Elezione diretta del sindaco e del consiglio delle Città metropolitane

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Adesione al DDL A.S. 1912 contenente "Norme recanti elezione diretta del sindaco e del consiglio delle Città metropolitane" (file PDF).

Relazione:
L'istituzione delle città metropolitane costituisce un approdo di fondamentale importanza sia in termini di maggiore e più concreta efficienza nello svolgimento dell'azione amministrativa, con notevoli benefici per i cittadini, sia in termini di potenzialità di sviluppo sociale ed economico che esse sono in grado di esprimere.
Il dibattito politico, come quello scientifico, da tempo si interroga sulla opportunità di modificare, al fine di migliorare, il nostro assetto istituzionale articolato su vari, eccessivi, livelli di governo. In molte occasioni si è potuto verificare come l'inefficienza ed i ritardi dell'azione amministrativa siano stati la conseguenza proprio dell'eccessiva complessità dei rapporti tra i vari livelli di governo, con funzioni non propriamente ripartite tra comuni, province e regioni. Ciò ha generato confusione e incertezza a discapito di cittadini, imprese e del buon funzionamento dell'amministrazione.
La previsione delle città metropolitane nel nostro ordinamento è avvenuta dapprima con la legge 8 giugno 1990, n. 142. Successivamente le città metropolitane sono state inserite nel testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali, di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, e infine costituzionalizzate negli articoli 114 e 117, secondo comma, lettera p), della Costituzione, come modificati dalla legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3.
Nella scorsa legislatura, il governo Monti, con il decreto-legge 6 luglio 2012, n. 95, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 2012, n. 135, aveva previsto il superamento delle province e l'istituzione delle città metropolitane. Tuttavia, la Corte costituzionale, con la sentenza n. 220 del 19 luglio 2013, ha dichiarato l'illegittimità costituzionale dell'articolo 18, relativo all'istituzione delle città metropolitane. Con la medesima sentenza è stata altresì dichiarata l'illegittimità costituzionale delle norme relative alle province contenute nell'articolo 17 del medesimo decreto-legge e nell'articolo 23 del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011 n. 214. La Consulta ha censurato nella sua sentenza l'utilizzo improprio del decreto-legge il quale, in quanto atto destinato a fronteggiare casi straordinari di necessità e urgenza, è strumento normativo non utilizzabile per realizzare una riforma organica e di sistema, quale quella prevista nelle norme dichiarate illegittime.
Nel corso dell'attuale legislatura, il governo Letta nella seduta del Consiglio dei ministri del 5 luglio 2013, ha approvato, alla luce della predetta pronuncia della Corte costituzionale, un disegno di legge di modifica costituzionale per la soppressione delle province. Tale disegno di legge è stato approvato definitivamente dalle Camere con legge 7 aprile 2014, n. 56 (cosiddetta legge Del Rio).
Ciò che si è realizzato con l'approvazione della legge 7 aprile 2014, n. 56, rappresenta senza dubbio un disegno riformatore di ampio respiro e di evidente capacità innovativa e semplificatrice, e soprattutto coerente in ogni suo aspetto con il quadro costituzionale attuale.
Il presente disegno di legge, nello specifico, intende esaltare il tasso di democraticità degli organi delle città metropolitane, prevedendo l'elezione diretta, e non di secondo grado, del sindaco e del consiglio metropolitani. In coerenza con quanto disposto dalla legge 7 aprile 2014, n. 56, cosiddetta legge Del Rio, laddove rinvia agli statuti delle città metropolitane la facoltà di prevedere l'elezione diretta a condizione che, entro la data di indizione delle elezioni, si sia proceduto ad articolare il territorio del comune capoluogo in più comuni, secondo le modalità e nel rispetto delle procedure definite dalla citata legge. Un’ulteriore condizione affinché si possa procedere con l'elezione diretta del sindaco e del consiglio metropolitani, che riguarda soltanto le città metropolitane con popolazione superiore a tre milioni di abitanti, consiste nella previsione statutaria della costituzione di zone omogenee, aree caratterizzate da prossimità territoriale e da una rilevante integrazione sotto il profilo sociale ed economico, culturale ed ambientale e comprendente una popolazione non inferiore a 120.000 abitanti.

Il disegno di legge si compone di 23 articoli.
L'articolo 1 definisce l'ambito di applicazione, specificando che l'elezione diretta del sindaco e del consiglio metropolitani è prevista esclusivamente per quelle città metropolitane che prevedono nel proprio statuto tale modalità di elezione, e che hanno concluso la procedura relativa all'articolazione del territorio del comune capoluogo in più comuni. Inoltre, esso stabilisce che solo per le città metropolitane con popolazione superiore a tre milioni di abitanti è prevista l'elezione diretta dei due organi sopra richiamati.
