Nuove norme per la sicurezza urbana

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Intervento svolto in Aula al Senato durante la discussione del decreto riguardante la Sicurezza Urbana (Video).

Contrariamente a molti colleghi intervenuti in discussione generale, considero importante il decreto sulla sicurezza urbana. Ovviamente, non doveva e non poteva affrontare tutte le politiche che possono concorrere a costruire una maggiore sicurezza per i cittadini ma voglio sottolineare che questo provvedimento arriva dopo altri interventi in materia fatti da questo Governo e dopo il decreto sull'immigrazione approvato recentemente.
Considero comunque importante questo nuovo provvedimento, perché introduce interventi utili per rispondere alla domanda di sicurezza e affronta il tema con la consapevolezza che, nel Paese, tale domanda non sta crescendo perché siamo di fronte ad una escalation criminale.
I dati, infatti, mostrano che non siamo di fronte ad una deriva dettata dal un'escalation criminale: il numero dei reati sta diminuendo ma c’è una percezione diffusa, a cui contribuiscono l'inquietudine legata alla crisi, il degrado urbano e un sentimento che, a causa del degrado, dell'incuria e del non governo di alcuni fenomeni, alimenta una sensazione di abbandono e amplifica l'idea di un far west.
Questo, in realtà, esiste davvero solo in alcune - poche - periferie urbane, ma non è e non può essere il modo che descrive la convivenza nelle nostre città e nel nostro Paese.
Di fronte a questa diffusa domanda di sicurezza non basta quindi solo una risposta securitaria, di potenziamento e di miglioramento, pure necessario, dello straordinario lavoro che già svolgono le forze dell'ordine ma occorre creare le condizioni per combattere il degrado e risanare le periferie; dare ai Questori gli strumenti per prevenire i reati ma anche per intervenire al fine di impedire il degrado; sanzionare in modo concreto gli esercizi pubblici e commerciali che arrecano disturbo, vendono alcolici ai minori o sono attrattivi per attività illecite e, ancora, avere gli strumenti per sanzionare i comportamenti che recano disturbo alla serena convivenza e al decoro. Questo è ciò che prevede il decreto-legge sulla sicurezza urbana.
Serve inoltre un coordinamento - e con le nuove norme si introducono i comitati metropolitani - ma, soprattutto, il provvedimento è attraversato dall'idea che c'è bisogno di un migliore utilizzo delle risorse e, quindi, di un miglior coordinamento delle forze di polizia, con le forze di polizia locali, a cui si attribuiscono più poteri, con l'utilizzo integrato della videosorveglianza e di comunicazioni più efficienti.
In questo senso, i patti per la sicurezza tra prefetti e sindaci, laddove sono stati fatti, nel corso di questi anni, hanno funzionato.
Il decreto-legge in esame interviene dunque su tali temi, attraverso interventi importanti, concreti, non demagogici e seri. Certamente essi non sono risolutivi, ma sono importanti e contribuiscono a costruire un quadro normativo che può garantire più sicurezza ai cittadini. Essi non sono gli unici interventi che ha realizzato l'attuale maggioranza, ma si inseriscono all'interno di una politica che il Governo e la maggioranza hanno messo in campo.
Nel corso del dibattito in Senato, ho sentito dire che non si investono risorse. Su questo aspetto, vorrei chiedere a tutti di considerare il tema degli investimenti come un tema importante ma non risolutivo, perché non credo che una norma sia buona o cattiva a seconda delle risorse che spende, così come non credo che l'efficacia delle politiche sulla sicurezza si possano valutare solo in questo modo, altrimenti, visto che i Governi a guida PD hanno aumentato i finanziamenti e gli investimenti per il comparto della sicurezza, a fronte di chi li ha tagliati drasticamente negli scorsi anni, potremmo dire di essere già a posto e di aver fatto già ciò che dovevamo, avendo aumentato gli investimenti.
È vero che il cuore del provvedimento in esame non è costituito dall'aumento degli investimenti ma gli investimenti, comunque, ci sono: come lo stanziamento di 22 milioni di euro per la videosorveglianza e la possibilità che viene attribuita alle Regioni che hanno raggiunto il pareggio di bilancio di assumere personale per il numero unico europeo "112" e il coordinamento dell'attività di sicurezza sono importanti.
È stato speso molto, se la filosofia è quella a cui ho fatto cenno in precedenza. Sono già stati stanziati 2 miliardi di euro in un provvedimento per le periferie e non sono i soli, perché 500 milioni di euro sono già "operativi", in quanto sono stati già assegnati a 27 città per interventi sulle periferie.
500 milioni di euro due anni fa sono stati messi a disposizione e i Comuni li stanno usando per sistemare le abitazioni pubbliche vuote che erano un segno tangibile del degrado.
Non è una legge manifesto, dunque, quella sulla sicurezza urbana.
Sono cose concrete.
Sono norme concrete che attribuiscono ai questori, alla vigilanza urbana e ai sindaci la possibilità di intervenire meglio per garantire il decoro e prevenire il degrado. Sono interventi importantissimi, proprio perché è il degrado che alimenta, al di là degli episodi, una percezione di insicurezza. Questo vuol dire infierire sui portatori di disagio? No. Io credo, invece, che sia il contrario: significa affrontare la questione del degrado in maniera intelligente, sapendo che significa anche attivare risposte per le persone disagiate.
L’alternativa non può essere tra l’accettare il disordine e il degrado oppure cancellare dalla vista le persone che ne sono portatrici. Nel nuovo decreto sulla sicurezza urbana ci sono norme concrete che consentono anche di ottimizzare gli interventi sociali e di controllo del territorio.

