General Electric torni al tavolo delle trattative

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Intervento in Aula sulla vicenda GE di Sesto San Giovanni (video)

Alstom, società che tra le varie cose ha costruito nell’ambito delle centrali di produzione di energia, ha recentemente venduto questa parte della propria produzione a General Electric. In questi giorni, General Electric ha informato le istituzioni e i lavoratori della volontà di chiudere lo stabilimento di Sesto San Giovanni. È chiaro che la chiusura non avviene per una crisi industriale ma per un processo di ristrutturazione che mira a chiudere uno stabilimento e a riutilizzare altrove i brevetti e il know-how che in quello stabilimento sono stati costruiti.
Tenendo conto che General Electric ha ricevuto dallo Stato diversi incentivi per investire in Italia, trovo grave che in questi giorni, dopo quell’annuncio e dopo che il Governo ha aperto un tavolo di trattativa presso il Ministero dello Sviluppo Economico, abbia abbandonato quel tavolo, dimostrandosi indisponibile a qualunque tipo di trattativa.

Dare futuro allo stabilimento GE di Sesto

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Intervento alla manifestazione dei lavoratori GE dello stabilimento ex Alstom di Sesto San Giovanni (video).

Credo che sia importante l’appello che è stato fatto qui da noi rappresentanti istituzionali, dai cittadini, dai lavoratori a tenere duro, a fare questa battaglia fino in fondo, uniti.
Garantendo l’unità dei lavoratori, l’unità delle forze politiche e sindacale, insieme ai cittadini, si può ottenere un risultato.
Penso che questa dei lavoratori dell’ex Alstom sia una battaglia molto importante per loro, per la difesa dei loro posti di lavoro, per le loro famiglie, per garantire loro un futuro.
Credo anche, però, che questa sia una battaglia importante per il Paese, perché qui non è in gioco soltanto il come garantire un futuro ai lavoratori. Noi vogliamo dare un futuro allo stabilimento di Sesto San Giovanni.

Aprire subito gli spazi ristrutturati dell'IPM Beccaria

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Intervento in Senato (video).

Questa mattina, dalle pagine di un quotidiano milanese, Don Gino Rigoldi ha di nuovo rilanciato un preoccupato allarme per la situazione dell’Istituto Penitenziario Minorile Beccaria di Milano, di cui da oltre 30 anni è il cappellano.
In questi anni, il Beccaria è stato sempre considerato un modello positivo tra gli istituti di detenzione minorile per le tante attività educative, culturali, di formazione e lavorative che proponeva e per l’apertura al territorio garantita da tanti progetti realizzati con alcune scuole.
Negli ultimi mesi, come Don Gino Rigoldi ha denunciato, la situazione è rapidamente degradata: sono state chiuse molte attività per mancanza di fondi; la mancata nomina di un direttore e di un capo degli agenti di custodia ha alimentato incertezze e i mesi estivi, in cui sono mancate anche le attività scolastiche, sono stati difficili per operatori e ragazzi e i tempi di inattività hanno spesso alimentato tensioni.
A ciò si aggiunge l’inadeguatezza degli spazi in cui vivono i minori, che doveva essere risolta con la ristrutturazione di un’intera ala.

Formazione per operatori di gioco responsabili

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Intervento alla presentazione del progetto di Formazione a distanza per operatori del gioco

L'incertezza sui dati reali relativi al gioco suggerisce, in una futura legge di riordino del gioco, di introdurre la costruzione di un soggetto che ci dia dati certi sui giocatori. Ogni volta facciamo delle discussioni in cui, a seconda di chi parla, si ascoltano dati inconciliabili che vanno dai milioni di ludopatici alle poche decine. Credo, quindi, che si debbano mettere in campo strumenti di conoscenza, anche rispetto ai parametri che ci fanno valutare la dimensione del fenomeno.
Quella del gioco illegale è sicuramente una dimensione molto significativa, soprattutto nell’on-line, dove c’è un pezzo di criminalità organizzata che lo gestisce e fa concorrenza al gioco legale. Ma non tutto è criminalità organizzata, spesso, infatti, siamo di fronte a reati amministrativi e alla violazione delle regole.
Oggi discutiamo di un tema decisivo.
Parlando del riordino del settore del gioco, abbiamo già fatto alcune scelte, tra cui quella di ridurre offerta e domanda di gioco. Ora occorre costruire norme più stringenti per il contrasto alle infiltrazioni della criminalità organizzata, e su questo abbiamo fatto un lavoro con la Commissione Antimafia.