Relatore dello Sviluppo del settore industriale della difesa

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Relatore ed estensore delle Osservazioni per la 14° Commissione (Politiche dell'Unione Europea) sull’Atto comunitario sottoposto a parere sussidiarietà (Protocollo n. 2 del Trattato di Lisbona) n. COM (2017) 294 definitivo. (Sviluppo del settore industriale della difesa) - Proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce il programma europeo di sviluppo del settore industriale della difesa, volto a sostenere la competitività e la capacità di innovazione dell'industria europea della difesa.


L’atto prevede l’istituzione di un "Programma europeo di sviluppo del settore industriale della difesa" per il periodo 2019-2020, volto a rafforzare la competitività e l’innovazione del settore della difesa nell’Unione, compresa la ciberdifesa, soprattutto promuovendo un migliore sfruttamento dei risultati della ricerca, facilitando la successiva fase dello sviluppo e quindi della produzione, nonché stimolando la collaborazione tra le imprese di Stati membri diversi, per assicurare che la base industriale e tecnologica della difesa europea sia in grado di soddisfare pienamente le esigenze attuali e future dell’Europa in materia di sicurezza per i cittadini europei.
La proposta di osservazioni è favorevole con rilievi.
La base giuridica è correttamente individuata nell’articolo 173 del TFUE, che al paragrafo 3 prevede la procedura legislativa ordinaria per adottare misure specifiche, destinate a sostenere le azioni svolte negli Stati membri, al fine di assicurare le condizioni necessarie alla competitività dell’industria dell’Unione. Si apprezza, al riguardo, la scelta di perseguire la difesa comune non limitandosi ai soli strumenti - meno penetranti e di natura non legislativa - offerti dalle norme dei Trattati destinate specificamente alla difesa.
Il principio di sussidiarietà è rispettato, in quanto l’obiettivo di favorire un migliore sfruttamento dei risultati della ricerca, dell’innovazione e dello sviluppo tecnologico nel settore della difesa, rafforzando la cooperazione tra imprese stabilite in diversi Stati membri, non può essere conseguito in modo efficace dagli Stati membri singolarmente.
Il settore europeo della difesa soffre, infatti, da lungo tempo di bassi livelli di investimento, con conseguenti carenze generali, tecnologie obsolete e assenza di nuovi programmi, ed è caratterizzato da scarsa integrazione tra i diversi Paesi, con persistenti duplicazioni. Tali condizioni evidenziano chiaramente la necessità di azioni coordinate, in cui la cooperazione transfrontaliera può contribuire a sfruttare maggiormente gli effetti di scala riducendo le duplicazioni e consentendo lo sviluppo dei prodotti e delle tecnologie necessari.
Il principio di proporzionalità è rispettato, in quanto la proposta si limita a disporre le misure necessarie ad ottenere il predetto scopo. In particolare, l’azione proposta è volta ad incentivare l’ambito con il più deciso impatto sulla competitività del settore, ovvero la fase di sviluppo, che risulta essere quella con i maggiori costi e rischi nell’ambito dei progetti di innovazione tecnologica. L’intervento dell’Unione si limita, pertanto, a facilitare la realizzazione della fase più impegnativa di alcune azioni, senza pregiudicare in alcun modo il sostegno delle azioni intraprese a livello nazionale. Infine, il sostegno finanziario si limita alle sole le azioni riguardanti imprese stabilite in almeno due Stati membri diversi.
Al riguardo, tuttavia, l’esclusione delle imprese non europee ai sensi dell’articolo 7 della proposta, rischia di escludere anche le società che hanno un azionariato diffuso e che sono effettivamente controllate da soggetti europei anche con quote inferiori al 50 per cento e sembra penalizzante anche per le società transnazionali che hanno sviluppato processi di concentrazione e integrazione industriali e hanno importanti attività localizzate, per esempio, nel Regno Unito.
Inoltre, il criterio di aggiudicazione di cui all’articolo 10, lettera e), che richiede ai beneficiari di dimostrare che gli Stati membri si sono impegnati a produrre e acquistare congiuntamente il prodotto o tecnologia, appare eccessivamente restrittivo e rischia di danneggiare i progetti più innovativi che possono richiedere più tempo per essere accettati e i progetti realizzati in quegli Stati membri che possono avere iniziali difficoltà ad impegnarsi finanziariamente per l’acquisto. Ritiene opportuno, al riguardo, prevedere una clausola di salvaguardia che subordini l’effettivo acquisto ad una valutazione finale sulla corrispondenza del prodotto alle rispettive esigenze.
Rimane il favore per la proposta, in quanto è opportuno e strategico dare seguito alla linea politica per la costituzione di un’effettiva Difesa comune dell’Unione europea, come prefigurato dalla Strategia globale per la politica estera e di sicurezza, del 28 giugno 2016, e dal connesso Piano d’azione, promuovendo la cooperazione strutturata permanente tra gli Stati membri impegnati in un’integrazione più stretta in tale ambito, sia in funzione della necessità di raggiungere una effettiva capacità autonoma di sicurezza e difesa europea, sia in quanto ciò rappresenta una visibile e significativa risposta per un rilancio del progetto politico di integrazione europea.
Le osservazioni sono infine state approvate.

