Italia e Europa nella globalizzazione

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Intervento all'incontro di LibertàEguale Milano Lombardia.

In campagna elettorale, il tema dell’Europa sarà molto caldo.
Il nodo da affrontare è, quindi, che tipo di discussione ci deve essere nel contesto della campagna elettorale riguardo all’Europa.
Alcune forze politiche useranno le questioni dell’Europa mettendole al centro della loro campagna elettorale in chiave antieuropea; di conseguenza dobbiamo riuscire a contrapporre proposte e risposte alternative che, però, non possono prescindere dalle motivazioni per cui oggi le posizioni antieuropeiste guadagnano consensi.
È evidente, infatti, che c’è una crisi di rapporto tra i cittadini e l’Europa.
In questi anni di crisi, l’Europa è stata vissuta come un onere, un problema, un vincolo e non come un aiuto per i cittadini.
Dobbiamo, dunque, riuscire a dare l’idea di voler intervenire per cambiare l’Europa proprio per rinsaldare il rapporto nei confronti dei cittadini e dell’opinione pubblica, altrimenti lasceremo campo libero a chi usa i problemi dell’Unione Europea per teorizzare che l’Europa non serve, facendo leva sugli istinti e la pancia del Paese.
In questo senso, quando parliamo di crisi delle istituzioni europee, dobbiamo considerare sicuramente le questioni economiche, finanziarie, fiscali, sociali ma non possiamo dimenticare che c’è anche un problema di rappresentanza.
L’Europa oggi è un’istituzione molto invadente nella vita dei cittadini. Negli anni della crisi, in particolare, l’Europa è stata vissuta come molto invadente mentre i cittadini sull’Europa hanno poca possibilità di influire. Il Parlamento Europeo, infatti, è un’istituzione elettiva ma ha poteri limitati. La Commissione Europea, invece, non è eletta direttamente e, quindi, non è un organismo rappresentativo dei cittadini. Il Consiglio Europeo è formato dai Governi dei singoli Paesi e, quindi, non è eletto direttamente.
Per i cittadini, dunque, non c’è nessuno strumento reale di rappresentanza. Ecco perché, porre il tema dell’elezione diretta del Presidente della Commissione Europea e chiedere di dare maggiori poteri al Parlamento Europeo non è una questione propagandistica ma vuol dire affrontare un tema reale e utile a ricostruire un rapporto tra i cittadini e le istituzioni europee. Bisogna che si dia ai cittadini la possibilità concreta di determinare gli orientamenti e di avere rappresentanza reale in Europa.
Chi afferma che “l’Europa non serve” sostiene che di fronte a crisi come quella migratoria o di fronte agli attacchi terroristici veniamo lasciati soli. Questo è l’altro pilastro su cui si fonda la politica antieuropeista.
Eppure, sulla questione migratoria non siamo all’anno zero e, quindi, bisogna rivendicare ciò che si è fatto e che indica anche la direzione in cui vogliamo andare.
Innanzitutto va sottolineata la necessità di rivedere il Trattato di Dublino, cosa a cui - su spinta dell’Italia -hanno dato disponibilità tutti i più grandi e importanti Paesi dell’Unione Europea e questa è già una presa d’atto da parte dell’Europa del fatto che dell’immigrazione bisogna farsi carico insieme e ci vuole una politica europea per affrontare il tema. Sul fronte della lotta al terrorismo, la scelta di costruire una coesione sul tema della difesa - come si sta già facendo, a partire da Italia, Germania, Francia - è un punto che va nella direzione giusta.
Inoltre, come sosteniamo nel nostro programma, dire che vogliamo una fiscalità europea o che vogliamo che alcuni diritti sul lavoro abbiano una dimensione europea sono temi che aiutano a contrapporre un’idea di Europa diversa da quella negativa che c’è e anche a contrapporci a chi sostiene che l’Europa non serve.
L’idea di Europa, quindi, va valorizzata, riempita di contenuti a cui va data forza e reso evidente che non è l’UE su cui fonda la propaganda delle forze populiste.
C’è poi il tema della legalità e della lotta alla criminalità organizzata su cui in questi anni abbiamo fatto molto con l’Europa. Su queste questioni si sta fondando anche un sistema di prevenzione rispetto al terrorismo.
Su questo fronte, l’Italia è considerata un Paese di riferimento. Abbiamo avuto il terrorismo interno, abbiamo le mafie ma, a partire da questi fenomeni, abbiamo costruito una legislazione forte ed efficace per contrastare la criminalità organizzata che oggi sta diventando un modello per l’Europa.
La ‘ndrangheta, ad esempio, c’è in tutta Europa, si è insediata nell’economia e il riciclaggio di denaro ha assunto una dimensione europea. Con la Commissione Parlamentare Antimafia in questi anni abbiamo fatto molti viaggi all’estero e ci siamo accorti che ci sono Paesi, come l’Olanda o come il Canada, che non hanno nessun anticorpo e consentono una circolazione dei capitali senza verificarne la provenienza, con la conseguenza che i soldi arrivati dalla criminalità organizzata siano diventati un motore economico. Toronto, ad esempio, durante la crisi ha triplicato gli investimenti in edilizia e ha rifatto una parte consistente della città.
Per far fronte a queste e altre situazioni, ci sono una serie di proposte che abbiamo fatto e di scelte che l’Europa si è decisa a compiere, come quella dell’istituzione della Procura Europea, con la messa in comune delle banche dati delle diverse forze di polizia, che è fondamentale anche per la lotta al terrorismo.
Molti degli attentati più gravi che sono avvenuti, infatti, sono stati possibili perché non c’era alcun rapporto tra le diverse forze di polizia e non c’era una circolazione adeguata delle informazioni.
Costruire sistemi europei, in questo senso, è dunque una cosa importante.
Così come è utile pensare di estendere in tutta Europa, come si sta facendo, l’idea di confiscare i beni agli esponenti della criminalità organizzata per metterli nella disponibilità della collettività, come prevede la nostra Legge Rognoni-Latorre. I criminali in Italia rischiano la confisca dei beni e, quindi, stanno investendo in altri Paesi europei dove questa legge non è prevista e quei Paesi rischiano di essere senza protezione di fronte alle mafie.
In molti Paesi non esistono neanche reati come quello di associazione mafiosa e anche su questo l’Europa sta lavorando per fare sì che sia un campo non solo di democrazia o di economia comune ma anche di legalità e difesa dalla criminalità organizzata.


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