Disegno di Legge contenente le modifiche al Codice Antimafia

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Il lavoro della Commissione Parlamentare Antimafia è servito in questi mesi anche a verificare, valutando le diverse situazioni, dal funzionamento delle norme sulla confisca dei beni dei mafiosi fino alla presenza delle mafie al Nord e alle infiltrazioni nell'economia legale; a proporre modifiche legislative utili per rendere più efficace il contrasto alla criminalità organizzata. Queste proposte sono oggi contenute in un disegno di legge - di cui sono il primo firmatario - che sarà discusso, a partire dal Senato, insieme alle proposte già depositate dal Governo in tema di modifiche al Codice Antimafia. Il testo (qui scaricabile in PDF) è frutto di un lavoro condiviso dai commissari ed è firmato da esponenti di tutti i gruppi parlamentari. Anche questo è un fatto importante. Penso che più ci sarà unità della politica e delle istituzioni nella lotta alle mafie più sarà efficace l'azione di contrasto da parte dello Stato, più saranno forti i magistrati e le forze dell'ordine impegnati in prima linea.

Atto Senato n. 1690 - Testo completo del Disegno di Legge contenente le modifiche al Codice Antimafia(file PDF)» (presentato in data 24 novembre 2014; annunciato nella seduta pomeridiana del Senato n. 358 del 25 novembre 2014).

Relazione Illustrativa:
Modificazioni al Decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 159, recante "Codice delle leggi antimafia e delle misure di prevenzione, nonché nuove disposizioni in materia di documentazione antimafia, a norma degli articoli 1 e 2 della legge 13 agosto 2010, n. 136".

La presente proposta di legge trae origine dal lavoro svolto dalla Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno delle mafie, anche straniere, a partire dall’inizio della legislatura in materia di gestione dei beni confiscati e di misure di prevenzione. Come è noto, la legge 19 luglio 2013, n. 87, istitutiva della Commissione Antimafia, per la durata della XVII legislatura, le affida come primo compito, all’articolo 1, comma 1, lett. a), quello di “verificare l'attuazione della legge 13 settembre 1982, n. 646, del codice delle leggi antimafia e delle misure di prevenzione, nonché nuove disposizioni in materia di documentazione antimafia, di cui al decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 159, e delle altre leggi dello Stato, nonché degli indirizzi del Parlamento, con riferimento al fenomeno mafioso e alle altre principali organizzazioni criminali”.
Sin dall’avvio dei propri lavori, pertanto, la Commissione ha immediatamente individuato il tema della gestione dei beni sequestrati e confiscati come assolutamente prioritario all’interno della propria attività di inchiesta.
E’ stata quindi svolta un’ampia istruttoria mediante audizioni, sopralluoghi e approfondimenti a carattere specifico, con il coinvolgimento di soggetti ai massimi livelli istituzionali, amministrativi e della società civile, sia nella sede parlamentare sia direttamente sul territorio nazionale, in ossequio a una funzione di inchiesta parlamentare in cui i peculiari poteri attribuiti alla Commissione dalla legge in base all’articolo 82 della Costituzione sono legislativamente orientati, così come la collocazione sistematica del medesimo articolo, inserito nella Parte seconda della Costituzione, Titolo I, sezione II, “La formazione delle leggi”, lascia del resto intendere e suggerire.
All’esito di tale istruttoria, la Commissione parlamentare di inchiesta antimafia ha approvato all’unanimità, nella seduta del 9 aprile 2014, una “relazione sulle prospettive di riforma del sistema di gestione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata”.
Tale relazione è stata inserita nel calendario dei lavori d’Aula sia alla Camera sia al Senato, dando luogo alla circostanza del tutto eccezionale del pronunciamento da parte di entrambe le Camere sulla relazione di una Commissione parlamentare di inchiesta.
Alla luce degli orientamenti delle due Camere, in attuazione del compito di verificare l’attuazione “del codice delle leggi antimafia e delle misure di prevenzione” e degli “indirizzi del Parlamento”, assegnati dalla legge istitutiva, la Commissione ha quindi ritenuto opportuno assumere su di sé l’onere non solo dell’indicazione dei principi e criteri direttivi per una riforma del sistema, già contenuti nella relazione approvata il 9 aprile 2014 e fatti propri dalla Camera e dal Senato, ma anche di sviluppare e tradurre tali principi in un complesso di disposizioni organiche, di cui si auspica l’introduzione nell’ordinamento giuridico allo scopo di migliorare l'efficacia delle procedure di prevenzione patrimoniale e l’incisività economica e sociale del sequestro e della confisca dei beni e delle aziende.
La Commissione antimafia ha successivamente approvato il 22 ottobre 2014 una ulteriore relazione, volta a definire un quadro di revisione organica del Codice delle leggi antimafia e delle misure di prevenzione di cui al decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 159, nonché un gruppo di norme di delega al Governo per l'emanazione di norme integrative del medesimo codice.
Su questa complessa e articolata base di lavoro svolta collegialmente dalla Commissione antimafia si fonda il contenuto della presente proposta di legge, firmata dai componenti della Commissione stessa che hanno partecipato più attivamente all’iter di elaborazione dell’articolato in oggetto. Tale proposta è dunque il frutto del lavoro che ha avuto inizio in Commissione antimafia con l’approvazione della relazione sulle prospettive di riforma del sistema di gestione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata, avvenuta il 9 aprile 2014, e si è concluso con l’approvazione, il 22 ottobre scorso, della relazione concernente una revisione organica del Codice delle leggi antimafia, cui è allegata la proposta di articolato e di integrazioni al codice stesso.
I contenuti di tale proposta sono riprodotti nel presente progetto di legge, che si compone di 58 articoli, di seguito sinteticamente illustrati.
L’articolo 1 modifica l’articolo 4 del decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 159, che completa l’elenco dei soggetti destinatari della proposta di applicazione delle misure di prevenzione aggiungendo gli indiziati dei reati di cui all’articolo 416-ter c.p., 418 c.p., dei delitti contro la pubblica amministrazione quando siano dediti abitualmente a traffici illeciti o vivano abitualmente, anche in parte, dei proventi di tali delitti nonché le persone che risultino dedite alla commissione di reati contro l’ordine e la sicurezza pubblica in occasione di manifestazioni sportive al fine di aggiornare le ipotesi di pericolosità sociale, anche alla luce delle modifiche legislative intervenute dopo l’emanazione del decreto legislativo.
