Relatore in Commissione del Testo unico sui servizi pubblici locali di interesse economico generale

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Relatore in 14° Commissione (Politiche dell’Unione Europea) dell'Atto del Governo: n. 308 (Testo unico sui servizi pubblici locali di interesse economico generale - file PDF) e estensore del Parere alle Commissioni 1ª Commissione.

Lo schema di decreto legislativo reca disposizioni sui servizi pubblici locali di interesse economico generale, in attuazione della delega conferita al Governo dal combinato disposto degli articoli 16 e 19 della legge 7 agosto 2015, n. 124. L’obiettivo dello schema di decreto legislativo è quello di dettare una disciplina generale organica del settore dei servizi pubblici locali, attraverso un riordino dell’attuale quadro normativo che è il risultato di una serie di interventi disorganici che hanno oscillato tra la promozione delle forme pubbliche di gestione e gli incentivi più o meno marcati all’affidamento a terzi mediante gara.
Le criticità da superare con l'atto in esame sono quelle relative: a) alla non adeguata qualità del servizio reso in rapporto alle risorse pubbliche investite; b) alla presenza di ostacoli alla concorrenza; c) all’assenza di adeguati strumenti di regolazione; d) ad un tessuto normativo non sufficiente e disorganico; e) alla mancanza di congrui strumenti di tutela a favore degli utenti.
Lo schema si compone di 38 articoli, suddivisi in 7 Titoli.
Il Titolo I (articoli da 1 a 4) definisce, innanzitutto, l'oggetto del testo unico, il quale si qualifica come disciplina generale in materia di servizi pubblici locali di interesse economico generale. L'ambito di applicazione del testo unico è esteso a tutti i servizi pubblici locali di interesse economico generale.
Ai servizi disciplinati da normative di settore il testo unico si applica nei seguenti limiti: 1) per i servizi idrico integrato, di gestione integrata dei rifiuti, di trasporto pubblico locale e per il servizio farmaceutico, le normative di settore continuano a trovare applicazione, fatta eccezione per le disposizioni relative alle modalità di affidamento, nonché per le disposizioni modificative ed espressamente abrogative contenute nel testo unico, cui anche i richiamati settori sono tenuti a conformarsi; 2) per i servizi di distribuzione di gas naturale e di energia elettrica continuano ad applicarsi le disposizioni di settore anche in materia di affidamento. Il Titolo I reca, infine, le finalità e i principi generali della materia, orientati, da una parte, alla affermazione della centralità del cittadino, dall'altra, alla promozione della concorrenza.
Il Titolo II (articoli da 5 a 8) reca disposizioni in materia di assunzione e gestione dei servizi di interesse economico generale.
Il Titolo III (articoli da 9 a 11) reca la disciplina delle reti, degli impianti e delle altre dotazioni patrimoniali essenziali strumentali all'erogazione del servizio.
Il Titolo IV (articoli da 12 a 20) si suddivide in tre Capi, recanti disposizioni, rispettivamente, in materia di: organizzazione dei servizi; competenze delle Autorità indipendenti; distinzione tra funzioni di regolazione e funzioni di gestione.
Il Titolo V (articoli da 21 a 32) reca disposizioni a garanzia della trasparenza e a tutela dei consumatori.
Il Titolo VI (articoli 33 e 34) reca disposizioni in materia di incentivi e premialità.
Il Titolo VII (articoli da 35 a 38) reca disposizioni transitorie e finali.

