Le misure e i programmi di protezione

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Intervento in Commissione Parlamentare Antimafia durante l'audizione di Cafiero De Raho.

La preoccupazione maggiore che ha la Commissione Parlamentare Antimafia, per cui abbiamo fatto dell’inchiesta di Pesaro una priorità, è data dal fatto che il messaggio venuto dall’omicidio del 26 dicembre scorso è pericoloso proprio per la valenza che hanno i collaboratori di giustizia nelle inchieste antimafia. Il segnale che arriva, quindi, da quell’episodio non è positivo per chi sta pensando di collaborare.
Dalla ricostruzione che Cafiero De Raho ha fatto, mi pare di capire che stiamo parlando di un’indagine che si sta orientando alla vendetta e che riguarda, quindi, la vicenda della collaborazione del parente di Bruzzese e non sia legata invece alle attività di Bruzzese stesso, che oltretutto svolgeva fuori dalla città e dalla Regione in cui era residente.
Sapevamo che recentemente era arrivato a sentenza un processo fondato su dichiarazioni del parente di Bruzzese e che nel 2016 erano arrivate anche altre dichiarazioni. Una parte della famiglia Crea, inoltre, si era trasferita in Toscana, dove pare che Bruzzese avesse attività.

In nome del figlio. Saveria Antiochia, una madre contro la mafia

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Intervento svolto alla presentazione del libro “In nome del figlio. Saveria Antiochia, una madre contro la mafia” a Palazzo Giustiniani (video).

Voglio iniziare ringraziando Jole Garuti per aver voluto organizzare la presentazione del suo libro “In nome del figlio. Saveria Antiochia, una madre contro la mafia” in Senato, oltre che per aver scritto un libro che, a mio avviso, è molto importante e ha una sua attualità stringente.
La presentazione del libro “In nome del figlio. Saveria Antiochia, una madre contro la mafia”, con la partecipazione di Don Luigi Ciotti, il magistrato Antonino Di Matteo e Alessandro Antiochia, è anche l’occasione per affrontare complessivamente alcune questioni che riguardano la lotta alla mafia.
“In nome del figlio. Saveria Antiochia, una madre contro la mafia” racconta la vita di Saveria Antiochia, mamma di Roberto Antiochia, giovane poliziotto che, nonostante fosse già stato trasferito a Roma, mentre era in vacanza si trovò di fronte al fatto drammatico dell’uccisione da parte della mafia di Beppe Montana e così ha deciso di tornare a Palermo e fare una parte di vacanze insieme al giudice Cassarà, che sapeva di essere minacciato dalla mafia e di essere obiettivo esattamente come Montana. Roberto Antiochia e Cassarà si trovavano insieme quando i mafiosi spararono contro di loro.

Comitati dell'Antimafia e Codice di autoregolamentazione per i partiti

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Intervento in Commissione Antimafia sull'istituzione dei Comitati e sulle proposte di modifica al Codice di autoregolamentazione, valido per il controllo della composizione delle liste elettorali.

Rileggendo la proposta portata in Commissione Antimafia sull’istituzione dei Comitati, mi pare che il titolo del II Comitato “Rapporti tra mafie e potere politico: la trattativa Stato mafia; l'attacco alle istituzioni e la stagione delle stragi e dei depistaggi; le infiltrazioni mafiose nella pubblica amministrazione” non corrisponda alla discussione che avevamo fatto nella riunione dell’Ufficio di Presidenza.
Nell’Ufficio di Presidenza avevamo fatto un ragionamento riguardante il rapporto tra mafia e politica volto allo scopo di affrontare sia le questioni passate che quelle presenti.
Partire dalla Trattativa Stato-Mafia già nel titolo non mi pare che renda la discussione che è stata fatta e che avevamo condiviso sulla necessità di costituire un Comitato che tenesse insieme la riflessione sul rapporto tra mafia e politica nel passato con le evoluzioni nell’attualità.

Serve una cultura della legalità e bisogna togliere acqua alle mafie

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La storia e la morte del poliziotto Roberto Antiochia e di Ninni Cassarà è anche la storia della solitudine di chi combatteva la mafia a Palermo in quegli anni. Saveria Antiochia, la mamma di Roberto, ha capito che in assenza di una grande mobilitazione di popolo difficilmente sarebbe stato possibile sconfiggere le mafie e per questo ha speso la vita per sensibilizzare ed educare alla legalità. E’ una storia molto attuale. Viviamo in un momento in cui le mafie sono radicate e pericolose, ma suscitano poco allarme sociale, con il rischio che non ci sia la giusta attenzione e che le difese necessarie per contrastarle siano abbassate.
Il lavoro di sensibilizzare, spiegare, educare alla legalità è sempre più importante. Non bastano gli investigatori e non bastano neanche le buone leggi, se non c’è la cultura della legalità e la consapevolezza della pericolosità della mafia. Non servono le parolacce quando si parla di un mafioso. Serve più attenzione nel togliere l’acqua: si doveva evitare di aumentare a 150 mila euro il tetto per gli affidamenti diretti negli appalti e di cancellare il sistema di tracciabilità dei rifiuti.