Gli articoli 2, 3, 4 e 8, che modificano gli articoli 5, 6 e 17 del decreto legislativo 6 settembre 2011 n. 159 ed introducono l’articolo 5-bis, sono finalizzati a coordinare i soggetti legittimati alla proposta di applicazione delle misure di prevenzione, aggiungendo il Procuratore nazionale Antimafia, prevedendo sezioni specializzate distrettuali per la trattazione delle misure di prevenzione (fatta salva la creazione di sezioni distaccate per Trapani e Santa Maria Capua Vetere con conseguenti modifiche dell’ordinamento giudiziario); il coordinamento tra il procuratore circondariale, il questore ed il direttore della direzione investigativa antimafia e quello distrettuale prevedendo che, ove la proposta non sia presentata congiuntamente con il Procuratore distrettuale, il Tribunale trasmetta al procuratore distrettuale la proposta affinché venga formulato un parere e sia possibile integrare gli atti o segnalare la pendenza di procedimenti connessi. Sempre nell’ottica del coordinamento, l’articolo 16 introduce all’articolo 27 del decreto legislativo 6 settembre 2011 n. 159, il comma 4-bis, prevedendo la trasmissione da parte del Procuratore della repubblica degli atti investigativi sopravvenuti al procuratore generale che sostiene l’accusa in appello e che tali atti siano posti tempestivamente a disposizione della difesa.
L’articolo 5 modifica il procedimento applicativo di cui all’articolo 7 del decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 159, e l’articolo 146 disp. att. c.p.p., prevedendo che l’avviso di fissazione della udienza contenga la concisa esposizione dei contenuti della proposta, che il soggetto, ove detenuto fuori dal circondario, partecipi sempre alla udienza nelle forme della videoconferenza, ciò sia per ragioni di sicurezza sia per rendere più effettivi i diritti di difesa. Vengono aggiunti i commi 11, 12, 13, 14, 15, 16 e 17 con la previsione di limiti temporali per la proponibilità di eccezioni di incompetenza, regolando anche gli effetti delle pronunce sulla competenza in grado di impugnazione (articolo 16 che modifica l’articolo 27 del decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 159). Inoltre vengono stabiliti tempi certi per il deposito dei provvedimenti e viene previsto che, in caso di accoglimento, anche parziale, della proposta, vengano poste a carico del proposto le spese processuali.
L’articolo 6 modifica l’articolo 8 comma 5 del decreto legislativo 6 settembre 2011 n. 159, sostituendo il riferimento alle province con le regioni alla luce delle riforme di legge e della intervenuta abrogazione delle province.
L’articolo 7 modifica l’articolo 14 del decreto legislativo 6 settembre 2011 n. 159, introducendo i comma 3 e 4 e stabilendo precise regole nel caso in cui la misura di prevenzione personale non venga eseguita o la sua esecuzione sia sospesa per la sopravvenuta detenzione del proposto.
Gli articoli 9, 10 e 11 modificano gli articoli 18, 19 e 20 del decreto legislativo 6 settembre 2011 n. 159, estendendo la possibilità di confisca, in caso di morte del proposto, non solo nei confronti degli eredi, ma anche nei confronti delle persone fisiche che risultano avere convissuto con il defunto nell'ultimo quinquennio o delle persone giuridiche del cui patrimonio il defunto risultava poter disporre anche indirettamente e prevedendo un potenziamento degli strumenti di indagine con l'accesso alle banche dati istituzionali dell'Agenzia delle entrate.
L’articolo 12 modifica l’articolo 21 del decreto legislativo 6 settembre 2011 n. 159 prevedendo che l’esecuzione del sequestro sia effettuato dalla polizia giudiziaria e non più dall’ufficiale giudiziario, la cui assistenza viene resa eventuale, ove occorra, al fine di accelerare l’esecuzione del provvedimento; viene altresì disciplinato lo sgombero degli immobili occupati senza titolo ordinato dal giudice delegato.
L’articolo 13 modifica l’articolo 22 del decreto legislativo 6 settembre 2011 n. 159 prevedendo che, nel caso di provvedimenti di urgenza, il sequestro possa essere emesso dal presidente del tribunale anche senza il parere del procuratore distrettuale che viene previsto in sede di convalida da parte del Tribunale.
L’articolo 14 modifica l’articolo 23 comma 4 del decreto legislativo 6 settembre 2011 n. 159, prevedendo la citazione dei terzi titolari di diritti reali di garanzia ed escludendo la citazione dei terzi titolari di diritti personali di godimento.
L’articolo 15 modifica l’articolo 24 del decreto legislativo 6 settembre 2011 n. 159 escludendo che la disponibilità di beni possa essere giustificata con proventi di evasione fiscale e prevedendo ulteriori cause di sospensione del termine per il deposito del provvedimento di confisca, connesse all’esercizio del diritto di difesa (istanza di ricusazione, integrazione del contraddittorio, impedimento dell’interessato).
Gli articoli 17, 18, 19 e 20 modificano gli articoli 28, 30 e 31 del decreto legislativo 6 settembre 2011 n. 159 ed introducono l’articolo 30-bis, modulando la revocazione della confisca sulla base delle norme del codice di procedura penale, togliendo il termine custode, sostituito da amministratore giudiziario, stante il ruolo attivo dei compiti di gestione, prevedendo la possibilità di rateizzare la cauzione e stabilendo che, nel procedimento penale ordinario, deve essere sempre lo stesso giudice delegato ad occuparsi della amministrazione dei beni sino alla definitività del procedimento e precisando che ai procedimenti penali si applicano le norme relative alla gestione ed alla destinazione previste dal libro I, titolo III e IV e dal libro III, titolo II.
Gli articoli 21 e 22 contengono disposizioni in materia di amministrazione e controllo di giudiziario di attività economiche ed aziende, riformulando l’articolo 34 ed inserendo l’articolo 34 bis nel decreto legislativo 6 settembre 2011 n. 159, riprendendo la proposta elaborata dalla Commissione ministeriale istituita con D.M. 10 giugno 2013 presso il Ministero della giustizia, presieduta dal prof. Giovanni Fiandaca. Si introducono alcuni strumenti più flessibili per contrastare le infiltrazioni mafiose nel mercato, senza ricorrere alle misure più invasive già consacrate dalla vigente disciplina. Il nuovo articolo 34 rivede la amministrazione giudiziaria, prevedendo una dettagliata disciplina della gestione. Con l’articolo 34-bis si introduce l’istituto del controllo giudiziario, adatto alle ipotesi più attenuate di agevolazione da parte dell'impresa all'attività di persone nei cui confronti è stata proposta misura di prevenzione; il controllo giudiziario viene concepito anche come strumento di controllo in favore dell'impresa che, a seguito di mancato rilascio di certificazione antimafia, voglia sottoporsi alla verifica del proprio percorso di affrancamento dai rischi derivanti dalle contiguità e ottenere così la validazione della propria opera di riorganizzazione e di bonifica in prospettiva di recupero della legalità; conseguentemente dall'introduzione del controllo giudiziario deriva la necessità di raccordare il testo della disciplina in materia di documentazione antimafia; conseguentemente gli articoli 50, 52, 53 modificano gli articoli 76, 91 e 93 del decreto legislativo 6 settembre 2011 n. 159.
