Interrogazione sui bambini in carcere e la vicenda accaduta a Rebibbia

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Dopo il tragico duplice infanticidio a Rebibbia, il ministro Bonafede ha sospeso la direttrice del carcere, la sua vice e il vice comandante del reparto di Polizia penitenziaria. Fa propaganda e cerca il capro espiatorio invece di trovare soluzioni concrete, come si addice a un ministro. Ciò che deve e può fare è modificare il decreto legislativo sulle misure alternative, in attuazione della riforma Orlando dell’ordinamento penitenziario, che il suo governo ha presentato in Parlamento privo di quelle norme che sarebbero servite ad evitare i drammatici fatti di Roma. Le disposizioni sulle detenute madri con figli minori di un anno sono state infatti cancellate dalla maggioranza pentaleghista, come quelle sul diritto all’affettività e sulla sanità penitenziaria. Bonafede le ripristini. Le lacrime del coccodrillo non servono, ci vogliono fatti concreti: investimenti sugli istituti a custodia attenuata, misure alternative.

Dal Ministro della Giustizia parole irresponsabili sul CSM

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I senatori del Pd Franco Mirabelli, Simona Malpezzi, Valeria Valente, Giuseppe Cucca e Monica Cirinnà, hanno depositato in Senato una interrogazione al ministro della Giustizia Alfonso Bonafede dopo le sue dichiarazioni sull’elezione di David Ermini a vice presidente del Csm.
Nell’interrogazione si chiede al ministro che, affermano i senatori dem, ha più volte dichiarato di avere a cuore l’indipendenza della magistratura, “se sia consapevole della gravità e dell’irresponsabilità delle sue parole, pronunciate nello svolgimento delle sue funzioni, e quali iniziative urgenti intenda adottare per rimediare a questo inaudito strappo istituzionale al fine di tutelare l’indipendenza, l’onorabilità e la dignità di chi nel nostro Paese è chiamato a svolgere l’indispensabile funzione di amministrare la giustizia, nonché il principio di indipendenza della magistratura dai condizionamenti del potere politico e il principio dell’equilibrio e del rispetto reciproco tra i poteri dello Stato”.