L'uso dei social network da parte del Ministro dell'interno

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Adesione ad un'interrogazione del Gruppo PD sull'utilizzo dei social network da parte del Ministro Salvini contro le persone.

Testo dell'interrogazione:

Atto n. 3-00662 (con carattere d'urgenza) Pubblicato il 5 marzo 2019, nella seduta n. 96

Al Ministro dell'interno.

Premesso che, per quanto risulta agli interroganti:

nella mattinata del 4 marzo 2019, i social network del Ministro in indirizzo hanno rilanciato la foto di una ragazza scattata durante la manifestazione "People", organizzata a Milano nella giornata di sabato 2 marzo;

il Ministro ha commentato la foto della ragazza che esibiva un cartello, con l'espressione ironica "che gentil signora" e una emoticon sorridente, scatenando i suoi follower che hanno commentato l'immagine con ogni tipo di epiteto e di insulto;

la ragazza, la cui immagine è stata pubblicata il 4 marzo, era già apparsa sulle pagine social del Ministro e anche in quella circostanza le erano stati rivolti insulti, offese, minacce di morte e di violenza e l'augurio di malattie terminali;

si tratta di una gogna mediatica cui vengono sottoposte persone che manifestano il loro pensiero senza, peraltro, compiere atti violenti o violare leggi vigenti;

già in passato il Ministro in indirizzo aveva pubblicato sui suoi account fotografie di manifestanti contro il Governo, permettendo ai propri sostenitori ed elettori di insultarli in qualsiasi maniera, senza intervenire;

il 19 novembre 2018, il Ministro sulle proprie pagine ufficiali di "Facebook" e Twitter" ha postato una foto di tre ragazze con la didascalia "Poverette, e ridono pure...";

in quell'occasione, le ragazze sono ritratte senza nessun tipo di forma grafica che ne tuteli la privacy pur essendo studentesse minorenni;

anche in quel caso, le tre ragazze sono state oggetto di minacce e di innumerevoli insulti, direttamente, e non solo, sulla pagina ufficiale del Ministro, senza che questi fossero cancellati o moderati;

considerato che:

secondo gli ultimi dati dell'Istat il 31,5 per cento delle 16-70enni (6 milioni e 788.000 donne) ha subito nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale, mentre il 12,3 per cento delle donne ha subito minacce;

sul sito del Ministero dell'interno nella sezione "Violenza di genere" è riportata la dichiarazione sull'eliminazione della violenza contro le donne che è stata adottata da parte dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite con la risoluzione n. 48/104 del 20 dicembre 1993. Si legge: "È violenza contro le donne ogni atto di violenza fondata sul genere che provochi un danno o una sofferenza fisica, sessuale o psicologica per le donne, incluse le minacce, la coercizione o la privazione arbitraria della libertà. Così recita l'articolo 1 della dichiarazione Onu sull'eliminazione della violenza contro le donne";

la prima sezione penale della Corte di cassazione, con la sentenza n. 42727, pubblicata il 23 ottobre 2015, stabilisce, tra l'altro, che "Facebook è una gigantesca piazza immateriale con oltre cento milioni di utenti nel mondo, che comunicano in settanta lingue diverse: la community internet, dunque, ben può rientrare nella nozione di 'luogo pubblico' ex articolo 660 Cp";

la quinta sezione della Corte di cassazione, con la sentenza n. 4873 del 1° febbraio 2017, ha stabilito che la diffusione di un messaggio diffamatorio attraverso l'uso di una bacheca "Facebook" integra un'ipotesi di diffamazione aggravata ai sensi dell'articolo 595, comma 3, del codice penale, poiché questa modalità di comunicazione di un contenuto informativo suscettibile di arrecare discredito alla reputazione altrui ha potenzialmente la capacità di raggiungere un numero indeterminato di persone; attraverso tale piattaforma virtuale, invero, gruppi di soggetti valorizzano il profilo del rapporto interpersonale allargato ad un numero indeterminato di aderenti al fine di una costante socializzazione;

il Ministro dell'interno dovrebbe essere consapevole, considerato il ruolo che ricopre, che, attraverso la rete, il cyber bullismo agisce costantemente attraverso un pubblico enorme e non c'è alcun riparo per le vittime: attraverso le foto e alcune ricerche on line, è possibile identificare chiunque e conoscere i suoi dati e account;

tra le principali funzioni esercitate dal Ministro dell'interno c'è, o dovrebbe esserci, la sicurezza del cittadino, la tutela dell'incolumità e delle libertà individuali garantite dalla Costituzione;

l'11 ottobre 2018, Luca Morisi, responsabile dei social network del Ministro in indirizzo, ha dichiarato che esiste un solo "spin doctor" di Salvini ed è Salvini stesso,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo abbia pubblicato personalmente la foto della ragazza apparsa il 4 marzo sui suoi account;

per quale motivo non abbia provveduto a cancellare e a limitare le minacce e gli insulti nei confronti di ragazze inermi e se non ritenga, con questi comportamenti, di mettere in pericolo la sicurezza delle persone oggetto di minacce e insulti;

se non ritenga opportuno, per quanto tardivo, adottare urgenti iniziative per rimuovere gli insulti e le minacce rivolti alla ragazza sulla sua pagina "Facebook" e di adottare le iniziative necessarie per tutelarne l'incolumità nelle forme e con le modalità previste dalla legge, nel rispetto del suo ruolo e nell'adempimento delle sue funzioni.

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