Gli articoli 23, 24 e 25 modificano gli articoli 35, 36 e 37 del decreto legislativo 6 settembre 2011 n. 159: vengono fissati criteri per la scelta dell'amministratore giudiziario, stabilendo che della loro applicazione concreta nei singoli casi debba essere dato conto in un provvedimento motivato del Tribunale che conferisce l'incarico per evitare meccanismi di selezioni rigidi e inadeguati alle esigenze imprevedibili di ciascuna procedura ma al contempo rendere trasparenti e verificabili le scelte degli uffici giudiziari; dal canto suo prima di assumere l'incarico l'amministratore deve depositare apposita dichiarazione sugli altri incarichi che sta ancora eseguendo; si prevede che in caso di gestioni particolarmente complesse, possano essere nominati più amministratori giudiziari; viene introdotta la previsione in base alla quale gli amministratori giudiziari di aziende, nei casi più complessi, devono articolare preventivamente un ufficio di coadiuzione indicandone i componenti e gli oneri, così da sottoporlo all'autorizzazione (previa) del giudice; viene prevista la gestione dei beni da parte degli amministratori giudiziari, sotto la direzione del giudice delegato, fino alla confisca definitiva come specificato nell’articolo 26; per garantire la continuità della gestione si prevede che gli stessi soggetti mantengano i compiti di gestione anche dopo il passaggio di competenza all’Agenzia, salvo espresso e motivato provvedimento di sostituzione da parte della stessa Agenzia. La modifica degli articoli 36 e 41 disegna il contenuto generale della relazione particolareggiata dei beni sequestrati con una specifica e in parte differenziata disciplina della relazione richiesta all'amministratore che si immette in possesso di aziende, come specificato nel successivo articolo 29. L'articolo 36 comma 4 fissa la regola dell'ostensibilità della relazione particolareggiata dell'amministratore giudiziario alle parti, limitatamente ai contenuti inerenti la determinazione del valore di stima. Si prevede il deposito della parte della relazione relativa al valore, l'avviso della cancelleria alle parti, la possibilità di formulare le contestazioni, una previa valutazione di ammissibilità da parte del giudice, l'eventuale procedimento di accertamento in contraddittorio nelle forme della perizia.
L’articolo 26 modifica l’articolo 38 del decreto legislativo 6 settembre 2011 n. 159 ridisegnando, con innovazione radicale, il profilo dell’Agenzia. La nuova norma prevede che fino alla definitività del provvedimento di confisca l’Agenzia svolga attività di ausilio e di supporto all’Autorità giudiziaria fino alla definitività del provvedimento di confisca proponendo al tribunale l’adozione di tutti i provvedimenti necessari per la migliore utilizzazione del bene in vista della sua destinazione o assegnazione (comma 1), che si occupi, in via esclusiva della gestione dei beni, della loro destinazione e assegnazione dopo la definitività del provvedimento di confisca. Si prevede che tutte le comunicazioni tra Agenzia e autorità giudiziaria, in senso biunivoco, avvengano per via telematica (comma 2), che l’Agenzia assuma la gestione dei beni dopo la confisca definitiva e fino alla emissione del provvedimento di destinazione avvalendosi di un coadiutore individuato - per evidenti ragioni di economia sistematica – nell’amministratore giudiziario nominato dal tribunale , fatta eccezione per il caso in cui non ricorrano casi di gravi irregolarità o incapacità o altri gravi motivi idonei a legittimare la revoca (comma 3). Si prevede una separata e distinta rendicontazione dell’attività di gestione a cui l’amministratore giudiziario è tenuto, per la parte riferibile alla gestione giudiziale e per la parte riferibile alla gestione di competenza dell’Agenzia, con separata approvazione del conto di gestione da parte del tribunale e da parte dell’Agenzia (comma 4). Al fine di facilitare le richieste di utilizzo dei beni confiscati è previsto che entro un mese dal deposito del decreto di confisca di primo grado l’Agenzia pubblichi sul suo sito internet l’elenco dei beni immobili oggetto del provvedimento ablativo (comma 5).
L’articolo 27 modifica l’articolo 39 del decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 159, introducendo il comma 2 con il quale si prevede che, trascorsi cinque giorni dall’inoltro per via telematica da parte dell’amministratore giudiziario - autorizzato dal giudice delegato a stare in giudizio - all’Avvocatura dello Stato della richiesta di assistenza legale alla procedura, senza riscontro da parte dell’Avvocato generale dello Stato, il giudice delegato può nominare un libero professionista.
L’articolo 28 modifica l’articolo 4 del decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 159, prevedendo che nell’impartire le direttive generali della gestione, al momento del sequestro, il giudice delegato si avvalga dell’ausilio e del supporto dell’Agenzia. In applicazione del principio di trasparenza della gestione giudiziale si esplicita che gli atti di gestione reclamabili possono essere solo quelli compiuti dall’amministratore giudiziario in assenza di autorizzazione scritta del giudice delegato, si amplia il termine per il reclamo (giorni quindici dalla effettiva conoscenza dell’atto ), si prevede che il rito applicabile per il reclamo è quello di cui all’articolo 127 del codice di procedura penale.
L’articolo 29 modifica l’articolo 41 del decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 159, norma centrale del nuovo assetto della gestione giudiziale delle aziende ove il sequestro assicuri, a sensi del codice civile, il potere di gestione in capo all’amministrazione giudiziale. Si prevede che l’amministratore giudiziario, individuato secondo il criterio già fissato nel comma 1, e in concreta attuazione del principio di trasparenza della gestione giudiziale , è nominato dal Tribunale con decreto motivato; che la relazione di cui all’articolo 36, da presentare entro sei mesi dall’immissione in possesso, contenga una dettagliata analisi delle concrete possibilità di prosecuzione o di ripresa dell’attività tenuto conto del grado di caratterizzazione dell’azienda con il proposto e i suoi familiari, della natura dell’attività esercitata, delle modalità e dell’ambiente in cui è svolta, della forza lavoro occupata, della capacità produttiva e del mercato di riferimento. Ove non sia concretamente possibile proseguire l’attività secondo parametri di legalità l’amministratore deve proporre la messa in liquidazione dell’impresa (comma 1). E’ introdotto un comma 1-bis con cui si definiscono e si ampliano i compiti in questa fase assolutamente centrale per il destino dell’azienda. L’amministratore deve redigere un elenco nominativo dei creditori e di coloro che vantano diritti reali o personali, di godimento o di garanzia, sui beni ai sensi dell’articolo 57 comma 1, deve specificare quali crediti originino dai rapporti di cui all’articolo 56, quali siano collegati a rapporti commerciali essenziali per la prosecuzione dell’attività e quali riguardino rapporti già esauriti, o non provati, o semplicemente non essenziali per la prosecuzione dell’attività di impresa. La relazione ex articolo 41 è anche il momento per ricostruire, nominativamente, la compagine dei dipendenti, che prestino o abbiano prestato attività lavorativa in favore dell’impresa, per specificare la natura dei rapporti di lavoro esistenti e, tra questi, quali sono necessari alla prosecuzione dell’attività, per riferire della presenza di organizzazioni sindacali all’interno dell’azienda al momento del sequestro, per interloquire con dette organizzazioni sindacali al fine di acquisire loro eventuali proposte sul programma di prosecuzione o di ripresa dell’attività. La relazione è trasmessa al giudice delegato ma, nelle more, entro trenta giorni dall’immissione in possesso (comma 1-ter) il giudice delegato adotta i provvedimenti urgenti, autorizza la prosecuzione dell’attività; conservano efficacia, fino all’approvazione del programma di cui al successivo comma 1-quater, le autorizzazioni, le concessioni, i titoli abilitativi in generale già rilasciati ai titolari delle aziende in sequestro. E’ previsto che l’esame della relazione di cui al comma 1 avvenga in camera di consiglio, nel corso di un’udienza fissata ex articolo 127 c.p.p. con la partecipazione del Pubblico Ministero, dell’Agenzia e dell’amministratore giudiziario, sentiti se compaiono.
