Sulle droghe servono politiche di riduzione del danno

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Dopo la morte di un ragazzo di sedici anni al Cocoricò di Riccione per overdose da ecstasy non è tardato l'annuncio del “pugno di ferro” da parte del Viminale. Ma l’età delle persone coinvolte e l’estrema accessibilità delle sostanze richiedono provvedimenti differenti rispetto alla mera attività di repressione. Anche la prevenzione non basta se non è accompagnata da serie politiche di riduzione del danno. Alfano ha annunciato un piano di intervento, ma i primi segni dicono che si vuole puntare su lato repressivo, il più inefficace. Per questo, con 14 senatori, si è deciso di interrogare il governo sullo stato di abbandono delle politiche di riduzione del danno.

Testo dell'interrogazione:

Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri dell'interno e della salute.

Premesso che:

nel 2011 la Global commission on drugs, composta da Asma Jahangir, Carlos Fuentes, César Gaviria, Ernesto Zedillo, Fernando Henrique Cardoso, George Papandreu, George P. Shultz, Javier Solana, John Whitehead, Kofi Annan, Louise Arbour, Maria Cattaui, Mario Vargas Llosa, Marion Caspers-Merk, Michel Kazatchkine, Paul Volker, Richard Branson, Ruth Dreifuss e Thorvald Stoltenberg, ha dichiarato fallito l'approccio proibizionista della guerra globale alla droga;

dal 2011 a questa parte, la Global commission on drugs ha incoraggiato i Governi a sperimentare modelli di regolamentazione giuridica delle droghe per minare il potere del crimine organizzato e salvaguardare la salute e la sicurezza delle persone; a scoraggiare l'emarginazione e la stigmatizzazione di persone che fanno uso di droghe; a mettere in atto azioni volte a garantire servizi sanitari, cure e programmi di riduzione del danno per i consumatori di sostanze proibite e a rispettare i diritti umani delle persone coinvolte nella fase terminale della filiera della droga (come piccoli spacciatori e corrieri), spesso vittime di violenza o intimidazioni da parte dei boss del narcotraffico;

gli sforzi repressivi in termini di risorse umane ed economiche spesso lasciano in secondo piano o addirittura impediscono misure di sanità pubblica volte alla riduzione del contagio da HIV, overdose mortali e altre conseguenze dannose dell'uso della droga;

la proibizione delle droghe naturali ha innescato un vorticoso processo di ricerca e sviluppo nell'ambito delle droghe sintetiche e, come evidenziato dall'ultimo rapporto dell'Osservatorio europeo delle droghe e di tossicodipendenze di Lisbona, nel 2014 gli Stati membri dell'Unione europea hanno segnalato 101 nuove sostanze psicoattive che non erano state denunciate in precedenza;

considerato che:

il 18 luglio 2015 un ragazzo di sedici anni, L.L., è morto all'interno della discoteca "Cocoricò" di Riccione in seguito all'assunzione di una dose di "MDMA";

in base alle ricostruzioni delle forze dell'ordine rese possibili anche grazie all'aiuto dei due coetanei del giovane deceduto, L.L. avrebbe acquistato insieme agli amici le dosi letali da un ragazzo diciannovenne;

il Questore di Rimini ha disposto la chiusura per 120 giorni della discoteca Cocoricò ex articolo 100 del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza di cui al regio decreto n. 773 del 1931 («Oltre i casi indicati dalla legge, il questore può sospendere la licenza di un esercizio nel quale siano avvenuti tumulti o gravi disordini, o che sia abituale ritrovo di persone pregiudicate o pericolose o che, comunque, costituisca un pericolo per l'ordine pubblico, per la moralità pubblica e il buon costume o per la sicurezza dei cittadini. Qualora si ripetano i fatti che hanno determinata la sospensione, la licenza può essere revocata.»);

gli organi di stampa riferiscono già di un piano di prevenzione e repressione in procinto di essere varato dal Ministero dell'interno basato, da quanto riportato dalla stampa, su una forte prevalenza dell'attività di repressione rispetto a quella di prevenzione e di riduzione del danno;

considerato altresì che, a parere degli interroganti:

l'età delle persone coinvolte e l'estrema accessibilità delle sostanze proibite denotano una situazione oramai fuori controllo, che richiede provvedimenti differenti rispetto a quelli ciclicamente proposti dai Governi e dai legislatori che si sono susseguiti, basati su attività di repressione e di prevenzione primaria, ma sempre meno su azioni mirate alla riduzione del danno;

il ricorso alla repressione come strumento principale non ha nessun effetto in termini di riduzione della domanda e dell'offerta di sostanze proibite;

un adeguato intervento di riduzione del danno in caso di assunzione di sostanze stupefacenti potrebbe ridurre seriamente il rischio di morte, considerato, ad esempio, che in caso di assunzione di "ecstasy", la causa di morte può risultare essere l'ipertermia derivante dalla sostanza, che potrebbe essere evitata con un'adeguata assunzione di acqua;

la legalizzazione delle "droghe leggere" favorirebbe la traslazione della domanda di sostanze stupefacenti dal consumo delle droghe sintetiche a quelle naturali, come le infiorescenze della cannabis e l'hashish;

è necessario studiare approfonditamente l'allocazione delle risorse statali per fronteggiare il problema ponendo al primo posto la salute dei concittadini, a partire dai più giovani,

si chiede di sapere:

se risponda al vero che, come denunciato in quei giorni da diversi operatori sanitari, il Dipartimento delle politiche antidroga istituito presso la Presidenza del Consiglio dei ministri abbia di fatto abbandonato da più di 10 anni le politiche di riduzione del danno nel caso di assunzione di droghe, a favore della sola prevenzione primaria mirante a dissuadere dall'utilizzo di sostanze stupefacenti, oltre che dell'azione di repressione;

che cosa preveda nello specifico il piano d'azione annunciato dal Ministero dell'interno;

se il Governo non rintracci nei recenti fatti di cronaca l'urgenza di un programma congiunto di potenziamento delle azioni di riduzione del danno che, insieme alle altre iniziative da mettere in atto, possa dare maggiore sicurezza ai consumatori di sostanze proibite, offrendo loro, tra gli altri possibili servizi, l'analisi preventiva delle sostanze da parte di figure specializzate e un'adeguata informazione sui comportamenti più sicuri da assumere in caso di assunzione di droghe.

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