Il Governo garantisca la sicurezza ai cittadini

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Presentazione di una mozione in Senato affinché, visti i recenti episodi di violenza nelle strade di molte città italiane legati alla criminalità organizzata, il Governo si impegni a garantire la sicurezza ai cittadini e la legalità, adottando le misure necessarie.

Testo della mozione:

Atto n. 1-00128 - Pubblicato il 15 maggio 2019, nella seduta n. 113

MIRABELLI, MARCUCCI, MALPEZZI, STEFANO, VALENTE, COLLINA, FERRARI, BINI, CIRINNA', PARRINI, CUCCA.

Il Senato,

premesso che,

i recenti luttuosi episodi di cronaca, ed in particolare i gravi episodi di violenza urbana, riconducibili spesso a organizzazioni della criminalità di stampo mafioso, hanno scosso l'opinione pubblica, anche in riferimento alle giovanissime vite innocenti coinvolte nei recenti episodi a Napoli, come nel caso di pochi giorni fa a piazza Nazionale, dove è stata ferita gravemente la piccola Noemi, o a San Giovanni a Teduccio, dove un nonno è stato giustiziato mentre portava il nipotino a scuola, oppure in riferimento a episodi di inaudita violenza di gruppo, come a Manduria, o ancora ai regolamenti di conti in pieno giorno in zone densamente abitate come a Cinecittà a Roma o in via Cadore a Milano o come nel caso del ferimento del giovane campione di nuoto Manuele Bortuzzo ad Acilia;

tali gravi episodi di drammatica violenza contrastano chiaramente con l'immagine di sconfitta della criminalità che il Ministro dell'interno tende a propagandare continuamente, pubblicizzando dati statistici derivanti da un andamento in atto da diversi anni, ma che al momento non si è arricchito di nessuna significativa azione messa in campo dall'attuale Governo, che al contrario, con provvedimenti come quello della liberalizzazione della legittima difesa, tendono a consegnare la percezione di uno Stato che si allontana e promuove la "sicurezza fai da te", in contrasto con il dettato costituzionale che assegna allo Stato in via esclusiva la tutela della sicurezza e l'esercizio della forza;

sempre tali episodi mettono in luce una significativa dissociazione tra l'evoluzione del fenomeno migratorio, al centro delle politiche del Ministro dell'interno, e la persistenza di fenomeni criminali di evidente forza e di natura chiaramente autoctona;

è sempre più avvertita l'esigenza di una riflessione sul concetto di sicurezza, in particolare urbana ed integrata, che soprattutto oggi caratterizza la condizione di complessità propria dei grandi centri urbani, che richiede una serie di misure di rassicurazione della comunità civile globalmente intesa, finalizzate a rafforzare la percezione che le pubbliche istituzioni concorrono unitariamente alla gestione delle conseguenti problematiche, nel superiore interesse della coesione sociale e della sicurezza collettiva e individuale;

il precedente Governo aveva disciplinato con il decreto-legge n. 14 del 2017, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 48 del 2017, le modalità e gli strumenti di coordinamento tra le funzioni dello Stato, delle Regioni, delle Province autonome e degli enti locali in materia di politiche pubbliche per la promozione della sicurezza integrata;

appare errata e controproducente, invece, la previsione inserita nella circolare ministeriale del 17 aprile 2019, firmata dal ministro Salvini, che privilegia il ruolo dei prefetti di fatto escludendo una collaborazione con i sindaci del territorio. Tale circolare, a giudizio dei proponenti del presente atto di indirizzo, va ritirata;

certamente, al fine di un complessivo rafforzamento dell'opera di prevenzione e repressione del crimine, appare necessario proseguire nell'opera di assunzione di nuovi operatori delle forze dell'ordine, al fine del raggiungimento di quanto previsto dalle nuove piante organiche, definite dal decreto legislativo n. 95 del 2017, adottato in attuazione della cosiddetta legge Madia (di cui alla legge n. 124 del 2015);