Lo schema si inquadra in un contesto europeo che attribuisce un ruolo significativo ai servizi economici di interesse generale.
Vengono in rilievo: l'articolo 14 del TFUE, il quale dispone che, fatti salvi l'articolo 4 del trattato sull'Unione europea e gli articoli 93, 106 e 107 del presente trattato, in considerazione dell'importanza dei servizi di interesse economico generale nell'ambito dei valori comuni dell'Unione, nonché del loro ruolo nella promozione della coesione sociale e territoriale, l'Unione e gli Stati membri, secondo le rispettive competenze e nell'ambito del campo di applicazione dei trattati, provvedono affinché tali servizi funzionino in base a principi e condizioni, in particolare economiche e finanziarie, che consentano loro di assolvere i propri compiti; l'articolo 106, paragrafo 2, del TFUE, il quale dispone che le imprese incaricate della gestione di servizi di interesse economico generale o aventi carattere di monopolio fiscale sono sottoposte alle norme dei trattati, e in particolare alle regole di concorrenza, nei limiti in cui l'applicazione di tali norme non osti all'adempimento, in linea di diritto e di fatto, della specifica missione loro affidata; il protocollo (n. 26) sui servizi di interesse generale, il quale contiene disposizioni interpretative dei trattati che riguardano i valori comuni dell'Unione con riguardo al settore, ai sensi dell'articolo 14 del TFUE.

Tali valori comuni comprendono in particolare:
— il ruolo essenziale e l'ampio potere discrezionale delle autorità nazionali, regionali e locali di fornire, commissionare e organizzare servizi di interesse economico generale il più vicini possibile alle esigenze degli utenti;
— la diversità tra i vari servizi di interesse economico generale e le differenze delle esigenze e preferenze degli utenti che possono discendere da situazioni geografiche, sociali e culturali diverse;
— un alto livello di qualità, sicurezza e accessibilità economica, la parità di trattamento e la promozione dell'accesso universale e dei diritti dell'utente. Lo stesso protocollo afferma inoltre che le disposizioni dei trattati lasciano impregiudicata la competenza degli Stati membri a fornire, a commissionare e ad organizzare servizi di interesse generale non economico; l’articolo 36 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, secondo cui "al fine di promuovere la coesione sociale e territoriale dell’Unione, questa riconosce e rispetta l’accesso ai servizi di interesse economico generale quale previsto dalle legislazioni e prassi nazionali, conformemente al trattato che istituisce la Comunità europea".

La nozione di "servizi pubblici locali di interesse economico generale" risulta dalla combinazione e sintesi della nozione europea di "servizi pubblici di interesse economico generale (SIEG)" con quella in uso nella normativa nazionale di "servizi pubblici locali di rilevanza economica", a ciascuna delle quali è stato dedicato un apposito capitolo. I SIEG sono servizi che si prestano ad essere esercitati in forma imprenditoriale in regimi concorrenziali. Sono, dunque, forniti dal gestore agli utenti dietro corresponsione di un corrispettivo in denaro (e per questo distinti dai servizi non economici di interesse generale-SINEG, i quali sono erogati a titolo gratuito). Le imprese incaricate di svolgerli sono soggette alle disposizioni dei Trattati, in particolare alle regole in materia di concorrenza, nei limiti in cui l'applicazione di tali norme non osti all’adempimento della specifica missione loro affidata (articolo 106 del TFUE).
In particolare, le disposizioni del Trattato rispondono a due esigenze: da una parte, garantire che i SIEG siano effettivamente uno strumento di rafforzamento della coesione sociale; in detta prospettiva, agli Stati membri è consentito provvedere alla compensazione degli oneri sostenuti dalle imprese per effettuare quelle prestazioni che esse sono obbligate ad erogare per adempiere ai loro obblighi di servizio pubblico (criterio della compensazione). Dall'altra, assicurare che il finanziamento statale di servizi d’interesse economico generale non produca effetti distorsivi della concorrenza e degli scambi nel settore della fornitura dei servizi, come accadrebbe qualora la misura di detto finanziamento attribuisse all’impresa un vantaggio economico superiore a quello che sarebbe necessario a remunerare l’impresa per i costi del servizio pubblico (criterio della sovracompensazione o criterio degli aiuti di Stato, di cui all'articolo 107 del TFUE).

