Come affronta il Governo le crisi industriali?

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Adesione ad un'interrogazione del Gruppo PD sulle crisi industriali aperte.

Testo dell'interrogazione:

Atto n. 3-00754 - Pubblicato il 3 aprile 2019, nella seduta n. 106 - Svolto nella seduta n. 107 dell'Assemblea (04/04/2019)

Al Ministro dello sviluppo economico.

Premesso che:

secondo le ultime previsioni OCSE, contenute nel "Rapporto economico Italia" del 1° aprile 2019, il PIL dovrebbe registrare una preoccupante contrazione dello 0,2 per cento nel 2019 e un aumento dello 0,5 per cento nel 2020. Tali dati confermano un andamento negativo della crescita per il nostro Paese iniziato successivamente all'insediamento del Governo in carica. Il terzo trimestre del 2018, interrompendo una fase di 16 trimestri consecutivi di crescita, ha registrato una prima contrazione di 0,2 punti percentuali rispetto al trimestre precedente. Il quarto trimestre del 2018 ha registrato una seconda contrazione, pari a 0,1 punti percentuali. L'OCSE, nel proprio rapporto, ha sottolineato che il PIL reale pro capite del nostro Paese è praticamente tornato al livello del 2000 e ad un livello nettamente inferiore al picco precedente alla crisi;

i recenti dati diffusi dall'Istat hanno evidenziato forti difficoltà sul fronte della produzione, del fatturato e degli ordinativi industriali. Nella comunicazione del 19 febbraio 2019, l'Istat ha reso nota una drastica riduzione per il 2018 del fatturato dell'industria pari al 7,3 per cento su base annua e degli ordinativi, pari al 5,3 per cento su base annua. Si tratta di una marcata diminuzione, sia in termini congiunturali sia su base annua, che ha riguardato in maniera diffusa tutti i settori;

dalla comunicazione Istat del 1° aprile 2019 si apprende che nel mese di febbraio l'occupazione ha registrato una preoccupante flessione, pari a 14.000 unità in meno. Tale andamento è stato determinato dalla diminuzione di 44.000 dipendenti, sia permanenti sia a termine, parzialmente compensato dall'aumento dei lavoratori indipendenti. Gli occupati a fine maggio 2018, prima dell'insediamento del Governo in carica, erano pari a 23.327.000 unità mentre a febbraio 2019 gli occupati erano 23.211.000;

considerato che:

la situazione di grave difficoltà della nostra economia si sta pesantemente ripercuotendo sulle imprese e sull'occupazione, tanto che attualmente presso il Ministero dello sviluppo economico risultano aperti oltre 130 tavoli di crisi con il coinvolgimento di migliaia di lavoratori. Le vertenze in atto interessano settori tra loro molto diversi, che richiedono azioni e strategie calibrate ognuna sulle proprie specificità: si va dal settore siderurgico, all'agroalimentare, passando per i trasporti e alla grande distribuzione organizzata. Nei prossimi mesi, anche in ragione della grave situazione economica del Paese, diverse altre aree industriali saranno costrette a ricorrere agli interventi previsti dalla legge n. 181 del 1989. Un'adeguata gestione di tali vertenze richiede interventi tempestivi da parte del Ministero e lo stanziamento di risorse finanziarie sufficienti allo scopo;

per quanto concerne gli interventi di cui alla legge n. 181 del 1989 nelle aree di crisi industriale complessa e non complessa, le risorse destinate all'attuazione degli interventi, in gran parte stanziate nella XVII Legislatura, ammontano a 721,87 milioni di euro, di cui 283 milioni per gli interventi nelle aree di crisi industriale complessa, 375,87 milioni per gli interventi nelle aree di crisi industriale non complessa, 40 milioni per le aree del terremoto del Centro Italia del 2016 e 15 milioni di euro per il programma "Restart Abruzzo". Tali risorse risultano in gran parte impegnate per le istruttorie in corso, fatta salva l'assegnazione per i successivi utilizzi disposta dalla legge di bilancio per il 2019 (legge n. 145 del 2018) che ha previsto, per il finanziamento degli interventi destinati alla riconversione e alla riqualificazione produttiva delle aree di crisi industriale, un incremento di soli 100 milioni di euro per l'anno 2019 e di 50 milioni di euro per l'anno 2020 del "Fondo per la crescita sostenibile", ovvero per un ammontare che appare del tutto inadeguato alle necessità dei prossimi mesi;

forti ritardi, secondo quanto emerge dai territori interessati, si registrano sia sul fronte dell'erogazione degli ammortizzatori sociali per i 60.000 lavoratori delle 18 aree di crisi industriale complessa presenti in 13 regioni, da tre mesi ormai senza salario, sia nella realizzazione dei progetti di riconversione e riqualificazione industriale (PRRI) di tali aree a seguito della stipula di specifici accordi di programma,

si chiede di sapere:

quali iniziative urgenti intenda adottare il Ministro in indirizzo al fine di garantire una rapida e positiva soluzione ai 130 tavoli di crisi industriale complessa e non complessa aperti presso il Ministero dello sviluppo economico che coinvolgono migliaia di lavoratori ancora in attesa di adeguate risposte; quali iniziative intenda adottare al fine di garantire l'immediata erogazione degli ammortizzatori sociali in favore dei 60.000 lavoratori delle imprese delle 18 aree di crisi industriale complessa dislocate in 13 regioni;

quali siano le ragioni dei ritardi accumulati nella realizzazione dei progetti di riconversione e riqualificazione industriale delle aree industriali di crisi complessa, che impediscono la ripresa economica di interi territori e delle comunità;

se le risorse finora stanziate per il finanziamento dei progetti di riconversione e riqualificazione produttiva delle aree di crisi industriale siano sufficienti per la copertura di tutti gli interventi programmati o in via di programmazione;

quante siano le istanze pervenute al Ministero nel corso degli ultimi mesi con richiesta di avvio delle procedure di riconoscimento di area industriale di crisi e quanti siano i lavoratori potenzialmente coinvolti da tali richieste.

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