Riformare il mercato del lavoro per non lasciare lavoratori senza tutele

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Intervento in Senato durante la discussione del Jobs Act.

In queste settimane, stiamo facendo una discussione importante su un tema decisivo per tanti cittadini italiani e per tanti giovani ma credo che sia importante che la nostra discussione resti sul merito della proposta approvata dalla Commissione Lavoro del Senato con la Legge Delega.
Innanzitutto, credo che questa discussione debba partire dalla realtà e non dalle ideologie.
Credo debba diventare un confronto, anche tra posizioni diverse, tutte legittime, ma chiarendo che tra noi non c’è chi difende il lavoro e chi no, come invece ho sentito dire più volte anche nell’Aula del Senato. Non c’è chi vuole togliere i diritti e che li vuole difendere e non c’è alcuna proposta di macelleria sociale.
Stiamo discutendo una proposta concreta, di cui eviterei caricature. Partirei, piuttosto, dalle ragioni e dagli obiettivi che con questa legge si vogliono raggiungere. Su questo serve una discussione ed è servita quella che è stata fatta fino ad ora perché ha già prodotto miglioramenti in Commissione e anche nel dibattito successivo all’interno del Partito Democratico.
In questo Paese ci sono 9 milioni di persone che lavorano con contratti precari. Vorrei che si partisse da questo dato che fino ad ora nessuno ha citato. Queste persone non hanno certezze, non hanno tutele e vengono licenziate senza alcuna tutela da parte dell’art. 18. Oggi, sono solo il 16% dei nuovi assunti coloro che vengono assunti con un contratto a tempo indeterminato.
In questo Paese c’è un’evidente ingiustizia: c’è una parte importante di lavoratori che non ha tutele, è precaria e ha tutele diverse da altri lavoratori. Per questo, penso che difendere le cose così come stanno sia ingiusto e sia sbagliato soprattutto nei confronti di quei lavoratori precari.
Per noi la priorità è questa: non lasciare soli questi lavoratori. Occorre, quindi, riformare il mercato del lavoro per non lasciare soli questi lavoratori e riformare il sistema degli ammortizzatori sociali e delle tutele per non lasciare soli questi lavoratori.
Non so se questa riforma produrrà un aumento dei posti di lavoro. Sicuramente saranno necessarie altre cose, alcune delle quali il Governo le sta già facendo.
Sicuramente, però, questa riforma creerà una maggiore giustizia sociale. È sufficiente leggere la Delega e ascoltare il Ministro Poletti per capire che il tema non è quello di togliere delle tutele ma di estenderle, dare più certezze e più sicurezza ai lavoratori e alle imprese.
Lavoratori e imprese unitamente perché solo insieme, con un patto tra produttori e lavoratori, si può far ripartire l’economia e l’occupazione in Italia.
L’idea di riprodurre un perenne conflitto tra capitale e lavoro è antistorica.
Al Nord, in Lombardia, dove ci sono tante piccole e medie aziende, l’interesse dei lavoratori e dei tanti imprenditori coincide perché sono entrambi sulla stessa barca e così si sentono.
Si tratta, e questo è uno degli obiettivi della Legge Delega, di riformare gli ammortizzatori sociali, di estendere le tutele a tutti i lavoratori; non solo a quella metà dei lavoratori con contratto a tempo indeterminato.
Il Governo si impegna a trovare le risorse per questo. Fare una caricatura e dire che servono risorse in più per dare gli ammortizzatori sociali ai licenziati che produrrà questa riforma vuol dire come minimo non aver capito cosa c’è scritto in questa Legge.
Stiamo parlando di estendere gli ammortizzatori sociali ai contratti precari e ai contratti che oggi non hanno tutele e, per questo, stiamo cercando risorse aggiuntive.
Estendere a tutti gli ammortizzatori sociali, non lasciare sole le persone che perdono il lavoro anche se hanno un contratto a termine e precario è un’innovazione d portata straordinaria. Con questa Legge Delega sii estende la possibilità di essere presi in carico dallo Stato in caso di perdita del lavoro e non si può non vedere il valore di questa cosa. Non capisco come non lo veda chi ha spiegato che bisogna mettere in campo il salario di cittadinanza e non capisco come non lo veda chi parla di democrazia e giustizia sociale ma tollera l’idea che milioni di persone e di giovani che lavorano oggi non abbiano tutele e quando finisce il contratto, se perdono il lavoro, restano soli e abbandonati.
La sinistra è questo. La sinistra è quella che estende le tutele e elimina le ingiustizie. Questo propone la Legge Delega: di estendere le tutele, non di toglierle.
Certamente, serviranno risorse aggiuntive per finanziare i nuovi ammortizzatori sociali e su questo il Governo si impegna con la Legge Delega.
Oggi, solo il 16% dei nuovi assunti viene assunto con contratto a tempo indeterminato. Oggi, quindi, i contratti prevalenti sono quelli precari. Non è questa Legge Delega che produce la precarietà: la precarietà c’è già. Non raccontiamo che la riforma incentiva i contratti a termine perché ci sono già i contratti a termine e sono già incentivati troppo. Al contrario, la proposta contenuta nella Legge Delega è quella di ridurre i contratti a termine e di ridurre la precarietà e di impedire che i contratti a termine - come succede oggi - siano più convenienti dal punto di vista economico per le imprese e questo significa incentivare un nuovo contratto a tutele crescenti a tempo indeterminato. Diventa, quindi, per il Governo, il contratto prevalente quello a tempo indeterminato, che deve essere l’unico incentivato dallo Stato, conveniente per le imprese perché conveniente deve diventare la stabilizzazione dei lavoratori.
Proviamo a favorire la stabilizzazione per dare più prospettive ai nuovi assunti rispetto a quelle che oggi garantiscono i contratti precari.
Non è di destra questa riforma ma è di sinistra e lo sa bene chi continua a evocare una precarietà che c’è già oggi e non c’è bisogno di alcuna legge per aumentarla ma per ridurla e questo fa la Delega.
Questo il quadro della Legge Delega, con più tutele e meno precarietà, un mercato del lavoro più giusto, ed è ciò che serve.
La discussione deve avvenire su questo tema, su come di tutelano i lavoratori dai licenziamenti. Il punto è questo non la difesa di un art. 18 che orami è applicato per pochi (a nessuno dei contratti a tempo determinato e a nessuno nelle aziende sotto i 15 dipendenti) e che ha garantito negli ultimi anni poche centinaia di reintegri.
Il tema è come tuteliamo i lavoratori dai licenziamenti. Licenziamenti che non ha impedito l’art. 18. Certamente, deve restare il reintegro per i licenziamenti discriminatori e per ragioni disciplinari. Nel contratto a tutele crescenti si ragiona su indennizzi crescenti ma, soprattutto, la riforma degli ammortizzatori sociali garantirà che chi è licenziato non resti solo come invece succede oggi.
Partiamo, quindi, dagli obiettivi da raggiungere; miglioriamo le norme e teniamo aperto il confronto oggi e dopo l’approvazione della Legge Delega ma non faremmo un buon servizio al Paese se trasformassimo questa discussione – importante per tanti giovani, per tanti lavoratori, per tanti imprenditori – in una disputa ideologica incomprensibile che ragiona su un mercato del lavoro che non c’è più. Questa sì che sarebbe una cosa incomprensibile per i cittadini, per i giovani, per chi aspetta riforme che possono restituire futuro a loro e al Paese.

Video dell'intervento»

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