altrettanto importante nell'ambito della riflessione sul concetto di sicurezza, in particolare urbana ed integrata, è l'iniziativa e l'impulso che gli ultimi Governi hanno messo in campo fin dal 2015 con l'istituzione di un vero e proprio programma straordinario di intervento per la riqualificazione urbana e la sicurezza delle periferie delle città metropolitane e dei comuni capoluogo di provincia, il "bando periferie";

questa iniziativa avrebbe potuto interessare quasi 20 milioni di abitanti tramite azioni di recupero urbano, trasformazioni, ristrutturazioni, migliore illuminazione, servizi, impianti sportivi con l'obiettivo di recuperare e "ricucire" i tessuti periferici con il corpo delle città, con il finanziamento di 120 progetti con 2.100.000 euro di fondi statali per la crescita, lo sviluppo e la sicurezza delle periferie, mentre avrebbe potuto mobilitare quasi 4 miliardi di euro considerando anche le risorse regionali e i contributi privati;

tuttavia, il cosiddetto decreto milleproroghe (decreto-legge n. 91 del 2018, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 108 del 2018), adottato da questo Governo nell'agosto del 2018, aveva previsto un taglio di 1,6 miliardi di euro ai danni dei Comuni, spostando al 2020 l'efficacia di 96 delle 120 convenzioni già firmate dai sindaci con il Governo Gentiloni, bloccando di fatto i fondi destinati ai progetti vincitori del bando periferie e determinando una situazione di grave incertezza per gli enti locali che ha evidenziato una sostanziale avversità ad ogni processo di recupero sociale dei tessuti periferici;

va altresì ricordato che la rigenerazione delle aree urbane degradate e la sicurezza territoriale passano anche per la lotta alla dispersione scolastica, ossia a quell'insieme di processi che, determinando rallentamenti, ritardi o altre interruzioni più o meno prolungate, possono alla fine portare all'abbandono di un iter scolastico, con gravi conseguenze in termini di esclusione sociale per i ragazzi che abbandonano prematuramente la scuola e che rischiano maggiormente la disoccupazione, con un grosso aumento dei costi socioeconomici tanto a livello individuale, quanto a livello collettivo;

per attuare le necessarie strategie di prevenzione e intervento appare altresì indispensabile la creazione di un apposito fondo destinato alle politiche di integrazione ed educazione, quale strumento principale per la lotta alla dispersione scolastica al fine di accompagnare i giovani, sin dalla primissima scolarizzazione, con un adeguato sostegno, all'apprendimento e ad esempio prevedendo l'attivazione di misure di tutoraggio e di percorsi personalizzati, laddove necessario;

pensare, come fa questo Governo, di affrontare il tema della sicurezza riducendola al contrasto dei reati di strada separandolo dal tema della battaglia per la legalità e contro le mafie è un errore: non è più sicuro un Paese in cui si fanno 9 condoni, come è successo quest'anno;

la corruzione è un male che attanaglia la nostra società e sottrae ogni anno ingenti risorse che potrebbero essere utilizzate per politiche di sviluppo e di equità. Centinaia di appalti, che vogliono dire lavoro, occupazione e ripresa, restano spesso fermi a causa di illegalità e conseguenti inchieste;

il Partito democratico, quando si parla di misure di contrasto alla corruzione, è sempre presente ed è sempre in prima linea. Quest'attenzione è stata dimostrata nella XVII Legislatura, quando ha introdotto una legislazione molto puntuale, con un aumento delle pene significativo per tutti i reati contro la pubblica amministrazione, con la reintroduzione del falso in bilancio, con l'introduzione del reato di autoriciclaggio, con l'istituzione dell'Autorità nazionale anticorruzione, che è stata dotata di personale, risorse e poteri per operare adeguatamente, e con l'approvazione della legge sul cosiddetto whistleblowing(legge n. 179 del 2017), cioè una legge finalizzata a garantire la possibilità della denuncia anche all'interno delle pubbliche amministrazioni di comportamenti lesivi della pubblica amministrazione stessa;

