Bruzzese era in pericolo, Salvini chiarisca le sue inopportune dichiarazioni

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L’audizione in Commissione Antimafia del sottosegretario Gaetti e del Generale Aceto ha reso evidente che Marcello Bruzzese era in pericolo e che la ‘ndrangheta stava continuando a minacciare la sua famiglia.
Per questo è stata ancor più grave e inopportuna la dichiarazione di Salvini in cui, quasi a giustificare l’accaduto, sottolineava la richiesta del protetto, fatta 7 anni fa, di fuoriuscire dal programma di protezione.
Alla luce di questa considerazione è necessario che il ministro degli Interni venga in Commissione Antimafia a spiegare cosa non ha funzionato a Pesaro e di chi sono le responsabilità di quanto accaduto.

Salvini venga in Commissione Antimafia a spiegare la riduzione delle misure di protezione

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Abbiamo chiesto più volte in questi mesi a Salvini di spiegare perché sono state diminuite le protezioni per molti testimoni e vittime di mafia.
È evidente che uno Stato che non difende adeguatamente queste persone le espone a rischi e perde credibilità‬.
Proclamare la fine delle mafie entro pochi mesi è una sbruffonata inutile e dannosa soprattutto se poi si lascia solo chi aiuta a proprio rischio e pericolo a combattere la criminalità organizzata.
Ciò che è successo ieri a Pesaro conferma le nostre preoccupazioni.
Ora bisogna che, come abbiamo già chiesto da settimane, il Ministro degli Interni venga a spiegare in Commissione Antimafia.

Il programma di lavoro della Commissione Antimafia

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Intervento in Commissione Antimafia durante la discussione dell'organizzazione dei lavori.

Do per scontato il fatto che la Commissione Antimafia debba lavorare cercando sempre l’unità e svolgendo un ruolo istituzionale, dando all’esterno il senso che tutto il Paese e tutte le forze politiche, senza distinzioni, lavorano contro le mafie. Quindi sono convinto che questo sia il punto. Sono convinto che, al di là del programma che ci daremo, c’è una priorità, che è quella di capire oggi quali sono i cambiamenti che le ultime inchieste, in particolare su Cosa nostra, hanno delineato rispetto agli assetti di potere e al funzionamento di Cosa nostra stessa.
Desidero fare due osservazioni e due brevissime proposte. In primo luogo, quando parliamo di ’ndrangheta, sia rispetto all’economia, sia purtroppo anche rispetto ai territori del Nord, dobbiamo smettere di parlare di infiltrazioni: questo è un dato che abbiamo acquisito nel lavoro della Commissione della scorsa legislatura.

La definizione dei lavori della Commissione Antimafia e dei Comitati

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Intervento in Commissione Antimafia durante la discussione del regolamento per l'organizzazione dei lavori.

Intervengo sull’emendamento 20.1, sul quale nutro un dubbio. L’accesso agli atti deve essere comunque sempre autorizzato dal Presidente, in qualunque caso e per qualunque questione. Pertanto, non so se sia necessario metterlo per iscritto. Dopodiché, se manteniamo tale emendamento, la stessa previsione deve valere anche, e soprattutto, per il comma 2 dell’articolo 19. Tale comma è quello in cui si fa riferimento all’individuazione della persona che viola il segreto, cioè che accede agli atti e che viola il segreto.
Mi pare che questo sia il caso principale per cui il Presidente può vietare che quella persona possa continuare ad accedere agli atti. In ogni caso, secondo me, non è necessario specificarlo, perché il Presidente valuta di volta in volta.