M5S e Lega promettevano la riduzione dei giochi, ora fanno il contrario

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Dopo anni in cui M5S e Lega hanno spiegato che si faceva troppo poco per ridurre domanda e offerta di gioco, oggi nella Legge di Bilancio, propongono la proroga dell’entrata in vigore di tutte le misure messe in atto dal Governo precedente per ridurre i punti gioco, rottamare le slot machines e in più prevedono di ricavare maggiori entrate fiscali dal settore dei giochi.
Stanno, quindi, facendo il contrario di ciò che avevano detto.
Quello che avevano fatto i Governi Pd per M5S e Lega era poco quando stavano all'opposizione mentre adesso improvvisamente diventa troppo perché, pur di avere più risorse a disposizione, sono disposti a invertire il percorso.
Per questo abbiamo proposto tre emendamenti soppressivi delle norme in cui il Governo proroga i termini per la rottamazione delle slot machines e le concessioni per le sale scommesse.
Inoltre abbiamo presentato un emendamento che ripropone una ulteriore riduzione dei punti gioco da concordare con Regioni e Enti Locali.


Emendamenti presentati:


A.S. 981
Emendamento 1.3292
Art. 1

900 milioni per la metro 5 a Monza

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Insieme a colleghi di maggioranza e opposizione, ho presentato un emendamento alla Legge di Bilancio per finanziare il prolungamento della metro 5 a Monza: nel testo chiediamo di destinare all’intervento 900 milioni di euro spalmati dal 2019 al 2027.
La legge di bilancio, suggeriamo, dovrebbe prevedere «almeno 15 milioni» per il prossimo anno, 10 per il 2020, 25 per il 2021, 95 per il 2022, 180 per il 2023, 245 per il 2024, 200 per il 2025, 120 per il 2026 e gli ultimi 10 milioni per il 2027.
La proposta è stata firmata, tra gli altri, per il PD da me e Roberto Rampi, dai leghisti Massimiliano Romeo, Emanuele Pellegrini ed Erica Rivolta, dai pentastellati Gianmarco Corbetta e Alessandra Riccardi, dai forzisti Anna Maria Bernini e Stefania Craxi, da Francesco Laforgia di Leu.

Con la legge M5S sull’Anticorruzione ci sarà uno Stato più autoritario ma non più forte

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Intervento in Senato durante la discussione della legge M5S "anticorruzione" (video).

Credo che il fatto che il Governo abbia posto la fiducia su questo provvedimento la dica lunga sulle difficoltà della maggioranza a stare insieme su questi temi.
La dice lunga sul fatto che si pone oggi la fiducia perché non siete in grado di reggere i voti segreti che erano previsti, così com'è stato alla Camera: segno di una divisione della maggioranza seria, preoccupante.
Guardate, questo è un dato politico: vuol dire che su questo provvedimento, materia del contratto di Governo, non c'è la volontà di confrontarsi, di ascoltare neanche dentro la maggioranza, figuriamoci con le opposizioni. Eppure sia alla Camera sia al Senato nella discussione di queste settimane abbiamo cercato di intervenire sul merito; non abbiamo mai preso posizioni pregiudiziali. Abbiamo cercato di spiegare le ragioni per cui questo provvedimento in molte sue parti è sbagliato, addirittura dannoso.
Nelle scorse settimane noi abbiamo approvato in quest'Aula il cosiddetto “Decreto Sicurezza”, nome importante che caratterizzava il provvedimento. Noi abbiamo spiegato che per noi quella era una legge manifesto, una legge bandiera, la legge bandiera della Lega che doveva dimostrare al proprio elettorato l'attenzione a un tema che è stato molto utilizzato in campagna elettorale.

Il condono per i produttori delle sigarette elettroniche e il loro sostegno economico alla Lega

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Intervento in Senato nella discussione del Decreto Fiscale (video).

Noi voteremo a favore dell’emendamento 8.8 al Decreto Fiscale perché pensiamo che possa porre rimedio a una delle ingiustizie più eclatanti che sono contenute in questo decreto.
I produttori delle cosiddette sigarette elettroniche devono allo Stato 177 milioni di euro di tasse e questo dato è stato confermato da una sentenza del TAR e da un successivo intervento della Corte Costituzionale.
Nell’articolato del Decreto Fiscale, invece, si dice che queste aziende, anziché versare il dovuto allo Stato l’avranno condonato.
Si continua a ripetere che non ci sono condoni ma non ci sono altri modi per definire il fatto che delle aziende che devono 177 milioni allo Stato possono risolvere il loro problema dando il 5% del dovuto.
A me pare un condono e mi pare anche che abbia ragione chi sostiene che in questo decreto si presenta lo Stato come “amico” di soggetti come questi e non dei cittadini, che magari beneficerebbero dei fondi che sono dovuti.
Credo, quindi, che si faccia un’ingiustizia e che si tratti di un condono vero e proprio, una sanatoria.