L'articolo 2 disciplina le modalità di elezione del sindaco metropolitano. Al comma 2 stabilisce che la durata in carica non può eccedere i cinque anni e che il mandato non è rinnovabile per più di due mandati consecutivi. I successivi commi da 5 a 11 sono inerenti ad aspetti quali, la presentazione delle liste, le procedure previste per l'esercizio del voto, la proclamazione del sindaco risultato eletto, nonché il secondo turno di ballottaggio, ricalcando le norme in materia di elezione del sindaco nei comuni con popolazione superiore a 15.000 abitanti recate dal testo unico sull’ordinamento degli enti locali di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267 (TUEL).
L'articolo 3 disciplina le modalità di elezione del consiglio metropolitano. Esso nell'articolare la disciplina di voto si rifà espressamente all'articolo 73 del TUEL, recante norme in materia di elezione dei consigli comunali nei comuni aventi popolazione superiore a 15.000 abitanti.
L'articolo 4 introduce disposizioni in materia di composizione dei consigli metropolitani. In particolare esso interviene apportando una modifica alla citata legge 7 aprile 2014, n. 56, (cosiddetta legge Del Rio), con la quale si prevede che nei casi di elezione diretta del sindaco e del consiglio metropolitano il numero di consiglieri metropolitani rimanga lo stesso dei consiglieri comunali previsti per il consiglio comunale del comune capoluogo prima della costituzione della città metropolitana.
L'articolo 5 reca disposizioni inerenti la nomina della giunta metropolitana nel rispetto del principio di pari opportunità tra donne e uomini, garantendo la presenza di entrambi i sessi. Inoltre, al comma 3 si prevede il potere, da parte del sindaco, di revocare gli assessori metropolitani, dandone comunicazione motivata al consiglio.
L'articolo 6 disciplina la composizione della giunta. Il numero degli assessori deve essere stabilito dallo statuto e non può essere superiore ad un terzo dei componenti del consiglio metropolitano e comunque non superiore a dodici unità. Nelle more dell'adozione di norme statutarie il numero di consiglieri non può essere superiore a sedici unità. Tale cifra è mutuata dal numero di assessori previsti per le città aventi un numero di abitanti superiore al milione, ai sensi dell'articolo 47, comma 5, lettera a), del TUEL.
L'articolo 7 disciplina le competenze della giunta.
L'articolo 8 introduce disposizioni riguardanti l'istituto della mozione di sfiducia, riprendendo le previsioni normative di cui all'articolo 52 del TUEL.
L'articolo 9 reca disposizioni riguardanti l'elettorato passivo.
L'articolo 10 disciplina i requisiti per la candidatura sia alla carica di sindaco che alla carica di consigliere metropolitano. In particolare, per quanto riguarda la carica di sindaco metropolitano, esso stabilisce che nessuno può essere candidato alla carica di sindaco metropolitano in più di una città metropolitana. Per quanto riguarda la carica di consigliere metropolitano, al comma 1, si stabilisce che nessuno può presentarsi come candidato a consigliere metropolitano in più di due città metropolitane, quando le elezioni si svolgano nella stessa data, e l'impossibilità per i consiglieri metropolitani, o comunali, in carica di candidarsi alla medesima carica in altro consiglio metropolitano.
L'articolo 11 sancisce l'obbligo di opzione per il candidato eletto contemporaneamente alla carica di consigliere in due città metropolitane. In tali casi il candidato eletto deve optare per una delle cariche entro cinque giorni dall'ultima deliberazione di convalida. Nel caso di mancata opzione rimane eletto nel consiglio metropolitano in cui ha riportato il maggior numero di voti.
L'articolo 12 in materia di incandidabilità alle elezioni metropolitane rinvia espressamente alle disposizioni in materia di incadidabilità del capo IV del Testo unico di cui al decreto-legislativo 31 dicembre 2012, n. 235.
L'articolo 13 in materia di ineleggibilità e incompatibilità alla carica di sindaco e di consigliere metropolitano fa esplicito rinvio alle disposizioni previste in materia dal TUEL. In particolare, per quanto riguarda l'istituto della ineleggibilità si applicano le disposizioni di cui agli articoli 60 e 61 del TUEL; mentre riguardo all'istituto della incompatibilità si applicano le disposizioni di cui all'articolo 63 del medesimo TUEL.
L'articolo 14 disciplina la decadenza dalla carica che avviene laddove il candidato accetti la candidatura alla carica di deputato. Inoltre la decadenza si applica in tutti quei casi previsti dall'articolo 7 del testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 marzo 1957, n. 361, e dall'articolo 5 del decreto legislativo 20 dicembre 1993, n. 533.
