Risoluzioni sulle politiche europee

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Intervento in Senato in qualità di Relatore, durante la discussione dei documenti:

Illustro le risoluzioni presentate e approvate in 14a Commissione su due importanti documenti, il primo dei quali è l'affare assegnato relativo alla Relazione consuntiva sulla partecipazione dell'Italia all'Unione europea per il 2015, prodotto dal Governo.
La discussione su questa relazione ha consentito a tutte le Commissioni permanenti del Senato di esaminare i contenuti di rispettiva competenza, non appena il Governo ha provveduto a presentarla alle Camere.
Stiamo parlando di uno strumento importante per l'esercizio della funzione di controllo da parte del Parlamento rispetto all'attività e al lavoro del Governo nelle sedi decisionali dell'Unione europea.
La prima parte della risoluzione, che riguarda il consuntivo dell'azione del Governo nell'Unione europea, è dedicata agli sviluppi del processo di integrazione europea e alle questioni istituzionali. Si divide a sua volta in tre capitoli: il primo riguarda le due Presidenze del consiglio dell'Unione europea, della Lettonia e del Lussemburgo, successive a quella italiana, il secondo concerne le questioni istituzionali con particolare riferimento alla cosiddetta better regulation, al negoziato sull'ipotesi di Brexit, alla riforma del tribunale dell'Unione europea, alla tutela del rule of law dell'Unione Europea, all'adesione alla Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali Cedu nonché ai rapporti con le istituzioni dell'Unione europea, e il terzo capitolo riguarda il coordinamento delle politiche macroeconomiche e tratta i temi della crescita economica, delle politiche monetarie, fiscali e di bilancio del piano di investimenti per l'Europa, il cosiddetto Piano Junker, e dell'unione bancaria e dei mercati finanziari.
Questa prima parte si occupa del rapporto tra i cittadini e l'Unione Europea e della necessità di legiferare meglio e cioè esamina la possibilità di verifiche attente rispetto alle conseguenze e alla gestione delle leggi che l'Unione europea definisce.
La seconda parte è dedicata alle misure adottate nel quadro delle politiche orizzontali come le politiche per il mercato unico e la competitività, il mercato unico digitale, l'energia, il mercato dei capitali e politiche settoriali quali le politiche di natura sociale e quelle rivolte al rafforzato di uno spazio di libertà, sicurezza e giustizia. In questa seconda parte si affrontano nel dettaglio le questioni legate al piano Junker e ai 315 miliardi per investimenti pubblici e privati che vi erano previsti nel 2015.
La terza parte è rivolta al tema della dimensione esterna dell'Unione europea, illustra le azioni in materia di politica estera e il Governo rivendica il ruolo che ha avuto nel 2015, ponendo il Mediterraneo come priorità assoluta della nazione europea, e si è speso per una soluzione politica della crisi libica. Aggiungo che il Governo, sulla cooperazione allo sviluppo, ha insistito nel 2015 sottolineando il nesso stretto tra immigrazione e sviluppo.
La quarta parte riguarda l'attività di comunicazione e di formazione relative all'Unione europea e la quinta parte è infine dedicata alle attività di coordinamento nazionale delle politiche europee con particolare riguardo al ruolo del comitato interministeriale per gli affari dell'Unione europea e del comitato tecnico di valutazione.

Per quanto riguarda, invece, la seconda risoluzione, essa attiene alle priorità dell'Unione europea per il 2016.
Anche questo lavoro ha consentito a tutte le Commissioni permanenti di esaminare contestualmente tre importanti documenti programmatici annuali: due dell'Unione europea e uno del Governo italiano. Si tratta del programma di lavoro della Commissione per il 2016, che ha un titolo significativo: «È il momento di andare oltre l'ordinaria amministrazione»; del programma dei 18 mesi del Consiglio dell'Unione europea relativo alle Presidenze dei Paesi Bassi, della Slovacchia e di Malta, e della relazione programmatica sulla partecipazione dell'Italia all'Unione europea per l'anno 2016, presentata alle Camere dal Governo. Questi documenti sono stati esaminati da tutte le Commissioni permanenti, ma abbiamo esaminato i documenti programmatici anche con la Conferenza dei Presidenti delle Assemblee legislative delle Regioni, da cui è venuto un importante contributo sul merito della risoluzione.
Il programma di lavoro della Commissione europea per il 2016 conferma strutturalmente la medesima falsariga di quello del 2015, sviluppando e aggiornando le dieci priorità degli orientamenti politici formulati dal presidente Juncker all'avvio della nuova Commissione. Anche l'idea di fondo del programma, che lo scorso anno era espressa con il titolo «Un nuovo inizio», è mantenuta e ulteriormente rafforzata con l'affermazione che è il momento di andare oltre l'ordinaria amministrazione.
La Commissione, quindi, intende continuare a mettere in atto e guidare un'azione energica, in discontinuità politica rispetto al passato, per fare fronte alle sfide epocali connesse con la crisi economica, finanziaria, istituzionale e sociale, aggravata ulteriormente dalla minaccia globale del terrorismo di matrice islamista e da una pressione migratoria senza precedenti sulle frontiere meridionali dell'Unione.
Serve cambiare per garantire un rapporto tra Unione europea e cittadini, che è seriamente in difficoltà. D'altra parte, non è ovviamente una scoperta mia né della nostra Commissione quella di verificare come per tanti cittadini europei l'Europa oggi anziché un'opportunità venga letta come un problema.
Vado a elencare le dieci priorità politiche, che poi producono 23 proposte legislative: occupazione, crescita e investimenti, il mercato unico digitale, la costruzione di un'unione sull'energia, il rafforzamento del mercato interno dell'Unione e la base industriale dell'Unione, sostenendo le piccole e medie imprese, l'unione monetaria più equa, l'accordo di libero scambio con gli Stati Uniti, lo spazio di giustizia e diritti fondamentalmente basati su reciproca fiducia, verso una nuova politica dell'immigrazione; un ruolo più incisivo a livello mondiale della politica estera e di sicurezza comune e infine il cambiamento democratico del legiferare meglio, ovvero la questione che ponevo prima: la necessità di mettere in campo verifiche sull'impatto della legislazione europea più cogenti e attente. Queste sono le priorità.
Concludo sottolineando il fatto che in entrambi i documenti è evidente che il futuro dell'Europa si gioca su tre questioni fondamentali: su come l'Europa saprà dare sviluppo ad un'Europa sociale, che sappia coniugare crescita, uno spazio comune più ampio di diritti per restituire forza al rapporto e fiducia ai cittadini nel rapporto con l'Unione europea; su come l'Unione europea saprà affrontare con unità il tema della lotta al terrorismo; su come l'Unione europea saprà affrontare il tema dell'immigrazione senza perdere i propri principi e i propri valori.

Video dell'intervento»

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