L’interlocuzione con l’Agenzia fin da questa fase pone le basi per una effettiva attività di ausilio e di supporto dell’Agenzia a favore della gestione giudiziale. Il programma, ove vi siano concrete prospettive di ripresa o di prosecuzione dell’attività, è approvato dal Tribunale con decreto motivato (comma 1-quater). Nel lasso temporale che intercorre fra l’immissione in possesso e fino all’approvazione del programma di prosecuzione o di ripresa dell’attività non operano per le società in sequestro le cause di scioglimento per riduzione o perdita del capitale sociale di cui agli articoli 2484, n. 4 e 2545-duodecies del codice civile (comma 1-quinquies). E’ modificato il comma 5 prevedendo che con decreto ministeriale (adottato di concerto dai Ministeri della giustizia, dello sviluppo economico, dell’economia e delle finanze) sono stabilite modalità semplificate di liquidazione o di cessazione dell’impresa. E’ modificato il comma 6 specificando che nel caso di sequestro di partecipazioni societarie l’amministratore esercita i poteri che spettano al socio nel limiti della quota sequestrata, che provvede, ove necessario, e previa autorizzazione del giudice delegato, a quanto previsto alle lettere a) e b) del vigente comma 6, e ad approvare ogni altra modifica dello statuto utile al perseguimento degli scopi della impresa in sequestro.
L’articolo 33 modifica il comma 1 dell’articolo 45 del decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 159, specificando che l’acquisto dei beni al patrimonio dello Stato avviene a seguito della irrevocabilità del provvedimento di confisca.
L’articolo 34 modifica il comma 1 dell’articolo 46 del decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 159, ampliando il novero dei casi in cui la restituzione dei beni confiscati può avvenire per equivalente alle ipotesi in cui i beni medesimi siano stati assegnati per finalità sociali, per fini di giustizia o di ordine pubblico o di protezione civile di cui alle lettere a), b), c) dell’articolo 48, comma 3, del decreto. Il comma 3 prevede che nei casi di restituzione per equivalente il pagamento della somma corrispondente al valore dei beni sia posto esclusivamente a carico del Fondo Unico Giustizia.
L’articolo 36 modifica l’articolo 48 del decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 159, e in particolare: il comma 3, lettera b), prevedendo che l’autorizzazione a mantenere al patrimonio dello Stato i beni utilizzati dall’Agenzia per finalità economiche , coerentemente con la nuova disciplina dell’Agenzia, sia di competenza della Presidenza del Consiglio e non del Ministro dell’interno; il comma 3, lettera c), ove si tiene conto della soppressione delle province e si inseriscono tra gli enti che possono ottenere in concessione , a titolo gratuito, dagli enti territoriali un bene confiscato le cooperative a mutualità prevalente senza scopo di lucro.
L’articolo 40 introduce di seguito all’articolo 54 decreto legislativo 6 settembre 2011, n.159, un nuovo articolo 54-bis: Pagamento di debiti anteriori al sequestro, che consente all’amministratore giudiziario, previa autorizzazione del giudice delegato, di procedere al pagamento anche parziale o rateale, dei crediti per prestazioni di beni o servizi, sorti anteriormente alla data del sequestro ritenuti strategici per la ripresa e la prosecuzione dell’attività di impresa. Si tratta di una previsione diretta ad evitare che vengano interrotti quei singoli rapporti commerciali essenziali allo svolgimento dell’attività tipica dell’impresa da parte di alcuni creditori strategici in conseguenza del mancato adempimento delle obbligazioni già scadute alla data del sequestro, prevedendo per tale limitata categoria di crediti la possibilità di procedere ad un pagamento immediato, attribuendogli così natura prededucibile, in assenza di verifica, rimettendo poi, così come previsto all’articolo 59, comma 6 lettera b) decreto legislativo 6 settembre 2011, n.159, come modificato dal successivo articolo 45, la possibilità agli altri creditori di impugnare il provvedimento autorizzativo del pagamento.
Sempre nell’ottica di favorire la prosecuzione dell’attività, è stato altresì previsto al secondo comma del nuovo art 54-bis decreto legislativo 6 settembre 2011, n.159, che in sede di redazione del programma di prosecuzione o ripresa dell’attività di cui all’articolo 41, il tribunale può autorizzare l’amministratore giudiziario a rinegoziare le esposizioni debitorie dell’impresa ed a provvedere ai conseguenti pagamenti, previa verifica sommaria della buona fede.
All’articolo 41 sono state apportate alcune modifiche all’articolo 55 del decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 159, nei rapporti tra procedimento di prevenzione e procedure esecutive individuali, prevedendo che l'eventuale processo esecutivo sul singolo bene sottoposto a sequestro non possa essere iniziato (regola fissata già dal testo vigente) e, ove iniziato rimanga sospeso (il testo vigente in maniera equivoca afferma che non possa essere proseguita ma non precisa le sorti del procedimento in caso di dissequestro del bene). Dalla sospensione la possibilità di riassunzione in caso di dissequestro, facendo salvi gli effetti prodottosi prima della sospensione in favore del creditore.
E’ stato espressamente previsto, al comma 3 dell’articolo 55 decreto legislativo 6 settembre 2011, n.159, che deve essere sospeso il giudizio civile già pendente diretto a far accettare l’esistenza di un diritto reale o personale di godimento o di garanzia da parte di un terzo su di un bene sottoposto a sequestro. E’ stata altresì riconosciuta la legittimazione passiva nel giudizio di prevenzione, come previsto nel riformato articolo 24 comma 4 della presente modifica legislativa, al titolare di un diritto reale di garanzia sui beni sottoposti a sequestro.