Le osservazioni da portare alla 1° Commissione sono favorevoli, con alcuni rilievi. Essi si riferiscono: all’articolo 2, sulle definizioni, al fine di specificare che i servizi pubblici locali di interesse economico generale rientrano nella più ampia accezione europea di servizi di interesse generale; all’articolo 4, comma 6, e all’articolo 7, comma 2, al fine di richiamare gli obblighi di compensazione degli oneri di servizio pubblico, come delineati dalla giurisprudenza della Corte di giustizia, del 24 luglio 2003, C-280/00, Altmark e come successivamente specificati nella Comunicazione della Commissione sull'applicazione delle norme dell'Unione europea in materia di aiuti di Stato alla compensazione concessa per la prestazione di servizi di interesse economico generale (2012/C 8/02); all’articolo 7 dello schema, e al favor mostrato nei confronti dell’affidamento mediante procedura ad evidenza pubblica, essendo richiesto, al fine di permettere l’affidamento in house, un obbligo motivazionale particolarmente rafforzato e la dimostrazione che il ricorso al mercato porti minori vantaggi per gli utenti, per la collettività e per l’impiego delle risorse pubbliche; all'articolo 22, comma 2, al fine di effettuare il rinvio, non ai principi, ma al regolamento (CE) 1370/2007; all’opportunità di tenere conto della "Guida relativa all'applicazione ai servizi di interesse economico generale" (SWD(2013) 53 final/2, del 29 aprile 2013).


OSSERVAZIONI APPROVATE DALLA COMMISSIONE SULL'ATTO DEL GOVERNO N. 308

La 14ª Commissione permanente, esaminato lo schema di decreto legislativo in titolo, considerato che:

- esso reca disposizioni sui servizi pubblici locali di interesse economico generale, in attuazione della delega conferita al Governo dal combinato disposto degli articoli 16 e 19 della legge 7 agosto 2015, n. 124. L’obiettivo dello schema di decreto legislativo è quello di dettare una disciplina generale organica del settore dei servizi pubblici locali, attraverso un riordino dell’attuale quadro normativo che è il risultato di una serie di interventi disorganici che hanno oscillato tra la promozione delle forme pubbliche di gestione e gli incentivi più o meno marcati all’affidamento a terzi mediante gara;

- le criticità da superare con l’atto in esame sono quelle relative: a) alla non adeguata qualità del servizio reso in rapporto alle risorse pubbliche investite; b) alla presenza di ostacoli alla concorrenza; c) all’assenza di adeguati strumenti di regolazione; d) ad un tessuto normativo non sufficiente e disorganico; e) alla mancanza di congrui strumenti di tutela a favore degli utenti; - il provvedimento è ispirato ai principi della chiarezza delle regole, della semplificazione normativa e della tutela e promozione della concorrenza;

- lo schema si compone di 38 articoli, suddivisi in 7 Titoli;

- il Titolo I (articoli da 1 a 4) definisce, innanzitutto, l’oggetto del testo unico, il quale si qualifica come disciplina generale in materia di servizi pubblici locali di interesse economico generale. L’ambito di applicazione del testo unico è esteso a tutti i servizi pubblici locali di interesse economico generale. Ai servizi disciplinati da normative di settore il testo unico si applica nei seguenti limiti: 1) per i servizi idrico integrato, di gestione integrata dei rifiuti, di trasporto pubblico locale e per il servizio farmaceutico, le normative di settore continuano a trovare applicazione, fatta eccezione per le disposizioni relative alle modalità di affidamento, nonché per le disposizioni modificative ed espressamente abrogative contenute nel testo unico, cui anche i richiamati settori sono tenuti a conformarsi; 2) per i servizi di distribuzione di gas naturale e di energia elettrica continuano ad applicarsi le disposizioni di settore anche in materia di affidamento. Il Titolo I reca, infine, le finalità e i principi generali della materia, orientati, da una parte, alla affermazione della centralità del cittadino, dall’altra, alla promozione della concorrenza;

