Far luce sulla donna discriminata sul lavoro perché in gravidanza

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Adesione ad un'interrogazione del PD relativa alla vicenda di una donna che subito un trattamento discriminatorio e minacce sul lavoro perché in gravidanza.

Testo dell'interrogazione:

Atto n. 3-01166 - Pubblicato il 9 ottobre 2019, nella seduta n. 153

Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali.

Premesso che:

in data 8 ottobre 2019 il "Corriere della Sera" ha reso nota la vicenda di una lavoratrice in gravidanza, fatta oggetto di comportamenti intimidatori da parte dell'impresa datrice di lavoro, al fine di ottenerne le dimissioni, concordando l'ammontare dell'indennità di buona uscita;

in particolare, la lavoratrice subiva indebite pressioni fin dall'inizio della gravidanza, quando le veniva contestato dal datore di lavoro di non aver dato comunicazione della mera intenzione di avere un secondo figlio;

durante il periodo della sua assenza dal lavoro per maternità, veniva assunta con contratto a tempo indeterminato un'altra persona, destinata a sostituirla;

dopo il parto, un consulente del lavoro, su incarico dell'impresa datrice di lavoro, invitava la lavoratrice a presentare le dimissioni, dietro incentivo economico, accompagnando la proposta con la frase "Ti conviene accettare l'offerta. Se rientri al lavoro ti faranno morire";

a fronte del rifiuto della lavoratrice, il datore di lavoro decideva di adibirla ad altre e diverse mansioni, per lei del tutto nuove;

il successivo periodo di lavoro presso l'impresa è stato caratterizzato da comportamenti vessatori da parte del datore di lavoro e dei colleghi, riportati in dettaglio dal richiamato organo di stampa, con l'evidente finalità di spingere la lavoratrice alle dimissioni volontarie;

considerato che:

l'articolo 37 della Costituzione stabilisce, al primo comma, che "La donna lavoratrice ha gli stessi diritti e, a parità di lavoro, le stesse retribuzioni che spettano al lavoratore. Le condizioni di lavoro devono consentire l'adempimento della sua essenziale funzione familiare e assicurare alla madre e al bambino una speciale adeguata protezione";

l'ordinamento giuridico prevede specifiche forme di tutela della condizione della lavoratrice in gravidanza e della lavoratrice madre; in particolare, specifiche cautele sono previste proprio in relazione alle dimissioni volontarie in periodo di maternità;

da ultimo e a mero titolo esemplificativo, anche per fare fronte a situazioni analoghe a quella descritta, l'articolo 26 del decreto legislativo n. 151 del 2015 ha innovato la disciplina delle dimissioni volontarie, onde arginare la pratica delle cosiddette dimissioni in bianco;

tuttavia, come dimostra il caso evocato, la condizione della donna lavoratrice è ancora fatta oggetto di pratiche gravemente discriminatorie, che si pongono in aperto contrasto con la disposizione costituzionale richiamata oltre che con gli articoli 2, 3 e 4 della stessa Costituzione;

secondo fonti della Cgil, infatti, solo in Lombardia sono 5.695 le vertenze aperte, 2.757 le violazioni contrattuali, 1.623 i licenziamenti illegittimi in casi analoghi;

la garanzia della piena cittadinanza delle donne passa anche e soprattutto attraverso una seria azione di contrasto alle discriminazioni orizzontali per ragioni di genere, oltre che attraverso specifiche misure, volte a garantire la piena inclusione femminile nel mondo del lavoro, in condizioni di pari dignità rispetto agli uomini;

secondo i dati ISTAT, infatti, solo una donna su due lavora, e l'andamento del tasso di denatalità in Italia rende urgente e imprescindibile intervenire per spezzare il circolo vizioso per cui la donna che non lavora non riesce ad avere figli e le madri non lavorano, perché il carico familiare risulta ancora troppo gravoso;

infine, l'attenzione alle condizioni di lavoro delle donne non rappresenta soltanto una questione di eguaglianza, dignità e giustizia sociale, ma può incidere positivamente sulla produttività e sulla competitività del sistema Paese,

si chiede di sapere:

quali iniziative di ispezione, verifica e controllo intenda intraprendere il Ministro in indirizzo, per fare piena luce sull'accaduto, assicurando le opportune tutele nei confronti della lavoratrice e le dovute sanzioni nei confronti del datore di lavoro;

quali iniziative intenda intraprendere per proteggere e promuovere il lavoro femminile, nonché per contrastare le discriminazioni orizzontali per ragioni di genere e i fenomeni di vessazione e mobbing dovuti alle medesime ragioni, così assicurando piena cittadinanza alle donne, a partire da condizioni di lavoro dignitose, eque e paritarie.

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