L’articolo 42 interviene sulla disciplina dei rapporti pendenti regolamentata all’articolo 56 del decreto legislativo 6 settembre 2011, n.159, prevedendo che i contratti relativi al bene o all’azienda sequestrata che non siano stati ancora compiutamente eseguiti anche da una sola delle parti siano sospesi, rimettendo le sorti del rapporto alla valutazione dell’amministratore giudiziario in ordine alla convenienza alla prosecuzione o allo scioglimento del contratto. Al fine di garantire la certezza dei rapporti giuridici, l’amministrato è tenuto a sciogliere la riserva sulle sorti del contratto entro il termine previsto per il deposito della prima relazione di cui all’art 41 comma 1-bis e comunque non oltre sei mesi dall’immissione in possesso. Lo scioglimento dal contratto da parte dell’amministratore non dà diritto al risarcimento del danno nei confronti della procedura. Il contraente conserva il diritto al risarcimento del danno nei soli confronti del proposto.
Agli articoli 43, 44 e 45 si introducono modifiche significative al procedimento di accertamento dei crediti e dei diritti dei terzi, intervenendo sui precedenti articoli 57, 58, 59 del decreto legislativo 6 settembre 2011, n.159. Viene previsto un diverso modello procedurale mutuato dall’esperienza del procedimento di verifica dei crediti delineato dagli articoli 92 e seguenti della legge fallimentare. E’ stato indicato senza possibilità di equivoco che si procede alla verifica dei crediti dopo che è intervenuta confisca di primo grado, ancorché non definitiva. L’anticipazione della fase di accertamento dei diritti dei terzi sui beni sottoposti a misura di prevenzione è diretta a garantire, da un lato, una maggiore tutela all’interesse dei crediti di buona fede a cui viene riconosciuto in tempi relativamente brevi la titolarità del diritto e la possibilità di ottenerne futura soddisfazione; dall’altro la conoscenza del dato effettivo dell'indebitamento, della sua origine e del suo ammontare consente di acquisire elementi utili per un intervento mirato al perseguimento delle finalità proprie della procedura, fornendo elementi utili ai fini della redazione del piano per le prosecuzione dell'attività. Le modifiche introdotte incidono sensibilmente sulla fase del procedimento di verifica, privilegiando quegli aspetti del procedimento che si sono rivelati in grado di garantire una maggiore tempestività nelle formazione dello stato passivo ed un ampliamento del contraddittorio tra le parti, anticipando la fase di instaurazione del contraddittorio tra i creditori ed organi della procedura ad una fase addirittura antecedente all’udienza di verifica. Vengono rideterminati i termini previsti, sia quello concesso ai debitori per il deposito delle istanze di accertamento del credito, sia quello di fissazione dell’udienza di verifica in ragione del diverso impianto organizzativo della procedura di accertamento dei crediti qui delineato. La riduzione del termine perentorio in sessanta giorni, decorrente dalla comunicazione del provvedimento del giudice, previsto per la presentazione delle domande di insinuazione al passivo di cui al comma 2 dell’art 57 decreto legislativo 6 settembre 2011, n.159, tiene conto dell’esigenza di contenimento dei tempi del processo, senza ledere i diritti dei creditori e le loro esigenze difensive, in ragione della valutazione del dato oggettivo che i creditori sono già venuti a conoscenza da diverso tempo dell’esistenza e della pendenza della procedura di prevenzione e sono consapevoli della necessità che il loro credito prima di essere ammesso al pagamento sia preventivamente verificato. La riduzione del termine iniziale fissato dal giudice per il deposito delle istanze di accertamento dei crediti è bilanciato dall’allungamento del termine previsto per la fissazione dell’udienza di verifica dei crediti, che trova giustificazione nella necessità di un più ampio spazio temporale tra la data di scadenza del termine di presentazione delle istanze dei creditori e la data dell’udienza di verifica, così da consentire all’amministratore di esaminare le domande pervenute e di predisporre un progetto di stato passivo, rassegnando le sue conclusioni con riferimento ad ogni singola domanda.
L’amministratore è tenuto a depositare il progetto di stato passivo presso la cancelleria del giudice della prevenzione non oltre il termine di venti giorni prima dell’udienza, così da consentire ai creditori di prenderne visione delle sue conclusioni, di controdedurre e di presentare osservazioni, nonché di depositare documentazione integrativa. E’ stato concesso al creditore il termine fino a cinque giorni prima dell’udienza per il deposito delle proprie osservazioni ed integrazioni documentali, termine previsto a pena di decadenza, introdotto al comma 7 dell’art 58 decreto legislativo 6 settembre 2011, n.159. La preventiva verifica delle domande ad opera dell’amministratore giudiziario, così come la possibilità per i creditori di controdedurre alle conclusioni rassegnate e di produrre nuovi documenti, agevola l’attività del giudice in udienza garantendo la speditezza della trattazione e riducendo i tempi dell’accertamento definitivo dei crediti, limita le ipotesi di un rinvio dell’udienza per esigenze istruttorie connesse e o conseguente alla necessità di produzioni documentali, nonché agevola soluzioni condivise tra le parti, nei limiti della disponibilità dei diritti, atte a ridurre le ipotesi di impugnazioni.
All’articolo 43 si introduce nel primo comma dell’articolo 57 del decreto legislativo 6 settembre 2011, n.159, la previsione che nell’elenco nominativo dei creditori anteriori al sequestro siano inseriti anche quelli ritenuti strategici per la ripresa e la prosecuzione dell’attività di impresa e per la conservazione del valore economico e sociale dell’azienda sequestrata, di cui al nuovo articolo 54 bis. Tali ultimi crediti pur esclusi dal procedimento di verifica di cui all’articolo 58, in quanto già soddisfatti, ove il giudice ne abbia autorizzato il pagamento in ragione della riscontrata essenziale strumentalità, devono essere comunque inseriti dall’amministratore nell’elenco dei creditori, per consentire a tutti gli altri creditori la verifica dei presupposti del trattamento preferenziale ricevuto e la conseguente possibilità di impugnare il provvedimento del giudice che ne ha autorizzato il pagamento, nei modo e nei termini previsti all’art 59, comma 6, per le impugnazione dei crediti ammessi o esclusi dal passivo.
L’articolo 44 modifica l’articolo 58 del decreto legislativo 6 settembre 2011, n.159, prevedendo al comma 5 che la possibilità di presentare domande tardive solo entro il limite temporale di un anno dal decreto di esecutorietà dello stato passivo emanato all’esito della verifica delle domande tempestive. L’ammissibilità della domanda tardiva presuppone che il creditore provi di non aver potuto presentare la domanda tempestivamente per causa a lui non imputabile nel termine assegnato.
Non è stata prevista per la fase della verifica dinanzi al giudice delegato la difesa tecnica, obbligatoria invece in ogni caso di impugnazione dinanzi al tribunale.
L’articolo 45 modifica l’articolo 59 del decreto legislativo 6 settembre 2011, n.159, e prevede che nel giudizio di impugnazione non sono ammesse prove nuove se non sopravvenute. Nel giudizio di impugnazione viene ridotta la possibilità di attività istruttoria in ragione dell’operato ampliamento del contraddittorio alla fase preliminare all’udienza di verifica.
