In preparazione del Consiglio europeo di ottobre

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Presentazione di una mozione PD in occasione della discussione in Senato sul Consiglio europeo del 18 ottobre 2018.

Atto n. 1-00046 - Pubblicato il 17 ottobre 2018, nella seduta n. 48

Testo della mozione:

Il Senato,
premesso che:

il prossimo Consiglio europeo del 18 ottobre 2018 avrà ad oggetto i temi della migrazione e della sicurezza interna;

in quella sede i leader dei governi dell'Unione avranno l'opportunità di discutere, a tutto campo, non solo delle questioni connesse alla gestione contingente della crisi migratoria all'interno dei Paesi membri, ma anche, e soprattutto, delle strategie comunitarie di cooperazione e partenariato indispensabili per eradicare alla base le cause della pressione migratoria, a partire dai Paesi da cui si origina;

uno spazio rilevante in quel contesto dovrà essere necessariamente riservato alle politiche di partenariato e cooperazione con gli Stati dell'Africa, ai quali il "Consenso europeo in materia di sviluppo", adottato nel 2005 dalla Commissione, dal Consiglio e dal Parlamento europeo, ha previsto di assegnare almeno metà delle risorse comunitarie complessivamente destinate ai Paesi in via di sviluppo;

a ribadire la rilevanza strategica del rapporto dell'Unione europea con il continente africano è stato, da ultimo, il Consiglio europeo del 28 giugno 2018. Nel documento conclusivo adottato in quella sede si afferma, tra l'altro, che: "Per affrontare alla radice il problema della migrazione è necessario un partenariato con l'Africa volto a una trasformazione socio-economica sostanziale del continente africano sulla base dei principi e degli obiettivi definiti dai paesi africani nella loro Agenda 2063";

lo stesso documento riconosce l'esigenza non solo di maggiori finanziamenti diretti, pure indispensabili per raggiungere i traguardi cui l'Europa si è vincolata, ma anche di maggiori interventi indiretti mirati a creare, nei Paesi di origine dei flussi migratori, nuove opportunità di sviluppo e contesti locali più favorevoli agli investimenti privati, africani ed europei, a partire da settori strategici quali le infrastrutture, l'istruzione e la salute;

il Consiglio europeo del giugno 2018 ha quindi formulato un auspicio che deve ritenersi tuttora vincolante: "L'Unione europea e i suoi Stati membri devono essere all'altezza di questa sfida. Dobbiamo elevare a un nuovo livello la cooperazione con l'Africa in termini di portata e qualità. (...) L'Africa è un nostro vicino: lo dobbiamo affermare intensificando gli scambi e i contatti tra i popoli di entrambi i continenti a tutti i livelli della società civile. La cooperazione tra l'Unione europea e l'Unione africana è un elemento importante delle nostre relazioni. Il Consiglio europeo ne chiede lo sviluppo e la promozione ulteriori";

tali impegni fanno seguito a quanto scaturito dal 5° vertice dell'Unione africana-UE, svoltosi il 29-30 novembre 2017 in Costa d'Avorio, che ha riunito oltre 60 leader dell'Unione europea e africani e 90 delegazioni per discutere delle future relazioni UE-Africa e rafforzare i legami tra i due continenti. L'impegno in favore di un nuovo piano umanitario è stato ritenuto in quella sede decisivo per rilanciare il continente africano, offrire ai giovani africani nuove speranze di sviluppo e occupazione, limitare i flussi migratori verso l'Europa;

d'altra parte, ad imporre interventi tempestivi e lungimiranti è in primo luogo la dinamica demografica mondiale: il recente rapporto dell'ONU "World population prospects" segnala come nel 2050 un quarto dell'umanità sarà nata in Africa, a fronte di una decrescita attesa della popolazione dell'Europa pari a 30 milioni di persone;

nel 2035 l'80 per cento delle persone più povere al mondo vivrà in Paesi in condizioni di fragilità, a loro volta concentrati nell'Africa subsahariana (OCSE, "States of fragility 2016"). In generale, nel 2050 l'Africa avrà raddoppiato la sua popolazione e, nello stesso orizzonte temporale, la metà dei suoi abitanti avrà meno di 25 anni: i giovani africani saranno dunque 10 volte più numerosi dei giovani europei;

considerato, altresì, che:

