Manovra: su ambiente solo chiacchiere e distintivo

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I temi ambientali e dello sviluppo sostenibile sono la parte residuale della legge di bilancio. Dopo la fiera degli annunci, nella manovra non c'è quasi nulla. Solo alcune proroghe a quanto già fatto in precedenza dai governi di centrosinistra. D'altronde la Lega, principale forza di governo, ha votato contro, in Europa, all'accordo di Parigi sui mutamenti climatici ed ancora una volta il M5S si è dovuto adeguare.
In Commissione Ambiente non abbiamo votato il parere proposto dalla maggioranza e insieme ai colleghi PD abbiamo presentato un nostro articolato parere richiamando le misure necessarie per favorire una svolta, nel nostro Paese, sui temi dello sviluppo sostenibile, della green economy e dell'economia circolare.
Ci troviamo di fronte ad una legge di bilancio che vale zero su lavoro, famiglie con figli ed investimenti e che produrrà ulteriori debito a carico degli italiani e delle imprese.
Al tempo stesso risulta assente il tema della casa e della rigenerazione urbana, non vi è alcuna azione concreta di mitigazione del rischio idrogeologico, non viene prevista nessuna fiscalità di vantaggio per chi produce beni riciclabili e riutilizzabili e tanto meno si assumono indirizzi concreti sulla gestione del ciclo dei rifiuti.
Si tagliano i fondi al ministero dell'Ambiente e su efficienza energetica e ristrutturazione edilizia si ripropongono norme attivate con leggi precedenti. Insomma su ambiente solo chiacchiere e distintivo.


SCHEMA DI RAPPORTO PROPOSTO DAL PD SULLO STATO DI PREVISIONE DEL MINISTERO DELL'AMBIENTE, DELLA TUTELA DEL TERRITORIO E DEL MARE PER L'ANNO FINANZIARIO 2019 E PER IL TRIENNIO 2019-2021 E RELATIVA NOTA DI VARIAZIONI (DISEGNI DI LEGGE NN. 981 E 981-BIS - TABELLE 9 E 9-BIS)

La Commissione territorio, ambiente, beni ambientali, esaminato il Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2019 e bilancio pluriennale per il triennio 2019-2021 e relativa Nota di variazioni, nonché le allegate tabelle 9 e 9-bis,

premesso che:

l'esame del disegno di legge di bilancio per il 2019 si inserisce in un contesto macroeconomico che desta forti preoccupazioni: nel trimestre luglio-settembre 2018 il prodotto interno lordo italiano ha ristagnato, per la prima volta dopo ben 14 trimestri consecutivi di crescita;

nonostante il primo arresto alla crescita nazionale da tre anni e mezzo a questa parte, le riforme attuate nel corso della precedente legislatura hanno proseguito a segnare risultati positivi, particolarmente significativi nel mercato del lavoro – il numero degli occupati ha raggiunto un massimo storico e il tasso di partecipazione delle donne e delle classi di età più elevate si è finalmente innalzato – e proseguire in questa direzione di riforma strutturale del sistema Paese costituisce l'unica via per aumentare in prospettiva il potenziale di crescita e liberare risorse pubbliche per combattere la povertà e sostenere le fasce più deboli della popolazione;

alcune delle misure previste in questa legge di bilancio costituiscono un pericoloso passo indietro rispetto al processo di riforma strutturale che, con il contributo del Paese tutto, si è portato avanti, e i loro effetti potrebbero rendere ancor più incisivi i rischi al ribasso sull'andamento dell'economia prefigurati dall'Ufficio parlamentare di bilancio, con un deterioramento dei conti pubblici a partire già dal 2019 che rischia di mettere in serio pericolo la solidità dei fondamentali dell'economia italiana;

l'evidenza empirica, in particolare riferita agli anni precedenti alla crisi finanziaria globale, ci insegna che l'espansione del bilancio non si traduce automaticamente in un sostenuto aumento del prodotto, se le misure non sono adeguate a favorire la crescita potenziale nel lungo periodo;

con questa manovra di bilancio il Governo accresce l'indebitamento netto, rispetto ai suoi valori tendenziali, in media di 1,3 punti percentuali del PIL all'anno nel triennio 2019 - 2021 e per il prossimo anno programma di attuare interventi espansivi per circa 34 miliardi, coperti da aumenti delle entrate e riduzioni della spesa per poco più di un terzo, con un aumento del disavanzo di quasi 22 miliardi, ponendosi degli obiettivi di crescita particolarmente ambiziosi, definiti nei fatti più che ottimistici dai più autorevoli osservatori nazionali e internazionali;

