Interpellanza sul Consorzio di bonifica della Baraggia biellese e vercellese

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"Il governo intervenga affinché la Regione Piemonte eserciti in pieno le sue competenze in materia di controllo sui Consorzi e in particolare sul Consorzio di Bonifica della Baraggia Biellese e Vercellese, che avrebbe disperso tra il 2006 e il 2007 le acque irrigue destinate agli agricoltori del distretto di Albano Vercellese, pur di comprovare l'esigenza di realizzare la diga sulla Valsessera. Siamo in presenza di strani 'giochini' pur di arrivare a realizzare un'infrastruttura costosa, di cui il territorio non sente il bisogno". E' quanto chiedono i senatori PD che hanno rivolto un'interpellanza urgente ai ministri delle politiche agricole e dell'Ambiente. "Il Tribunale di Vercelli - spiegano i senatori nell'interpellanza - ha respinto la domanda di risarcimento per diffamazione presentata dal Consorzio ai danni di un agricoltore che aveva avanzato, sulla stampa, l'ipotesi della dispersione finalizzata delle acque. Nel corso del dibattimento, infatti, è emerso con chiarezza come tale dichiarazione corrispondesse al vero e come la carenza idrica lamentata dagli agricoltori del distretto di Albano Vercellese nel 2006 fosse dovuta all'irregolare fornitura da parte del Consorzio di Bonifica della Baraggia Biellese e Vercellese e non ad una reale insufficienza idrica. Questi fatti risalgono ad un periodo tra il 2006 e il 2007 e hanno influito non poco sulla percezione della necessità di nuove forme di approvvigionamento idrico, compresa la costruzione di una nuova diga in Valsessera. Per questo chiediamo un intervento del governo, affinché la Regione Piemonte rispetti le proprie competenze in materia di controllo sulla regolarità dei Consorzi. Chiediamo inoltre all'Esecutivo di esprimersi sul progetto della nuova diga in Valsessera, fortemente osteggiato dalla comunità locale e dall'associazione 'Custodiamo la Valsessera' e che costerebbe oltre 322 milioni di euro".

Testo dell'interpellanza:

Ai Ministri delle politiche agricole alimentari e forestali e dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare.

Premesso che, per quanto risulta agli interpellanti:
il Tribunale di Vercelli, con sentenza n. 430 dell'8 novembre 2013, ha respinto la domanda di risarcimento danni per diffamazione proposta dal consorzio di bonifica della Baraggia biellese e vercellese nei confronti del signor R.D. in relazione alle sue dichiarazioni, apparse su alcuni quotidiani locali del territorio biellese in merito alla carenze di risorse idriche del distretto di Albano vercellese, poiché le stesse non presentano profili diffamatori, avendo i requisiti dell'utilità sociale, della verità e della continenza;

è risultato, infatti, provato come affermato dal convenuto in giudizio e riportato dalla sentenza che tale consorzio abbia disperso, nel 2006 e poi anche nel 2007, una significativa quantità d'acqua irrigua destinata agli agricoltori del distretto di Albano, dapprima attraverso la chiusura del cavo sulla roggia di Lonza (che serve il distretto di Albano) e, quindi, convogliando un'ingente quantità d'acqua verso il fiume Sesia, dove finiva in discarica;

è emerso, inoltre, attraverso una prova documentale della parte convenuta, come corrispondesse a vero il fatto denunciato secondo cui la quantità di acqua destinata ai terreni compresi nel distretto di Albano, che si attestava, normalmente su una quantità di 10-20 moduli, tra il periodo tra il 25 maggio ed il 18 agosto 2006 avrebbe subito un radicale decremento. Lo stesso consulente tecnico d'ufficio aveva accertato, infatti, che il 70 per cento della carenza idrica denunciata dagli attori era dipesa dall'irregolare e/o discontinua fornitura delle acque di irrigazione che, nel periodo da giugno ad agosto 2006, non era stata sufficiente a garantire la sommersione e/o l'irrigazione turnata come nelle annate precedenti dei terreni di proprietà di alcuni agricoltori locali;
è stato pertanto accertato che il consorzio di bonifica Baraggia non ha soddisfatto le esigenze idriche del distretto di Albano avendo deliberatamente convogliato le acque disponibili e già derivate nei canali del consorzio nel fiume Sesia;