i più recenti dati OCSE-DAC confermano il ruolo dell'Unione europea e dei suoi Stati membri come principale fornitore mondiale di aiuto pubblico allo sviluppo: l'impegno di spesa della UE a 19 Paesi e dei suoi Stati membri ha raggiunto nel 2017 la cifra complessiva di 75,5 miliardi di euro, che collettivamente rappresenta lo 0,51 per cento del reddito nazionale lordo dell'intera area UE. Come indicato anche nel libro bianco sul futuro dell'Europa, nel 2015 l'Unione europea e i suoi Stati membri, in un frangente in cui la loro quota economica del PIL mondiale risultava in calo del 4 per cento, contribuivano a fornire il 56 per cento di tutti gli aiuti umanitari e allo sviluppo erogati a livello planetario;

in Italia, nella XVII Legislatura, i Governi di centrosinistra hanno significativamente intensificato l'aiuto pubblico allo sviluppo (APS). Come segnalato anche dalla Nota di aggiornamento al DEF 2018, l'APS italiano ha raggiunto nel 2017 lo 0,30 per cento del reddito nazionale lordo, conseguendo con 3 anni di anticipo l'obiettivo in precedenza previsto per il 2020;

in particolare, negli ultimi anni l'Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo ha avviato, anche d'intesa con la Banca africana di sviluppo e la Banca mondiale, numerosi programmi nei Paesi di provenienza dei flussi migratori (in primo luogo quelli dell'Africa sub sahariana), che devono essere sostenuti e rafforzati. Si tratta di programmi mirati a creare sviluppo e opportunità di lavoro, trasferire tecnologie e know how tecnico, premiare l'imprenditorialità delle nuove generazioni di africani, con un target per giovani e donne nei Paesi di provenienza o transito dei flussi migratori. Tra questi, si segnalano quelli orientati a sostenere lo sviluppo dell'imprenditoria nei Paesi del Sahel (dal Senegal al Chad), con un particolare focus sul settore agroalimentare: un settore cruciale per una crescita economica inclusiva dei "Paesi target", ma anche strategico per le sinergie con le nostre produzioni nazionali;

rilevato, pertanto, che:

tali risultati, sebbene testimonino di uno sforzo accresciuto dell'Italia in materia di cooperazione, sono tuttavia ancora lontani dal livello di aiuto pubblico allo sviluppo che può ritenersi adeguato agli obiettivi prefissati. In particolare, resta tuttora lontano all'orizzonte l'obiettivo dello 0,7 per cento del reddito nazionale lordo, fissato dall'Agenda 2030 delle Nazioni Unite per lo sviluppo sostenibile, che l'Unione europea si è impegnata a realizzare;

infatti, in continuità con l'impegno già assunto per gli obiettivi di sviluppo del millennio (MDG) delle Nazioni Unite, l'Unione europea è oggi impegnata a contribuire alla realizzazione dei 17 obiettivi per lo sviluppo sostenibile (sustainable development goal) che condensano il vasto programma d'azione per le persone, il pianeta e la prosperità, denominato "Agenda 2030", sottoscritto nel settembre 2015 dai governi dei 193 Paesi membri dell'ONU;

gli obiettivi per lo sviluppo sostenibile rappresentano obiettivi comuni su un insieme di questioni cruciali per lo sviluppo (dall'eliminazione della fame e della povertà estrema alla promozione della parità di genere e dell'istruzione primaria per tutti, dalla riduzione della mortalità infantile e delle altre malattie alla realizzazione di un partenariato mondiale per lo sviluppo, eccetera) che devono vedere ciascun Paese direttamente responsabilizzato e coinvolto nella loro realizzazione, al fianco di cittadini, enti e organizzazioni nazionali e sovranazionali espressione della società civile;

tra le organizzazioni no profit che stanno dando un contributo rilevante in termini di mobilitazione dell'opinione pubblica e di stimolo ai governi nazionali, si segnala, in particolare, "ONE Vote": un'organizzazione non governativa impegnata nella lotta alla povertà estrema che, in occasione del terzo anniversario della sottoscrizione dell'Agenda 2030, ha sollecitato i parlamentari italiani ad aderire alla campagna "ONEVoteItalia" di "ONEinItalia", sezione italiana di "One campaign". I parlamentari aderenti alla campagna, tra questi quelli del Partito democratico, hanno assunto l'impegno a sostenere, nell'esercizio del loro mandato, misure urgenti per combattere la povertà estrema, in particolare in Africa, e a lavorare per un mondo più equo con particolare riguardo alle giovani generazioni;