la nascita dell'Anac, con la guida assegnata a Raffaele Cantone, ha permesso di dotare l'Italia di strumenti ancora più efficaci rispetto ad altri Paesi contro questa piaga e di liberare la realizzazione di grandi opere da continue interruzioni;

il cosiddetto decreto sblocca cantieri (AS 1248, decreto-legge n. 32 del 2019) persegue invece, in nome della necessità di velocizzare le opere con l'idea pericolosa che ciò si faccia riducendo i controlli, obiettivi di segno opposto: togliere all'Anac poteri e funzioni, alzare le soglie per la trattativa senza gara, liberalizzare i subappalti e tornare al massimo ribasso;

la Commissione europea, nella relazione per Paese relativa all'Italia del 27 febbraio 2019, ha riconosciuto che, per quanto riguarda il processo civile, nel complesso, le riforme dei Governi precedenti stanno iniziando a incidere positivamente sulla durata dei processi nei gradi di giudizio superiori;

dal punto di vista organizzativo, nella XVII Legislatura, è stato rafforzato il personale amministrativo, riequilibrandolo rispetto al numero di magistrati. Nel triennio 2017-2019, inoltre, il settore giustizia bandendo nuovi concorsi o attingendo a graduatorie valide può già reclutare ulteriori mille amministrativi (in ruoli non dirigenziali) con contratto a tempo indeterminato. Tali ingressi andavano ad aggiungersi all'assunzione straordinaria di altri 1.000 assistenti giudiziari prevista dal decreto sul processo amministrativo telematico (di cui al decreto-legge n. 179 del 2012, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 221 del 2012); si è poi attuato l'ufficio per il processo anche nell'ambito del processo amministrativo, dopo la positiva esperienza in ambito civile. Il processo civile telematico ha inoltre velocizzato enormemente i tempi di emissione dei decreti ingiuntivi telematici: si parla di risultati che viaggiano intorno ai 48 milioni di euro risparmiati e di un notevole recupero di efficienza anche in termini di tempi;

l'introduzione del processo telematico è stata ampiamente avviata dal precedente Governo, che si è speso per il conseguimento dell'obiettivo in termini normativi, organizzativi e di progettazione (sta proseguendo il processo di digitalizzazione nei tribunali si è allargato il processo civile telematico presso la Corte di cassazione e si sono allineati i cantieri di lavoro che riguardano il processo amministrativo telematico, il processo penale telematico, il processo contabile telematico, il processo tributario telematico);

per aggredire la problematica della durata complessiva dei procedimenti civili, per limitare gli abusi del processo e garantire un funzionamento più efficiente dei tribunali, il programma nazionale di riforma (PNR) prevede il raggiungimento dell'obiettivo di efficientamento del processo civile entro il 2019 mediante l'adozione di un disegno di legge delega di riforma complessiva del codice di procedura civile di cui, ad oggi, non vi è traccia;

sempre sul tema della prescrizione, si è deliberatamente omesso di ricordare che un'ampia riforma della prescrizione è già stata compiutamente portata a termine nella XVII Legislatura all'interno della già citata riforma del processo penale, con l'obiettivo principale di limitare l'estinzione dei reati per prescrizione;

la nuova disciplina della prescrizione, introdotta con la cosiddetta legge "spazzacorrotti" (legge n. 3 del 2019), non ha atteso neanche gli esiti della precedente riforma, i cui effetti saranno apprezzabili solo per i fatti commessi dopo l'entrata in vigore, e rischia di avere un impatto espansivo per quanto riguarda la durata dei processi;

la risposta alla sfida delle mafie che hanno un'evidente dimensione internazionale non può che essere di carattere internazionale: serve una legislazione europea che introduca in tutto il continente il reato di associazione e la confisca dei beni ai mafiosi, e soprattutto serve accelerare l'istituzione della Procura europea, con un alto livello di indipendenza che possa avere in prospettiva competenza anche in materia di terrorismo e criminalità organizzata;

