Mozione di sfiducia a Toninelli per la gestione della TAV

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Come gruppo PD abbiamo depositato una mozione di sfiducia contro il ministro Toninelli per la sua irresponsabile gestione della Tav.

Testo della mozione:

Atto n. 1-00084 Pubblicato il 5 marzo 2019, nella seduta n. 96

Il Senato,

premesso che:
nel contratto di governo si legge testualmente che: "Con riguardo alla Linea ad Alta Velocità Torino-Lione, ci impegniamo a ridiscuterne integralmente il progetto nell'applicazione dell'accordo tra Italia e Francia";

l'analisi del rapporto tra costi e benefici sulle grandi opere infrastrutturali, tra cui la Tav Torino-Lione, è stata annunciata dal Governo sin dalla scorsa estate. Il 24 luglio 2018, il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti ha dichiarato che qualsiasi azione volta alla prosecuzione dei cantieri si sarebbe configurata come un "atto ostile" nei confronti del Governo, fintanto che l'Esecutivo non avesse sciolto i dubbi e concluso la nuova analisi;

la pubblicazione dei risultati dell'analisi erano stati annunciati dapprima entro l'estate, successivamente entro novembre, poi entro la fine dell'anno, poi ancora per il mese di gennaio fino ad arrivare al 12 febbraio 2019, quando è stata pubblicata sul sito del Ministero;

il Ministro ha inoltrato i risultati, prima ancora della pubblicazione sul sito ministeriale, al Governo francese e alla Commissione europea, ignorando il Parlamento italiano che a più riprese aveva chiesto di essere tempestivamente informato sugli esiti;

il Ministro ha altresì impedito alle competenti Commissioni parlamentari di procedere all'audizione del professor Ponti prima della pubblicazione dei risultati adducendo come motivazione il fatto che il Governo si era impegnato a condividere le conclusioni dell'analisi prima con gli interlocutori internazionali direttamente interessati;

considerato che:

le denunce di accesso agli organi competenti da parte di parlamentari del Gruppo PD hanno fatto emergere il ritardo e le contestazioni della Corte dei conti sulle procedure di nomina della struttura di missione chiamata a predisporre l'analisi del rapporto tra costi e benefici. La stessa modalità di composizione della struttura tecnica di missione che ha redatto la suddetta analisi palesava sin dall'inizio non solo un evidente orientamento contrario nei confronti dell'opera ma anche conflitti di interesse;

uno dei componenti, il professor Pierluigi Coppola, non ha firmato il documento conclusivo contestandone il metodo di lavoro e le conclusioni: una spaccatura che ha da subito messo in discussione la stessa terzietà delle conclusioni;

il documento stabilisce che il "VANE" (valore attuale netto, saldo tra i costi dell'opera, lavori e gestione, i costi esterni, i minori benefici per utenti e operatori, e dall'altra parte i benefici economici diretti e indiretti) è pari a 6.995 milioni di euro nello scenario "realistico" di previsioni di traffico (25,2 milioni di tonnellate di merci nel 2059) e pari a 7.805 milioni nello scenario "ottimistico" (previsioni dell'osservatorio 2011, 51,8 milioni di tonnellate);

uno dei principali paradossi dell'analisi è stata addirittura quella di annoverare tra le "negatività" dell'opera persino il mancato introito derivante dalle accise sul carburante usato dai tir a fronte di un miglioramento in termini ambientali;

tali cifre sono state immediatamente contestate da numerosissimi esperti, centri di ricerche e organismi imparziali;

dal documento redatto dal gruppo del professor Ponti emergono con forza le incongruenze circa le dichiarazioni che hanno accompagnato in questi mesi il lavoro del ministro Toninelli a partire dalla negazione che gli scavi del tunnel non fossero iniziati, salvo poi ammettere, come riporta lo stesso sito, che sono stati già scavati diversi chilometri del tunnel di base oltre ai 25 chilometri di gallerie di servizio;

preso atto che:

in data 1° marzo 2019, secondo quanto riportato da numerosi organi di stampa, il Presidente del Consiglio dei ministri, Giuseppe Conte, ha espresso un parere positivo sull'ipotesi di realizzazione della "mini Tav" proposta dalla Lega come soluzione alternativa al progetto originario della Tav Torino-Lione. In data 3 marzo il Vice Presidente del Consiglio dei ministri, Luigi Di Maio, ha nettamente respinto ogni ipotesi di realizzazione della "mini Tav", evidenziando una grave divergenza di opinioni all'interno della compagine di Governo;

