Replica in Senato al dibattito sul Piano Casa

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Credo che la discussione che abbiamo avuto in Aula al Senato lo scorso giovedì sia stata una discussione utile e che consente anche di chiarire alcuni degli aspetti che sono stati posti da diversi interventi.
Dopo aver ascoltato la discussione, continuo a pensare che questo che stiamo per votare sia un provvedimento utile e necessario, in particolare sui temi della casa.
Voglio sottolineare che dal 1998, cioè dal giorno in cui sono stati cancellati i contributi Gescal in questo Paese, questo è il primo decreto legge che cerca di introdurre politiche pubbliche che tengano conto del fatto che è cambiato il modello con cui è possibile affrontare l’emergenza abitativa.
Oggi, in Italia, è un’emergenza abitativa grande, che si è acuita con la crisi e a cui la risposta tradizionale del settore pubblico (che una volta era costruita sui fondi Gescal e nella costruzione dei grandi quartieri popolari) è insufficiente e, per questo, bisogna rimettere in campo politiche pubbliche consapevoli della necessità di innovare.

Questo progetto di legge fa delle cose utili che vanno in questa direzione, in particolare si insiste molto sulla necessità di creare le condizioni affinché tanti alloggi vuoti che ci sono in Italia, di proprietà pubblica o privata, vengano rimessi a disposizione dei cittadini e di chi ne ha bisogno e vangano rimessi a disposizione a canoni contenuti.
Qui c’è il ragionamento sull’abbassamento della cedolare secca dal 15 al 10% per incentivare i proprietari.
Qui ci sono le norme che stanziano 500 milioni per i Comuni e le Regioni per sistemare le migliaia di alloggi vuoti pubblici che restano inutilizzati.
Qui ci sono i provvedimenti che prevedono la necessità di coinvolgere anche capitali pubblici nella realizzazione di alloggi che devono essere necessariamente messi in affitto a canoni calmierati.
Alloggi sociali per i cittadini che ne hanno bisogno.

E c’è anche una soluzione, un’opportunità, cioè quella di acquisire nuove risorse da destinare esclusivamente alla costruzione di nuovi alloggi e sono risorse che devono arrivare dalla vendita di una parte del patrimonio pubblico.
Ci sono stati diversi interventi che hanno messo in discussione questa norma. Io, però, voglio sottolineare che ci sono già molte Regioni che fanno i piani vendita e mettono in vendita il proprio patrimonio immobiliare e lo fanno senza regole, mentre noi andremo a votare un articolo che stabilisce con grande chiarezza che chi vende il patrimonio pubblico lo deve fare esclusivamente per avere risorse da destinare esclusivamente per realizzare nuovi alloggi popolari e che questi alloggi possano essere venduti soltanto agli inquilini.
È importante perché ci sono Regioni che pensano che vendere il patrimonio pubblico serva a ripianare i bilanci ma se non scegliamo di dire con grande chiarezza che quei soldi devono andare all’acquisizione di nuovi appartamenti e alla creazione di nuove opportunità abitative, davvero rischieremmo di fare ciò che alcuni hanno paventato.

Aggiungo che il tema degli alloggi residenziali pubblici è un tema importante ma dobbiamo guardare in faccia alla realtà: non è vero che se non vendiamo e non diamo la possibilità di acquisire gli alloggi pubblici agli inquilini avremmo più alloggi da destinare a chi la casa non ce l’ha.
Non è vero perché sappiamo bene che, chi entra in una casa popolare, in questo Paese ci sta tutta la vita, non esiste la mobilità.
Se vogliamo costruire una legge che imponga la mobilità, facciamola ma oggi la realtà è che chi entra in un alloggio popolare ci resta fino alla fine della sua vita e non è vero che quella casa resta a disposizione per chi non ha abitazione. Quindi, prendiamo atto della situazione e cerchiamo altro per attrarre risorse e favoriamo l’acquisto con un provvedimento che cerca di ridurre di un punto percentuale i mutui.