Gli articoli 46 e 47 introducono delle rilevanti modifiche all’attività di liquidazione dei beni e al progetto di pagamento disciplinate agli artt. 60 e 61 del decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 159. La fase della vendita e del riparto viene devoluta integralmente all'Agenzia che vi provvede dopo che la confisca è divenuta irrevocabile. Viene ribadito il criterio di sussidiarietà della vendita dei beni al solo caso in cui la liquidità di cui si dispone risulti insufficiente a garantire la soddisfazione dei creditori. Al fine di evitare che si verifichino situazioni in cui si procede alla vendita di beni di consistente valore a fonte di crediti insoddisfatti di importo complessivamente modesto, è stato prevista la possibilità, al comma 1 dell’articolo 60 del decreto legislativo 6 settembre 2011 n.159, che l’agenzia possa differire la vendita ad un momento successivo ove confidi di reperire le risorse necessarie dalla gestione del patrimonio. E’ stato previsto che sia l’Agenzia a predisporre il progetto del piano dei pagamenti da sottoporre all’attenzione dei creditori che potranno presentare le loro osservazioni. Il piano di pagamento può essere impugnato dai creditori dinanzi al giudice civile. Si tratta, infatti, dell’accertamento di un diritto, che se pur trova li suo presupposto nel procedimento di prevenzione, prescinde da esso, inserendosi nel rapporto tra Agenzia, tenuta al pagamento ed il creditore che in ragione della titolarità del credito ammesso al passivo, rapporto estraneo alla procedura di prevenzione.
L’eventuale successivo giudizio di opposizione di natura civile si svolge con rito camerale nelle forme del procedimento sommario di cui all’art 702-bis e ss. c.p.c. dinanzi alla corte d’appello del distretto di competenza del giudizio presupposto (di prevenzione o penale). In presenza di somme contestate, queste vanno accantonate, procedendosi all’assegnazione di quelle non controverse. Ove non sia possibile procedere all’accantonamento la proposta opposizione sospende l’esecutività dei pagamenti.
Gli articoli 48 e 49 apportano modifiche agli articoli 63 e 64 del decreto legislativo 6 settembre 2011, n.159, disciplinando i rapporti tra procedure di prevenzione e fallimento. Viene sfoltita la disciplina di cui agli articoli 63 e 64, escludendo che il giudice del fallimento proceda alla verifica di buona fede dei crediti come previsto da una norma vigente ma unanimemente criticata da dottrina e operatori sia del diritto fallimentare sia del diritto di prevenzione; si stabilisce che i beni sottoposti a sequestro, sia nell'ipotesi di fallimento dichiarato prima del sequestro, sia nell'ipotesi di fallimento dichiarato dopo il sequestro, sono esclusi dalla massa attiva del fallimento ed in conseguenza l’accertamento dei crediti connessi a diritti su di essi gravanti sono devoluti in via esclusiva alle valutazioni del giudice delegato della prevenzione attraverso il procedimento di verifica della buona fede ai sensi degli articoli 52 e seguenti. Così che ove già verificato in sede fallimentare i crediti inerenti a beni confiscati, dovranno essere nuovamente accertai dal giudice della prevenzione, nel rispetto per altro del principio della valenza endoprocessuale dell’ammissione al passivo. I crediti esclusi dall'accertamento del passivo in sede fallimentare si identificano in quelli che realizzano cause legittime di prelazione sui beni sottoposti a sequestro (in particolare diritti reali di garanzia o privilegi speciali). E’ consentito all’amministratore qualora ne ricorrano i presupposti e le finalità di procedere alla ristrutturazione dei debiti delle imprese sequestrate avvalendosi degli strumenti e delle procedure di negoziazione della crisi oggi in vigore.
Gli articoli 54, 55, 56, 57 modificano gli articoli 110, 111, 112, 113 del decreto legislativo 6 settembre 2011 n. 159.
Sono ridisegnati profilo, competenze e poteri dell’Agenzia.
L’articolo 54 modifica l’articolo 110. In ragione del profilo più articolato dell’Agenzia la stessa viene posta sotto la vigilanza della Presidenza del Consiglio quale luogo di sintesi tra più Ministeri interessati, e, conseguentemente, la sola sede legale viene fissata a Roma mentre la sede secondaria (e operativa) rimane a Reggio Calabria (comma 1). Le attribuzioni, prima, esclusive del Ministro dell’Interno migrano, ora, in capo al Presidente del Consiglio dei Ministri (articolo 111 comma 2, comma 4, comma 5, 112 comma 1). Si ampliano e si dettagliano inoltre i compiti dell’Agenzia. E’ modificata la lettera a) del comma 2, sono specificati e ampliati i dati che l’Agenzia deve acquisire tramite il suo sistema informativo, si specifica che i flussi informativi corrono in modalità bidirezionale con il sistema informativo del Ministero della Giustizia , dell’autorità giudiziaria, con le banche dati e i sistemi informativi delle prefetture- uffici territoriali del Governo, degli enti territoriali, di Equitalia e di Equitalia Giustizia, delle agenzie fiscali e con gli Amministratori giudiziari, con le modalità previste dagli artt. 1,2,e 3 del D.P.R. 15 novembre 2011, n. 233, al fine di avere un costante monitoraggio dei dati relativi alla “vita” (stato, consistenza, criticità, destinazione, assegnazione) dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata nel corso dei procedimenti penali e di prevenzione. Sono modificate la lettera b) e la lettera c) del comma 2 ove si specifica che, tanto per i beni oggetto di sequestro e confisca di prevenzione che per i beni oggetto di sequestro e confisca penale in senso lato, l’ausilio all’autorità giudiziaria è finalizzato a rendere possibile, fin dalla fase del sequestro, un’assegnazione provvisoria dei beni immobili e delle aziende per fini istituzionali o sociali agli enti, alle associazioni , alle cooperative di cui all’articolo 48 , comma 3, lasciando al giudice delegato l’individuazione , nel caso concreto, del modalità più idonee. Sono modificate le lettere c) e d) del comma 2 ove si prevede che all’Agenzia è attribuita in via esclusiva l’amministrazione e la destinazione dei beni confiscati in via definitiva in esito a procedimenti di prevenzione, penali nonché dei beni definitivamente confiscati dal giudice dell’esecuzione penale.
