Il Paese e bloccato e in recessione

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Adesione ad un'interrogazione del Gruppo PD per chiedere al Presidente del Consiglio cosa intenda fare, dato che il Paese è bloccato e in recessione.

Testo dell'interrogazione:

Atto n. 3-00626 - Pubblicato il 21 febbraio 2019, nella seduta n. 92

Al Presidente del Consiglio dei ministri.

Premesso che:

le rilevazioni dei principali istituti internazionali, dell'Istat e la stessa Nota di aggiornamento al Documento di economia e finanza 2018 hanno evidenziato un andamento positivo nel 2017 di tutti gli indicatori macroeconomici e finanziari. Nel 2017 la crescita ha raggiunto la soglia dell'1,6 per cento, proseguendo su ritmi sostenuti anche nei primi due trimestri 2018. L'occupazione alla fine del secondo trimestre del 2018 ha raggiunto la soglia di oltre 23,3 milioni di unità di occupati, superando il picco massimo di occupazione registrato nel 2007;

il quadro macroeconomico e di finanza pubblica lasciato in eredità all'avvio della XVIII Legislatura al nuovo Governo Lega M5S beneficiava, pertanto, degli effetti positivi delle scelte adottate negli scorsi anni, periodo in cui gli interventi di politica economica sono riusciti a coniugare la stabilità della finanza pubblica e la fiducia dei mercati con interventi mirati allo sviluppo economico, alla decisa ripresa dell'occupazione e all'equità;

nel breve volgere di pochi mesi, il contesto è profondamente mutato e gran parte delle responsabilità sono, a giudizio degli interroganti, attribuibili non tanto all'andamento del contesto internazionale quanto all'azione del Governo in carica. L'abbandono del percorso costruito nella XVII Legislatura ha favorito, da subito, l'affermazione di un nuovo inatteso scenario caratterizzato da forte instabilità economica e di finanza pubblica. I primi provvedimenti adottati dal Governo, a partire dal "decreto dignità", appaiono aver scoraggiato gli investimenti delle imprese, favorito la fuga di capitali e aumentato l'indice di sfiducia delle imprese e dei consumatori;

i primi segnali di inversione di tendenza si sono da subito manifestati nel terzo trimestre 2018. Nel periodo luglio-settembre 2018 il prodotto interno lordo italiano ha segnato, per la prima volta dopo ben 14 trimestri consecutivi di crescita, un andamento negativo (0,1 per cento in meno): segnali che, si ritiene, avrebbero dovuto spingere il Governo ad una maggiore prudenza sul fronte dei conti pubblici e all'adozione di misure di reale impatto sulla crescita economica;

al contrario, la manovra di bilancio per il 2019, in linea con i primi interventi, è stata costruita in modo imprudente e difficilmente sostenibile, corredata da strumenti di politica economica finanziati in forte deficit, non solo non in grado di garantire risultati in termini di crescita ma neanche definiti nel dettaglio, accompagnati da interventi di soppressione, di revisione e di depotenziamento di strumenti messi in campo nella precedente Legislatura, che si erano rivelati di fondamentale impulso per la crescita attraverso il sostegno agli investimenti delle imprese e il rafforzamento del tessuto industriale, come nel caso del super-ammortamento e del credito di imposta per la ricerca;

tali scelte hanno portato l'Italia ad un isolamento senza precedenti in Europa e spinto la Commissione europea a bocciare il progetto di bilancio italiano, costringendo il Governo a presentare al Senato pesanti correzioni al testo approvato in prima lettura alla Camera dei deputati, pena l'avvio della procedura di infrazione per violazione della regola di riduzione del debito pubblico. Questa vicenda ha umiliato il Paese e compresso le prerogative del Parlamento, al punto che la stessa Corte costituzionale ha espresso pesanti rilievi nella pronuncia seguita al seguito del ricorso presentato dal Partito democratico;

