Il divario tra Nord e Sud secondo il Ministro dell'Istruzione

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Adesione ad un'interrogazione del Gruppo PD sull'interpretazione del divario tra Nord e Sud Italia che ha dato il Ministro dell'Istruzione.

Testo dell'interrogazione:


Atto n. 3-00598 (con carattere d'urgenza) - Pubblicato il 12 febbraio 2019, nella seduta n. 90

Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca.

Premesso che:

nei giorni scorsi, il Ministro in indirizzo, nel corso di una visita ad Afragola e Caivano in provincia di Napoli, alla precisa domanda se verranno stanziati fondi aggiuntivi per le scuole del Mezzogiorno, al fine di ridurre il gap con quelle del Nord, ha risposto: "No, ci vuole l'impegno del Sud, vi dovete impegnare forte, questo ci vuole". Da queste parole, sembrerebbe che il problema relativo al divario territoriale tra le scuole dipenda, in larga misura, dal poco impegno profuso dagli insegnanti del Sud e dall'incapacità del sistema scolastico meridionale di sacrificarsi e lavorare;

eppure, i dati diffusi dai rapporti di enti, associazioni e autorità indipendenti indicano una realtà molto diversa da quella descritta dal Ministro: in particolare, l'ultimo rapporto Svimez sull'economia e la società del Mezzogiorno ha lanciato l'ennesimo allarme sul divario crescente tra Settentrione e Mezzogiorno in termini di occupazione, investimenti pubblici e privati, consumi delle famiglie, assistenza socio-sanitaria;

anche la scuola non sfugge a questa realtà, come attestano i dati riguardanti la scolarizzazione, il cui tasso è sensibilmente inferiore ad altre aree del Paese per effetto di consistenti abbandoni e in ogni caso con prospettive occupazionali ridottissime per chi lascia un percorso di studi. Oggi più di 300.000 giovani del Sud lasciano la scuola, restando fuori anche dal sistema di istruzione e formazione professionale;

il Rapporto riporta, in particolare, due dati molto significativi: la percentuale di bambini da zero a due anni che nel 2018 hanno usufruito dei servizi per l'infanzia è nettamente inferiore nel Mezzogiorno (6 per cento al Nord, 18.3 per cento al Centro, 4.7 per cento al Sud); e la stessa cosa si può dire in riferimento alla quota di studenti della scuola primaria che hanno usufruito del tempo pieno (45.6 per cento al Centro-Nord contro il 15.5 per cento del Sud);

e, all'interno di questi macrodati, la Sicilia presenta un quadro di ulteriore sofferenza, fermandosi al 7.2 per cento, il dato più basso dopo il Molise; tempo pieno significano 40 ore settimanali di didattica, anziché 27 e in un percorso scolastico di cinque anni, sono oltre duemila ore di differenza, i bambini siciliani accumulano due anni in meno di lezioni rispetto ai coetanei di tante regioni del Nord;

per arrivare agli stessi livelli di tempo pieno e asili nido della Lombardia servirebbero 40.000 insegnanti in più e, dunque, un significativo stanziamento di risorse e fondi aggiuntivi. Tuttavia, nell'ultima legge di bilancio per il 2019 (legge n. 145 del 2018) è stata prevista l'assunzione di soltanto 2.000 insegnanti che non risultano assolutamente sufficienti per avvicinarsi all'obiettivo;

a ciò si aggiunga che i dati contenuti nel Rapporto 2018 sulle rilevazioni nazionali INVALSI confermano un forte divario nei risultati degli apprendimenti, su due versanti: tra regioni del Nord e regioni del Sud e delle isole; e tra alunni provenienti da famiglie con diverso status socio-economico-culturale. Il sistema scolastico nel Mezzogiorno appare meno efficace in termini di risultati conseguiti e maggiormente caratterizzato da variabilità tra scuole e tra classi. Mostra, inoltre, una più alta incidenza di alunni con status socio-economico basso che non raggiungono livelli adeguati nelle prove;

da questi dati sembra urgente intervenire in modo più incisivo per colmare il divario Nord-Sud, in modo da far crescere tutto il sistema Paese, investendo di più sulla scuola, avendo più rispetto e considerazione per il lavoro difficile di tutti gli insegnanti e del personale, in una rinnovata collaborazione tra la scuola, le famiglie, gli studenti, il territorio, le istituzioni, in modo da raggiungere gli obiettivi di una migliore capacità educativa e formativa;

tuttavia, nell'ultima legge di bilancio per il 2019 non è stato previsto nessun significativo investimento sulla scuola e, in particolare, quella del Mezzogiorno. Anzi, al contrario, l'istruzione viene penalizzata, come dimostra la scelta di tagliare le ore di alternanza scuola-lavoro che è uno strumento didattico fondamentale per migliorare il quadro delle competenze degli studenti e per creare un collegamento tra la scuola, l'impresa e il territorio. Senza misure specifiche per favorire gli investimenti e lo sviluppo, sarà ben difficile offrire reali opportunità di lavoro nel Mezzogiorno;

inoltre, nei mesi scorsi è stata chiusa "Italia Sicura", la struttura di missione per la riqualificazione dell'edilizia scolastica presso la presidenza del Consiglio dei ministri. Il precedente Governo aveva stanziato ingenti risorse per l'edilizia scolastica. Sono rimasti a bilancio ancora 7 miliardi di euro complessivi che, tuttavia, il Governo Conte sembra non riuscire a spendere;

a ciò si aggiunga che il Governo precedente ha varato il Piano pluriennale di azione nazionale per la promozione del sistema integrato di educazione e di istruzione dalla nascita sino ai 6 anni che rappresenta una delle principali novità della legge n. 107 del 2015 ("Buona Scuola") a cui l'attuale Governo non sembra voglia dare seguito;

infine, l'articolo 117, secondo comma, lettera m) della Costituzione stabilisce che i livelli essenziali delle prestazioni vengano garantiti su tutto il territorio nazionale, poiché essi sono relativi all'esercizio di fondamentali diritti civili e sociali, tra cui quelli connessi all'istruzione e alla formazione. Attraverso la definizione dei LEP, lo Stato si impegna con i cittadini a realizzare condizioni essenziali di uguaglianza,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo non ritenga, alla luce di quanto illustrato in premessa, di dover prevedere stanziamenti ad hoc per il settore dell'istruzione fortemente penalizzato in questo avvio di XVIII Legislatura;

in particolare, quali azioni intenda mettere in campo per colmare il divario tra il sistema scolastico del Nord e quello del Sud, garantendo il diritto costituzionale all'istruzione e il rispetto dei livelli essenziali delle prestazioni (LEP) nei servizi educativi, scolastici e formativi.

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