Osservazioni approvate dalla Commissione sull'Atto Comunitario N. COM (2017) 294 definitivo sottoposto al Parere Motivato sulla Sussidiarietà

La Commissione, esaminato l’atto in titolo,

considerato che la proposta prevede l’istituzione di un "Programma europeo di sviluppo del settore industriale della difesa" per il periodo 2019-2020, volto a rafforzare la competitività e l’innovazione del settore della difesa nell’Unione, compresa la ciberdifesa, soprattutto promuovendo un migliore sfruttamento dei risultati della ricerca, facilitando la successiva fase dello sviluppo e quindi della produzione, nonché stimolando la collaborazione tra le imprese di Stati membri diversi, per assicurare che la base industriale e tecnologica della difesa europea sia in grado di soddisfare pienamente le esigenze attuali e future dell’Europa in materia di sicurezza per i cittadini europei;

considerato che l’istituzione del predetto Programma si inserisce nel quadro del Piano di azione europeo in materia di difesa, adottato il 30 novembre 2016, che stabilisce misure volte a conseguire una maggiore cooperazione europea in materia di difesa e a sostenere la competitività dell’industria europea della difesa. In base a tale piano è stato istituito il Fondo europeo per la difesa, costituito da due sezioni distinte e complementari, la sezione "ricerca" e la sezione "capacità", che coprono l’intero ciclo di sviluppo industriale della difesa, dalla ricerca all’immissione dei prodotti sul mercato. In tale contesto, il Programma previsto dalla proposta in titolo sarà complementare rispetto alla sezione ricerca, con l’obiettivo di colmare il divario tra la ricerca da un lato e lo sviluppo dall’altro, un passaggio critico dove molti progetti tradizionalmente si arrestano;

considerato, in particolare, che:

- il Programma prevede di intervenire attraverso l’assistenza finanziaria, nella forma di sovvenzioni, strumenti finanziari o appalti pubblici;

- l’azione è diretta a sostenere la progettazione, la definizione di specifiche tecniche comuni, la creazione di prototipi, il collaudo, la qualificazione e la certificazione dei prodotti, dei componenti materiali o immateriali e delle tecnologie della difesa;

- l’assistenza può essere fornita anche per studi, valutazioni di fattibilità e altre attività di sostegno riguardanti sia nuovi prodotti e tecnologie che la modernizzazione di prodotti e tecnologie esistenti;

- l’azione finanziabile deve essere intrapresa da almeno 3 imprese cooperanti tra loro e stabilite in almeno 2 Stati membri. Inoltre, le imprese devono essere stabilite nell’Unione ed essere di proprietà, almeno per il 50 per cento, degli Stati membri o di cittadini europei. Anche gli strumenti e risorse utilizzate devono essere situate nel territorio dell’Unione durante la durata dell’azione;

- il tasso di finanziamento proposto è limitato al 20 per cento del costo totale dell’azione per quanto riguarda la realizzazione di prototipi, che costituisce la parte più onerosa nella fase di sviluppo, mentre in tutti gli altri casi l’assistenza può coprire fino al 100 per cento dell’azione. Inoltre, i beneficiari che sviluppano un’azione nel contesto della cooperazione strutturata permanente, sono ammissibili a un finanziamento aumentato del 10 per cento;