considerato che:
tale procedura, come emergerebbe dalle lamentele degli stessi agricoltori, sarebbe funzionale a enfatizzare l'idroesigenza del settore risicolo e giustificare la necessità di opere strutturali quali il progetto di "rifacimento dell'invaso sul torrente Sessera in sostituzione dell'esistente, per il superamento delle crisi idriche ricorrenti, il miglioramento dell'efficienza idrica degli invasi esistenti sui torrenti Ravasanella ed Ostola e la valorizzazione ambientale del comprensorio" del consorzio di bonifica della Baraggia biellese e vercellese;

tale progetto, come già descritto nell'atto di sindacato ispettivo 3-00405, sin dalla sua presentazione, ha destato preoccupazione e proteste di gran parte delle amministrazioni comunali e di un movimento di opinione pubblica, rappresentato dall'associazione di volontariato "Custodiamo la Valsessera", che lo hanno valutato negativamente;

le ragioni di questa opposizione sono innanzitutto di carattere ambientale: i danni causati da tale opera idraulica sarebbero irreversibili e non mitigabili in un'area protetta di grande valore naturalistico. Anche i vantaggi economici e finanziari sarebbero nulli. L'importo previsto sarebbe di 322.350.000 euro, cifra verosimilmente sottostimata e non sostenuta nemmeno in minima parte dai fruitori dell'investimento, ma posta a totale carico della finanza pubblica. Il rapporto costi-benefici sarebbe quindi assolutamente negativo, soprattutto in un quadro nazionale di estrema difficoltà economica e finanziaria, ed infine rilevanti sarebbero anche le conseguenze per la realtà agro-economica del territorio;

l'esigenza di irrigazione delle risaie del comprensorio, inoltre, sarebbe frutto di stime e previsioni esagerate. L'associazione "Custodiamo la Valsessera", in sede di procedura di pronuncia di compatibilità ambientale al Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare sul progetto del Consorzio, avrebbe eccepito circa le risultanze dello studio "Bilancio delle disponibilità idriche naturali e valutazione dell'incidenza dei prelievi nel bacino del fiume Sesia" in quanto l'idroesigenza irrigua sostenuta nello studio è fortemente sovrastimata in 148 milioni di metri cubi, ovvero una quota che rappresenta il 50 per cento della risorsa attualmente utilizzata nell'area ove la vocazione risicola è, storicamente, legata alla grande disponibilità idrica, non certo ad una sua carenza;

tali conclusioni sono dimostrate dal fatto che nell'ultimo decennio la differenza di produzione risicola tra le annate più piovose e quindi con maggiore disponibilità d'acqua e quelle più secche (compresa la siccitosa annata 2003) è molto contenuta: la variazione delle rese per ettaro tra gli anni con afflussi meteorici scarsi ed abbondanti sarebbe di circa il 10 per cento, secondo l'associazione. Lo stesso raccolto dell'anno 2012, dopo una primavera e un'estate con scarse precipitazioni, sarebbe stato perfettamente in linea con le annate precedenti,

si chiede di sapere:
se e quali iniziative di propria competenza il Governo intenda adottare affinché la Regione Piemonte possa disporre delle ispezioni previste dell'attività di vigilanza ex art. 42, commi 4 e 5, della legge regionale n. 21 del 1999, per accertare il regolare funzionamento degli organi del consorzio, e in caso disporre lo scioglimento del consiglio dei delegati per ripetute e gravi violazioni di legge o dello statuto, persistente inattività e gravi irregolarità amministrative e contabili;

quale sia la valutazione sul progetto, sulla sua validità e l'effettiva necessità, che a parere degli interpellanti, di molte amministrazioni locali e dei cittadini delle zone coinvolte rischia di avere gravi conseguenze di carattere ambientale, economico e civico sulle realtà locali interessate.


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L'interpellanza è stata discussa in Senato il 10 aprile 2014 e ha risposto il viceministro per le politiche agricole e forestali. Testo della risposta (pdf) da pag. 9 apg. 11»

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