nel frattempo, lo spread, che ad inizio del 2018 era stabilmente intorno ai 130 punti base, nel breve volgere di alcuni mesi è passato stabilmente al di sopra dei 250 punti base, con un picco di 325 punti nel mese di novembre 2018, provocando pesanti ricadute sulla spesa per interessi stimata in 4 miliardi di euro nel solo 2019;

i risultati di questi primi mesi di Governo iniziano ora a manifestarsi in modo palese e preoccupante; la crescita del Pil, che nella Nota di aggiornamento al DEF 2018 veniva stimata all'1,5 per cento nel 2019, è stata successivamente corretta dal Governo durante la discussione sulla legge di bilancio all'1 per cento. Ora, sulla base delle prime stime per il 2019, il quadro appare ancora più grave del previsto.

La Commissione europea ha recentemente tagliato la previsione di crescita del Pil italiano nel 2019 dall'1,2 per cento delle previsioni autunnali allo 0,2 per cento, dato che rende l'Italia il fanalino di coda dell'Unione europea. Analogo andamento è previsto dai principali organismi internazionali di rilevazione dell'andamento della crescita economica;

gli ultimi dati disponibili sul fatturato e gli ordinativi dell'industria confermano il forte rallentamento in atto. Secondo l'Istat, a dicembre 2018 il fatturato dell'industria è diminuito in termini congiunturali del 3,5 per cento e gli ordinativi dell'ultimo trimestre 2018 sono diminuiti del 2 per cento rispetto al precedente. Su base annua il fatturato diminuisce del 7,3 per cento e gli ordinativi del 5,3 per cento. Dati che sembrano confermarsi anche nell'avvio del 2019. A dicembre 2018 l'indice della produzione industriale è sceso dello 0,8 per cento su novembre e del 5,5 per cento su base annua;

il clima di fiducia delle imprese a gennaio 2019 mostra segnali di forte deterioramento confermando un trend negativo avviato a partire dal giugno 2018. La flessione risulta diffusa in tutti i principali settori economici;

anche i dati relativi all'occupazione evidenziano preoccupanti segnali di inversione di tendenza. Nel mese di dicembre 2018 il numero degli occupati a tempo indeterminato è diminuito di 35.000 unità ed è sceso il numero delle persone in cerca di occupazione. Nel periodo che va tra maggio e dicembre 2018, il numero degli occupati, in valori assoluti, è diminuito di 76.000 unità;

preoccupano anche i dati di finanza pubblica che mostrano un deciso peggioramento rispetto allo scorso anno. In particolare, desta forti preoccupazione l'andamento del debito pubblico che inverte il percorso di diminuzione e si avvia di nuovo verso livelli insostenibili,

si chiede di sapere:

quali iniziative il Presidente del Consiglio dei ministri intenda adottare per invertire la tendenza in atto che, contrariamente ai recenti annunci, vede il nostro Paese scivolare rapidamente verso una preoccupante e duratura stagnazione economica;

se sia in preparazione una manovra correttiva di finanza pubblica e se intenda rendere noti gli ambiti settoriali verso i quali saranno indirizzati i tagli di spesa e gli interventi dal lato delle entrate per riportare in ordine i conti pubblici;

se, in considerazione del rallentamento della crescita in atto, intenda adottare con urgenza misure volte a rilanciare gli investimenti pubblici, a favorire l'avvio delle opere immediatamente cantierabili come la TAV, e a sostenere gli investimenti delle imprese invertendo il forte clima di sfiducia in atto;

quali iniziative intenda adottare al fine di tutelare i risparmi degli italiani, l'accesso al credito di famiglie e imprese, e le prospettive di sviluppo del nostro sistema economico, a fronte della crescita dello spread;

quali iniziative intenda adottare a fronte dell'aumento dei tassi d'interesse che rischiano di ripercuotersi negativamente sui conti pubblici, di indebolire i coefficienti patrimoniali delle banche e di tradursi in una stretta monetaria di proporzioni non sostenibili per il Paese.

L'interrogazione è stata svolta nella seduta n. 92 dell'Assemblea (Question Time 21/02/2019)

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