Il Governo dica cosa intende fare per Silvia Romano

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Dopo il sequestro di Silvia Romano avvenuto in Kenya da parte di un gruppo armato e l’arresto di quattordici persone che non avrebbero fatto parte, però, del commando che ha rapito la giovane cooperante italiana, il gruppo del Pd al Senato ha presentato una interrogazione al Ministro degli Esteri.
Nell’interrogazione ‘considerato che gli arrestati potrebbero avere avuto contatti con il gruppo di sequestratori se non addirittura esserne complici e visto che, da quanto emergerebbe dalle indagini locali, con il il passare delle ore sembra tramontare l’ipotesi che il sequestro sia opera degli Al Shabaab, gli integralisti islamici somali’ si chiede di sapere ‘quali siano le notizie di cui dispone il ministro in indirizzo riguardo il rapimento di Silvia Romano e quali iniziative intenda intraprendere per favorire la liberazione della medesima in tempi rapidi’.

Atto n. 3-00415 (con carattere d'urgenza) - Pubblicato il 22 novembre 2018, nella seduta n. 62

Testo dell'interrogazione:

Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale.

Premesso che:

martedì 20 novembre 2018, Silvia Costanza Romano, ventitreenne cooperante di Milano, è stata rapita in Kenya. Il sequestro come riportato dalle autorità locali, è avvenuto ad opera di un commando di 8 persone in un mercato di Chakama, città costiera nella contea di Kilifi, a circa 80 chilometri ad ovest di Malindi. Nel corso dell'attacco sono rimaste ferite altre cinque persone, due bambini di 10 e 12 anni, due ragazzi rispettivamente di 16 e 20 anni, nonché una ragazza ventitreenne ricoverata in condizioni critiche;

secondo quanto riportato da Ronald Kazungu Ngala, 19 anni, testimone oculare del rapimento, gli uomini armati di fucili Ak 47 e machete avrebbero fatto irruzione nell'ufficio della onlus "Africa Milele" per cui lavora la ragazza italiana, intimando che fosse loro detto dov'era la donna bianca. Testimonianza che avvalorerebbe la tesi, fornita subito da Lilian Sora, fondatrice e presidente della onlus marchigiana, secondo la quale fosse proprio la cooperante italiana l'obiettivo dell'azione;

secondo quanto riportato da fonti interne della Polizia locale, il rapimento potrebbe essere opera dei terroristi somali "Al-Shabab", gruppo emerso nel 2006 dopo la sconfitta dell'Unione delle corti islamiche da parte del Governo federale di transizione. Gli Al- Shabab, conosciuti come "i Giovani", rappresentano il gruppo islamico più potente e attivo in Somalia, dal 2012 riconosciuti formalmente come cellula locale di al-Qaeda e inseriti nella lista delle organizzazioni terroristiche di numerosi governi e servizi di sicurezza occidentali.

L'attuale forza armata del gruppo terroristico conterebbe tra i 7.000 e i 9.000 uomini, con un netto calo rispetto agli oltre 14.000 guerriglieri stimati nel maggio del 2011. Il calo dei miliziani sarebbe determinato, oltre che a dissidi interni, tra la milizia e la guida centrale di al-Qaeda, dall'azione del governo di transizione, che grazie al sostegno della comunità internazionale è riuscito a contrastare efficacemente il gruppo terroristico attualmente guidato da Ahmed Omar Abu Ubeyda, dopo che il suo predecessore, Moktar Ali Zubeyer è rimasto ucciso nel settembre 2014 nel corso di un raid aereo americano;

come riportato il 22 novembre 2018 dal quotidiano "la Repubblica", l'Italia ha assunto negli anni un ruolo particolarmente rilevante nel territorio somalo. Dal 2014, infatti, il nostro Paese ha la guida della missione europea che forma soldati e ufficiali somali, inizialmente singoli uomini, attualmente interi reparti. Infatti, già 6.000 reclute provenienti dalle diverse etnie hanno completato i corsi e avrebbero ricevuto, come riportato dal predetto quotidiano, camionette ed equipaggiamenti. A quanto detto, si aggiunga che nella città di Gibuti i Carabinieri hanno istruito circa 1.500 agenti della Polizia locale.

Inoltre, l'Italia avrebbe contribuito attivamente alla ricostruzione degli uffici del Ministero della difesa, dell'ospedale militare di Mogadiscio, nonché fornito adeguata preparazione agli elementi scelti, destinati alle forze speciali e ai servizi di intelligence somali;

accanto a queste azioni il nostro Paese è stato, inoltre, il principale finanziatore delle prime elezione libere tenute in Somalia e ha collaborato a tutti i progetti volti alla riapertura delle università, alla realizzazione di nuove scuole e ambulatori, godendo, come sottolineato da Fabrizio Marcelli, primo ambasciatore a Mogadiscio nel 2014, "di una popolarità che gli altri Pesi ci invidiano e che rende i rapporti molto più agevoli. Spesso poi capita di interloquire addirittura in italiano";

rilevato, inoltre, che:

attualmente sono state già arrestate 14 persone per il rapimento di Silvia Romano, anche se non farebbero parte del commando che ha prelevato la giovane. Tuttavia, potrebbero avere avuto contatti con il gruppo di sequestratori, se non addirittura esserne complici. Secondo quanto emergerebbe dalle indagini locali, con il passare delle ore sembra tramontare l'ipotesi che il sequestro sia opera degli Al Shabaab, gli integralisti islamici somali;

l'ipotesi più seguita dagli investigatori è che si tratterebbe di criminalità comune. Anche se in una regione così povera non è affatto raro che gli ostaggi passino di mano in mano, al miglior offerente, pertanto, non è da escludersi che Silvia, quandanche rapita inizialmente da una banda di criminali comuni, possa essere stata venduta e finita prigioniera degli islamisti somali, che conducono frequenti incursioni in Kenya;

la Procura di Roma ha aperto un fascicolo di indagine in relazione al rapimento. Nel procedimento, coordinato dal pubblico ministero Sergio Colaiocco, si ipotizza il reato di sequestro di persona per finalità di terrorismo e secondo quanto riportato da diversi organi di stampa, i Carabinieri del Ros sarebbero già in contatto con le autorità keniote,

si chiede di sapere quali siano le notizie di cui dispone il Ministro in indirizzo riguardo al rapimento di Silvia Romano e quali iniziative intenda intraprendere per favorire la liberazione della medesima in tempi rapidi.


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