La situazione in Venezuela

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Adesione alla mozione del Gruppo PD sul Venezuela discussa in Aula al Senato alla presenza del Ministro degli Esteri.

Testo della mozione:

Atto n. 1-00071 - Pubblicato il 5 febbraio 2019, nella seduta n. 87

Il Senato,

premesso che:

il 23 gennaio 2019 il leader dell'opposizione e capo dell'Assemblea nazionale Juan Guaidò si è proclamato "presidente ad interim" del Venezuela ai sensi dell'articolo 233 della Costituzione venezuelana che riconosce questa facoltà al presidente dell'Assemblea nel caso in cui il presidente in carica non abbia adempiuto ai compiti del suo ufficio. A Guaidò hanno espresso immediato sostegno il Gruppo di Lima (Argentina, Brasile, Canada, Cile, Colombia, Costa Rica, Guatemala, Honduras, Paraguay e Perù), Ecuador, Organizzazione degli Stati americani (Osa) e Stati Uniti;

primo Paese al mondo per riserve certificate di greggio, il Venezuela è al centro di una spirale recessiva senza precedenti. Secondo il Fondo monetario internazionale, il Pil pro capite venezuelano si è contratto del 40 per cento tra il 2013, anno dell'ascesa al potere di Maduro, e il 2017. Caracas deve fronteggiare un'iperinflazione e una sovraesposizione finanziaria di cui sono sintomatici la scarsità di beni di prima necessità e i razionamenti idrici ed energetici, aggravatisi costantemente negli ultimi 4 anni, che hanno determinato una crisi socio-politica, umanitaria e migratoria. Infatti, secondo diverse stime, almeno 2 milioni di persone si sono riversate nei Paesi circostanti. Il ponte Simón Bolívar, al confine con la Colombia, viene attraversato ogni giorno da decine di migliaia di persone e in Brasile l'agenzia dell'Onu per i rifugiati ha cominciato a creare dei campi di accoglienza per ospitare chi sta fuggendo;

alla situazione drammatica di questi anni non è sfuggita la comunità italo-venezuelana. Per molti di loro le pensioni, per effetto della forte inflazione, erano precipitate ad appena 8 dollari americani al mese e solo grazie a un intervento dell'ambasciata italiana sono state integrate a una cifra al limite della sopravvivenza;

al deterioramento economico e al conseguente malcontento popolare il capo dello Stato ha risposto rinsaldando l'asse con le forze armate e reprimendo gli oppositori: una linea anticostituzionale culminata nell'elezione, nel mese di luglio, di un'Assemblea nazionale costituente con l'intento di esautorare il Parlamento, unica istituzione non controllata dall'Esecutivo, cancellando ogni residuo di dissenso istituzionale. Già nel maggio 2018 le presidenziali, non riconosciute dai Paesi vicini, dagli Usa e dai membri dell'Unione europea, avevano confermato Maduro capo di Stato fino al 2025. Elezioni, invece, riconosciute da Russia e Cina che insieme all'Iran sono stati negli ultimi anni i principali alleati del regime di Maduro;

premesso, inoltre, che:

poco dopo la proclamazione di Guaidò, con una nota, l'Alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza Federica Mogherini ha dichiarato che: «L'Ue chiede con forza la tenuta urgente di elezioni presidenziali libere, trasparenti e credibili» e, «in mancanza di un annuncio sull'organizzazione di nuove elezioni con le necessarie garanzie nei prossimi giorni, l'Ue intraprenderà ulteriori azioni, anche sulla questione del riconoscimento della leadership del Paese»;

allo scadere dell'ultimatum di 8 giorni a Maduro per indire nuove elezioni, Regno Unito, Spagna, Francia, Austria, Svezia, Germania, Olanda, Lettonia a Lituania hanno riconosciuto Guaidò quale presidente ad interim;

a giudizio dei proponenti del presente atto di indirizzo, di fronte alla crisi venezuelana il Governo italiano ha espresso due posizioni contrapposte: al vice presidente del Consiglio dei ministri, Matteo Salvini, che ha dichiarato di essere contro la dittatura di Maduro, hanno fatto seguito le dichiarazioni dell'altro vice presidente del Consiglio, Luigi di Maio, che ha, invece, sostenuto di non voler operare alcuna ingerenza in altri Stati e di "non riconoscere soggetti che non siano stati votati". Parole poco chiare si sono avute, inoltre, dal presidente: Conte, il quale ha dichiarato che: "bisogna cercare di evitare che il Venezuela attraverso l'impositivo intervento di Paesi stranieri, possa diventare terreno di confronto e divisioni tra attori globali", una posizione ambigua e un equilibrismo tattico che rischiano di essere una vicinanza pericolosa a un regime repressivo. Questa linea contraddittoria, dunque, ha condannato, ancora una volta, l'Italia all'isolamento internazionale, ponendola su posizioni distanti anche dai suoi partner europei che, senza tentennamenti, hanno posizionato i propri Paesi su una linea di netto contrasto alle durissime repressioni messe in atto da Maduro,

impegna il Governo:

1) a riconoscere immediatamente Guaidò quale presidente ad interim del Venezuela ai sensi dell'articolo 233 della Costituzione venezuelana, rompendo, così, l'isolamento internazionale in cui si è venuta a trovare l'Italia e schierando il nostro Paese dalla parte delle democrazie liberali, con la comunità internazionale e con l'Unione europea che hanno chiesto l'indizione di nuove elezioni in Venezuela e condannato le repressioni messe in atto dal regime di Maduro;

2) ad adoperarsi in ogni modo per offrire sostegno alla numerosa comunità italo-venezuelana residente nel Paese sudamericano.


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