L'articolo 15 disciplina l'istituto della incompatibilità per la carica di sindaco e consigliere metropolitano. Il comma 1 stabilisce che la carica di sindaco e assessore in un qualsiasi comune della città metropolitana è incompatibile con la carica di sindaco e di consigliere metropolitano. Il successivo comma 2 stabilisce che, nel caso in cui un consigliere metropolitano assuma la carica di sindaco o assessore comunale, cessa dalla carica di consigliere. Il comma 3 stabilisce infine che il coniuge, gli ascendenti, i discendenti, i parenti e affini entro il terzo grado del sindaco metropolitano non possono essere nominati rappresentanti del comune e della provincia.
L'articolo 16 disciplina l'istituto della incompatibilità per la carica di consigliere regionale. Esso stabilisce che le cariche di sindaco e di consigliere metropolitano sono incompatibili con la carica di consigliere regionale. Al comma 2 si afferma l'incompatibilità per i consiglieri regionali che accettano la carica di sindaco o di consigliere metropolitano.
L'articolo 17 disciplina le esimenti alle cause di ineleggibilità o incompatibilità. Esso statuisce che non costituiscono cause di ineleggibilità o di incompatibilità gli incarichi e le funzioni conferite ad amministratori del comune metropolitano, previsti da norme di legge, statuto o regolamento in ragione del mandato elettivo.
L'articolo 18 disciplina i casi di perdita delle condizioni di eleggibilità e incompatibilità. Al comma 1 si stabilisce che la perdita delle condizioni di eleggibilità importano la decadenza dalla carica di sindaco e di consigliere metropolitano. Al comma 2 si stabilisce che le cause di incompatibilità, sia successive all'elezione alle suddette cariche sia precedenti, comportano comunque la decadenza dalla carica ricoperta. Il comma 3 stabilisce che la cessazione dalle funzioni deve avere luogo entro dieci giorni dalla data in cui è venuta a concretizzarsi la causa di ineleggibilità o di incompatibilità.
L'articolo 19, con riguardo alla rimozione delle cause di ineleggibilità sopravvenute alle elezioni ovvero delle cause di incompatibilità, rinvia espressamente alle disposizioni di cui ai commi 2, 5, 6 e 7 dell'articolo 60 del TUEL.
L'articolo 20 disciplina l'istituto della contestazione delle cause di ineleggibilità ed incompatibilità. Esso stabilisce l'obbligo per il consiglio metropolitano di contestare l'elezione alla carica di sindaco o consigliere metropolitano nel momento in cui si verifichi una delle condizioni costituenti causa di ineleggibilità, ovvero esista al momento della elezioni o si verifichi successivamente qualcuna delle condizioni di incompatibilità. Il comma 2 prevede la possibilità per il sindaco o i consiglieri metropolitani di formulare, entro dieci giorni, osservazioni o eliminare le cause di ineleggibilità sopravvenute o di incompatibilità. Il comma 3 prevede la possibilità di agire in sede giurisdizionale. Il comma 4 prevede, entro i successivi dieci giorni dalla formulazione delle osservazioni da parte del sindaco o del consigliere, che il consiglio metropolitano deliberi definitivamente e, ove ritenga sussistente la causa di ineleggibilità o di incompatibilità, inviti il sindaco o il consigliere metropolitano a rimuoverla o ad esprimere, se del caso, l’opzione per la carica che intende conservare.
Infine, il comma 5 prevede che, nei casi in cui il sindaco o il consigliere non provvedano alla rimozione delle cause di ineleggibilità o di incompatibilità, o non esercitino il diritto di opzione, il consiglio metropolitano ne dichiari la decadenza.
L'articolo 21 disciplina l'istituto dell'azione popolare. Nello specifico, il comma 1 statuisce che la decadenza dalla carica di sindaco o di consigliere metropolitano può essere promossa in prima istanza da ogni cittadino elettore di ciascuno dei comuni della città metropolitana, o da chiunque altro vi abbia interesse, davanti al tribunale civile. Il comma 2 stabilisce che l'azione può essere promossa anche dinanzi al prefetto. Da ultimo il comma 3 stabilisce che ove sorgessero controversie si applicano le disposizioni di cui all'articolo 22 del decreto legislativo 1º settembre 2011, n. 150.
L'articolo 22 disciplina gli istituti relativi a aspettative, permessi e indennità per i quali si rinvia espressamente alle disposizioni di cui al capo IV del TUEL.
L'articolo 23 reca la clausola di invarianza finanziaria.


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