- il Titolo II (articoli da 5 a 8) reca disposizioni in materia di assunzione e gestione dei servizi di interesse economico generale. L’assunzione della titolarità di servizi pubblici locali di interesse economico generale costituisce funzione fondamentale degli enti locali, i quali, nel procedimento di individuazione di detti servizi (ulteriori rispetto a quelli stabiliti a livello legislativo), sono tenuti a verificare preliminarmente l’inidoneità del mercato a fornirli a condizioni compatibili con l’interesse pubblico. Le attività individuate come servizio pubblico possono essere gestite dall’ente locale competente all’organizzazione del servizio in una delle seguenti modalità: affidamento mediante procedura ad evidenza pubblica, anche a società a capitale misto pubblico-privato, ovvero gestione diretta mediante affidamento in house, o - limitatamente ai servizi diversi da quelli di rete - mediante azienda speciale o gestione in economia. L’assunzione della titolarità dell’attività come servizio pubblico e la sua conseguente gestione in una delle predette forme costituisce soltanto una delle modalità di perseguimento dell’interesse pubblico. L’interesse pubblico può anche essere perseguito - ove la legge lo consenta espressamente - mediante l’imposizione di obblighi di servizio a carico di tutte le imprese che operano nel mercato, o, in alternativa, mediante il riconoscimento agli utenti di vantaggi economici e titoli da utilizzare per la fruizione del servizio;

- il Titolo III (articoli da 9 a 11) reca la disciplina delle reti, degli impianti e delle altre dotazioni patrimoniali essenziali strumentali all’erogazione del servizio. Si prevede che i beni strumentali all’erogazione del servizio - indipendentemente dalla titolarità della proprietà - siano vincolati all’uso pubblico e ne sia garantita la disponibilità al fine della gestione del servizio. Gli enti locali, fermo restando quanto stabilito dalle discipline di settore, hanno facoltà di scegliere tra gestione separata ovvero gestione unitaria del servizio e di reti, impianti e altri beni strumentali all’erogazione di esso. La gestione separata, volta a favorire la tutela della concorrenza, deve assicurare comunque l’accesso equo e non discriminatorio alle dotazioni patrimoniali a tutti i soggetti legittimati all’erogazione del servizio; la gestione unitaria deve essere invece motivata da ragioni di efficienza ovvero risultare funzionale al maggior beneficio degli utenti;

- il Titolo IV (articoli da 12 a 20) si suddivide in tre Capi, recanti disposizioni, rispettivamente, in materia di: organizzazione dei servizi; competenze delle Autorità indipendenti; distinzione tra funzioni di regolazione e funzioni di gestione.
Al Capo I, si prevede che - fatte salve le disposizioni che impongono l’obbligo di esercizio associato delle funzioni di organizzazione dei servizi - spetti ai comuni e alle città metropolitane, nell’ambito delle rispettive competenze, l’esercizio delle funzioni di organizzazione dei servizi pubblici locali di interesse economico generale. Per quanto concerne i servizi pubblici locali di interesse economico generale a rete (esclusi i servizi di distribuzione del gas naturale e dell’energia elettrica), le regioni e le province autonome provvedono ad organizzarne la gestione individuando ambiti o bacini territoriali ottimali e omogenei. Per i servizi di trasporto pubblico locale e regionale, le regioni sono tenute a definire i bacini di mobilità nel rispetto di specifiche disposizioni (Capo I).
Alle Autorità di regolazione dei servizi pubblici locali di interesse economico generale, ovvero all’Autorità nazionale anticorruzione (Anac) per i servizi per i quali non opera un’autorità indipendente, viene attribuita la competenza a predisporre gli schemi di bandi di gara e i contratti tipo. All’Autorità per l’energia elettrica, il gas e il sistema idrico (ridenominata Autorità di regolazione per energia, reti e ambiente-ARERA) vengono attribuite le funzioni di regolazione e di controllo dei servizi afferenti al ciclo dei rifiuti, espressamente inclusi tra i servizi a rete. Si interviene, inoltre, sulle competenze dell’Autorità di regolazione dei trasporti in materia di trasporto pubblico locale (Capo II).
Il Capo III del Titolo IV reca disposizioni di principio e misure applicative volte ad assicurare la distinzione tra funzioni di regolazione, di indirizzo e di controllo e funzioni di gestione dei servizi pubblici di interesse economico generale;

