Il Governo insista per fare luce sulla vicenda di Regeni

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Le ultime notizie sulle torture e l’uccisione di Giulio Regeni mentre svolgeva le sue ricerche in un paese straniero sono particolarmente angoscianti e offendono il senso di umanità e di civiltà che sono patrimonio di tutti. Il nostro Governo, in particolare il ministero degli Esteri, deve insistere esercitando ogni possibile pressione perché il governo amico dell’Egitto dica la verità su questa drammatica storia. Per sollecitare il Governo a intraprendere ogni iniziativa possibile per fare piena luce su questa vicenda abbiamo presentato, come gruppo del PD, un’interrogazione al Ministro degli Esteri.

Testo dell'interrogazione:

Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale.
Premesso che:

il cittadino italiano Giulio Regeni è stato trovato privo di vita il 3 febbraio 2016 sul ciglio della strada che porta da Il Cairo ad Alessandria, in Egitto;
l'esame autoptico ha accertato che la morte è sopravvenuta dopo prolungate torture;

tali risultanze sono state riportate sui documenti trasmessi al nostro Governo dopo il primo esame del corpo;

l'autopsia eseguita a Roma dall'équipe di medici legali guidata dal professor Vittorio Fineschi ha purtroppo confermato che prima di perdere la vita il nostro connazionale è stato sottoposto a torture;

Giulio Regeni è scomparso il 25 gennaio 2016 e solo il 31 gennaio la notizia è stata resa nota dal Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale;

per diversi giorni le autorità egiziane hanno negato di conoscere quale fosse la sorte del giovane italiano; solo il 4 febbraio, il giorno successivo al ritrovamento, dopo forti insistenze da parte italiana, è stata data notizia dell'identificazione del corpo;

una squadra italiana di inquirenti, formata da 7 uomini di Polizia, Carabinieri e Interpol è giunta al Cairo il 5 febbraio;

tenuto conto che:

l'Egitto ha sottoscritto, tra gli altri, il patto internazionale sui diritti civili e politici delle Nazioni Unite, la Convenzione ONU contro la tortura ed i trattamenti e le punizioni crudeli, inumane o degradanti, lo statuto della Corte penale internazionale;

i rapporti del 2014 e del 2015 di "Amnesty international" sull'Egitto mettono in evidenza episodi di arresti illegali e ricorso alla tortura, documentando violenze di ogni tipo;

in particolare il rapporto del 2014 ha registrato 1.400 morti per uso sproporzionato della forza da parte dei reparti di sicurezza egiziani, tanto che nell'agosto 2013 il Consiglio dell'Unione europea aveva decretato, tra i principali fautori vi era il Ministro degli affari esteri pro tempore Emma Bonino, la sospensione dell'esportazione verso l'Egitto di materiali utilizzabili ai fini di repressione interna;

tenuto conto, inoltre, che:

Giulio Regeni, originario di Fiumicello (Udine), come hanno testimoniato i genitori Claudio e Paola era un ragazzo curioso che amava viaggiare, sofisticato e di grande talento, serio e concentrato sul suo lavoro (come si legge nell'intervista a "la Repubblica" del 21 febbraio 2016);

i suoi amici hanno riferito di un giovane allegro e aperto, motivato nelle sue attività da una forte passione;

Giulio stava svolgendo un dottorato di ricerca presso il Dipartimento di politica e studi internazionali della University of Cambridge e stava affrontando un viaggio di studi in Egitto,

si chiede di sapere:

quale sia lo stato delle indagini sulla vicenda della sparizione e della morte di Giulio Regeni;

se e in che modo le autorità egiziane abbiano collaborato al lavoro della squadra italiana di inquirenti inviata al Cairo;

quale sia il livello di collaborazione e coordinamento che la suddetta squadra ha potuto ottenere con gli inquirenti locali;

se sia stato chiesto alle Autorità giudiziarie e a quelle di polizia egiziane di poter accedere all'intera documentazione relativa alla morte del giovane ricercatore italiano;

quali determinazioni siano state adottate in ordine ai rapporti commerciali dell'Italia con l'Egitto, in particolare rispetto alle attività dell'Eni sul giacimento "supergiant Zohr", dal momento che non può esservi cooperazione economica senza il più rigoroso rispetto dei diritti fondamentali della persona e delle garanzie proprie di uno Stato di diritto;

quali ulteriori iniziative voglia adottare il Governo italiano perché sia fatta piena luce su questa drammatica vicenda;

quali iniziative voglia adottare, anche d'intesa con i partner dell'Unione europea, perché la condotta delle autorità egiziane sia conforme agli atti ed alle convenzioni poste a tutela dei diritti umani che l'Egitto ha sottoscritto.

All'interrogazione è stato risposto il 7 marzo 2016 e, nella risposta, il Governo ribadisce quanto sottolineato dal Ministro in occasione della seduta di svolgimento di interrogazioni con risposta immediata presso l'Aula della Camera del 24 febbraio 2016.
Così si è espresso il Sottosegretario di Stato agli Affari Esteri e alla cooperazione internazionale: "In discussione non è, infatti, né il ruolo dell’Egitto per la stabilità di una regione tormentata e al centro di quasi tutte le tensioni internazionali, né il nostro sostegno ad un Paese fortemente impegnato contro la minaccia terroristica. In discussione è la fine atroce di un nostro connazionale, Giulio Regeni, torturato e barbaramente ucciso. Su questa vicenda l’Italia semplicemente chiede ad un Paese alleato la verità e la punizione dei colpevoli. Come già più volte ribadito, il Governo non si accontenterà di verità di comodo, tantomeno di piste improbabili come quelle evocate nei giorni scorsi a El Cairo. L’ambasciata italiana a El Cairo ha ricevuto il 2 marzo una nota verbale con la quale il Ministero degli esteri egiziano ha trasmesso alcuni dei materiali investigativi richiesti nelle scorse settimane dal Governo italiano attraverso canali diplomatici. I materiali sono stati immediatamente messi a disposizione del team investigativo italiano che opera a El Cairo su mandato della Procura della Repubblica di Roma. La Farnesina prende atto della consegna di una parte del materiale richiesto: si tratta in particolare di informazioni relative a interrogatori di testimoni da parte delle autorità egiziane, al traffico telefonico del cellulare di Giulio Regeni e a una parziale sintesi degli elementi emersi dall’autopsia. Non risultano essere stati ancora consegnati altri materiali informativi richiesti dalle note verbali della nostra ambasciata. Si tratta di un primo passo utile. La Farnesina ritiene tuttavia che la collaborazione investigativa debba essere sollecitamente completata nell’interesse dell’accertamento della verità. Si ritiene, infatti, che la cooperazione con la squadra italiana di inquirenti possa e debba essere ancora più efficace, nel senso che gli investigatori italiani devono avere pieno accesso a tutti i documenti in possesso della procura di Giza. Si continuerà pertanto a sollecitare le autorità locali affinché vengano messi a disposizione anche gli altri materiali informativi richiesti, assicurando la massima e piena collaborazione nelle indagini in corso al fine di pervenire all’accertamento della verità. Il passare del tempo non farà desistere il Governo italiano, che pretende la verità, sia per dovere nei confronti della famiglia di Giulio Regeni sia, più in generale, per una questione di dignità del nostro Paese".

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