Politiche per la sicurezza alimentare e il sostegno all'agroalimentare italiano

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Presentazione di una mozione - poi ritirata - con il gruppo PD sulle politiche per la salute, la sicurezza alimentare e il sostegno al settore agroalimentare italiano.

Atto n. 1-00062 - Pubblicato il 4 dicembre 2018, nella seduta n. 66 

Testo della mozione:

Il Senato,

premesso che:

nel luglio 2018 l'Organizzazione mondiale della sanità ha presentato il report «Time to deliver», contenente una serie di raccomandazioni agli Stati membri per ridurre l'impatto negativo di alimenti ricchi di grassi saturi, sale e zuccheri e migliorare la regolamentazione degli stessi;

il report dell'Organizzazione mondiale della sanità, fra le altre raccomandazioni, sostiene la necessità di:

accelerare l'attuazione degli impegni presi nel 2011 e 2014 per ridurre l'uso di tabacco, l'uso dannoso di alcol, diete malsane e l'inattività fisica, tenendo conto, a seconda dei casi, dei migliori acquisti e di altri interventi raccomandati per la prevenzione e il controllo di malattie non trasmissibili, nonché le priorità degli Stati membri;

implementare gli interventi economicamente efficaci per eliminare gli acidi grassi generati industrialmente dall'approvvigionamento alimentare, tenendo conto delle indicazioni dell'OMS;

attuare interventi economicamente vantaggiosi e basati su dati concreti per arrestare il sovrappeso e l'obesità infantile entro il 2025, tenendo conto delle indicazioni dell'OMS;

impiegare i pieni poteri legali e fiscali per attuare politiche e misure legislative e regolamentari che riducano al minimo il consumo di prodotti nocivi per la salute e promuovano stili di vita sani e forniscano un flusso di entrate per il finanziamento dello sviluppo;

promuovere sistemi di produzione e fornitura di alimenti favorevoli alla salute per ridurre le malattie non trasmissibili per la salute e contribuire a promuovere diete sane per tutti;

tali raccomandazioni, secondo l'Organizzazione mondiale della sanità, hanno la finalità di contrastare il diabete, il cancro e le malattie cardiovascolari e l'obiettivo di ridurre di almeno un terzo entro il 2030 i morti per le malattie non trasmissibili anche riducendo nella dieta l'apporto di grassi saturi, sale, zuccheri e alcol;

pur essendo le finalità condivisibili, la strada inizialmente scelta non appariva, tuttavia, adeguata alle finalità stesse ed era sicuramente avversa ai modelli alimentari della nostra tradizione mediterranea;

in detto documento, redatto dalla Commissione indipendente, volto a raccomandare linee di azione agli Stati membri per il raggiungimento di tale obiettivo, venivano utilizzate espressioni generiche nell'ambito dell'analisi delle possibili azioni a contrasto delle malattie non trasmissibili, riferendosi genericamente ad effetti che su tali malattie possono avere i cibi "non salutari" (al pari, peraltro, di inquinamento, fumo di sigaretta, stile di vita sedentario) e si accennava all'opportunità di utilizzare etichette che contenessero segnali di allarme sulle confezioni di tali prodotti alimentari, per scoraggiarne il consumo;

in seguito alle polemiche che tale approvazione aveva suscitato, l'Organizzazione mondiale della sanità chiariva che la propria posizione non «criminalizza specifici alimenti», ma fornisce indicazioni e raccomandazioni per una dieta sana e che si adoperava in particolare per promuovere la riduzione del consumo di sodio, zuccheri e grassi saturi. L'Organizzazione mondiale della sanità affermava di non volere criminalizzare determinati alimenti ma di raccomandare politiche che promuovessero un consumo parsimonioso degli alimenti che hanno alti contenuti di sodio, zuccheri o grassi saturi;

il 27 settembre 2018, i capi di Stato e di Governo dei Paesi membri delle Nazioni Unite, hanno approvato la dichiarazione "Time to Deliver: Accelerating our response to address NCDs for the health and well-being of present and future generations", molto più equilibrata, che veniva incorporata nella risoluzione dell'Assemblea generale del 10 ottobre 2018;

