Riflettere sul futuro dell'Europa

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Intervento all'incontro "Riflettere sul futuro dell'Europa" organizzato dal Consiglio Regionale della Lombardia con il Parlamento Europeo (video).

Il Consiglio Regionale della Lombardia ha mostrato sempre grande attenzione e sensibilità ai temi dell’Europa.
Università, scuole e organizzazioni giovanili che sono intervenute nella discussione hanno offerto un quadro importante.
Nel corso della mattina abbiamo affrontato le questioni relative alla Brexit, le possibili conseguenze, l’oggetto della trattiva che è in corso.
In merito a questo però, vorrei sottolineare che dobbiamo ragionare sul perché c’è stata la Brexit: quali sono le ragioni sociali che hanno portato alla Brexit?
Non è, infatti, sufficiente dire che il Regno Unito nei prossimi anni subirà delle conseguenze pesanti dal punto di vista economico in seguito alla scelta di uscire dell’Europa per evitare che ci siano altre rotture nell’UE. Dobbiamo, invece, fare i conti con le ragioni di fondo della Brexit e queste stanno in una rottura del rapporto di fiducia tra i cittadini, le istituzioni europee e l’Unione stessa.
Questo rapporto è in crisi da tempo.
L’Europa nella sua fase iniziale di costruzione è stata vissuta per una gran parte dei cittadini come una straordinaria opportunità ed è stata davvero una straordinaria opportunità.
Le giovani generazioni vivono come normali cose che si sono costruite nel tempo (la libera circolazione, l’Erasmus…).
Oggi, però, di fronte alla crisi e all’incertezza del futuro, l’Europa è stata vissuta e presentata come un vincolo. Si è discusso dei vincoli di bilancio, il controllo sulla spesa pubblica, le norme che impongono agli Stati di sistemare in tempi certi i conti e questo si è tradotto nell’avere meno risorse da investire e interventi pesanti per riequilibrare il sistema previdenziale.
L’Europa, dunque, è stata vissuta dai cittadini esclusivamente come una costrizione.
Oggi, quindi, il punto è capire come si ricostruisce un’Europa che deve essere vissuta come fonte di opportunità.
L’Europa non la ricostruiremo con i sofismi. Abbiamo, infatti, bisogno di costruire un’Europa politica perché l’Europa economica e finanziaria oggi hanno creato un distacco. Proseguendo in questa direzione, l’Europa si indebolirà ulteriormente.
Di fronte alla crisi, alle difficoltà dell’oggi e di fronte ai grandi problemi che l’Europa mostra di non saper affrontare in maniera unitaria, si sono create delle situazioni per cui ha prevalso la risposta antistorica e sbagliata del tornare indietro, rinchiudendosi nei vecchi confini nazionali e nel protezionismo che è il contrario di ciò che occorrerebbe fare.
Se non si rilancia l’Europa, il rischio è questo.
Sono molti i grandi temi su cui l’Europa può fare bene la propria parte.
La sicurezza è uno di questi. Oggi c’è una grande domanda di sicurezza di fronte agli attacchi terroristici e l’Europa deve saper dimostrare di poter affrontare questo problema in maniera coesa. Lo sforzo che si sta facendo per costruire una difesa europea è sicuramente un segnale importante in questo senso.
Un altro segnale importante è rimettere mano al Trattato di Dublino perché implica l’affermare che tutti si devono occupare dell’immigrazione, in quanto non può essere un problema che viene delegato soltanto ai Paesi di confine o di approdo dei migranti.
Un altro grande tema riguarda la possibilità di costruire davvero un ragionamento unitario sulla fiscalità ma, soprattutto, dobbiamo occuparci di Europa sociale in maniera un po’ diversa da come è stato fatto fino ad ora se si vuole ricostruire una credibilità.
La questione dei diritti dei lavoratori, ad esempio, è un tema di cui l’Europa deve tornare ad occuparsi.
L’Europa, infatti, non può soltanto affermare che il sistema previdenziale italiano deve stare in equilibrio ma deve anche sostenere che i salari in Italia e negli altri Paesi abbiamo lo stesso livello.
Non ci può essere una competizione tra Paesi europei sui diritti del lavoro o sul costo dei salari.
Infine, un aspetto importante riguarda l’assetto istituzionale dell’Unione Europea.
Costruire un’Europa politica vuol dire costruire un meccanismo diverso da quello attuale rispetto alla rappresentanza. Oggi ci sono tre organismi: Parlamento Europeo (eletto dai cittadini), Commissione Europea e Consiglio Europeo (formato dai Governi dei singoli Stati) e chi decide realmente è sempre il Consiglio mentre dobbiamo spostare sul Parlamento Europeo il potere decisionale perché è lì che i cittadini hanno scelto i propri rappresentanti attraverso il voto.
Probabilmente anche il Presidente della Commissione Europea sarebbe bene che venisse eletto dai cittadini per dare un vero peso politico all’Europa.
L’Europa deve diventare, quindi, un luogo in cui un vero organismo democratico decida per tutti sulle grandi questioni e agli Stati nazionali siano riservate alcune competenze.

Video dell'intervento»





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