- il bilancio proposto per il Programma ammonta a 500 milioni di euro per il biennio 2019-2020, che saranno coperti mediante una corrispondente riduzione delle dotazioni del Meccanismo per collegare l’Europa (145 milioni), dei programmi di navigazione satellitare Egnos e Galileo (135 milioni), nonché del programma Copernicus sull’osservazione satellitare (15 milioni), del progetto Iter per lo sviluppo dell’energia da fusione nucleare (80 milioni) e del margine del bilancio UE non assegnato (125 milioni);

valutata la relazione del Governo, elaborata ai sensi dell’articolo 6, commi 4 e 5, della legge n. 234 del 2012,

formula per quanto di competenza osservazioni favorevoli, con i seguenti rilievi:

la base giuridica è correttamente individuata nell’articolo 173 del TFUE, che al paragrafo 3 prevede la procedura legislativa ordinaria per adottare misure specifiche, destinate a sostenere le azioni svolte negli Stati membri, al fine di assicurare le condizioni necessarie alla competitività dell’industria dell’Unione. Si apprezza, al riguardo, la scelta di perseguire la difesa comune non limitandosi ai soli strumenti - meno penetranti e di natura non legislativa - offerti dalle norme dei Trattati destinate specificamente alla difesa;

il principio di sussidiarietà è rispettato in quanto l’obiettivo di favorire un migliore sfruttamento dei risultati della ricerca, dell’innovazione e dello sviluppo tecnologico nel settore della difesa, rafforzando la cooperazione tra imprese stabilite in diversi Stati membri, non può essere conseguito in modo efficace dagli Stati membri singolarmente.

Il settore europeo della difesa soffre, infatti, da lungo tempo di bassi livelli di investimento, con conseguenti carenze generali, tecnologie obsolete e assenza di nuovi programmi, ed è caratterizzato da scarsa integrazione tra i diversi Paesi, con persistenti duplicazioni. Tali condizioni evidenziano chiaramente la necessità di azioni coordinate, in cui la cooperazione transfrontaliera può contribuire a sfruttare maggiormente gli effetti di scala riducendo le duplicazioni e consentendo lo sviluppo dei prodotti e delle tecnologie necessari;

il principio di proporzionalità è rispettato in quanto la proposta si limita a disporre le misure necessarie ad ottenere il predetto scopo. In particolare, l’azione proposta è volta ad incentivare l’ambito con il più deciso impatto sulla competitività del settore, ovvero la fase di sviluppo, che risulta essere quella con i maggiori costi e rischi nell’ambito dei progetti di innovazione tecnologica. L’intervento dell’Unione si limita, pertanto, a facilitare la realizzazione della fase più impegnativa di alcune azioni, senza pregiudicare in alcun modo il sostegno delle azioni intraprese a livello nazionale. Infine, il sostegno finanziario si limita alle sole le azioni riguardanti imprese stabilite in almeno due Stati membri diversi.

Al riguardo si rileva, tuttavia, che l’esclusione delle imprese non europee ai sensi dell’articolo 7 della proposta, rischia di escludere anche le società che hanno un azionariato diffuso e che sono effettivamente controllate da soggetti europei anche con quote inferiori al 50 per cento e sembra penalizzante anche per le società transnazionali che hanno sviluppato processi di concentrazione e integrazione industriali e hanno importanti attività localizzate, per esempio, nel Regno Unito.

Inoltre, il criterio di aggiudicazione di cui all’articolo 10, lettera e), che richiede ai beneficiari di dimostrare che gli Stati membri si sono impegnati a produrre e acquistare congiuntamente il prodotto o tecnologia, appare eccessivamente restrittivo e rischia di danneggiare i progetti più innovativi che possono richiedere più tempo per essere accettati e i progetti realizzati in quegli Stati membri che possono avere iniziali difficoltà ad impegnarsi finanziariamente per l’acquisto. Si ritiene opportuno, al riguardo, prevedere una clausola di salvaguardia che subordini l’effettivo acquisto ad una valutazione finale sulla corrispondenza del prodotto alle rispettive esigenze.

Si esprime, infine, favore per la proposta, ritenendo opportuno e strategico dare seguito alla linea politica per la costituzione di un’effettiva Difesa comune dell’Unione europea, come prefigurato dalla Strategia globale per la politica estera e di sicurezza, del 28 giugno 2016, e dal connesso Piano d’azione, promuovendo la cooperazione strutturata permanente tra gli Stati membri impegnati in un’integrazione più stretta in tale ambito, sia in funzione della necessità di raggiungere una effettiva capacità autonoma di sicurezza e difesa europea, sia in quanto ciò rappresenta una visibile e significativa risposta per un rilancio del progetto politico di integrazione europea.

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