Approvato il mio emendamento per garantire risorse ai Comuni per i beni confiscati alle mafie

pubblicato il .

Approvato ora il mio emendamento al decreto immigrazione e sicurezza che finalmente crea un fondo a disposizione dei Comuni per utilizzare i beni confiscati (video). Questo consentirà di rispettare lo spirito della legge Pio La Torre: confiscare i beni per colpire i patrimoni delle mafie e restituirli alle comunità. Vendere anche ai privati i beni per fare cassa dopo un anno di inutilizzo da parte dei Comuni rischia di tradire la legge. Creare per la prima volta un fondo finanziato con almeno il 10% delle risorse derivanti dalle vendite di alcuni beni è una misura utile per utilizzare di più e meglio i beni, condividendoli con i cittadini.

Testo dell'emendamento:
A.S. 840
Emendamento
Art. 36

Al comma 3, lettera f), capoverso “10”, sostituire le parole “Le somme ricavate dalla vendita di cui al comma 5,” con le seguenti “Il novanta per cento delle somme ricavate dalla vendita di cui al comma 5”.

Conseguentemente, dopo la lettera f) inserire la seguente:
"f-bis) dopo il comma 10 è inserito il seguente:

Nel decreto sicurezza non c’è nessuna volontà di affrontare davvero i problemi

pubblicato il .

Nel “decreto sicurezza”, ribattezzato anche “decreto Salvini”, che ha iniziato il suo iter nella Commissione Affari costituzionali del Senato, non c’è nessuna volontà di affrontare davvero i problemi.
Nessuno stanziamento in più per il controllo del territorio, per le Forze dell'Ordine, per la videosorveglianza dei luoghi, neanche per i rimpatri.
Nessuna norma per aiutare i sindaci a realizzare una convivenza serena e sicura.
E' una legge che serve solo a presentare l'Italia quale paese ostile e spietato, che riserva un calvario a chi entra in cerca di aiuto, che rende impossibile l’integrazione, che mette in clandestinità anche chi oggi vive e lavora qui.
Un provvedimento che innanzitutto è finalizzato a spaventare, sulla pelle di tante persone immigrate che stanno qui, chi sta pensando di scappare da situazioni drammatiche, per convincerlo a non venire.

Le legge sulla legittima difesa aumenta l'insicurezza

pubblicato il .

Il Pd ha fatto un’opposizione chiara, netta e motivata alla legge sulla legittima difesa. Un parlamentare dem si è astenuto nel voto sull’articolo 2, con cui si introduce il concetto di turbamento, sul quale concorda anche il Presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati, perché concede ai magistrati maggiore possibilità di intervento, rispetto invece alla propaganda leghista che pretendeva di evitare sempre il processo a chi si difende. Ribadisco che noi siamo contrari a questa legge sbagliata. Non si garantisce più sicurezza ai cittadini con la legittima difesa, dicendo loro: ‘difendetevi da soli’. L’enfatizzazione di questa legge dà il messaggio che lo Stato non è in grado di difendere le persone e ciascuno deve farlo da solo.
Quella sulla legittima difesa è una legge manifesto: lo Stato abdica e affida ai cittadini la difesa, invece di investire sulle forze dell’ordine, sulla video sorveglianza, contro il degrado delle periferie urbane, sulla legalità. Noi siamo contrari e al Senato abbiamo votato contro il provvedimento.

Modificare la legge sul voto di scambio è pericoloso

pubblicato il .

M5s con il senatore Giarrusso ha portato nell'Aula del Senato una modifica alla legge sul voto di scambio politico-mafioso che rischia di compromettere seriamente la lotta alle infiltrazioni mafiose nella politica.
Il voto di scambio politico-mafioso è già punibile e punito nel nostro ordinamento, grazie ad una legge che è stata approvata nella passata legislatura e che ha modificato l'articolo 416-ter del Codice penale. Ricordo a noi tutti che quella legge fu richiesta al Parlamento da una larga campagna della società civile, che raccolse 500 mila firma in calce ad una proposta, che poi approvammo a larghissima maggioranza. Prima di allora, il voto di scambio era previsto solo nella modalità di voti in cambio di soldi. Ora invece la normativa punisce tutti i comportamenti che avvengono purtroppo nella realtà: la criminalità organizzata cerca di intervenire nelle elezioni non solo per ottenere denari, ma soprattutto per far eleggere politici che poi elargiscano favori di varia natura, dalle infiltrazioni negli appalti a normative e disposizioni "amiche".