L’articolo 55 modifica l’articolo 111. E’ previsto che il Direttore dell’Agenzia sia scelto tra figure professionali che abbiano maturato esperienza specifica almeno quinquennale nella gestione dei beni e delle aziende e, fermo tale requisito, tra prefetti provenienti dalla carriere prefettizia, dirigenti dell’Agenzia del demanio, amministratori di società pubbliche o private, magistrati che abbiano conseguito la quinta valutazione di professionalità. E’ ampliata la composizione del Consiglio direttivo con l’inserimento di un qualificato esperto in materia di progetti di finanziamenti europei e nazionali, designato dalla Presidenza del consiglio dei Ministri o dal Ministro delegato per la politica di coesione. E’ istituito il Comitato consultivo e di indirizzo , presieduto dal Direttore dell’Agenzia e composto da: un esperto in materia di politica di coesione territoriale; da un rappresentante del Ministero dello sviluppo economico, del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, dei fondi del PON sicurezza, del Ministero dell’istruzione, università, ricerca, delle regioni , dei Comuni, delle associazioni potenzialmente destinatarie o assegnatarie dei beni sequestrati o confiscati ex articolo 48, comma 3, lett. c), questo ultimo nominato sulla base di criteri di trasparenza, rappresentatività e rotazione semestrale, da un rappresentante delle organizzazioni sindacali dei lavoratori, delle cooperative, delle associazioni dei datori di lavori. E’ previsto che possono essere chiamati a partecipare al Comitato i rappresentanti degli enti territoriali ove i beni o le aziende sequestrati e confiscati si trovano. I componenti del Comitato consultivo e di indirizzo, per i quali non è previsto compenso, sono stati individuati con riguardo alle competenze professionali e alle esperienza lavorativa utile e necessaria per la migliore utilizzazione, assegnazione, destinazione dei beni sequestrati e confiscati. Il Comitato e’ stato pensato come laboratorio propulsivo per il concreto perseguimento delle finalità istituzionali di destinazione sociale dei beni sequestrati e confiscati (comma 5).
L’articolo 56 modifica l’articolo 112. E’ modificato il comma 1 sulle attribuzioni degli organi dell’Agenzia nella parte in cui si prevede che il Direttore debba convocare, con frequenza periodica, il Consiglio direttivo ed il Comitato consultivo e di indirizzo, che riferisce periodicamente alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, provvede all’attuazione delle linee guida interne e degli indirizzi di cui l’Agenzia si dota per l’ausilio all’autorità giudiziaria e per la destinazione dei beni. E’ modificato il comma 2 ove si prevede che l’Agenzia coadiuva l’autorità giudiziaria nella gestione fino alla confisca definitiva, all’amministrazione dei beni confiscati in via definitiva fino alla destinazione dei beni, che provvede, in via esclusiva, sulla destinazione dei beni. E’ modificato il comma 3 nella parte i cui prevede che l’Agenzia, per l’attuazione dei suoi compiti, si avvale delle prefetture territorialmente competenti, che i prefetti costituiscono, senza maggiori oneri per la finanza pubblica, un nucleo di supporto composto da funzionari di comprovata esperienza nel settore dei beni confiscati, anche provenienti da altra pubblica amministrazione, e integrato, ove necessario, da rappresentanti di categorie professionali, enti, associazioni per questioni di rispettivo interesse. E’ previsto che il prefetto, in relazione ai compiti dell’agenzia di ausilio all’autorità giudiziaria nella gestione dei beni in sequestro, può essere autorizzato ad accedere agli atti dell’amministratore giudiziario. E’ modificato il comma 4 laddove si prevede che le deliberazioni del Consiglio direttivo dell’Agenzia sono adottate previo parere motivato del Comitato consultivo di indirizzo.
Sono poi previsti i nuovi e più articolati compiti dell’Agenzia laddove , integrando la normativa vigente, si prevede che, con delibera del Consiglio direttivo l’Agenzia: a) utilizza i flussi di informazioni acquisiti tramite il suo sistema informativo per facilitare la collaborazione ed il dialogo tra amministratori giudiziari e coadiutori su tutto il territorio nazionale in modo da incentivare la prosecuzione o l’instaurazione di rapporti commerciali tra imprese sequestrate o confiscate; b) presta, ove richiesta, supporto all’amministratore giudiziario per effettuare l’analisi aziendale e verificare l’effettiva possibilità di prosecuzione dell’impresa o di ripresa dell’attività imprenditoriale o, viceversa, per avviare la procedura di liquidazione o di ristrutturazione del debito; c) supporta l’amministrazione giudiziaria nell’individuazione di professionalità necessarie per la prosecuzione o la ripresa dell’attività di impresa stipulando protocolli con le associazioni di categoria e le strutture interessate e/o avvalendosi dei nuclei territoriali di supporto istituiti presso le prefetture; d) emana le linee guida interne per fornire ausilio all’autorità giudiziaria nella fase di gestione e per l’attività di destinazione dei beni con riguardo a quanto necessario per salvaguardare il valore patrimoniale e i livelli occupazionali dei beni aziendali , per incrementare la redditività dei beni immobili e agevolarne la devoluzione allo Stato liberi da pesi e oneri prevedendo anche un’assegnazione provvisoria; e) predispone protocolli operativi su base nazionale per concordare con l’ABI e la Banca di Italia la rinegoziazione dei rapporti bancari già in essere con le aziende sequestrate e confiscate.
E’ modificato il comma 6 dedicato ai compiti del Comitato consultivo e di indirizzo a cui si assegna di: a) esprimere il parere sugli atti di cui al comma 4; b) esprimere proposte e fornire elementi per agevolare l’interazione fra amministratori giudiziari o per verificare, se richiesto dell’amministratore giudiziario e previo parere del giudice delegato , la disponibilità degli enti e delle cooperative che ne hanno titolo a prendere in carico immobili che non facciano pare di compendi aziendali , fin dalla fase del sequestro; c) esprime pareri su specifiche questioni che riguardano la destinazione e l’utilizzazione dei beni sequestrati e confiscati.
L’articolo 57 modifica l’articolo 113. E’ modificato il comma 1 lettera a) ove si prevede, espressamente, che il personale dell’Agenzia sia selezionato con riguardo alla specifica competenza in materia di gestione delle aziende, di accesso al credito bancario e ai finanziamenti europei. Si intende imprimere, per tale via, alle risorse umane dell’Agenzia una configurazione decisamente ed univocamente orientata verso la capacità di fornire concreto ausilio all’autorità giudiziaria nella gestione dei beni fino alla definitività del provvedimento di confisca, di immaginare concreti scenari per la destinazione a fini sociali dei beni sequestrati e confiscati al fine di dare contenuto reale al circuito virtuoso che vede nella restituzione dei beni sequestrati e confiscati alle organizzazioni criminali una medicamentosa sutura, una feconda riparazione della ferita che il crimine e il delitto arrecano alla collettività.