il 12 novembre 2018 sette Paesi (Brasile, Francia, Indonesia, Norvegia, Senegal, Sudafrica e Thailandia) hanno nuovamente presentato, alla seconda commissione dell'Assemblea generale dell'ONU, una risoluzione nell'ambito dell'iniziativa "Global Health and Foreign Policy", contenente, sostanzialmente, le dannose e non utili misure punitive originarie;

la nuova presa di posizione mirava nuovamente a colpire gli alimenti che contengono zuccheri, grassi e sale, chiedendo nuovamente apposite etichette nutrizionali e la riformulazione delle ricette sulla base di modelli culturali lontani dal "Made in Italy" e dalle tradizioni plurisecolari trasmesse da generazioni di nostri agricoltori, che si sono impegnati per mantenere le caratteristiche inalterate nel tempo, a favore di un modello di alimentazione artificiale ispirato a consumi standardizzati su base planetaria;

la suddetta scelta rischia di minare un patrimonio che è alla base della dieta mediterranea, che ha consentito all'Italia di conquistare, con il 7 per cento della popolazione, il primato della percentuale più alta di ultraottantenni in Europa, davanti a Grecia e Spagna, ma anche una speranza di vita che è tra le più alte a livello mondiale ed è pari a 80,6 anni per gli uomini e a 85 anni per le donne;

la qualità del modello alimentare italiano tra l'altro è stata riconosciuta anche con l'iscrizione della dieta mediterranea nella lista del patrimonio culturale immateriale dell'umanità dell'Unesco il 16 novembre 2010;

nelle prossime settimane cominceranno i negoziati sulla risoluzione, per cercare di individuare una posizione comune ed entro il prossimo 7 dicembre dovrà essere finalizzato un testo definitivo che sarà poi presentato il 13 dicembre all'Assemblea generale dell'ONU, per essere votato dagli Stati membri;

considerato che:

non esistono cibi sani o insalubri, ma solo diete più o meno sane. Le posizioni emerse nell'ambito dell'Onu e dell'Organizzazione mondiale della Sanità rischiano di produrre in tutto il mondo informazioni e posizioni che, come nel caso del Cile, iniziano a marchiare con il bollino nero, sconsigliandone di fatto l'acquisto, prodotti come il Parmigiano, il Gorgonzola, il prosciutto e, addirittura, gli gnocchi, andando ad incidere pesantemente sulle esportazioni del "Made in Italy" agroalimentare, crollate nel caso di cui sopra del 12 per cento nei primi sette mesi del 2018 rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. A questo si aggiunge il caso della Gran Bretagna, che prevede l'adozione di un'etichetta a semaforo con la quale si escludono dalla dieta alimenti sani e naturali che da secoli sono presenti sulle tavole, «per favorire prodotti artificiali di cui in alcuni casi non è nota neanche la ricetta»;

il settore agroalimentare italiano nel 2018 ha messo a segno un nuovo record delle esportazioni con un aumento del 3 per cento nei primi sei mesi, dopo il valore di 41,03 miliardi del 2017, proprio grazie al traino delle denominazione di origine (Dop) con quasi l'85 per cento in valore del "Made in Italy, che le istituzioni europee e quelle internazionali dovrebbero tutelare e non discriminare,

impegna il Governo:

1) ad attivarsi con una decisa e concertata azione diplomatica in ambito europeo, per respingere o significativamente cambiare la risoluzione di cui in premessa, al fine di evitare le scorrette, inutili e dannose conseguenze che l'approvazione di un tale documento riverserebbe sulla salute, sulla qualità dell'alimentazione, sulla ricchezza delle tradizioni ed anche sul settore agroalimentare italiano, in particolare per le prospettive del nostro export;

2) ad assumere le iniziative di competenza, in tutte le sedi opportune, per la tutela e la valorizzazione delle eccellenze agroalimentari italiane, al fine di evitare che ad esse vengano applicate sovrattasse o etichette che ne scoraggino il consumo presso il più vasto pubblico.



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