Decreto Giochi: i principi contenuti nella delega sono ancora validi e si riparte da lì

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Intervista pubblicata da PressGiochi.

“Serve un riordino complessivo dei giochi; non si può intervenire con ‘operazioni spot’ sia per quanto riguarda la tassazione, la pubblicità e la tutela della salute. Credo che i principi contenuti nella delega siano ancora validi e da lì si riparte, per questo presentiamo una proposta di legge al Senato coerente con la delega, che si avvantaggia del lavoro fatto dal sottosegretario Baretta per preparare il decreto”.
Franco Mirabelli, senatore del Pd e firmatario del progetto di legge presentato al Senato descrive a Pressgiochi.it gli interventi riproposti nel progetto per il riordino del settore del gaming.
“La ragione per cui il decreto giochi non è approdato in Consiglio dei Ministri forse è riconducibile al fatto che sono arrivati a scadenza sette decreti contemporaneamente; questo ha contribuito a dedicare poco tempo alla possibilità di presentare il decreto sui giochi, che è stato frutto di un lungo lavoro e rappresenta un buona sintesi sia delle istanze provenienti dalle ragioni e dei comuni sia delle sollecitazioni venute da una parte del mondo cattolico, soprattutto per quanto riguarda la pubblicità e la tutela dei minori.
Nel testo ci sono tutti gli articoli fondamentali del decreto giochi – continua Mirabelli – e si interviene su tutte le parti perché continuiamo a pensare che i giochi debbano essere una riserva statale e come tale vada normata attraverso una legge di riordino complessivo del settore, che proveremo a fare attraverso questa pdl.

La riforma del Codice Antimafia

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All’inizio di questa legislatura è stato evidente sia al Governo che al Parlamento che vi era la necessità di intervenire sulla legislazione antimafia, soprattutto per quanto riguarda le misure di prevenzione (quindi, sequestro, confisca e gestione dei beni confiscati). Molte, infatti, sono state le disfunzioni che abbiamo riscontrato e molti sono i fatti che ci hanno spinto a sottolineare la necessità di modificare sia le procedure ma anche il ruolo dell’Agenzia Nazionale per l'amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata. Da una prima verifica, infatti, emerge che l’Agenzia, pur essendo stata istituita di recente, deve essere cambiata su molti aspetti.
Con la normativa vigente, siamo di fronte ad una difficoltà reale di garantire uno dei punti fondamentali della cosiddetta “Legge La Torre-Rognoni” (Legge 13-9-1982, n. 646) e cioè che i beni confiscati diventino patrimonio della collettività.
In particolar modo, per ciò che concerne le aziende, la normativa attuale non garantisce di intervenire su di esse in tempi utili per salvaguardare l’occupazione e garantire a molte delle imprese confiscate di proseguire la loro attività o, comunque, per i lavoratori, di ritrovare una collocazione nel caso in cui l’azienda venisse messa in liquidazione. Questa questione è fondamentale perché è evidente che si dà un segnale molto negativo nel momento in cui, soprattutto nel Meridione, il messaggio che passa è che le aziende funzionano quando sono in mano alla mafia mentre chiudono quando subentrano lo Stato e le Istituzioni.

La Buona Scuola

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Nella discussione di queste ultime settimane sulla riforma della scuola, purtroppo, si è perso di vista il merito di un testo, come quello approvato dal Senato - che è stato modificato rispetto a quello uscita in prima lettura dalla Camera dei Deputati - che ha in sé molte novità che miglioreranno la scuola italiana.
Il sistema formativo del nostro Paese ha bisogno di cambiamenti significativi per superare i suoi limiti che lo mettono in coda alle classifiche europee e questo è un problema che riguarda complessivamente l'Italia e non solo gli operatori, i genitori o gli studenti.
Una scuola migliore serve all'Italia, questo è il senso dell'impegno messo da Governo e maggioranza parlamentare per approvare il disegno di legge “La buona scuola”.
Come tutte le riforme vere, anche questa crea resistenze e preoccupazioni in chi vede messe in discussione abitudini e certezze, ma ciò non può giustificare gli atteggiamenti di chiusura che abbiamo registrato in queste settimane, nonostante la legge al Senato sia stata ulteriormente modificata ascoltando proprio le critiche che erano venute soprattutto dal mondo della scuola.
Come dimostra il contenuto del disegno di legge, la discussione tutta ideologica che definisce la riforma come “di destra” o “incostituzionale” o “liberticida” è insensata e, troppo spesso, rappresenta più una difesa corporativa che non guarda al valore complessivo del sistema formativo.

Nuove norme per appalti puliti e impedire altri scandali

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Intervento in Senato durante la discussione del disegno di legge: Delega al Governo per una nuova regolamentazione degli appalti (video)

Il testo che stiamo discutendo in Senato è molto importante: è stato proposto dal Governo, migliorato dalla Commissione Lavori Pubblici e contiene molte norme largamente condivise.
Il nuovo testo che regolamenta gli appalti è importante per tante ragioni: innanzitutto può dare maggiori certezze al mondo economico e alle imprese ma porta anche un grande apporto in termini di trasparenza riguardo alla necessità di affrontare davvero la questione della pulizia negli appalti.
Di fronte alle inchieste che continuano a dimostrare quanto siano diffuse la corruzione e l’illegalità nel nostro Paese, la politica e le istituzioni devono saper dare risposte ai cittadini e dimostrare di essere capaci di affrontare concretamente i guasti che tormentano la nostra vita pubblica.
Anche le ultime elezioni amministrative e regionali raccontano di una diffusa disaffezione nell’opinione pubblica e di un sentimento di delusione e sfiducia che sicuramente trova origine anche negli spettacoli indecenti che emergono troppo spesso dalle cronache.
Il nostro compito non è cercare di cavalcare le inchieste per ottenere qualche voto in più. Il compito di tutti in Parlamento deve essere quello di ridare credibilità alla politica e alle istituzioni, per questo è necessario approvare norme che prevengano e colpiscano i reati e che producano trasparenza e legalità.