Mi soffermo sulle questioni inerenti la casa e l’abitare e sul problema dell’abusivismo.
La critica che viene mossa al decreto su questo aspetto, a mio avviso, è incomprensibile. Nella legge non si sta derogando nulla.
Sul tema delle occupazioni abusive e degli sgomberi, con questo decreto, si va a perfezionare una norma inserita nella legge sull’emergenza abitativa, voluta dalla maggioranza e a cui le opposizioni hanno votato contro, in cui si è stabilito il pugno duro rispetto all’abusivismo.
Nelle legge sull’emergenza abitativa era stata inserita una norma per vietare ai fornitori di energia e gas di effettuare gli allacciamenti e i contratti agli occupanti abusivi e di cancellarli dalle liste di attesa per gli alloggi di edilizia residenziale pubblica.
Le nuove norme introdotte, invece, prendono atto della sperimentazione che è stata fatta con la legge sull’emergenza abitativa. Da una parte, infatti, sono evidenziate le difficoltà a realizzare i provvedimenti necessari in materia di sgomberi e, per questo, si attribuiscono maggiori ruoli ai Prefetti, al fine di poter utilizzare le forze dell’ordine anche in queste procedure.
Rimane il fatto che, come è sempre stato, quando c’è da fare uno sgombero, se vi sono bambini o disabili, l’ufficiale giudiziario si ferma. Non è una novità introdotta dal decreto sulla sicurezza.
È evidente quindi, che dove ci fossero minori o persone con bisogno di assistenza, i Comuni devono intervenire per garantirla, pur non restando nell’alloggio occupato abusivamente ma dando loro un luogo diverso in cui poter stare.
A Milano, ad esempio, è stata costruita una residenza appositamente per questa esigenza.
In merito alla questione dei contratti per le forniture di luce e gas, il nuovo decreto interviene su un eccesso che è stato commesso dalle società di forniture: qualcuno ha applicato retroattivamente la norma ed ha tagliato le forniture a persone e famiglie che occupavano l’alloggio già da molto tempo. Il nuovo decreto chiarisce che non è possibile concedere le forniture agli occupanti abusivi di alloggi ma non c’è retroattività nel provvedimento e, quindi, non si possono togliere a chi le ha già, soprattutto se si tratta di famiglie con bambini.

Concludo segnalando che è molto facile cavalcare il problema della sicurezza e dire che non basta mai.
Personalmente, però, penso che il decreto sulla sicurezza urbana sia un provvedimento importante e guidato dall’idea che la sicurezza dei cittadini riguarda il controllo del territorio, il governo del fenomeno dell’immigrazione ma anche la prevenzione, la lotta al degrado, l’educazione alla legalità e per questo occorre intervenire su più piani.
Questo decreto è stato fatto con la consapevolezza che le vittime dei reati - ma soprattutto le persone che vivono con più sofferenza e paura la percezione di insicurezza - sono i cittadini più deboli, quelli più poveri, più soli, più anziani.
Non è, quindi, un provvedimento classista fatto per i ricchi, come qualcuno ha cercato di dire.
Ci occupiamo di sicurezza, abbiamo il dovere di farlo proprio perché lo Stato ha il dovere di garantire un diritto fondamentale a chi è più debole, più solo e non può garantirselo da solo.

Video dell'intervento»

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