un'espansione di bilancio come quella delineata nel disegno di legge all'esame, non determinata principalmente dalle spese per investimento, ma piuttosto da voci di spesa corrente, non garantisce la crescita nel medio termine e può anzi metterla in pericolo a lungo andare, e con essa la stabilità del Paese, quando ci si troverà a dover fronteggiare fasi cicliche avverse;

gli effetti della politica di bilancio non possono infatti essere valutati come se essa fosse isolata, dal momento che risentono delle condizioni finanziarie, particolarmente determinanti se in rapporto al Pil il debito pubblico è elevato: dopo soli sei mesi di Governo i segnali di indebolimento dell'economia sono allarmanti, la volatilità sui mercati finanziari è tornata ad aumentare e i tassi di interesse sul debito pubblico sono divenuti molto elevati;

l'aumento dello spread si ripercuote sull'intera economia, ossia su famiglie, imprese e istituzioni finanziarie che detengono il risparmio nazionale, e rispetto ad aprile 2018 è già costato al contribuente quasi 1,5 miliardi di euro di interessi in più e, ipotizzando tassi coerenti con le attuali aspettative dei mercati, costerebbe oltre 5 miliardi di euro nel 2019 e circa 9 nel 2020 secondo le stime della Banca d'Italia;

gli effetti della protratta incertezza degli investitori sugli orientamenti del Governo, in costante conflitto con le istituzioni europee, e sulla credibilità dell'impegno a conseguire i risultati di crescita annunciati, hanno determinato una crescita dei tassi di interesse sul debito pubblico che rischia dunque di vanificare tutto l'impulso espansivo atteso dall'Esecutivo con l'approvazione della Legge di bilancio;

il 21 novembre la Commissione ha definito le priorità economiche e sociali dell'UE per il 2019, presentando i pareri sui documenti programmatici di bilancio e confermando l'esistenza di un'inosservanza particolarmente grave del patto di stabilità e crescita nel caso dell'Italia ai sensi dell'articolo 126 del Trattato sul Funzionamento dell'Unione europea;

il 29 novembre il Comitato economico e finanziario del Consiglio europeo, organismo composto di alti funzionari dei ministeri dell’Economia dei Paesi membri e delle loro banche centrali, della Banca centrale europea e della Commissione, si è espresso a favore della procedura di infrazione nei confronti dell’Italia;

entro il 19 dicembre la Commissione europea, durante l’ultima riunione dell’anno del Collegio dei commissari, attende le correzioni richieste alla manovra che il Governo è tenuto a fornire per evitare l'approvazione della raccomandazione all’Italia che darebbe l’avvio alla procedura di infrazione;

sui contenuti della manovra di bilancio, complessivamente intesa, la Commissione ha evidenziato che: la riforma del sistema pensionistico, che aumenta il peso delle pensioni di vecchiaia sulla spesa pubblica, mette a rischio la sostenibilità a lungo termine della finanza pubblica; alcune delle misure di pace fiscale potrebbero creare incentivi a favore dell'evasione fiscale; le misure che incrementano il prelievo fiscale sulle banche potrebbero produrre effetti negativi sull'offerta di credito, soprattutto se sommate all'impatto dell'aumento dello spread sui rendimenti dei titoli pubblici;

il quadro di finanza pubblica che si delinea è imprudente e difficilmente sostenibile, anche perché corredato da strumenti di politica economica, finanziati in deficit nonostante siano stati presentati per anni come dotati di adeguata copertura finanziaria, che non solo non sembrano in grado di garantire i previsti risultati di crescita, ma che, per alcune misure qualificanti del programma di Governo, non sono neanche ancora stati definiti nel dettaglio, come nel caso del reddito di cittadinanza e del pensionamento anticipato, per cui il provvedimento si limita unicamente a istituire due fondi; mentre interventi, messi in campo nella precedente legislatura, di fondamentale impulso per la crescita attraverso il sostegno agli investimenti delle imprese e il rafforzamento del tessuto industriale, sono stati depotenziati;

il 30 novembre l'Istat ha diramato la nota relativa ai conti economici trimestrali rilevando che nel terzo trimestre del 2018 il Pil è diminuito dello 0,1 per cento rispetto al trimestre precedente dopo anni di crescita; rispetto al trimestre precedente, tutti i principali aggregati della domanda interna registrano diminuzioni, con una riduzione dello 0,1 per cento dei consumi finali nazionali e dell’1,1 per cento degli investimenti; questi dati vanno letti insieme a quelli diffusi sempre dall'Istituto Nazionale di Statistica relativi al calo degli occupati a cui si associa quello dei disoccupati (-2,5 per cento, pari a -70 mila) con un aumento anche degli inattivi (+0,4 per cento, +56 mila) sempre nell’arco dell'ultimo trimestre;

