Combattere la corruzione si può: da Governo e Parlamento si sono fatti molti passi avanti

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La corruzione è un male diffuso nel nostro Paese che rende più permeabili l'economia e la società alla criminalità organizzata e coinvolge politica, apparati pubblici, imprese e sottrae risorse ai cittadini, alle aziende sane, ai giovani, a chi fa innovazione. Combattere corruzione e mafie è una priorità su cui si gioca una buona parte del futuro dell'Italia. Capisco che faccia gioco a molti raccontare di istituzioni immobili, imbelli, incapaci di combattere, ma non è così: contro la corruzione, in questa legislatura, Governo e Parlamento hanno già fatto cose importanti e questa legge è un ulteriore passo avanti.
L'introduzione dei reati di voto di scambio e di autoriciclaggio l'istituzione dell'Autorità nazionale anticorruzione e il suo affidamento a Raffaele Cantone: questi sono fatti prodotti anche dal Parlamento, da rivendicare. Se non valorizziamo ciò che facciamo, ma scegliamo di lamentarci e basta, diffondiamo l'idea che in questo Paese la corruzione è una patologia incurabile e che siamo condannati a conviverci, ma non è così. Anche questa legge è un altro passo nella direzione giusta. Ne serviranno altri, come la riforma della legge sugli appalti e della prescrizione, ma con questa legge si risponde ai guasti creati dall'abolizione di fatto del falso in bilancio, reintroducendo il reato e anche la procedibilità d'ufficio, si interviene sulle pene per i corrotti, i corruttori, i concussi e i concussori, si incentiva chi denuncia con uno sconto di pena, si danno ulteriori poteri all'Autorità nazionale anticorruzione, si inaspriscono le pene previste dall'articolo 416 bis sull'associazione mafiosa per punire davvero i boss. E si dimostra ancora una volta che contro le mafie e contro la corruzione il Parlamento e le istituzioni sono uniti e determinati e questo è ciò che fa più paura alla criminalità organizzata.

Intervento in Senato durante la discussione della legge anticorruzione (video):

