione. Recenti studi, infatti, formulano un giudizio fortemente critico verso la concessione dello status di economia di mercato alla Cina, potendo essa comportare la perdita di 1,7-3,5 milioni di posti di lavoro in cinque anni, con la Germania e l’Italia tra gli Stati membri più colpiti (cfr. Robert Scott, Economic Policy Institute). Solo all’esito positivo di tale valutazione di impatto, si potrà, se del caso, adottare una decisione positiva, in ogni caso obbligatoriamente accompagnata dal mantenimento della possibilità di adottare misure di difesa commerciale nei settori sensibili, per un congruo periodo transitorio, per contrastare sovvenzioni statali illegali o tariffe di dumping;
- ad adoperarsi perché nei contenuti dell’Accordo UE-USA sul Partenariato trans-atlantico per il commercio e gli investimenti (TTIP), attualmente in fase di negoziazione, siano pienamente rispettati i principi e valori sanciti dalla Costituzione nazionale e dalla Carta dei diritti fondamentali dell’UE, e in particolare che siano garantiti i diritti fondamentali dei lavoratori, gli elevati livelli di salute e sicurezza nel lavoro, condizioni di equità e reciprocità in relazione al costo e allo sfruttamento del lavoro, ai regimi fiscali, ai regimi di sostegno alle imprese, alle condizioni di giustizia civile, alla tutela di marchi e brevetti, alla lotta alla contraffazione, alle norme di tutela ambientale e di responsabilità sociale delle imprese;
- a adoperarsi, nelle sedi competenti, affinché i negoziati su accordi con Paesi terzi prevedano la protezione rafforzata ed il riconoscimento delle indicazioni geografiche riconosciute dall’Unione europea, basandosi e integrando l’Accordo TRIPs (aspetti commerciali connessi ai diritti di proprietà intellettuale) e affrontando, inoltre, il rapporto con eventuali precedenti utilizzazioni dei denominazioni sul mercato del Paese terzo, al fine di risolvere in modo soddisfacente i conflitti esistenti per tutte le indicazioni geografiche che subiscono gli effetti negativi nei Paesi terzi;
- tenere nella dovuta considerazione gli effetti negativi delle disposizioni ISDS (regolanti le dispute fra investitore straniero e Stato) presenti, nel capitolo investimenti degli Accordi di libero scambio dell’Unione europea con Paesi terzi (Canada, Singapore, Vietnam, USA) al fine di preservare il diritto ad adottare norme giuridiche da parte degli Stati, i diritti di terzi acquisiti come nel caso di quelli appartenenti alla proprietà intellettuale (fra cui le indicazioni geografiche) in linea con la risoluzione adottata dal Parlamento europeo il giorno 8 luglio 2015;
- ad adottare opportune iniziative che assicurino da parte dei Paesi di vicinato, che condividono bacini marini con Paesi membri, e soprattutto dei Paesi di più recente adesione quali la Croazia, il rispetto della normativa in materia di Politica Comune della Pesca e in particolare quella relativa alla sospensione delle attività di pesca ai fini del ripopolamento degli stock ittici.

La Commissione, infine, dando seguito al mandato della LII COSAC di Roma, che aveva chiesto ai parlamenti nazionali dell’Unione di individuare, all’interno del Programma di lavoro annuale della Commissione europea le proposte sulle quali concentrare maggiormente l’attenzione, richiama le seguenti proposte per l’anno 2016.

Per quanto riguarda le nuove iniziative di cui all’Allegato I:
- Agenda per le nuove competenze per l’Europa (iniziativa n. 1);
- Pacchetto sull’economia circolare (iniziativa n. 3);
- Revisione del quadro finanziario pluriennale (QFP) 2014-2020 (iniziativa n. 4);
- Attuazione della strategia per il mercato unico digitale (iniziativa n. 6);
- Pacchetto sull’Unione dell’energia (iniziativa n. 7);
- Pacchetto sulla mobilità dei lavoratori (iniziativa n. 8);
- Follow-up della strategia sul mercato unico (iniziativa n. 9);
- Sistema europeo di garanzia dei depositi bancari/Completamento dell’Unione bancaria (iniziativa n. 15);
- Follow-up della strategia su commercio e investimenti (iniziativa n. 16);
- Attuazione dell’agenda europea sulla sicurezza (iniziativa n. 17);
- Migliore gestione della migrazione (iniziativa n. 18);
- Pacchetto sulla gestione delle frontiere (iniziativa n. 19);
- Proposta di accordo interistituzionale su un registro obbligatorio per la trasparenza (iniziativa n. 23).

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