Finalmente la legge contro i reati ambientali

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Dopo quasi vent'anni, martedì in Senato abbiamo approvato definitivamente la legge che finalmente punisce i delitti contro l'ambiente.
L’assenza di una legge che prevedesse le specifiche tipologie di reati ambientali ha consentito in questi anni che i grandi disastri ambientali di cui è stato vittima il nostro Paese - dai morti dell'eternit di Casale uccisi dall'amianto a quelli della Terra dei fuochi - non trovassero un colpevole e le giuste condanne.
Oggi con questa legge fortemente voluta dal PD e dal Governo e approvata da una maggioranza ampia e trasversale pone fine a questo scandalo. È un'altra norma importante, per anni auspicata, come altre in queste stesse settimane che si concretizza in una legge con questo Governo.
Chi parla di noi e di Matteo Renzi come capaci solo di annunci, prima o poi, dovrà ammettere che dalla riforma elettorale, a quella sul lavoro fino a questa legge, sono tante le cose concrete realizzate da questo Governo. La legge appena approvata introduce nel codice penale il nuovo titolo VI-bis, dedicato appunto ai "delitti contro l'ambiente.

Sono così individuati i reati di:
- inquinamento ambientale (art. 452-bis), che si realizza qualora qualcuno, abusivamente, cagiona una compromissione o un deterioramento significativi e misurabili delle acque, dell'aria, di porzioni estese o significative del suolo o del sottosuolo nonché di un ecosistema e della biodiversità, ed è punito con la reclusione da due a sei anni e la multa da 10mila 100mila euro.

Misure urgenti a favore di lavoratori anziani senza occupazione, ricollocazione, sostegno del reddito e anticipo previdenziale

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Adesione al DDL A.S. 1943 "Misure urgenti a favore dei lavoratori anziani senza occupazione, mirate alla ricollocazione, al sostegno del reddito e all'anticipo previdenziale" (file PDF).

Relazione:

Negli ultimi due decenni, le modifiche della struttura demografica della popolazione e la dinamica di crescita della spesa previdenziale hanno posto, con ricorrente urgenza, il problema del riequilibrio del sistema pensionistico e dell'innalzamento dell'età di accesso alla pensione.
Si tratta di una tendenza condivisa da tutti i Paesi europei, che ha dato luogo, in sede comunitaria, alla declinazione dell'invecchiamento attivo come obiettivo da perseguire - anche in attuazione del divieto di discriminazione anagrafica - come affermazione del diritto ad una «società per tutte le età».
In Italia, questo processo si è sovrapposto, negli anni più recenti, agli effetti di una crisi economica e finanziaria senza precedenti; una crisi che ha colpito pesantemente la base produttiva e occupazionale, imponendo onerose ristrutturazioni aziendali e aprendo nuovi e più immediati fronti di emergenza sociale.

Una legge sui partiti

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Adesione al DDL A.S. 1938 "Disposizioni per l'attuazione dell'articolo 49 della Costituzione in materia di democrazia interna dei partiti. Delega al Governo per l'adozione di un testo unico delle norme riguardanti la disciplina dei partiti" (file PDF).

Relazione:

Il disegno di legge che si sottopone all'attenzione del Parlamento si prefigge di dare attuazione all'articolo 49 della Costituzione, nel modo il più possibile rispettoso della libertà di associazione dei cittadini e dell'autonomia dei partiti stessi.
Il tema della disciplina giuridica dei partiti politici venne affrontato dai Costituenti già nella I sottocommissione, dove, il 20 novembre 1946, fu approvato un ordine del giorno proposto da Dossetti che faceva riferimento alla necessità di affermare il principio del riconoscimento giuridico dei partiti politici. Costantino Mortati, nella seduta dell'Assemblea del 22 maggio 1947, propose, con il collega Ruggiero, un emendamento, poi respinto, che recitava: «Tutti i cittadini hanno diritto di riunirsi liberamente in partiti che si uniformino al metodo democratico nell'organizzazione interna e nell'azione diretta alla determinazione della politica nazionale» (La Costituzione della Repubblica nei lavori preparatori dell'Assemblea Costituente, Camera dei deputati, III, Roma, 1970, p. 4159). In quella stessa seduta Moro, intervenendo a favore dell'emendamento Mortati, sostenne la proposta di costituzionalizzare il vincolo democratico interno, sulla base della considerazione che «se non vi è una base di democrazia interna, i partiti non potrebbero trasfondere indirizzo democratico nell'ambito della vita politica del Paese» (La Costituzione..., cit., p. 4164).

Elezione diretta del sindaco e del consiglio delle Città metropolitane

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Adesione al DDL A.S. 1912 contenente "Norme recanti elezione diretta del sindaco e del consiglio delle Città metropolitane" (file PDF).

Relazione:
L'istituzione delle città metropolitane costituisce un approdo di fondamentale importanza sia in termini di maggiore e più concreta efficienza nello svolgimento dell'azione amministrativa, con notevoli benefici per i cittadini, sia in termini di potenzialità di sviluppo sociale ed economico che esse sono in grado di esprimere.
Il dibattito politico, come quello scientifico, da tempo si interroga sulla opportunità di modificare, al fine di migliorare, il nostro assetto istituzionale articolato su vari, eccessivi, livelli di governo. In molte occasioni si è potuto verificare come l'inefficienza ed i ritardi dell'azione amministrativa siano stati la conseguenza proprio dell'eccessiva complessità dei rapporti tra i vari livelli di governo, con funzioni non propriamente ripartite tra comuni, province e regioni. Ciò ha generato confusione e incertezza a discapito di cittadini, imprese e del buon funzionamento dell'amministrazione.
La previsione delle città metropolitane nel nostro ordinamento è avvenuta dapprima con la legge 8 giugno 1990, n. 142. Successivamente le città metropolitane sono state inserite nel testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali, di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, e infine costituzionalizzate negli articoli 114 e 117, secondo comma, lettera p), della Costituzione, come modificati dalla legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3.