nella XVII Legislatura sono state recepite fondamentali decisioni quadro, come quella sulle squadre investigative comuni, sul blocco e sequestro dei beni, sul reciproco riconoscimento delle decisioni pronunciate in assenza dell'interessato; alcune di esse risalgono addirittura a quindici anni fa, e si è attivato un potenziamento della cooperazione bilaterale con i Paesi extra Unione europea appartenenti ad aree strategiche per il contrasto al terrorismo, al crimine organizzato, al traffico clandestino di esseri umani, alla corruzione;

sulla scorta dell'eccellente cooperazione tra organismi di prevenzione e di contrasto al terrorismo nell'ambito del comitato di analisi strategica antiterrorismo (CASA), il cui database è collegato con il sistema di informazione Schengen e con Interpol, sarebbe opportuno prevedere un analogo organismo di coordinamento anche per quanto concerne la lotta alle mafie;

particolarmente grave, poi, è la disposizione introdotta dal "decreto sicurezza" (decreto-legge n. 113 del 2018, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 132 del 2018) sulla possibilità di vendere i beni immobili confiscati alla mafia, facendo venir meno un principio fondante della legge Rognoni-La Torre (di cui alla legge n. 646 del 1982), quello della restituzione alla società di ciò che le mafie hanno tolto; fino a prima del decreto, infatti, l'istituto della vendita di questi beni era stato concepito solo come extrema ratio, nei soli casi in cui era impossibilitata la destinazione o il trasferimento per pubblico interesse; e in secondo luogo, destinatario della vendita non era certo "il miglior offerente", come previsto dal cosiddetto decreto sicurezza, ma un ente pubblico, coerentemente con le finalità proprie e quelle espresse dal valore di sintesi della pubblica utilità;

la legge n. 109 del 1996 sul riuso sociale dei beni, in oltre 20 di vigenza, ha consentito ad oltre 720 realtà tra associazioni e cooperative di gestire i beni confiscati alle mafie in maniera pluralistica, e tenendo insieme l'esigenza di restituire quei beni alle comunità e di produrre, al tempo stesso, una economia sana, partendo dal lavoro pulito; al contrario, le disposizioni introdotte da questo Governo, attraverso la vendita diretta ai privati, rischiano ora di "restituire" quei beni confiscati proprio ai precedenti proprietari, anche alla luce del fatto che la criminalità organizzata opera quotidianamente attraverso prestanome e riciclaggio di denaro;

sui beni confiscati il problema vero è quello di alimentare il fondo, istituito su proposta PD, per consentire agli enti locali di avere a disposizione le risorse necessarie per utilizzare gli immobili confiscati,

impegna il Governo:

1) a rilanciare lo strumento del patto urbano per la sicurezza, e a promuovere e finanziare la stipula in tutto il Paese di questi patti integrati tra i vari soggetti locali;

2) al raggiungimento dell'obiettivo del completamento della pianta organica per le forze dell'ordine dei comparti sicurezza e soccorso pubblico nell'arco dei prossimi 5 anni così come di 5 anni è stata la pianificazione delle assunzioni straordinarie pianificate con il Governo precedente, anche tramite il rafforzamento delle strutture di formazione dei nuovi assunti, anche al fine di accelerare il ringiovanimento dell'età media degli operatori;

3) a confermare, al fine di continuare l'opera di investimento sul miglioramento delle condizioni contrattuali del comparto, l'aumento corrisposto nell'ultimo contratto triennale, di circa 104 euro medi mensili netti, anche nel nuovo contratto triennale, e a defiscalizzare la parte accessoria della retribuzione, caratteristica molto significativa per le forze dell'ordine, come per esempio nel caso degli emolumenti corrisposti per le ore di servizio straordinario;

4) nell'ottica di una maggior capacità preventiva, a programmare la costituzione in ogni Questura ed in ogni comando provinciale dei Carabinieri di un nucleo speciale per rapine e furti in appartamento, dedicato esclusivamente alla prevenzione ed alla repressione di tali reati, a forte impatto sociale, proprio per ribadire l'esclusiva prerogativa dello Stato nella tutela della sicurezza pubblica e nella tutela dell'integrità fisica delle persone, delle famiglie e dei loro patrimoni;