- il Titolo V (articoli da 21 a 32) reca disposizioni a garanzia della trasparenza e a tutela dei consumatori. In particolare vengono disciplinati: il contratto di servizio, indicandone alcuni contenuti obbligatori, tra i quali gli obiettivi di sviluppo dei servizi, il programma degli investimenti e il piano economico-finanziario, con obbligo di raggiungimento dell’equilibrio economico-finanziario della gestione; le carte dei servizi; le modalità per la determinazione delle tariffe; un programma di controlli che consentano all’ente affidante di verificare il rispetto del contratto di servizio. Il Titolo V reca, inoltre, misure in materia di trasporto pubblico locale: vengono imposti specifici obblighi contrattuali a carico delle imprese gestrici; sono dettati nuovi criteri per il riparto del Fondo per il concorso finanziario dello Stato al trasporto pubblico locale; sono potenziati gli strumenti di contrasto all’evasione tariffaria; sono introdotte misure di tutela degli utenti, tra cui il rimborso del prezzo del biglietto, in caso di disservizio;

- il Titolo VI (articoli 33 e 34) reca disposizioni in materia di incentivi e premialità;

- il Titolo VII (articoli da 35 a 38) reca disposizioni transitorie e finali;

- rilevato che, come previsto dalla legge delega, sul provvedimento sono stati acquisiti il parere del Consiglio di Stato (espresso il 3 maggio scorso) e quello della Conferenza unificata (espresso il successivo 12 maggio);

valutato che:
- l’articolo 14 del TFUE dispone che, fatti salvi l’articolo 4 del Trattato sull’Unione europea e gli articoli 93, 106 e 107 dello stesso TFUE, in considerazione dell’importanza dei servizi di interesse economico generale nell’ambito dei valori comuni dell’Unione, nonché del loro ruolo nella promozione della coesione sociale e territoriale, l’Unione e gli Stati membri, secondo le rispettive competenze e nell’ambito del campo di applicazione dei Trattati, provvedono affinché tali servizi funzionino in base a principi e condizioni, in particolare economiche e finanziarie, che consentano loro di assolvere i propri compiti. Il Parlamento europeo e il Consiglio, deliberando mediante regolamenti secondo la procedura legislativa ordinaria, stabiliscono tali principi e fissano tali condizioni, fatta salva la competenza degli Stati membri, nel rispetto dei Trattati, di fornire, fare eseguire e finanziare tali servizi;

- l’articolo 106, paragrafo 2, del TFUE dispone che le imprese incaricate della gestione di servizi di interesse economico generale o aventi carattere di monopolio fiscale sono sottoposte alle norme dei Trattati, e in particolare alle regole di concorrenza, nei limiti in cui l’applicazione di tali norme non osti all’adempimento, in linea di diritto e di fatto, della specifica missione loro affidata. Lo sviluppo degli scambi non deve essere compromesso in misura contraria agli interessi dell’Unione;

- il protocollo n. 26 sui servizi di interesse generale contiene disposizioni interpretative dei Trattati che riguardano i valori comuni dell’Unione con riguardo al settore, ai sensi dell’articolo 14 del TFUE. Tali valori comuni comprendono in particolare: - il ruolo essenziale e l’ampio potere discrezionale delle autorità nazionali, regionali e locali di fornire, commissionare e organizzare servizi di interesse economico generale il più vicini possibile alle esigenze degli utenti;

- la diversità tra i vari servizi di interesse economico generale e le differenze delle esigenze e preferenze degli utenti che possono discendere da situazioni geografiche, sociali e culturali diverse;

- un alto livello di qualità, sicurezza e accessibilità economica, la parità di trattamento e la promozione dell’accesso universale e dei diritti dell’utente. Lo stesso protocollo afferma inoltre che le disposizioni dei Trattati lasciano impregiudicata la competenza degli Stati membri a fornire, a commissionare e ad organizzare servizi di interesse generale non economico;