considerato, in definitiva, che:

nonostante siano aumentate le altre risorse a disposizione dei Paesi in via di sviluppo (come gli investimenti diretti esteri, le rimesse e i prestiti), quasi tutti i Paesi meno sviluppati (PMS) e gli Stati fragili dispongono di una minore capacità di incrementare le proprie entrate o di attrarre altri flussi esterni, restando di conseguenza fortemente dipendenti dall'APS, che resta tuttora il principale strumento di sostegno allo sviluppo;

un aumento dell'aiuto pubblico allo sviluppo destinato agli Stati africani deve essere a sua volta affiancato da ambiziosi obiettivi a lungo termine relativi agli investimenti in settori catalizzatori (come agricoltura, sanità e istruzione) capaci di garantire lo sviluppo di competenze professionali, posti di lavoro e opportunità a una popolazione giovane e in rapida crescita;

l'investimento a potenziale più elevato resta tuttora quello sull'istruzione, a partire da quella delle bambine e delle ragazze; un investimento che ha fatto registrare negli ultimi anni risultati ancora parziali, ma molto significativi in termini di dinamica tendenziale. Basti pensare che nel 2015 il 74 per cento delle ragazze nei Paesi sostenuti dal partenariato mondiale per l'istruzione (GPE) aveva completato la scuola primaria, rispetto al 57 per cento appena del 2002;

in generale, dalle esperienze di cooperazione con i Paesi africani, emerge con chiarezza la necessità di creare degli "ecosistemi" virtuosi che sostengano, allo stesso tempo, la crescita economica e la crescita culturale, tramite il potenziamento del capitale umano, a partire da quello femminile, lo sviluppo dei mercati di sbocco e delle filiere produttive, l'accesso ai mercati finanziari e il miglioramento del quadro normativo e regolatorio,

impegna il Governo:

1) al fine di garantire il raggiungimento dall'obiettivo di spesa previsto dall'Agenda 2030 (0,7 per cento del reddito nazionale lordo), a proporre l'incremento delle risorse del bilancio statale destinate all'aiuto pubblico allo sviluppo (APS) nel triennio di programmazione 2019-2021, in modo da portare l'investimento pubblico ad almeno lo 0,5 per cento del reddito nazionale lordo entro il termine dell'attuale XVIII Legislatura;

2) a svolgere nell'ambito dell'Unione europea un ruolo guida nella definizione del prossimo quadro finanziario pluriennale (QFP), al fine di assicurare non solo un adeguato incremento delle risorse finanziarie destinate alla cooperazione, ma anche il loro prioritario utilizzo per gli obiettivi di sviluppo individuati come socialmente ed economicamente più remunerativi, a partire dall'istruzione e dalla protezione sociale;

3) a sostenere la destinazione di almeno il 50 per cento dell'aiuto allo sviluppo alle attività di cooperazione allo sviluppo e partenariato con i Paesi meno sviluppati e gli Stati fragili dell'Africa, nei quali si concentrano le più estese sacche di povertà estrema, con priorità per i programmi di sviluppo nei settori della sanità, dell'istruzione e della protezione sociale (che a loro volta abbiano nell'uguaglianza di genere un obiettivo significativo);

4) in ottemperanza agli impegni assunti dall'Italia a Dakar nel 2018, ad aumentare lo stanziamento in favore del partenariato mondiale per l'istruzione (GPE) per il triennio 2019-2021, in modo da assicurare a tutte le bambine e le ragazze dei 65 Paesi partner la possibilità di esprimere appieno il loro potenziale, a beneficio loro e dell'intera collettività;

5) allo scopo di amplificare l'impatto economico degli aiuti, a sostenere il rafforzamento dei finanziamenti multilaterali nel 2019 e negli anni successivi, attraverso l'aumento della dotazione finanziaria a disposizione dei meccanismi e delle istituzioni multilaterali per la cooperazione allo sviluppo;

6) a promuovere in sede comunitaria, a partire dal Consiglio europeo del 18 ottobre 2018, l'adozione di una politica di cooperazione allo sviluppo coerente e complementare fra gli Stati membri e le istituzioni europee, capace di riaffermare il ruolo dell'Unione europea quale area di pace e reciproca comprensione, nonché veicolo per l'affermazione della dignità umana, della democrazia, dei diritti umani e della partecipazione della società civile e, in definitiva, modello per uno sviluppo economicamente e socialmente sostenibile.



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