5) a rilanciare politiche coordinate e finanziate per la riqualificazione delle periferie, come per il bando del 2015, con un programma poliennale della durata di dieci anni, in modo tale da allestire un vero e proprio programma con continuità di finanziamenti e obiettivi. La promozione di un tale programma può consentire investimenti per 25-30 miliardi di euro in dieci anni. Le città italiane hanno bisogno di obiettivi e programmazione coordinata a livello nazionale e locale;

6) ad istituire un apposito fondo, con risorse adeguate, destinato alle politiche di integrazione ed educazione, quale strumento principale per la lotta alla dispersione scolastica al fine di accompagnare i giovani, sin dalla primissima scolarizzazione, con un adeguato sostegno e così riducendo gli altissimi costi individuali e sociali in termini di emarginazione sociale ed incremento della delinquenza minorile;

7) a rivedere le norme che di fatto smantellano il codice degli appalti e il ruolo e la funzione dell'Autorità anticorruzione come elemento caratterizzante di regolazione, indirizzo e prevenzione per il contrasto alla corruzione e all'infiltrazione delle mafie negli appalti e ad adottare, contestualmente, urgenti iniziative di rilancio e rafforzamento della stessa Autorità;

8) per quanto di competenza, ad assicurare, sul delicato tema della prescrizione, alla giurisdizione, tempi congrui allo svolgimento delle attività di accertamento dei fatti di reato e a garantire la ragionevole durata del processo, provvedendo, anche in sede di rideterminazione delle piante organiche degli uffici giudiziari a seguito delle nuove assunzioni, a porre particolare attenzione alla destinazione di un maggior numero, proporzionalmente adeguato rispetto agli effettivi fabbisogni di organico, di nuovi magistrati per le funzioni giudicanti e requirenti di merito di primo e di secondo grado, per quella di magistrato distrettuale, di coordinamento nazionale presso la Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo e per le funzioni semidirettive di primo grado, di primo grado elevate e di secondo grado;

9) a puntare, percorrendo tutte le strade opportune e assecondando i relativi processi decisionali e predisponendo gli strumenti e le risorse necessari, sulla Procura europea antiterrorismo e criminalità organizzata transnazionale;

10) a prevedere il ripristino della dotazione finanziaria del Fondo per l'attuazione della riforma del processo penale per ciascuno degli anni 2019-2021 e a garantire e implementare la funzionalità e l'organizzazione degli uffici e delle strutture di esecuzione penale esterna e per la messa alla prova, anche al fine di favorire il decremento della popolazione penitenziaria e concorrere così a determinare positivi effetti anche in termini di complessiva sicurezza sociale in ragione della conseguente riduzione della recidiva a provvedere in tempi celeri a proseguire, nel solco di quanto già avviato dai precedenti Governi di centrosinistra, con le riforme che rendano più celere ed efficiente la giustizia civile;

11) a procedere in tempi certi al rafforzamento ed efficientamento della distribuzione e allocazione delle risorse umane per gli organici amministrativi e per il personale della magistratura anche, eventualmente, prevedendo delle task force specifiche per le procure e tribunali con carichi eccessivi di lavoro;

12) a prevedere adeguati investimenti per procedere alla manutenzione, all'ammodernamento nonché all'aumento dei tribunali di ogni ordine e grado;

13) a istituire, da subito, non solo a livello nazionale ma anche nei territori più esposti alla penetrazione mafiosa, un tavolo permanente di coordinamento tra polizia giudiziaria, magistratura e servizi di intelligence quale importante strumento, a livello nazionale, di condivisione e valutazione delle informazioni, prevenzione e contrasto delle azioni criminali delle mafie, "casa dell'antimafia";

14) a intervenire per sostenere economicamente i progetti di Comuni e di enti locali per il riutilizzo degli immobili confiscati alle mafie e a tornare a rendere residuale la possibilità di vendita dei beni confiscati alle mafie escludendo la vendita diretta ai privati, salvaguardando così la gestione pluralistica e la destinazione per pubblico interesse di questi beni.

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