- l’articolo 36 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, afferma che "al fine di promuovere la coesione sociale e territoriale dell’Unione, questa riconosce e rispetta l’accesso ai servizi di interesse economico generale quale previsto dalle legislazioni e prassi nazionali, conformemente al trattato che istituisce la Comunità europea";

valutato altresì che:
- la nozione di "servizi pubblici locali di interesse economico generale" risulta dalla combinazione e sintesi della nozione europea di "servizi pubblici di interesse economico generale (SIEG)" con quella in uso nella normativa nazionale di "servizi pubblici locali di rilevanza economica", a ciascuna delle quali è stato dedicato un apposito capitolo. Si rammenta che la Corte costituzionale, con sentenza n. 325/2010, ha asserito che "la nozione comunitaria di servizi pubblici di interesse economico generale (SIEG), ove limitata all’ambito locale, e quella interna di servizio pubblico locale di rilevanza economica hanno contenuto omologo";

- I SIEG sono servizi che si prestano ad essere esercitati in forma imprenditoriale in regimi concorrenziali. Sono, dunque, forniti dal gestore agli utenti dietro corresponsione di un corrispettivo in denaro (e per questo distinti dai servizi non economici di interesse generale, SINEG, i quali sono erogati a titolo gratuito). Le imprese incaricate di svolgerli sono soggette alle disposizioni dei Trattati, in particolare alle regole in materia di concorrenza, nei limiti in cui l’applicazione di tali norme non osti all’adempimento della specifica missione loro affidata (articolo 106 del TFUE);

- in particolare, le disposizioni del Trattato rispondono a due esigenze. Da una parte, garantire che i SIEG siano effettivamente uno strumento di rafforzamento della coesione sociale. In detta prospettiva, agli Stati membri è consentito provvedere alla compensazione degli oneri sostenuti dalle imprese per effettuare quelle prestazioni che esse sono obbligate ad erogare per adempiere ai loro obblighi di servizio pubblico (criterio della compensazione). Dall’altra, assicurare che il finanziamento statale di servizi d’interesse economico generale non produca effetti distorsivi della concorrenza e degli scambi nel settore della fornitura dei servizi, come accadrebbe qualora la misura di detto finanziamento attribuisse all’impresa un vantaggio economico superiore a quello che sarebbe necessario a remunerare l’impresa per i costi del servizio pubblico (criterio della sovracompensazione o criterio degli aiuti di Stato, di cui all’articolo 107 del TFUE),

formula, per quanto di competenza, osservazioni favorevoli, con i seguenti rilievi:
- in riferimento all’articolo 2, sulle definizioni, per esigenze di chiarezza e di raccordo tra la normativa interna e la terminologia d’uso corrente in ambito europeo, valutino le Commissioni di merito l’opportunità di specificare che i servizi pubblici locali di interesse economico generale rientrano nella più ampia accezione europea di servizi di interesse generale;

- in riferimento all’articolo 4, comma 6, e all’articolo 7, comma 2, dello schema, valutino le Commissioni di merito l’opportunità di richiamare gli obblighi di compensazione degli oneri di servizio pubblico, come delineati dalla giurisprudenza della Corte di giustizia nella sentenza del 24 luglio 2003 (C-280/00 Altmark) e come successivamente specificati nella Comunicazione della Commissione sull’applicazione delle norme dell’Unione europea in materia di aiuti di Stato alla compensazione concessa per la prestazione di servizi di interesse economico generale (2012/C 8/02).

In base a tale giurisprudenza, le compensazioni degli obblighi di servizio pubblico non costituiscono aiuti di Stato ai sensi dell’articolo 107 del TFUE se sono rispettati quattro specifici e cumulativi criteri: a) l’impresa beneficiaria deve essere effettivamente incaricata dell’adempimento di obblighi di servizio pubblico e detti obblighi devono essere definiti in modo chiaro; b) vi deve essere la previa individuazione dei parametri sulla base dei quali viene calcolata la compensazione in modo obiettivo e trasparente, affinché si eviti che essa possa comportare un vantaggio economico atto a favorire l’impresa beneficiaria rispetto a imprese concorrenti; c) la compensazione non deve eccedere quanto necessario per coprire tutti o parte dei costi originati dall’adempimento degli obblighi di servizio pubblico, tenendo conto degli introiti relativi agli stessi, al netto di un margine di utile ragionevole per l’adempimento di tali obblighi; d) nei casi in cui la scelta dell’impresa chiamata a svolgere obblighi di servizio pubblico non consegua a una procedura di gara che consenta di selezionare il candidato in grado di fornire tali servizi al costo minore per la collettività, occorre che l’ammontare della compensazione sia determinato tenendo conto dei costi che un’impresa media, gestita in modo efficiente e adeguatamente dotata delle risorse per poter soddisfare le esigenze di servizio pubblico richieste, avrebbe sostenuto per adempiere a tali obblighi, al netto degli introiti ad essi attinenti, nonché di un margine di utile ragionevole;

