Sulle aperture domenicali dei negozi

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Intervento in tv a 7Gold.

Rispetto alla proposta iniziale di Di Maio sulla proibizione delle aperture domenicali dei negozi, già oggi si parla di una correzione in cui si dice che resteranno chiusi il 25% degli esercizi commerciali, con l'eccezione delle località turistiche.
Trovo che per giustificare questa proposta si usino argomenti assolutamente incomprensibili.
Il fatto che si dica che le aperture domenicali distruggano le famiglie, ad esempio, è un argomento un po' debole. Oltretutto se si aggiunge che nelle località turistiche verranno lasciati aperti è poco credibile perché le famiglie che risiedono lì non contano?
La retorica sulle famiglie viene fatta per affermare un’asserzione ideologica di Di Maio.
A parte il commercio, ci sono altre categorie che la domenica lavorano sempre. Le famiglie dei poliziotti, degli agenti di custodia, di chi tiene aperti i bar sono di serie B?
A mio avviso, viviamo in un mercato del lavoro in cui il riposo non è più necessariamente quello domenicale.
Se la proposta originaria di Di Maio, cioè quella di impedire le aperture domenicali dei negozi, fosse confermata, essendo tutta la grande distribuzione organizzata pensando di lavorare 7 giorni su 7 avrebbe un impatto molto significativo sui livelli di occupazione.
Non si aiuterebbero certamente le famiglie di quei lavoratori.
Non si capisce neanche bene quale sia l’obiettivo di questo Governo rispetto all’occupazione, se si vuole aumentarla o diminuirla.
I dati sull’occupazione che vengono riportati dai quotidiani, dopo l’approvazione del Decreto Dignità, sono preoccupanti.
Se il problema è limitare le aperture domenicali e garantire condizioni migliori di lavoro si deve fare una proposta diversa.
La linea delle proibizioni dice solo cosa non deve più succedere ma non dice cosa succederà rispetto ai problemi occupazionali ed economici che si creano chiudendo tutto.
Il tema su cui siamo tutti d’accordo è quello di mettere mano alle condizioni di vita e di lavoro di chi lavora il sabato e la domenica, dando un maggior riconoscimento economico, garantendo la turnazione ma qui si sta parlando solo di non aprire più i negozi la domenica.
Se il tema è l'occupazione e la qualità del lavoro si deve fare una norma per difendere l'occupazione.
Ridurre le ore di apertura dei negozi, invece, comporta inevitabilmente ripercussioni sul personale, soprattutto nella grande distribuzione perché ci sarà bisogno di meno persone.
Occupandoci concretamente della tutela dei lavoratori, garantendo la turnazione e un riconoscimento economico. In molte catene di distribuzione i contratti corretti già esistono.
Per quanto riguarda il territorio milanese, viviamo in un'area metropolitana in cui abbiamo molti centri commerciali dove non ci sono solo supermercati e negozi ma anche cinema e ristorazione.
E' evidente che i centri commerciali sono costruiti per funzionare in un certo modo e, nel momento in cui una parte deve rimanere chiusa, incide anche sul resto perché i costi vengono ripartiti in modo diverso. Oltretutto si tratta di luoghi molto frequentati.
Interveniamo, quindi, sullo sfruttamento ma non possiamo dire alle famiglie italiane che non potranno più trovare alcune opportunità la domenica.
In tutto il mondo l’opportunità per le persone di trovare negozi aperti a tutte le ore del giorno è utile.
Non si capisce perché, in Italia, il fatto di tenere alcuni negozi aperti debba diventare un problema drammatico.
Guardiamo le cose anche dal punto di vista dei consumatori. La domenica molte famiglie vanno a fare la spesa e a queste si toglierebbe un’opportunità. Guardiamo l’insieme, si può regolamentare tutto in modo diverso ma non criminalizziamo una cosa che criminale non è.


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