Sono di ritorno dal convegno organizzato dalla Commissione Parlamentare Antimafia alla Camera dei Deputati, a cui ha presenziato anche il Presidente della Repubblica, che ha valorizzato il ruolo che le Commissioni Antimafia stanno svolgendo su tutto il territorio nazionale nel contrasto alle organizzazioni criminali. Introducendo i lavori della sessione pomeridiana, Don Luigi Ciotti ha ribadito un’affermazione che dice spesso e cioè che corruzione e criminalità organizzata sono due facce della stessa medaglia; non sono la stessa cosa ma certamente la corruzione rende l’economia e la società più permeabili alla criminalità organizzata, certamente la corruzione rappresenta anche un’occasione in più per le mafie, uno strumento che consente alle mafie di penetrare nelle istituzioni, condizionarle e condizionare gli apparati pubblici.
Le recenti inchieste, purtroppo ci confermano che la corruzione è un male diffuso nel nostro Paese, che coinvolge politica, apparati pubblici, imprese… non solo le organizzazioni criminali, quindi.
La corruzione è un male che condiziona l’economia distorcendone i principi di libera concorrenza, che porta a premiare l’illegalità e non il merito.
Le dimensioni economiche della corruzione rappresentano un fenomeno terribilmente radicato nel nostro Paese, che sottrae risorse e opportunità ai cittadini, alle imprese sane, ai giovani e crea un sistema in cui chi innova viene penalizzato anziché premiato.
Combattere la corruzione e le mafie è una priorità su cui si gioca una buona parte del futuro del nostro Paese. La stessa possibilità di tornare a crescere, di riscostruire la fiducia nella possibilità di vivere in un Paese in cui parole come “regole, merito, legalità” tornino a guidare la convivenza.
In questa Legislatura, questo Parlamento ha già fatto cose importanti.
Capisco che fa gioco a molti raccontare di istituzioni immobili, imbelli e incapaci di combattere mafia e corruzione ma non è così. L’introduzione del reato di voto di scambio inteso come voto in cambio di favori con la modifica dell’articolo 416ter del Codice Penale, l’introduzione del reato di autoriciclaggio, l’istituzione dell’Autorità Nazionale Anticorruzione affidata alla guida di Raffaele Cantone e unanimemente riconosciuta come l’iniziativa più efficace realizzata in questo Paese contro la corruzione sono fatti: sono provvedimenti che sono stati votati in Parlamento e credo che sarebbe importante che tutti lo rivendicassimo. Anche perché continuare a rappresentare un quadro disperato in cui nulla è sufficiente ad evitare un declino inesorabile che condanna questo Paese alla corruzione e all’illegalità sarebbe un regalo a chi vuole delinquere. Se accettiamo l’idea che nulla serve e nulla è sufficiente, se non valorizziamo ciò che si fa ma scegliamo di lamentarci, diffondiamo l’idea che in Italia la corruzione è una patologia incurabile e siamo condannati a conviverci; invece, non è così.
La legge sull’anticorruzione che stiamo discutendo è un altro passo che va nella giusta direzione, un altro strumento utile contro la corruzione. Probabilmente ne serviranno altri, dalla riforma della legge sugli appalti alla riforma della prescrizione ma questa legge risponde con efficacia ad una serie di vuoti normativi che hanno indebolito l’azione di contrasto e la deterrenza della magistratura e dello Stato e risponde anche ai guasti creati nel 2002 dall’abolizione di fatto del reato di falso in bilancio.
Durante la discussione in Senato, il senatore Caliendo (Forza Italia) ha espresso la rinnovata volontà di contrastare la corruzione, personalmente voglio credere a quelle parole ma credo anche che quella volontà la debba esprimere facendo autocritica su quanto avvenuto nel 2002 con la scelta di aver abolito di fatto il reato di falso in bilancio con cui si è reso meno difficile per la criminalità procurarsi le provviste di denaro per pagare i corrotti.
Con la legge che stiamo discutendo ora viene reintrodotto il reato di falso in bilancio, prevedendo pene dai 3 agli 8 anni di reclusione per gli amministratori corrotti delle società quotate in borsa ma, soprattutto, reintroducendo la procedibilità d’ufficio. Inoltre, si interviene sulle pene che puniranno i corrotti, i corruttori, i concussi e i concussori, creando le condizioni perché si ponga fine alla sensazione di sostanziale impunità che si ha vedendo che in Italia ci sono solo poche decine di condannati per corruzione che scontano effettivamente le pene in carcere.
Non si tratta di un’ossessione punitiva ma credo che inasprire le pene per fare in modo che chi è corrotto o chi corrompe sconti la pena in carcere costituirà sicuramente un deterrente e sarà una scelta che farà giustizia rispetto all’idea che per i “potenti” ci siano trattamenti diversi da quelli riservati agli altri condannati.
La legge che stiamo discutendo in materia di anticorruzione, inoltre, non si limita ad inasprire le pene perché questo aspetto è importante ma non sarebbe sufficiente senza gli altri strumenti utili (che il testo prevede) per punire la corruzione. Innanzitutto, voglio sottolineare che con queste norme si incentiva chi denuncia: si garantisce uno sconto di pena se chi è colpevole di corruzione sceglie di collaborare e aiuta ad individuare gli altri responsabili e a recuperare i soldi e le utilità trasferite e a evitare ulteriori episodi di malaffare.
Inoltre, vengono affidati nuovi poteri e nuove prerogative all’Autorità Nazionale Anticorruzione, prevedendo che ogni notizia rilevante debba essere riferita dai giudici amministrativi all’ANAC stessa ed estendendo le tipologie di contrasto sottoposte al controllo dell’Autorità.
Ho iniziato questo intervento associando la lotta alla corruzione alla lotta alle mafie e concludo con la stessa tematica, valorizzando un’altra importante norma che è contenuta all’interno della legge anticorruzione: l’articolo 4 con cui si inaspriscono tutte le pene previste dall’articolo 416bis del Codice Penale (che punisce il reato di associazione mafiosa) e le estende anche per le associazioni criminali straniere. Questa scelta è importante perché va a risolvere un problema che spesso hanno posto i magistrati antimafia e che fino ad ora ha permesso che i boss mafiosi processati con rito abbreviato uscissero dal carcere dopo pochi anni per tornare sul territorio a comandare perché avevano relegato ad altri loro traffici puniti con reati minimi; in questo caso l’aumento delle pene è necessario. Con questa norma si dà un ulteriore colpo alle mafie e confermiamo che in Italia ci sono uno Stato e un Parlamento che hanno scelto di combattere l’illegalità, la criminalità e le mafie e che, per farlo, lavorano per migliorare sempre di più le norme, per rendere più efficace la prevenzione e rendere più forte il contrasto alle mafie e alla corruzione.
Può essere che si possa fare di più e meglio e sicuramente lo faremo ma questa argomentazione non deve servire a nascondere che ora si sta discutendo una legge importante, attesa da tempo e voluta dal Partito Democratico e dalla maggioranza di Governo ma che spero possa avere un consenso ampio per dimostrare agli italiani che contro le mafie e contro la corruzione il Parlamento, le forze politiche e le istituzioni sono unite e determinate. Questa è la cosa che fa più paura ai corrotti e ai mafiosi.

Video dell'intervento in Senato»

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