Interrogazione riguardante le intercettazioni

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Adesione ad un'interrogazione dei senatori del gruppo PD sulle intercettazioni.

Testo dell'interrogazione:

Atto n. 3-00138
(con carattere d'urgenza) - Pubblicato il 30 luglio 2018, nella seduta n. 28

Al Ministro della giustizia.

Premesso che:

secondo quanto riportato dalle agenzie di stampa del 24 luglio 2018, il Ministro in indirizzo, Alfonso Bonafede, al termine del Consiglio dei ministri dello stesso giorno, che ha approvato il decreto-legge recante disposizioni urgenti per la proroga di alcuni termini previsti da disposizioni legislative ("milleproroghe"), nel commentare la norma sulla proroga dell'entrata in vigore di alcune disposizioni in materia di intercettazioni di conversazioni, previste dal decreto legislativo 29 dicembre 2017, n. 216, avrebbe detto "Il picco del lavoro parlamentare sulle intercettazioni avveniva contestualmente a qualche scandalo che riguardava la politica. Possiamo dire che ogni volta che uno del Pd veniva ascoltato dai cittadini, il Pd tagliava la linea, le comunicazioni. L'intento era quello di evitare ai cittadini l'ascolto dei politici. La norma nella sua stesura finale era riuscita a mettere d'accordo sia tutti i magistrati che tutti gli avvocati, era insomma lesiva di tutti gli interessi in gioco. La norma che abbiamo bloccato, ripeto, ledeva tutti i diritti in gioco: la possibilità innanzitutto di portare avanti le indagini, dando alla polizia giudiziaria la possibilità di scegliere quali intercettazioni fossero rilevanti e quali no, un'attività che deve spettare al pm ma che in questo caso veniva tagliato fuori"; secondo quanto riportato da un'agenzia ANSA del 24 luglio, il Ministro avrebbe aggiunto: "Impediamo che venga messo il bavaglio all'informazione" perché "la riforma Orlando era stata scritta con l'intento di impedire ai cittadini di ascoltare le parole dei politici indagati";

secondo quanto riportato da un'altra agenzia ANSA del 24 luglio, il Ministro avrebbe affermato: La riforma delle intercettazioni "era stata scritta per impedire ai cittadini di ascoltare le parole che i politici pronunciano con persone indagate, specie quando sono parole scomode e sconvenienti. Possiamo tranquillamente dire che ogni volta che qualcuno del Pd veniva ascoltato, c'era il Pd che cercava di tagliare la linea e le comunicazioni. L'intento era quello di evitare ai cittadini di ascoltare i politici e si vede dal contenuto della norma";

probabilmente senza neanche rendersene conto, preso solo dalla volontà di screditare il Partito democratico, Bonafede ha pronunciato a giudizio degli interroganti parole gravi e sconsiderate, lesive in primis del suo ruolo di Ministro della giustizia, nonché delle prerogative e dei compiti della magistratura e della polizia giudiziaria;

non ci si può non chiedere di quali informazioni il Ministro in indirizzo sia in possesso per arrivare ad affermare che "ogni volta che qualcuno del Pd veniva ascoltato, c'era il Pd che cercava di tagliare la linea e le comunicazioni", sulla base di quale legge dello Stato, con quali modalità e con quali finalità abbia ottenuto queste informazioni o se si tratti, come appare più probabile, di parole imprudenti e sconsiderate, non degne di chi riveste il ruolo di Ministro della giustizia;

così come non ci si può non chiedere, fermo restando il diritto della libertà di stampa, sulla base di quale legge dello Stato il Ministro affermi il "diritto" dei cittadini di ascoltare le parole dei politici indagati, ignorando (o facendo finta di ignorare), in modo grossolano, le prerogative e i compiti della magistratura e della polizia giudiziaria, in palese dispregio del principio di indipendenza della magistratura;

si è in presenza di un Ministro della giustizia che, nel suo delicato ruolo e non in quello di avversario politico, ha affermato che al di là delle decisioni della magistratura, sussiste il diritto dei cittadini ad "ascoltare i politici" indipendentemente dalla rilevanza penale delle loro parole;

si tratta di affermazioni a parere degli interroganti sconcertanti, estranee a quello che dovrebbe ancora essere uno Stato di diritto, che tutela le conversazioni private dei cittadini se queste ultime non hanno rilevanza penale, nella consapevolezza che, in una democrazia, un cittadino, anche se "politico", può ritenersi libero di parlare al telefono;

premesso inoltre che:

il decreto legislativo 29 dicembre 2017, n. 216, prevede norme, oggetto della proroga, a tutela della riservatezza delle comunicazioni dei difensori e delle comunicazioni non penalmente rilevanti o contenenti dati sensibili, sulla procedura di selezione delle intercettazioni e di acquisizione del materiale intercettato al fascicolo delle indagini, al fine di disciplinarne le fasi in modo chiaro, sulla conservazione di tutti gli atti delle intercettazioni non acquisiti al fascicolo nell'archivio riservato, sull'uso delle intercettazioni nel procedimento cautelare, consentendo la riproduzione solo dei brani essenziali delle comunicazioni intercettate, che risultino necessari a sostenere la richiesta del pubblico ministero o a motivare la decisione del giudice, sull'acquisizione, da parte del pubblico ministero, al fascicolo delle indagini delle intercettazioni utilizzate per l'adozione di una misura cautelare e sulle intercettazioni tra presenti mediante immissione di captatori informatici elettronici portatili (cosiddetti trojan);

queste sono, secondo il Ministro della giustizia, le misure che mettono "il bavaglio alla stampa";

più verosimilmente si tratta di misure a tutela dei cittadini introdotte nel rispetto dei principi fondamentali di un Paese civile e democratico e, al contempo, a tutela della ricerca della verità ad opera della magistratura,

si chiede di sapere:
di quali informazioni il Ministro in indirizzo sia in possesso per affermare che "ogni volta che qualcuno del Pd veniva ascoltato, c'era il Pd che cercava di tagliare la linea e le comunicazioni", sulla base di quale legge dello Stato, con quali modalità e con quali finalità abbia ottenuto queste informazioni e se non ritenga doveroso, vista la gravità dei fatti riportati, informarne subito il Parlamento;

se non ritenga che le sue affermazioni siano state gravemente lesive delle prerogative e dei compiti della magistratura e della polizia giudiziaria;

se non ritenga che nel suo ruolo di Ministro della giustizia sia tenuto al rispetto e all'applicazione delle leggi vigenti.

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