Attribuzione della materia del Turismo al Ministero dei Beni Culturali

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Intervento in 13° Commissione durante la discussione del A.S. 1493 Conversione in legge del decreto-legge 21 settembre 2019, n. 104, recante disposizioni urgenti per il trasferimento di funzioni e per la riorganizzazione dei Ministeri per i beni e le attività culturali, delle politiche agricole alimentari, forestali e del turismo, dello sviluppo economico, degli affari esteri e della cooperazione internazionale, delle infrastrutture e dei trasporti e dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, nonché per la rimodulazione degli stanziamenti per la revisione dei ruoli e delle carriere e per i compensi per lavoro straordinario delle Forze di polizia e delle Forze armate e per la continuità delle funzioni dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni.

Con riferimento ai profili oggetto del decreto-legge di specifica competenza della Commissione, ho sottolineato in termini positivi innanzitutto l'indicazione - contenuta nella relazione di accompagnamento del provvedimento di urgenza - secondo la quale il nuovo riassetto del Ministero è funzionale, tra l'altro, all'istituzione di una nuova Direzione generale che avrà specificamente ad oggetto i cambiamenti climatici, una scelta questa ancora una volta coerente con la centralità che nell'azione di Governo dovranno avere le problematiche ambientali.
Per quanto riguarda il trasferimento delle funzioni in materia di turismo al Ministero dei beni culturali, il PD aveva già manifestato perplessità sul passaggio delle stesse al Ministero dell'agricoltura effettuato nel 2018.

Con lo sblocca-cantieri meno velocità e più illegalità

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Il Cresme oggi attesta che nel primo trimestre del 2019 sono stati promossi bandi per 10 miliardi, con un aumento del 120%. Lo sblocca-cantieri rischia invece, come paventato oggi da molte associazioni audite in Commissione Ambiente e Lavori Pubblici, di creare più problemi e lungaggini che soluzioni.
Altro che accelerare le pratiche, ci sarà bisogno di nuovi regolamenti, nuovi decreti e ci vorranno molti mesi per tornare a dare certezze agli operatori e agli Enti Locali.
L’unica cosa che certamente ottiene questo decreto è quella di abbassare le garanzie di legalità.
Si torna indietro liberalizzando i subappalti, portando a 200 mila euro il limite per l’affidamento senza gara degli appalti, reintroducendo di fatto il ricorso al massimo ribasso e, come hanno denunciato le organizzazioni sindacali, riducendo in maniera significativa il ruolo di Anac.
Insomma, più che velocizzare le opere, questo decreto sembra finalizzato a garantire meno controlli, meno trasparenza e più spazio per l’illegalità.

Manovra: su ambiente solo chiacchiere e distintivo

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I temi ambientali e dello sviluppo sostenibile sono la parte residuale della legge di bilancio. Dopo la fiera degli annunci, nella manovra non c'è quasi nulla. Solo alcune proroghe a quanto già fatto in precedenza dai governi di centrosinistra. D'altronde la Lega, principale forza di governo, ha votato contro, in Europa, all'accordo di Parigi sui mutamenti climatici ed ancora una volta il M5S si è dovuto adeguare.
In Commissione Ambiente non abbiamo votato il parere proposto dalla maggioranza e insieme ai colleghi PD abbiamo presentato un nostro articolato parere richiamando le misure necessarie per favorire una svolta, nel nostro Paese, sui temi dello sviluppo sostenibile, della green economy e dell'economia circolare.
Ci troviamo di fronte ad una legge di bilancio che vale zero su lavoro, famiglie con figli ed investimenti e che produrrà ulteriori debito a carico degli italiani e delle imprese.

La Legge di Bilancio

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Valuto positivamente alcune delle misure contenute nella Legge di Bilancio come, ad esempio, la proroga del cosiddetto ecobonus ovvero la proroga delle misure agevolative per gli interventi di sistemazione per il verde urbano, tuttavia, su altri aspetti del testo che stiamo esaminando anche in Commissione Ambiente, restano molte riserve.
In particolare le misure contenute nei commi da 71 a 85 dell'articolo 1 per la messa in sicurezza del territorio confermano le perplessità già sollevate in passato con riferimento alla soppressione dell'unità di missione presso la Presidenza del Consiglio finalizzata ad affrontare tali problematiche. Inoltre, lo stanziamento di 8,1 miliardi di euro su un arco di dodici anni non appare adeguato rispetto alla gravità delle medesime.
Sul versante dei rifiuti, poi, i dati disponibili dimostrano che vi è una situazione di emergenza che riguarda certamente la Capitale, ma anche parti importanti dell'Italia meridionale.