rilevato che, per quanto concerne le materie di competenza della Commissione:

gli interventi previsti nella Sezione 1 in materia di Ambiente e green economy risultano non adeguati alla impellente necessità di proseguire sulla strada dello sviluppo sostenibile e di qualità, verso cui è stato avviato il Paese negli ultimi anni, sulla base di quanto stabilito nell'Accordo globale di Parigi per il contrasto ai mutamenti climatici, sottoscritto il 12 dicembre 2015;

servirebbero piani di azione ma ci si limita, in realtà, a disporre una mera proroga per l'anno 2019 delle detrazioni spettanti per le spese sostenute per gli interventi di efficienza energetica, ristrutturazione edilizia e per l'acquisto di mobili e di grandi elettrodomestici, la cui disciplina è contenuta, rispettivamente, negli articoli 14 e 16 del decreto-legge 4 giugno 2013, n. 63, senza rendere strutturali le misure e senza prevederne l'estensione ad altri interventi, prima di tutto alle operazioni di bonifica dall'amianto che, partendo dalle scuole, intervengano per la rimozione e lo smaltimento presso siti idonei; è stata inserita solo in un secondo momento una misura, a valere sul cosiddetto Fondo Kyoto, che estende ai soggetti pubblici l’accesso ai finanziamenti agevolati per l’efficienza energetica ed idrica, per scuole e impianti sportivi;

il provvedimento non propone quindi una fiscalità di vantaggio per chi produce beni riciclabili e riutilizzabili, né misure per favorire la realizzazione di centri per la riparazione ed il recupero dei beni. E’ stata introdotta solamente una misura che impone ai produttori e importatori di pneumatici di raccogliere e gestire 5 tonnellate in più all'anno, per ogni 100 tonnellate di pneumatici immessi sul mercato; quindi tutte le iniziative già impostate nella precedente legislatura, sia nell'ultima legge di bilancio sia nel collegato ambientale, restano prive di un successivo sviluppo;

«per contrastare il rischio idrogeologico sono necessarie azioni di prevenzione che comportino interventi diffusi di manutenzione ordinaria e straordinaria del suolo su aree ad alto rischio, oltre ad una necessaria attuazione degli interventi di mitigazione del rischio idrogeologico». Agli annunci contenuti nel programma del Governo Lega-M5S non corrispondono atti concreti. Al Fondo per gli investimenti degli enti territoriali, previsto nella manovra, sono state aggiunte solo in un secondo momento ulteriori finalità tra le quali la manutenzione e la sicurezza, della rete viaria, del dissesto idrogeologico, delle bonifiche, della prevenzione del rischio sismico e della valorizzazione dei beni culturali e ambientali, lasciando però invariata la dotazione del suddetto Fondo per gli anni 2019 e 2020 e addirittura riducendolo dal 2021 in avanti;

oltre a avere inserito in manovra risorse insufficienti, sono state annullate, in maniera miope e controproducente per gli interessi dei cittadini, le esperienze di coordinamento, pianificazione e programmazione che hanno consentito l'investimento di 2.260 milioni di euro in 1.781 opere di cui 891 già portate a termine in opere per la prevenzione ed il contrasto del dissesto idrogeologico;

del tutto assente il tema della casa e della rigenerazione urbana, affrontata in manovra solamente in ottica di più sicurezza, da favorire mediante azioni coordinate di sostegno per rilanciare il patrimonio edilizio esistente e il finanziamento di progetti immateriali finalizzati a migliorare la qualità della vita nelle periferie urbane quali: il miglioramento del decoro urbano, i progetti di ri-funzionalizzazione di strutture e aree già esistenti, la messa in sicurezza del territorio, il potenziamento dei servizi e del welfare, gli investimenti sulla mobilità sostenibile;

