L'autonomia differenziata

pubblicato il .

Adesione ad un'interrogazione del gruppo PD sull'autonomia differenziata per le Regioni.

Testo dell'interrogazione:

Atto n. 3-00671 - Pubblicato il 6 marzo 2019, nella seduta n. 97 - Svolto nella seduta n. 98 dell'Assemblea (07/03/2019)

Al Ministro per gli affari regionali e le autonomie.

Premesso che:

dall'inizio della XVIII Legislatura le richieste di ulteriori forme e condizioni di autonomia ai sensi dell'articolo 116, terzo comma, della Costituzione sono state avanzate da 8 Regioni. Si tratta di Veneto, Lombardia e Emilia-Romagna (le Regioni la cui procedura è più avanzata), cui si sono aggiunte Liguria, Toscana, Piemonte e Marche e Umbria (in forma congiunta);

ad oggi, sono 13 su 15 le Regioni a statuto ordinario che hanno avviato la procedura per il riconoscimento di maggiore autonomia rispetto allo Stato centrale ai sensi dell'articolo 116. Al momento le uniche Regioni a non aver avviato alcuna procedura sono l'Abruzzo ed il Molise;

considerato che:

un regionalismo differenziato comporta una maggiore responsabilità da parte di tutti i soggetti politici della Repubblica: sia la classe politica nazionale, che deve farsi carico delle differenti esigenze di autonomia provenienti dalle Regioni, sia la classe politica regionale, che deve sempre tenere conto delle esigenze della comunità nazionale;

la richiesta di maggiore autonomia dovrebbe essere motivata sulla base del fatto che l'esercizio delle nuove funzioni da parte delle Regioni consentirebbe una migliore erogazione dei servizi per la collettività regionale, senza che questo tolga indebitamente risorse per l'erogazione di quegli stessi servizi in altre Regioni non interessate dalla differenziazione;

visto che ormai la maggior parte delle Regioni a statuto ordinario ha avviato una procedura per richiedere ulteriori forme e condizioni di autonomia, è indispensabile stabilire criteri uniformi che presiedano alla valutazione di tali richieste e procedure idonee a conseguire un accordo complessivo con tutte le Regioni a statuto ordinario sugli strumenti di perequazione delle risorse;

tenuto conto che:

la scuola non è un semplice servizio, ma una funzione primaria della Repubblica, per garantire a tutti il diritto all'istruzione, quali che siano la regione in cui risiedono, il loro reddito, la loro identità culturale e religiosa;

l'unitarietà culturale e politica del sistema di istruzione e ricerca è condizione irrinunciabile per garantire uguaglianza di opportunità alle nuove generazioni nell'accesso alla cultura, all'istruzione e alla formazione fino ai suoi più alti livelli, nonché l'elemento essenziale per il rafforzamento della nostra comune identità nazionale;

la sanità già oggi presenta allarmati disomogeneità nella qualità e nella quantità di servizi al cittadino e presenta significative diversità strutturali e organizzative da Regione e Regione;

valutato che quello che sembra mancare in questa fase è una chiara e complessiva idea per l'attuazione del regionalismo differenziato, così come disegnato dalla Costituzione, in termini istituzionali, legislativi e amministrativi, e in particolare in quelli economico-finanziari, in relazione tanto alla sostenibilità delle funzioni di cui si richiede il trasferimento, quanto a quella dei compiti propri dello Stato centrale, soprattutto sul terreno della perequazione territoriale e delle politiche di carattere generale che coinvolgono la determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali che devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale,

si chiede di sapere:

in quale modo il Ministro in indirizzo intenda coinvolgere il Parlamento nell'esame delle proposte di autonomia ordinaria differenziata, in via preliminare rispetto alla firma delle intese;

quale sia l'opinione del Governo sull'iter di esame parlamentare della legge che, sulla base delle intese, determinerà l'attribuzione delle forme e delle condizioni di maggiore autonomia, tenuto conto del fatto che la titolarità della funzione legislativa sulle materie oggetto delle richieste delle Regioni appartiene oggi alle Camere e che pertanto, come ha recentemente sottolineato il Presidente della Repubblica, il Parlamento ha diritto a svolgere un largo approfondimento e un'attenta discussione di merito sul testo del disegno di legge che sarà presentato ai sensi dell'articolo 116, terzo comma, della Costituzione;

sulla base di quali criteri e di quale tempistica il Governo valuterà se avviare analoghe procedure per la concessione di ulteriori forme e condizioni di autonomia di cui all'articolo 116, terzo comma, della Costituzione, per le Regioni che si stanno progressivamente aggiungendo alle richieste già presentate;

se abbia valutato di procedere a un esame e una trattazione congiunta di tutte le richieste, sia quelle già pervenute che quelle in fase di preparazione, in modo da giungere ad una proposta complessiva e coordinata su tutte le ipotesi di differenziazione delle proposte, che preveda il coinvolgimento di tutte le Regioni italiane e superi il mero rapporto bilaterale tra Stato e Regione richiedente;

quando abbia intenzione di nominare il presidente della commissione tecnica dei fabbisogni standard, che da ben 7 mesi è priva di presidente, per ripristinare la funzionalità di un organo indispensabile per giungere ad una definizione e ad una formalizzazione in tempi ragionevoli della questione dei costi e dei fabbisogni standard;

quando e con quali risorse abbia intenzione di istituire strumenti perequativi commisurati all'entità delle funzioni oggetto dei processi di autonomia ordinaria differenziata in atto e idonei a sostenere l'erogazione delle prestazioni ai cittadini delle Regioni con minore con minore capacità fiscale per abitante;

quali siano le concrete misure che il Ministro intende proporre al fine di garantire che le forme e le condizioni di maggiore autonomia in materia di istruzione e di ricerca, che saranno attribuite dalla legge sulla base delle intese, non ledano i principi contenuti negli articoli 33 e 34 della Costituzione e assicurino su tutto il territorio nazionale l'unitarietà dei percorsi didattici, specie nella scuola dell'obbligo, la qualità dell'offerta educativa e formativa e la possibilità di accesso all'istruzione fino ai suoi livelli più elevati in condizioni di parità per tutti gli studenti, senza distinzioni di appartenenza o provenienza territoriale;

se e quando il Governo abbia intenzione di proporre una coerente e puntuale definizione dei livelli essenziali delle prestazioni, indispensabile per assicurare che l'attuazione dell'autonomia ordinaria differenziata non pregiudichi il godimento in condizioni di uguaglianza su tutto il territorio nazionale dei diritti civili e sociali garantiti dalla Costituzione italiana.

Nascondi modulo commenti

 10000 Caratteri rimanenti

Antispam Aggiorna immagine Case sensitive