L’altra questione su cui si è molto discusso è la seguente.
Penso che stiamo costruendo una legge che dice ai proprietari e al pubblico di mettere tutti gli appartamenti a disposizione per affrontare l’emergenza abitativa, incentivando e costruendo le condizioni affinché vi siano canoni accessibili per i cittadini e abbassando le tasse.
A fronte di uno sforzo e di un impegno del Governo e del Parlamento ad intervenire e a spendere per dare più possibilità di trovare una abitazione a chi oggi non ne ha, credo che dobbiamo dire anche alle Iacp e alle Aler e a chi gestisce il patrimonio pubblico, che c’è un’altra cosa: che a fronte di questo deve essere chiaro che l’abusivismo e l’illegalità non sono accettabili.
Non possiamo dire che siccome c’è l’emergenza abitativa tutto è consentito.
Non è consentito tutto.
L’abusivismo è sbagliato.
Occupare abusivamente una casa popolare vuol dire toglierla a chi ne ha il diritto perché già in graduatoria, impedendogli di fatto la possibilità di esercitare il proprio diritto.
Togliere ad un proprietario o mettere un proprietario nelle condizioni di vivere nell’incertezza rispetto alla possibilità di detenere il proprio bene significa non favorire la disponibilità a metterlo in affitto.
Per questo credo che anche le norme contro l’abusivismo siano norme importanti.

Nel DL Casa, quindi, ci sono norme importanti e, per la prima volta dal 1998, si mettono in campo delle politiche per dare più alloggi, per risolvere concretamente i problemi dei cittadini, per mettere i Comuni e le Regioni nelle condizioni di dare risposte a chi oggi la casa non ce l’ha. Abbiamo, quindi, oggi l’opportunità di approvare un provvedimento utile e concreto che in tempi brevi può concretamente dare risposte.

Voglio dire con chiarezza che non c’è una riga in questo provvedimento in cui ci siano favori alle banche o alle assicurazioni: qui cerchiamo solo di garantire i diritti dei cittadini e di farlo anche con attenzione rispetto alle questioni ambientali e alla cura del territorio.
Questo provvedimento parla di nuove costruzioni soltanto per dire che bisogna abbattere e ricostruire, che bisogna riutilizzare il costruito, che bisogna difendere il suolo, che non ci deve essere ulteriore consumo di suolo e che tutto ciò che va fatto occorre farlo garantendo l’efficientamento energetico e un risparmio energetico, che i soldi vanno investiti anche per questo per poter dare un’abitazione.
E anche da questo punto di vista si cambia il modello dei quartieri popolari costruiti con i costi più bassi possibili e che dopo pochi anni in molte realtà sono stati lasciati nelle condizioni di degrado.

Sulla casa ci sono, dunque, norme importanti ed è importante che queste sistemino una questione aperta che è quella della valorizzazione degli specialisti negli interventi che richiedono grandi capacità tecniche ed innovative.

Infine, in un momento difficile come questo, credo che sia importante anche il fatto che il provvedimento in esame sostiene lo sforzo che il Comune di Milano sta facendo per realizzare Expo, concedendo una parte di finanziamenti per garantire la manutenzione della città in quel periodo e per derogare a una serie di norme della spending review che consentano di utilizzare una parte dei fondi delle multe e una parte dei fondi derivanti dagli oneri di urbanizzazione per sistemare il verde e la città, senza ulteriori vincoli.

In sintesi, ringrazio per il dibattito, sono convinto che gli emendamenti approvati dalla Commissione possano ulteriormente migliorare il testo presentato dal Governo e ringrazio ancora tutti coloro che, al di là delle posizioni assunte in Aula, in Commissione hanno contribuito a costruire un disegno di legge che nasce con il contributo di tutto il Parlamento e non solo della maggioranza.

Video dell'intervento in Senato»


Testo del DL Emergenza Abitativa-Expo (PDF)»
Testo delle modifiche approvate dal Parlamento (PDF)»
Testo e riferimenti normativi (Gazzetta Ufficiale)»

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