il Presidente del Consiglio dei ministri ha altresì evidenziato come l'analisi fosse veramente inaffidabile, al punto da portarlo a richiedere, in considerazione anche della necessità di restituire credibilità al Paese, un'integrazione del documento pubblicato il 12 febbraio. Tale integrazione ha portato ad una forte riduzione delle perdite previste nel documento originario, lasciando tuttavia ancora vivi dubbi e criticità sul metodo di analisi adottato;

la proposta di realizzazione della "mini Tav" appare del tutto irrealistica, in quanto il progetto comporterebbe l'avvio di nuove procedure burocratiche, l'attuazione di interventi di ripristino di lavori già fatti, la perdita di ingenti finanziamenti, il pagamento di pesanti penali, la messa in crisi delle imprese coinvolte e la perdita di numerosi posti di lavoro. Essa si configura, quindi, soltanto come una maldestra exit strategy dalla situazione politica che si è venuta a creare nella maggioranza di Governo;

rilevato che:

i bandi di gara della Telt (società italo-francese che coordina la costruzione dell'opera) per l'avvio dei lavori della TAV Torino-Lione risultano essere bloccati dal mese di settembre 2018. Di fatto, sono stati persi ben sei mesi che avrebbero consentito al nostro Paese di proseguire i lavori di realizzazione dell'infrastruttura;

in questi giorni, grazie all'utilizzo di escamotage lessicali, su vari organi di informazione sono state diffuse notizie confuse sulla gestione dei bandi di gara della Telt che in realtà nascondono un vero e proprio via libera del Governo ai medesimi per scongiurare il rischio della perdita di 300 milioni di euro di finanziamenti da parte dell'Unione europea;

le risorse economiche stanziate per la realizzazione della Tav hanno una grandissima valenza anche in chiave occupazionale considerando che sono a rischio complessivamente 50.000 posti di lavoro;

l'unica vera analisi del rapporto tra costi e benefici è stata già effettuata nella XVII Legislatura e riportata nell'ambito dell'allegato al DEF 2017 "Connettere l'Italia: fabbisogni e progetti di infrastrutture" e specificata nell'allegato al DEF 2018 "Connettere l'Italia: lo stato di attuazione dei programmi per le infrastrutture di trasporto e logistica";

una delle più importanti azioni di project review ha interessato proprio la tratta in questione ed in particolare la prima fase della tratta italiana di adduzione al tunnel di base del collegamento che ha fatto registrare un risparmio pari a quasi 2 miliardi e mezzo di euro, passando da 4 miliardi e 393 milioni di euro a un miliardo e 910 milioni di euro. Tale revisione è stata recepita con delibera Cipe 22 dicembre 2017;

osservato che:

la vicenda della Tav Torino-Lione è indicativa di come il Ministro stia affrontando l'intera materia delle infrastrutture nel nostro Paese;

nel corso dell'esame della legge di bilancio per il 2019 è stata posta in essere, con l'avallo del Ministro delle infrastrutture e trasporti, una serie di definanziamenti e tagli ai danni di Anas e Ferrovie che rischiano di compromettere numerosi investimenti nel Paese. Il fondo investimenti Anas, come denunciato anche dall'ANCE, è stato definanziato per un miliardo e 827 milioni. Ferrovie dello Stato ha subito un taglio di oltre un miliardo e 200 milioni di euro sulle disponibilità del prossimo triennio;

dall'evoluzione della vicenda Tav Torino-Lione, emerge che il Ministro avrebbe mentito al Parlamento e al Paese nonché al Governo francese e all'Unione europea, sottoponendo all'attenzione di tutti un'analisi del rapporto tra costi e benefici palesemente infondata e ora oggetto di "aggiustamenti" da parte del Presidente del Consiglio dei ministri;

il suddetto comportamento appare del tutto incompatibile con il ruolo ricoperto;

visto l'articolo 94 della Costituzione;

visto l'articolo 161 del Regolamento del Senato della Repubblica,

esprime la propria sfiducia al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, Danilo Toninelli, e lo impegna a rassegnare immediatamente le proprie dimissioni.

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