Riforme: prima lettura entro il 25 maggio

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Il Pd ha assunto l'impegno di garantire l'approvazione del ddl del governo Renzi in prima lettura entro il 25 maggio. Non ci sono alternative alle riforme, non esiste un piano b. Il ddl ha iniziato ora il suo iter, è ovvio che il dibattito in Aula porterà a modificare alcuni aspetti del testo, come ha confermato lo stesso ministro Boschi. Chi coltiva invece l'idea bizzarra di allungare i tempi o di modificare i punti salienti della proposta sul Senato, sappia fin da ora che non sarà possibile. Il Paese aspetta un segnale concreto, la fine del bicameralismo perfetto coglie l'obiettivo di rendere più funzionale il sistema legislativo e nel contempo di ridurre drasticamente il costo della politica. Dopo 30 anni di dibattito, questa volta andremo fino in fondo.

La riforma delle legge sulle aree protette

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In queste settimane il Senato è impegnato a discutere di riforme importanti: quella costituzionale, il decreto sulla casa e la riforma della legge sulle aree protette, su cui voglio soffermarmi oggi.
La Legge 394 nel 1991 ha istituito i parchi nazionali, quelli regionali, le aree marine protette; ha consentito al nostro Paese di salvaguardare e valorizzare lo straordinario patrimonio ambientale e naturistico italiano. Sono 23 i parchi nazionali e 134 i parchi regionali istituiti in questi anni, sono serviti a difendere l'integrità del patrimonio naturale ma anche storico e ambientale, ma anche, come nel caso del nostro Parco Nord, a creare e valorizzare, nella fase delle grandi trasformazioni urbane e della dismissione dei grandi complessi industriali, vere e proprie oasi che interrompono l'urbanizzazione e diventano straordinarie opportunità per i cittadini. Una legge importante, che ha prodotto risultati straordinari che, però, dopo 23 anni ha bisogno di un tagliando, di un aggiornamento per migliorare ulteriormente la normativa esistente, adeguandola alle regole europee per la tutela della biodiversità e dal protocollo “Natura 2000”.

Da Vicari polemica dannosa: inutile alzare i toni

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La Commissione Antimafia condivide con Rosy Bindi la necessità di maggior coinvolgimento degli ordini professionali nella lotta alla mafia.
Prosegue la polemica incomprensibile innescata contro Rosi Bindi dall'avvocatura siciliana e stupisce che oggi se ne faccia portavoce anche la sottosegretario allo Sviluppo economico Simona Vicari.
La presidente Rosi Bindi ha condiviso con la Commissione Antimafia il tema della necessità di coinvolgere di più gli ordini professionali nel contrasto alla criminalità organizzata. Sono stati molti, in questi anni, i professionisti condannati in via definitiva per concorso esterno in associazione mafiosa e anche da questo dato emerge la necessità di un intervento attivo degli ordini professionali per evitare che i collusi possano continuare ad operare indisturbati, anche a danno dei professionisti onesti. Colpisce, quindi, che l'avvocatura siciliana si senta offesa dall'esigenza espressa dalla Commissione Antimafia e che la sottosegretario Vicari contribuisca ad alzare i toni di una polemica sterile e dannosa per l'intera categoria.

Su Viadana presto audizione del prefetto e del procuratore di Mantova

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A proposito delle notizie apparse sugli organi di informazione sul coinvolgimento di esponenti del Comune di Viadana nella criminalità organizzata, oggi nell'ufficio di Presidenza della Commissione Antimafia ho chiesto ed ottenuto un'audizione urgente del Prefetto e del Procuratore di Mantova per approfondire le vicende legate alle infiltrazioni 'ndanghetiste, in particolare a Viadana.
Serve chiarire l'iter che ha portato ad inserire, nella white list per gli appalti per la ricostruzione post terremoto, una ditta il cui presidente è in odore di rapporti con le famiglie criminali. Infine serve comprendere le ragioni per cui solo dopo tre anni si riapre l'inchiesta su fatti di sangue che hanno coinvolto pregiudicati legati alla criminalità organizzata.