- valutino le Commissioni di merito l’opportunità di richiamare, alla fine dell’articolo 4, comma 6, il disposto di cui all’articolo 45-bis della legge n. 234 del 2012, sulla partecipazione dell’Italia all’Unione europea, che introduce specifici obblighi di monitoraggio e di relazione (alla Commissione europea e alle Camere) per quanto riguarda i servizi di interesse economico generale, con particolare riferimento alle compensazioni degli oneri di servizio pubblico concessi alle imprese. In tal modo, si riprenderebbe anche quanto suggerito dal Consiglio di Stato nel suo parere del 3 maggio;

- in riferimento all’articolo 7 dello schema, appare evidente il favor mostrato nei confronti dell’affidamento mediante procedura ad evidenza pubblica, essendo richiesto, al fine di permettere l’affidamento in house, un obbligo motivazionale particolarmente rafforzato e la dimostrazione che il ricorso al mercato porti minori vantaggi per gli utenti, per la collettività e per l’impiego delle risorse pubbliche. Al riguardo, come ha affermato la Corte costituzionale (sentenza n. 325 del 2010), la normativa comunitaria consente deroghe al principio di concorrenza, e quindi la gestione diretta del servizio da parte dell’ente pubblico, allorquando l’applicazione delle regole di concorrenza (e quindi anche della regola dell’affidamento a terzi mediante gara pubblica) ostacoli, in diritto e in fatto, la specifica missione dell’ente pubblico (articolo 106 TFUE), riservandosi l’ordinamento comunitario solo la possibilità di sindacare se la decisione dello Stato sia frutto di un "errore manifesto".

Valutino pertanto le Commissioni di merito la congruità nel merito della scelta effettuata dal legislatore delegato, anche tenendo conto che nel parere del 3 maggio il Consiglio di Stato ha evidenziato come il giudizio che consente di non esternalizzare la produzione del servizio, secondo lo schema in esame, è più selettivo rispetto a quello europeo, che consente deroghe alla concorrenza sulla scorta di una valutazione meno rigorosa, che deve limitarsi alla presenza di un "mero ostacolo";

- in riferimento all’articolo 22, comma 2, ancorché la disposizione operi un rinvio ai soli "principi" di cui al regolamento (CE) n. 1370/2007, i regolamenti dell’Unione europea – a differenza delle direttive che richiedono ordinariamente una trasposizione in una fonte dell’ordinamento nazionale – sono di applicazione generale in tutti i Paesi dell’Unione europea, vincolanti in tutti i loro elementi e direttamente applicabili.

Valutino pertanto le Commissioni di merito l’opportunità di effettuare un rinvio, non ai principi, ma al regolamento (CE) n. 1370/2007;

- valutino, infine, le Commissioni di merito l’opportunità di tenere conto della "Guida relativa all’applicazione ai servizi di interesse economico generale", documento di lavoro dei servizi della Commissione europea il cui scopo è fornire chiarimenti di carattere tecnico, in particolare sulla base di sintesi della normativa e della giurisprudenza in materia di aiuti di Stato, di appalti pubblici e di mercato interno e, per quanto riguarda gli aiuti di Stato, delle decisioni della Commissione relative ai SIEG e, in particolare, ai SSIG (SWD(2013) 53 final/2, del 29 aprile 2013).

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