Accanto all'articolato di modifica del codice antimafia, in relazione a tutte le innovazioni legislative che presuppongono un aumento di spesa, la Commissione propone ulteriori disposizioni di delega al Governo che hanno ad oggetto la specifica tematica della tutela dei livelli occupazionali all'interno delle aziende in sequestro, nonché le problematiche inerenti l'accesso al credito ed il finanziamento della riorganizzazione delle aziende sottratte alla criminalità. Gli obiettivi delle norme di delega possono così sintetizzarsi:
- prevedere strumenti che consentano all’azienda sequestrata e confiscata- dotata di una reale capacità economica - di neutralizzare, o attutire, l’incidenza negativa del venire meno, al momento del sequestro, di volani illeciti che fino a quel momento avevano garantito e agevolato la presenza di quell’azienda sul mercato (ampio accesso a liquidità di incerta o illecita provenienza, abbattimento dei costi della legalità per la sistematica violazione della norme in materia fiscale, tributaria, di tutela previdenziale, delle norme sulla sicurezza dei luoghi di lavoro, impiego di manodopera irregolare, capacità di acquisire spazi di mercato non in forza di capacità imprenditoriale ma grazie alla caratura criminale del proposto);
- prevedere che le misure e gli strumenti di sostegno alle aziende sequestrate o confiscate abbiano applicazione limitata nel tempo, fino alla destinazione delle aziende;
- prevedere che la richiesta di accesso alle misure e agli strumenti di sostegno alle imprese sia formulata solo ove sia approvato dal Tribunale il programma di prosecuzione o ripresa dell’impresa; - in considerazione della presumibile contrazione, dopo il sequestro, del fatturato dell’azienda, del presumibile aumento dei costi in caso di emersione di lavoro irregolare, nonché dei costi necessari per garantire la sicurezza dei luoghi di lavoro, prevedere la possibilità che l’impresa sequestrata abbia accesso, ove necessario, alla cassa integrazione e alle altre forme di ammortizzatori sociali previste per le aziende sottoposte a procedure concorsuali;
- escludere dall’accesso a tali forme di ammortizzatori sociali i lavoratori portatori di un’autonoma pericolosità sociale (i dipendenti oggetto di indagini connesse o pertinenti al reato di associazione mafiosa o a reati aggravati ex articolo 7 del decreto-legge 13 maggio 1991, n. 152, convertito, con modificazioni, dalla legge 12 luglio 1991, n. 203, e successive modificazioni), il proposto, nonché i familiari (coniuge, parenti, affini e persone conviventi) che abbiano avuto un ruolo concreto nella gestione dell’azienda e non si siano limitati a un’attività meramente esecutiva nonché coloro che hanno svolto attività di gestione e che, dunque, avevano un rapporto fiduciario con il proposto;
- prevedere che i datori di lavori che diano opportunità di occupazione ai dipendenti delle aziende sequestrate o confiscate, il cui rapporto di lavoro sia stato risolto per ragioni diverse dalla giusta causa o dal giustificato motivo e non rientrino tra i lavoratori per i quali è escluso l’accesso agli ammortizzatori sociali, fruiscano di sgravi contributivi;
- prevedere che coloro i quali effettuino acquisti dalle aziende sequestrate o confiscate fruiscano di una riduzione dell’aliquota IVA;
- prevedere che, nei contratti di appalto, a parità di condizioni dell’offerta, siano preferite le aziende sequestrate o confiscate o le cooperative che le hanno rilevate al fine di creare opportunità per i lavoratori delle aziende sottoposte a gestione giudiziale;
- al fine di rimediare alla crisi di liquidità causata dalla frequente revoca degli affidamenti bancari in conseguenza del sequestro, istituire un fondo di garanzia strutturato in una sezione di garanzia per la continuità e per l’accesso al credito bancario e in una sezione per gli investimenti necessari a tutelare la salute e la sicurezza dei lavoratori, a sostenere gli investimenti e gli interventi di ristrutturazione aziendale, a promuovere misure di emersione del lavoro irregolare, ad esclusione dei lavoratori che siano nelle condizioni di cui all’articolo 43-bis;
- prevedere che l’accesso al fondo possa essere richiesto dall’amministratore giudiziario, previa autorizzazione del giudice delegato e solo dopo l’adozione dei provvedimenti di prosecuzione dell’attività di impresa previsti dall’articolo 41, comma 1-ter e 1-quater;
- prevedere che le condizioni di accesso e di utilizzo dei finanziamenti siano stabilite con decreto del Ministro per lo sviluppo economico di concerto con il Ministero dell’economia e Finanze;
- prevedere che il Fondo sia costituito ed alimentato, per una parte, da una quota delle risorse intestate al Fondo unico, per altra parte con un contributo a carico degli Istituti bancari, per una terza parte con un contributo della Cassa depositi e prestiti;
- prevedere che le somme erogate per il sostegno agli investimenti e per la ristrutturazione aziendale siano restituite usufruendo di un tasso agevolato e che in ipotesi di revoca del provvedimento di sequestro, in qualunque stato e grado del procedimento, l’avente diritto, quale condizione per la restituzione dell’azienda, sia tenuto a rimborsare gli importi prelevati dal Fondo e che in tal caso l’Erario sia garantito da garanzie reali sui beni aziendali o sui beni del proposto;
- prevedere che l’amministratore giudiziario, verificati i contratti di lavoro, compatibilmente con il piano di prosecuzione o di ripresa dell’impresa, adotti le iniziative necessarie per la regolarizzazione degli obblighi relativi ai contributi previdenziali e assistenziali e dei premi assicurativi maturati dopo l’avvio dell’amministrazione giudiziaria per i contratti di cui sia stato autorizzata la prosecuzione ai sensi dell’articolo 56; che siano previsti sgravi contributivi e un credito di imposta per l’assunzione a tempo indeterminato dei lavoratori precedentemente impiegati in modo irregolare indicato nella dichiarazione dei redditi relativa al periodo di imposta per il quale è concesso; escludere la possibilità di cumulo dei predetti benefici;
- prevedere che le risorse da destinare al finanziamento delle misure di cui si è detto siano reperite nel Fondo unico giustizia secondo termini e modalità la cui determinazione è affidata a un decreto del Ministero dello sviluppo economico e del Ministero del Lavoro;
- tracciare una cesura netta fra la gestione giudiziale e quella prima affidata al proposto, prevedendo che, dopo l’approvazione del piano di prosecuzione o di ripresa dell’impresa l’azienda ora abbia titolo al rilascio del documento unico di regolarità contributiva e che, a decorrere dalla medesima data, non abbiano effetto nei confronti dell’azienda sequestrata i provvedimenti sanzionatori adottati per inadempimenti e condotte anteriori al provvedimento di sequestro;
- prevedere che le cooperative dei lavoratori delle aziende sequestrate e confiscate, che hanno colto l’opportunità connessa alla confisca di prevenzione, che hanno riconosciuto il valore fortemente simbolico di un gruppo di lavoratori, prima dipendenti di imprese prosperate nell’illegalità, che optano, nettamente, per lo Stato trasformandosi, a loro volta, in imprenditori nel rispetto della legge, parte fieramente attiva nel percorso di reinserimento dell’impresa nel circuito della legalità, e che da questo traggono opportunità di lavoro, di benessere per sé e le loro famiglie, abbiano titolo preferenziale nell’accesso a una serie di contributi ed incentivi economici che potranno essere meglio specificati in attuazione della delega.

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