Il caso Pantani in Commissione Antimafia

pubblicato il .

Intervento in Commissione Parlamentare Antimafia durante l'audizione di Elisabetta Melotti, Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Rimini (video).

Vorrei ringraziare Elisabetta Melotti, Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Rimini, per la sua presenza in Commissione Parlamentare Antimafia e per aver risposto a tutte le domande dei commissari.
Il tema della morte di Pantani era già stato affrontato dalla Commissione Parlamentare Antimafia nella scorsa Legislatura e negli atti ci sono anche molte delle risposte alle questioni che sono state riproposte ora.
Inviterei, però, ad evitare di pensare alla Commissione Parlamentare Antimafia come ad un altro grado di giudizio.
Siamo di fronte all’espressione di un GIP, ad un’archiviazione, a delle motivazioni; non credo che ad oggi siamo nelle condizioni di mettere in discussione in alcun modo le risultanze del GIP, anche per il fatto che ne abbiamo discusso nella scorsa Legislatura.
Il Procuratore ha detto che, se emergeranno fatti nuovi, riaprirà l’inchiesta, quindi, per quello che riguarda la Commissione Parlamentare Antimafia chiuderei qui la discussione.

La Commissione Antimafia acquisisca gli atti sul caso Arata

pubblicato il .

La commissione Antimafia acquisisca con urgenza gli atti dell’inchiesta sull’eolico in Sicilia e organizzi, prima della pausa estiva, un’audizione con i magistrati dell’indagine e del procuratore di Palermo.

Questa le lettera inviata al Presidente della Commissione Antimafia Nicola Morra:

“Caro presidente, le notizie che apprendiamo dalla stampa sull’inchiesta in corso in Sicilia sull’eolico mettono in evidenza un preoccupante rapporto tra imprese, mafia e politica, arrivando a coinvolgere personalità di governo. Sono proprio le indagini su vicende come questa ad essere compito prioritario per la Commissione Antimafia. Per questa ragione a nome del Gruppo del Pd sono a chiederLe di avviare con urgenza un lavoro in questo senso, chiedendo di acquisire tutti gli atti disponibili di quell’inchiesta e organizzando prima della pausa estiva un’audizione con i magistrati che stanno conducendo l’indagine insieme al procuratore della repubblica di Palermo”.

I beni confiscati e i casi di Buccinasco e del Canavese

pubblicato il .

Intervento in Commissione Antimafia durante l'Audizione del direttore dell'Agenzia nazionale per l'amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata, Bruno Frattasi (video).

Faccio due domande generali e due più specifiche che, nel caso non fossero possibili risposte immediate, spero si possa avere risposta appena il Direttore dell'Agenzia nazionale per l'amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata Frattasi acquisirà le informazioni.
Il “decreto sicurezza” è intervenuto sulla materia dei beni confiscati.
La questione della vendita dei beni non è stata inventata dal “decreto sicurezza”, c’era già prima ma se i giornali hanno dato molta enfasi a questo aspetto è perché la norma è stata presentata come un provvedimento rivoluzionario. In ogni caso, dà un senso diverso rispetto a quello che dava la legge precedente in materia, in quanto allora si privilegiava l’utilizzo sociale dei beni.

I fatti che spiegano gli imbrogli di Salvini su immigrazione e ONG

pubblicato il .

L’audizione in Commissione Parlamentare Antimafia del Procuratore della Repubblica del Tribunale di Agrigento Luigi Patronaggio (video) è stata molto importante soprattutto per i dati emersi che raccontano fatti molto distanti dalla narrazione della propaganda di Salvini.
Il Procuratore ha confermato la diminuzione degli sbarchi registrati nella provincia di Agrigento, in particolare a Lampedusa, dove si è passati dagli 11.000 del 2017 ai 3.900 del 2018 ma nel 2019, a inizio estate e in presunto regime dei porti chiusi, ad oggi sono già 1.084.
Patronaggio ha poi aggiunto la preoccupazione per l’aumento dei cosiddetti sbarchi fantasma: piccole imbarcazioni che arrivano soprattutto dalla Tunisia con poche decine di persone a bordo che arrivano sulle spiagge senza che nessuno sappia chi sono, cosa portano con sé e dove vanno (il Procuratore stima che siano arrivate così, solo nell’agrigentino, almeno 250 persone).
In questa attività si è dimostrato un impegno diretto delle mafie italiane anche nell’accompagnamento a destinazione dei clandestini, a cui si associano traffici di armi o di droga.