questa rilevante assenza di progettualità e prospettiva di sviluppo sostenibile è resa ancora più evidente dal profluvio di norme organizzative che si mettono in campo in materia di investimenti. Al posto di una gestione strutturata e ormai ben avviata si realizzano ben tre «task force» per gli investimenti pubblici: la Cabina di regia Strategia Italia, Investitalia, la Centrale di progettazione unica. Peccato che continui a mancare l'unica cosa che serve realmente per far partire gli investimenti, ossia un coordinamento degli interventi urgenti, in primis in materia di dissesto idrogeologico, di difesa e messa in sicurezza del suolo, di sviluppo delle infrastrutture idriche e di sviluppo sostenibile in modo da assicurare l'integrazione delle fasi relative alla programmazione e alla realizzazione concreta degli interventi in tali materie attribuite ai diversi livelli di governo, centrale, periferico, territoriale e locale, agli enti pubblici nazionali e territoriali, ad ogni altro soggetto pubblico e privato competente che opera sul territorio nazionale ed il razionale ed efficace utilizzo delle risorse disponibili;

restano perplessità in merito all’effettiva dotazione delle risorse, 85 milioni di euro, da destinare alle popolazioni colpite dal sisma del Centro Italia, che dovranno essere frutto dei tagli alle spese della Camera dei deputati;

desta fortissime perplessità l’introduzione del bonus-malus per le auto legato alle emissioni CO2, una misura propone di applicare, già dal 1° gennaio 2019 e fino a tutto il 2021, un’imposta crescente, dai 150 ai 3.000 euro, all’immatricolazione di auto nuove con emissioni di CO2 superiori ai 110 g/km, e parallelamente prevede un incentivo, da 6.000 a 1.500 euro, all’acquisto di veicoli con emissioni tra 0 e 90 g/km di CO2; una misura che va a colpire il sia il settore dell’automotive che le fasce di popolazione più fragili. Infatti con il nuovo sistema le utilitarie più vendute in Italia pagherebbero un’imposta che varia dai 400 ai 1000 euro e coinvolgerebbe anche molte utilitarie a gas e veicoli ad alimentazione alternativa, che oltre a non avere nessun bonus, rischierebbero di pagare un malus di 150 euro;

rilevato che la Sezione 2 conferma la marginalità delle politiche di sviluppo sostenibile nel programma di Governo;

infatti, rispetto alla legge di bilancio 2018, il disegno di legge di bilancio 2019-2021 espone per il MATTM, nel triennio di riferimento, un andamento della spesa decrescente. Le previsioni di spesa per il 2019 risultano in diminuzione rispetto al 2018, in termini assoluti, attribuibile per lo più alla riduzione che si registra nelle spese in conto capitale;

relativamente alla missione 14 «Infrastrutture pubbliche e logistica», si ha una riduzione di circa 1.882,7 milioni di euro rispetto al dato a legislazione vigente, dovuto principalmente ad una rimodulazione, nell'ambito del programma 14.11 «Sistemi stradali, autostradali ed intermodali, per 1.827,4 milioni sulle risorse destinate all'ANAS», e di 15 milioni di euro per la realizzazione dell'asse viario Marche – Umbria (entrambe le risorse vengono spostate dal 2019 agli anni 2020 e 2021), nonché da uno spostamento di 40 milioni di euro per la realizzazione di itinerari turistici ciclo-pedonali (tali ultime risorse vengono spostate dal 2019 al 2021);

preso atto che:

la manovra non consente di far progredire l'Italia sul percorso di sviluppo sostenibile in cui è stata con grande impegno portata fino ad ora e non contiene quegli investimenti che ne consentirebbero la transizione ecologica per realizzare un modello di sviluppo sostenibile; al posto di una visione integrata e strategica degli investimenti si propongono una pluralità di proposte, tra l'altro, tutte da coordinare tra di loro;

mancando, in questa manovra, misure atte a promuovere ed affermare l'economia circolare ed anche un qualsiasi rilievo ed integrazione per le politiche del territorio quali misure per le città (periferie, mobilità sostenibile, infrastrutture, smart city, tecnologia intelligente, economia circolare) per l'energia (cambiamenti climatici, sostenibilità ambientale, ricerca, innovazione, materiali, green economy), per la gestione dei rifiuti, per la produzione di cibo (agricoltura/ambiente, alimentazione, plastica biodegradabile e rifiuti dell'alimentare, Made in Italy);

ritenuto, infine che,

non si comprendono le ragioni di fondo che hanno finora impedito al Governo di trovare un accordo in sede europea per evitare l'avvio delle procedure d'infrazione previste dai Trattati europei e le conseguenze negative per il bilancio pubblico, i cittadini e le imprese;

è essenziale modificare l'impianto complessivo della manovra di bilancio al fine di migliorarne la sostenibilità finanziaria e l'efficacia ai fini dello sviluppo economico del Paese e della tutela del risparmio degli italiani,

esprime parere contrario.

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